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Neghentropismo ed eudaimonia

Di Fedro Anacoreta - Luglio 2017

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Teleologia

Il cardine del neghentopismo è la tesi per la quale:

“La Volontà di Vita sostiene la Volontà di Sopravvivenza dell'Universo”.

Tale tesi poggia su alcuni postulati fondamentali.

1- La Volontà di sopravvivenza è una caratteristica fondamentale dell'Ordine Esplicito cosciente.
Questo postulato è piuttosto semplice ed evidente; non si conosce contraddizione ad esso. La natura ci insegna che anche gli eventuali sacrifici individuali nascono sempre da due intenzioni fondamentali; far cessare una sofferenza estrema e migliorare la sopravvivenza del sistema di cui il singolo fa parte.
Se consideriamo l'Universo Sensibile come l'Insieme Fondamentale degli elementi interagenti tra di loro, allora anch'esso non può sottrarsi a tale Legge.
In particolare, la sopravvivenza sembra legata al controllo di quell'incremento di entropia e di energia “inutile” descritto dal secondo principio della termodinamica.
Importante poi è distinguere la volontà di sopravvivenza dall'istinto di sopravvivenza. Quest'ultimo, infatti, è una semplice reazione meccanica che comporta l'adattamento dell'essere vivente, non necessariamente dotato di consapevolezza di sé, all'ambiente circostante. La volontà di sopravvivenza deve invece essere interpretata come una tensione consapevole del sistema alla sopravvivenza (il vivere il più a lungo possibile e nel migliore dei modi). Tale tensione può portare al miglioramento (evoluzione) del sistema stesso e all'eventuale adattamento dell'ambiente ad esso.
Per comprendere meglio il concetto di Volontà di Sopravvivenza e della sua distinzione dall'Istinto di Sopravvivenza possiamo creare un semplice esperimento mentale.
Immaginiamo una casa disabitata, in un luogo del tutto isolato. Con il passare degli anni la casa non può che andare incontro ad un continuo degrado (incremento dell'entropia). Ora ipotizziamo che di fronte alla casa transiti un automa altamente sofisticato addestrato a ripulire le strade dalla spazzatura e a trovare riparo nei momenti di pioggia per evitare fatali cortocircuiti. Proprio mentre l'automa si trova a poca distanza dall'abitazione inizia a piovere. La macchina, adeguatamente programmata, si ripara immediatamente all'interno della casa. Immaginiamo ora che non smetta più di piovere; l'automa si trova così imprigionato all'interno delle mura e continua a fare l'unica cosa per la quale è programmato; si adatta all'ambiente e pulisce “compulsivamente” il pavimento da eventuali detriti e spazzatura. Siccome la sua attività però si limita a pulire il pavimento, purtroppo il continuo degrado dell'abitazione non viene arrestato; l'entropia continua ad aumentare. L'istinto di sopravvivenza dell'autonoma si è adattato all'ambiente ma non è stato sufficiente a salvaguardare l'ambiente stesso e se la casa dovesse crollare durante le intemperie, non sarà stato sufficiente neppure a salvaguardare se stesso.
Immaginiamo ora che nell'abitazione si rifugi, invece, un essere dotato di consapevolezza di sé, di autocoscienza riflessa, di volontà di sopravvivenza. Immaginiamo che si rifugi un essere umano. Inizialmente l'essere umano non farà verosimilmente nulla per migliorare le condizioni della casa, sperando che il violento acquazzone sia solo un nubifragio passeggero. Con il persistere della situazione e il trascorre dei giorni però l'uomo, preoccupato soprattutto per la propria incolumità, comincerà a sentire una profonda tensione a migliorare l'ambiente circostante. Non si limiterà unicamente a pulire il pavimento dai detriti e dalla spazzatura, ma cercherà di rinforzare i serramenti, intonacare le pareti e il soffitto, ottenere acqua potabile, riattivare la corrente elettrica, riparare il tetto...la casa poco per volta tornerà a vivere, e il processo di degrado si invertirà (si riduce l'entropia). La volontà di sopravvivenza dell'essere umano ha così adattato l'ambiente a se stesso e ha salvaguardato entrambi.
2- Ogni individuo possiede una propria Energia Metabolica (EM) e un proprio Potenziale Neghentropico (PN).
L'EM è il prodotto del metabolismo cellulare e organico e si azzera con la morte.
Il PN è invece una forma di energia priva di personalità, in grado di plasmare la realtà, che quantitativamente (ma non qualitativamente), varia istante per istante e da individuo a individuo. Tale energia, influenza l'ambiente circostante (vedi punto 4) variandone l'entropia; la sua azione, quindi, può persistere anche dopo la semplice morte biologica dell'individuo.
3- Il PN nasce dall'attività cerebrale.
In particolare, quanto maggiore è la coerenza dell'attività elettrica cerebrale, tanto maggiore è il PN. Quindi il PN è inversamente proporzionale all'entropia della mente.
L'Entità del PN soggiace ad una semplice legge causa-effetto per la quale, semplificando al massimo, le azioni negative generano sofferenza (riduzione del PN), mentre quelle positive generano benessere (incremento del PN).
Le azioni positive sono tutte quelle dominate da stati d'animo “illuminati”, caratterizzati cioè da una elevata coerenza dell'attività cerebrale. Traendo spunto dai dati scientifici sull'analisi non lineare dell'attività elettrica cerebrale, tra questi possiamo elencare, ad esempio,  la vitalità, la consapevolezza, l'interesse, l'empatia, la calma.
Le azioni negative sono invece tutte quelle compiute con stati d'animo “oscurati”, caratterizzati cioè da una attività cerebrale più caotica, quali, ad esempio, la rabbia, la paura, l'avidità, il sadismo, il cinismo, la cupidigia, la volgarità, l'aggressività, l'invidia.
Quindi, di fatto, qualsiasi azione è positiva o negativa in base alle motivazioni che la sottendono.
Così, una mente quieta e addestrata possiede un PN tendenzialmente più elevato di una mente agitata, corrotta e avida.
4- EM e PN interagiscono.
Questo spiega perché ad un elevato PN corrisponde, in genere, un maggiore benessere psico-fisico.
Il PN è inoltre in grado di influire anche sull'ambiente circostante, secondo il fenomeno dei pendoli di Huygens; prima o poi sistemi diversi (che oscillano con modalità differenti) trovano un equilibrio tra di loro. E' proprio in base a tale fenomeno che, ad esempio, proviamo piacere a frequentare individui sereni, vitali, carismatici, mentre tendenzialmente evitiamo le persone volgari ed aggressive.
5-In ogni singolo istante si può agire sul PN
Non è quindi mai troppo tardi per ritrovare la propria Volontà di Vita e correggere l'attività della mente, a meno che quest'ultima non sia irreparabilmente danneggiata.
6- La Volontà di vita dell'individuo nasce dalla sua singolarità ed è strettamente connessa al PN.
Ogni individuo ha specifiche peculiarità immanenti e trascendenti
Le peculiarità immanenti sono tutte quelle qualità che possono essere presenti anche in soggetti artificiali, considerati come entità prive di consapevolezza di sé. Tra queste possiamo considerare la bellezza, la forza fisica, l'intelligenza logica, la memoria acritica, la capacità analitica.
Le peculiarità trascendenti sono, invece, tutte le qualità tipiche solo dei soggetti dotati di consapevolezza di sé. Esse sono il coraggio, la resilienza, la creatività, l'intuizione, la compassione, il carisma, la capacità sintetica, la memoria storica di sé (memoria finalistica e critica).
L'insieme delle peculiarità trascendenti costituiscono la singolarità dell'individuo, ciò che rende ognuno di noi speciale di per sé e che ne facilita l'incremento del PN se correttamente impiegato e valorizzato. Quindi la Volontà di Vita dell'individuo nasce dall'assecondare le proprie peculiarità trascendenti, mentre dalla loro negazione, repressione o ignoranza prendono vita gli stati d'animo “oscurati”, la sofferenza e il caos.
7- Il  cervello è una “macchina neghentropica”.
Esso, infatti, è in grado, se correttamente addestrato ed utilizzato, di contrastare quell'incremento di entropia a cui il secondo principio della termodinamica condanna ogni sistema isolato (e quindi ogni universo sensibile concepito dall'Ordine Implicito) e che porta inevitabilmente alla morte per consunzione di energia “utile” e perdita di informazione.
Quindi, degli infiniti universi generati dalla sostanza ultima autocosciente solo quelli dotati di macchine neghentropiche possono in effetti sopravvivere ed evolversi.
Da ciò consegue che il significato della vita cosciente possa essere identificato come sostegno alla volontà di sopravvivenza e motore evolutivo dell'universo sensibile.
Dalla visione Ontologica e Teleologica del Neghentropismo possiamo derivare alcune importanti considerazioni religiose ed etiche.
Innanzitutto, il fatto che l'universo sensibile possa nascere da un “semplice” atto di autocoscienza della Sostanza Ultima, non rende più necessaria l'esistenza di un Dio Onnipotente ed Eterno in grado di creare  intenzionalmente e di sorvegliare la propria creazione; viene così a cadere anche il problema della teodicea, cioè della giustificazione di Dio nei confronti del male e della malvagità umana. E' l'esistenza stessa della vita cosciente e della macchina neghentropica, del tutto casuale ma non impossibile negli infiniti universi originati dall'Ordine Implicito, a determinare l'esistenza del male o del bene e a  guidare l'evoluzione di se stessa e della realtà sensibile.
Partendo da tale considerazione si rende necessaria quindi la creazione di una nuova morale basata su un corretto utilizzo delle infinite potenzialità della macchina neghentropica.

 

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