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Vecchio 30-11-2002, 22.03.48   #1
irene
Ospite abituale
 
Data registrazione: 19-11-2002
Messaggi: 474
Dio è in tutto.E tutto è in Dio.

Traggo queste considerazioni dal testo "Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi"-Vol.II (Reale-Antiseri)


LA "SOSTANZA".,OVVERO IL DIO DI SPINOZA.
(...)
Il Dio di cui parla Spinoza è quel Dio biblico,su cui fin dalla giovinezza egli aveva concentrato il suo interesse,ma profondamente contratto negli schemi della metafisica razionalistica e di certe prospettive cartesiane.
Non è un Dio dotato di "personalità",ossia di volontà e intelletto.Concepire Dio come persona,dice Spinoza,significherebbe ridurlo in schemi antropomorfici.Analogamente,il Dio spinoziano non "crea" per libera scelta qualcosa che è altro da sè,e che,come tale appunto,potrebbe anche non creare;non è "causa transitiva",bensì "causa immanente",e quindi è inseparabile dalle cose che da Lui procedono.Dio non solo non è Provvidenza,nel senso tradizionale,ma è la necessità assoluta,totalmente impersonale.
(...)
E' necessità assoluta nel senso che,posto questo Dio-sostanza come "causa sui",da Lui procedono necessariamente e intemporalmente,ossia eternamente(analogamente a quanto avviene nella processione neoplatonica) gli infiniti attributi e gli infiniti modi che costituiscono il mondo.
Le cose derivano necessariamnte dall'essenza di Dio così come i teoremi procedono necessariamente dall'essenza delle figure geometriche.
(...)
E in questa "necessità di Dio",Spinoza ha trovato ciò che cercava:la radice di ogni certezza,la ragione di tutto,la fonte di una tranquillità suprema e di una pace totale.
(...)
K.Jaspers ha scritto a questo riguardo:"L'esperienza della necessità è la beatitudine di Spinoza."
(...)
Nietzsche ha accolto da Spinoza questo atteggiamento verso la necessità e la calma che da essa si ottiene :"scudo della necessità!Astro supremo dell'essere che nessun desiderio raggiunge,che nessuno macchia,eterno "sì" dell'essere,io sono eternamente il tuo sì.Poichè io ti amo,o necessità."
Effettivemente,dopo gli Stoici,Spinoza è il pensatore che più accentuatamente ha indicato nella comprensione della necessità il segreto che dà senso alla vita.
Nietzsche,con la dottrina dell' "amor fati",porterà questo pensiero alle conseguenze estreme.
irene is offline  
Vecchio 01-12-2002, 03.12.34   #2
Mistico
Utente bannato
 
Data registrazione: 05-11-2002
Messaggi: 1,879
per Irene

Bello questo tema decisamente panteista...

Colgo l'occasione per fissare un aspetto della differenza di opinione tra me ed Irene, che, mi sembra di aver capito, é di quel panteismo che ritiene "tutte le cose in Dio e Dio in tutte le cose... cioè che tutte le cose e Dio sono "enti" distinti... mentre la mia opinione é del secondo tipo di panteismo: tutte le cose e Dio sono un unico "ente".
Le conseguenti differenze di opinione sono tutte in campo spirituale, quindi:

Cara irene,

il tuo riferimento alla "necessità" che secondo Spinoza é la molla che muove Dio al punto di potersi identificare in Lui, é, secondo me, proprio il punto di partenza ideale per cercare di comprendere quale delle due linee di pensiero panteista è più vicina al vero.

Chiarisco che su questo punto della "necessità" sono pienamente d'accordo.

Per questo, ti propongo qualche mia considerazione a proposito della "necessità" divina, ...vediamo se sei del mio stesso parere:

La "necessità" divina consiste nel rinnovare il Sè stesso attraverso il tempo, non miratamente al raggiungimento della perfezione (che é cosa relativa ad un numero finito di qualità in rapporto ad un certo scopo od aspetto), ma nel mutare i propri attributi nelle infinite configurazioni in modo tale da procedere verso l'inarrivabile traguardo dell'aver fatto in modo che tutto, prima o poi, sia venuto ad esistere.
Tale scopo é, secondo me, l'essenza stessa di Dio e di tutte le cose che compiono o contribuiscono al compimento di questo "lavoro" divino. Dio é il Tutto, perciò, la "necessità" di creare tutto é la necessità di creare il Sè stesso: dunque Dio, il Tutto, é vivo e vitale in tanta eterna mutazione.

cosa ne pensi?

ciao...
Mistico is offline  
Vecchio 01-12-2002, 11.56.45   #3
irene
Ospite abituale
 
Data registrazione: 19-11-2002
Messaggi: 474
Ciao Mistico,
mi sembra di comprendere che il tuo pensiero superi quel certo qual "schematismo" che aduggia (a mio personalissimo e opinabile parere,naturalmente)la concezione di Spinoza.
Mi viene spontaneo definire la teoria che emerge dalle tue parole come un "panteismo creativamente necessitato"...che ne dici?O e troppo "ossimorica",come definizione?
Quanto a me,nonostante la titolazione del thread (che ha lo scopo di definire la filosofia di Spinoza) sono anch'io oltre il ...come dire..."superstite" dualismo,tra natura naturans e natura naturata,che mi sembra presuppore più un "panentismo" che un "panteismo".
Non posso fare a meno di identificare Dio e Tutto.
E a questo proposito mi sono persino trovata (wow...) l'avallo più che autorevole di Goethe,il quale trae,dalla sintesi tra Spinoza,Bruno,e probabilmente anche Eraclito, una Weltanschauung a mio parere molto persuasiva:la Natura è l'Infinito vivente.E questo Infinito è Dio stesso.Tutto ciò che nasce e muore rinasce sotto altra veste,in virtù della continua "espansione e contrazione " dell'Universo....che si identifica con una sorta di respiro cosmico....
irene is offline  
Vecchio 01-12-2002, 12.53.28   #4
Rolando
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2002
Messaggi: 855
Ciao irene!
Io condivido la tua opinione quando parli di: "una Weltanschauung a mio parere molto persuasiva:la Natura è l'Infinito vivente. E questo Infinito è Dio stesso. Tutto ciò che nasce e muore rinasce sotto altra veste,in virtù della continua "espansione e contrazione " dell'Universo....che si identifica con una sorta di respiro cosmico...."
Sto ora leggendo un piccolo libro su Bruno che trovo molto interessante. Lui dice per esempio riguardo a Dio "...è una luce increata ed eterna, anima di tutte le cose, immobile come il vuoto, tuttavia attiva, in quanto anima del mondo." ed in un altro posto dice: "Dio è la natura universale, l´essere infinito che è perfettamente uno e che è tutto intero in tutti i luoghi".
Questo opinione del mondo è molto simile al quadro mondiale descritto di Martinus, che è appunto un "panteismo creativamente necessitato", come dici tu riguardo all´opinione di Mistico.
La differenza è che Martinus spiega infatti tutte le eterne leggi e principi fondamentali della vita in modo logico, e mostra che tutti gli innumerevoli esseri viventi dell´universo si trovano in un eterno processo d´evoluzione verso forme d´esistenza sempre più alte. Se vuoi, leggi il mio intervento sotto il titolo "L´importanza della preghiera" qui vicino. Ciao

Ultima modifica di Rolando : 01-12-2002 alle ore 12.55.34.
Rolando is offline  
Vecchio 01-12-2002, 14.47.14   #5
irene
Ospite abituale
 
Data registrazione: 19-11-2002
Messaggi: 474
Ciao Rolando,
ti ringrazio per il tuo riferimento,nel citare Bruno,alla Luce.
Elémire Zolla,nel suo stupefacente saggio introduttivo all'Alchimia,"Le Meraviglie della Natura",così ne parla:

"la luce genera spazio e tempo,la cui natura è imperscrutabile,come quella di Dio che sacrifica ininterrottamente Sè stesso a Sè stesso(infatti:l'assoluto include il relativo,ma come relativo si nega e così afferma l'Assoluto).
(...)
Luce è la sostanza che non è sostanza,è immateriale,è unica eppure infinitamente rifratta e perciò infinita:questi sono gli attributi del Divino.
(...)
Vivere è assorbire luce.
Si guardino le verdure negli orti.Prima di verdeggiare erano celate,virtuali,nel seme.(...)
Il seme è un bisogno di luce,la verdura è quel bisogno che si appaga.
(...)
La vita sulla terra è luce che ritorna luce.
E noi,quando si giunga ad abbracciare l'intero ciclo della luce,quando si sia cioè illuminati,siamo il luogo dove la luce torna a sè stessa e sa di tornare a sè stessa.
Osservando da illuminati il pane che si mangia,vi si riconosce il sole che l'ha estratto dal grano,e se siamo ciò che mangiamo,siamo luce che vuol tornare sè stessa,a sè stessa."
irene is offline  
Vecchio 01-12-2002, 18.26.16   #6
Mistico
Utente bannato
 
Data registrazione: 05-11-2002
Messaggi: 1,879
Le quattro fasi della Consapevolezza

Citazione:
...mi sembra di comprendere che il tuo pensiero superi quel certo qual "schematismo" che aduggia la concezione di Spinoza... ...un "panteismo creativamente necessitato"...

Si, diciamo cosi, il mio panteismo si riassume nella consapevolezza che "il Tutto vive attraverso la rigenerazione di Sè stesso in una eterna creazione di cose sempre nuove e differenti". Questa continua ed eterna messa in esistenza delle proprie parti non avviene in modo conscio o volontario, avviene in forza della natura stessa del Tutto che, in questo riferimento, é sinonimo di "Creazione".


Citazione:
Non posso fare a meno di identificare Dio e Tutto.

Quindi era solo una citazione... ok.


Citazione:
... l'avallo più che autorevole di Goethe,il quale trae,dalla sintesi tra Spinoza,Bruno,e probabilmente anche Eraclito, una Weltanschauung a mio parere molto persuasiva:la Natura è l'Infinito vivente.E questo Infinito è Dio stesso.Tutto ciò che nasce e muore rinasce sotto altra veste,in virtù della continua "espansione e contrazione " dell'Universo....che si identifica con una sorta di respiro cosmico....

Quel che é scritto nei libri sul panteismo é perloppiù relativo a concetti di base della "filosofia" panteista, più che alla "religione" panteista, argomenti utili ad un primo approccio al panteismo: c'é una grande carenza nel trattamento del lato spirituale che consegue la visione panteistica del Tutto; ci si limita a discorrere di argomenti che entrano nella consapevolezza del panteista di prima fase, cioé la fase dell'acquisizione dei concetti fondamentali, che da soli, però, comportano la completa perdita della propria spiritualità religiosa.
Lo sconforto derivante dalla prima fase che comporta la totale disgregazione delle precedenti proprie convinzioni religiose e spirituali nella stragrande maggioranza dei casi conclude la ricerca e lo studio da parte del cercatore della Verità, il quale si convince che se il bene ed il male non esistono, se dopo la morte la propria "mente" intesa come coscienza individuale scomparirà per sempre, e soprattutto che se Dio non considera affatto l'uomo quale propria creatura prediletta... la spiritualità non é che un frutto della umana fantasia. Il colpo é tale che perfino filosofi padri del panteismo come Spinoza cessarono la ricerca, alla prima fase, entrando in uno stato di distacco totale da qualunque argomentazione spirituale e trattando le questioni panteistiche con la freddezza di una ricerca scientifica.
Ma esiste più di una fase nel cammino che porta alla comprensione del Tutto, dopo la prima, c'é una seconda fase che é quella della riscoperta dello spirito, un periodo di deduzione e di apertura mentale meno difficile da affrontare del periodo precedente, ma oltremodo raro ad essere approcciato dal panteista. In questa seconda fase la spiritualità viene ritrovata in base ai concetti acquisiti ed assodati durante la prima.
Quando il panteista accede alla seconda fase, la "filosofia" panteista si trasforma in "religione": cancellata ogni precedente convinzione, superato il trauma dell'abbandono al proprio destino, la mente si apre alla comprenzione delle implicazioni spirituali della Verità. Si apprende che l'anima é unica per tutti; scontato che insieme a tutte le cose l'uomo é parte costituente di Dio, si apprende che lo scopo della esistenza materiale é identico per tutte le cose ed é il "tendere al completamento della divina creazione".

Il completamento di questa seconda ed ultima fase terrena trova il panteista cosciente della propria natura mistica e dei propri limiti nell'essere parte integrante del Dio tanto lungamente cercato. Il panteista ha chiara in sè la piena presa di responsabilità della propria esistenza nello inscindibile rapporto materiale e spirituale con il Tutto.

C'é poi una terza fase puramente spirituale e consistente nel ricongiungimento con il Tutto attraverso la perdita della propria individualità, ciò avviene alla morte con la perdita dei propri limiti.

Dopo questa terza fase e prima della -eventuale- prima fase, quando il Tutto creerà ancora, se la cosa creata avrà una mente... allora una nuova coscienza individuale nascerà e percorrerà la via di Dio rientrando di nuovo in una fase preconoscenziale, definiamola "fase zero", nella quale la coscienza é persa e disorientata in un buio spirituale tale da dover dipendere dalla propria fede per avere un qualunque concetto di "Dio", "anima" e "scopo della propria esistenza".

Ultima modifica di Mistico : 01-12-2002 alle ore 18.31.52.
Mistico is offline  
Vecchio 01-12-2002, 22.02.30   #7
irene
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Sì,un approccio panteista di ordine esclusivamente "filosofico",detronizzando l'uomo dal rango millennario di principe del creato ingenera sicuramente uno sconforto,che può condurre:
come Spinoza,alla divinizzazione della necessità(che può rivelarsi anche deresponsabilizzante per l'agire dell'uomo)
oppure,come Goethe,alla sotterranea,inestirpabile,tena ce affezione verso un Dio comunque personale a cui egli,nonostante il proprio conclamato panteismo,si serbò,a suo modo,fedele.
(non sono congetture mie,ma è opinione storica)
A questo punto,però,io mi chiedo.
Il "salto di qualità" da panteismo esclusivamente filosofico,a panteismo più propriamente spirituale,non può essere determinato,o almeno ispirato,propiziato,dall'acqui sizione di una sensibilità "alchemica" in grado di stabilire,come del resto attestato da secoli di sapienza,un contatto tra lo spirito individuale dell'alchimista e quello degli elementi naturali?
Del resto,su questo punto,le vette della Sapienza Esoterica sia Occidentale che Orientale mi pare procedano su binari paralleli...se non addirittura identici....
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Vecchio 02-12-2002, 00.00.11   #8
Mistico
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per Irene

Citazione:
Messaggio originale inviato da irene
...Il "salto di qualità" da panteismo esclusivamente filosofico,a panteismo più propriamente spirituale,non può essere determinato,o almeno ispirato,propiziato,dall'acqui sizione di una sensibilità "alchemica" in grado di stabilire,come del resto attestato da secoli di sapienza,un contatto tra lo spirito individuale dell'alchimista e quello degli elementi naturali?...

Immagino di si!

In fondo, una volta superata la depressione iniziale, la mente liberata dall'ingombro delle precedenti convinzioni si adatta facilmente a tutto quello che le rimane: i nuovo concetti.

Questa nuova condizione della mente é come una rinascita, e la persona guarda ed ascolta il mondo che le si presenta con gli stessi occhi nuovi di un bambino che scopre nuovo un mondo vecchissimo. Si risveglia e sviluppa una sensibilità assopita, una intuitività che viaggia da sè, quasi senza bisogno delle volontarie attenzione e concentrazione. Cosa esclude che possa essere percepita ...anche inconsapevolmente, una specie di "fusione" tra il sé e ciò che circonda il sé?

Però, affermare che questo avvenga e come avvenga sarebbe piantare il seme di un dogma, evitiamo di fare supposizioni,...ma sicuramente non abbiamo modo di escluderlo!

Certo é che a me é capitato di scoprire che molto più frequentemente di prima mi capita di avere sogni premonitori o di chiarovegenza che prima, si, capitavano ma con una frequenza di circa una o due volte all'anno... può però essere un caso o una mia reazione personale.

ciao...
Mistico is offline  
Vecchio 06-12-2002, 22.46.51   #9
firenze
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per Irene

Tu dici:

Dio è in tutto. E tutto è in Dio.

Io direi:

Dio è tutto. E tutto è Dio.

Che ne dici?

firenze is offline  
Vecchio 07-12-2002, 01.47.25   #10
irene
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Ciao Fire,
sì,anche per me Dio è tutto,e tutto è Dio.
L'ho spiegato nel secondo post,in cui preciso che la titolazione del thread riflette non il mio pensiero ma la filosofia di Spinoza,da cui siamo partiti.
Peraltro,trovo quest'assunto così intimamente persuasivo che davvero mi riesce difficile comprendere come non si possa farlo proprio!
Cosa ci sarà mai dietro la reticenza ad accettarlo?Mi piacerebbe ascoltare le ragioni di qualche anti-panteista di ferro....Beh,io il message in a bottle l'ho lasciato...Vi aspettiamo.Ciao.


irene is offline  

 



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