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Neghentropismo ed eudaimonia

Di Fedro Anacoreta - Luglio 2017

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Ontologia

Fin dagli albori del pensiero filosofico la Realtà Ultima è stata ricercata al di là del mondo fenomenico (18,40,50,59).
Partendo da Eraclito, il suo pensiero oggi giorno viene definito come “monismo neutrale”; in base ad esso la “sostanza ultima” (archè) dell'universo è unica ma può presentarsi in modo molteplice a livello sensibile.
Tale pensiero, a sua volta, poggia sulle riflessioni di Talete, Anassimandro e Parmenide e si mantiene inalterato fino a Baruch Spinoza che identifica la Sostanza Ultima con Dio e considera il pensiero e l'estensione unicamente come suoi attributi.
Con David Hume, si introduce la molteplicità della sostanza ultima, con la descrizione delle entità neutrali, entità né mentali né materiali che unendosi vanno a formare il corpo e la mente.
In tempi decisamente più recenti il massimo esponente del monismo neutrale può essere considerato Bertrand Russell il quale sostiene che: “la sostanza di cui è composto il mondo della nostra esperienza non è né mente né materia, ma qualcosa di più primitivo delle due...una sorta di antenato comune”.

Ancora più vicino ai giorni nostri alcuni esponenti del monismo neutrale, tra cui Chalmers e Sayre, hanno identificato la sostanza ultima con l'”Informazione”.
Il concetto di informazione o di “campo di informazione” lo si ritrova anche in ambito scientifico quantistico di cui David Bohm, come abbiamo già visto, è uno dei massimi esponenti (7,46,55).
Se accettiamo però le considerazioni del “monismo neutrale” la Scienza sembra “incompleta”. Perché, anche ammettendo l'esistenza del cervello come prodotto dell'evoluzione e della selezione naturale, non si può, allo stato attuale, confinare la coscienza e la mente, alla sola funzione cerebrale, soprattutto se intendiamo la mente come quella funzione superiore che contempla il significato in tutto ciò che è.
La visione ontologica del Neghentropismo poggia, ancora una volta, sul concetto di Ordine Implicito, sull'esistenza cioè di un universo alocale e atemporale, costituito da infinita energia creativa ed informazione, da cui deriva l'esistenza dell'Ordine Esplicito, l'universo fenomenico.
Bohm ha identificato il passaggio dalle infinite possibilità insite nell'Ordine Implicito alla realtà individuale dell'Ordine Esplicito con il termine di Olomovimento; la fisica quantistica ha invece coniato il termine di “collasso della funzione d'onda”.
Di fatto è verosimile pensare che in assenza di osservatore cosciente (di qualsiasi natura), l'Ordine Esplicito non possa prendere forma, ma esista solo un “magma stagnante” di energia ed infinite possibilità.
Partendo da tale considerazione è corretto pensare che l'Ordine Implicito debba essere dotato di una qualche forma di autocoscienza riflessa (intesa come capacità di osservare/percepire se stesso) per dare origine alla realtà fenomenica.
Tale fenomeno potrebbe essere visualizzato come “l'Essere eterno e immutabile che riflette su se stesso e che legge l'informazione in esso contenuta”.
La genesi dell'Ordine Esplicito, però, non necessariamente deve perseguire un progetto, uno scopo, una intenzione. Per mezzo dell'autocoscienza riflessa, dalle infinite possibilità dell'Ordine Implicito possono generarsi costantemente e afinalisticamente, infiniti universi di realtà fenomenica e, in alcuni di essi, la vita cosciente può effettivamente originarsi in modo del tutto casuale.

In altre parole, mentre l'entità onnipotente, creatrice ed eterna, che possiamo anche chiamare Dio, in quanto possiede in sé tutto ciò che è, deve possedere anche la Coscienza, non è assolutamente necessario che possegga anche consapevolezza di ciò che genera né, tanto meno, che abbia volontà di generare.

La volontà esprime un desiderio di qualcosa che, di fatto, manca.

Ma Dio non manca di nulla ed è perfettamente libero, nel senso che non è costretto o determinato da altro; pertanto agisce con una necessità che deriva squisitamente dalla sua natura.

Ecco perché l'agire di Dio non può avere uno scopo.

Citando Emanuele Severino (50), a proposito di Spinoza: “l'universo scaturisce da Dio come le proprietà di una figura geometrica scaturiscono necessariamente dall'esistenza di tale figura”.

Ma allora dove risiede il significato dell'esistenza, della vita cosciente e della mente?

 

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