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Le Pulci nell'Orecchio di Riccardo Magnani

Le Pulci nell'Orecchio

Divulgare il metodo scientifico perché ognuno possa giudicare in modo consapevole e autonomo.

Di Riccardo Magnani - indice articoli


Razze e razzismo

Luglio 2022


Nella dichiarazione universale dei diritti umani,  l'articolo 2 recita: "Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione". Analoga considerazione è tenuta da svariate legislazioni nazionali: ad esempio, l'articolo 3 della costituzione della Repubblica Italiana recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Dunque i padri costituenti, non si fecero scrupolo ad usare il termine RAZZA pur avendo ben chiare le vergognose leggi razziali promulgate dal regime fascista, a partire dal 5 agosto 1938, che rimasero in vigore fino al 1945 (nella cosiddetta Repubblica di Salò). Anzi, forse per questo motivo vollero sottolineare, usando questa parola, l'eguaglianza davanti alla legge.

Se il tema non fosse a dir poco serio, ci sarebbe da ridere dato che il fascismo sosteneva esistere la "pura razza italiana" "immutata da più di un migliaio d'anni". Credo nessun'altra parte d'Europa abbia subito come l'Italia, ondate di popoli che l'hanno invasa, occupata, colonizzata. Dai Goti agli Unni, dai Greci, ai Normanni, oltre a tutti gli eserciti invasori che hanno percorso la penisola in lungo e in largo. Tutti hanno lasciato una impronta genetica qui nel Belpaese.

Ma torniamo alla definizione di razza. Perché ai giorni nostri è diventato così difficile pronunciare questa parola? L'umanità è un insieme di razze differenti oppure le ultime scoperte della biologia hanno spazzato via questa parola definitivamente?

Nessuno per ora ha contestato l'uso della parola razza quando si parla di cani, polli, gatti, bovini, cavalli. Ma allora cos'è una razza? La definizione non è semplice se prima non indichiamo chiaramente cos'è una specie. Si può affermare che appartengono alla stessa specie due esseri viventi che si possono accoppiare ed avere figli fertili. Si tratta di una definizione basata su dati oggettivi e verificabili (la fertilità della prole) che però va riferita ai soli esseri che hanno la riproduzione sessuata. L'esempio classico di differenza di specie è l'incrocio tra una cavalla e un asino. L'incrocio è possibile, però nasce il mulo che è sterile. Quindi cavalli e asini appartengono a specie differenti, non a razze diverse. Se invece incrociamo un qualsiasi cane, ad esempio un levriero con un segugio otterremo sempre cani che a loro volta possono riprodursi. In Australia, i Dingo autoctoni si sono incrociati con i cani portati dai coloni a dimostrazione che erano animali della stessa specie. Questo è un esempio di incrocio tra razze differenti.

Ma come avviene il processo che porta alla formazione delle razze e delle specie?

Ai tempi di Darwin non si conosceva il DNA. Ma questo non gli impedì di notare che fin dalla nascita gli individui di una stessa specie presentano delle leggere differenze. Attualmente sappiamo che durante la replicazione del DNA può accadere che vi siano degli errori (oggi si chiamano mutazioni). In natura sbagliare non è umano. È divino, e l'errore non ha un significato negativo ma diventa il motore stesso dell'evoluzione. Se così non fosse saremmo ancora dei batteri che sguazzano nel brodo primordiale.

Vediamo un esempio. All'interno del mio gregge nasce un agnello con una mutazione che chiameremo "gambe corte". Trovo questa caratteristica interessante perché mi fa risparmiare sull'altezza dei recinti. Comincio ad incrociare questo animale con gli altri del mio gregge. Trattandosi di un carattere genetico viene trasmesso ad alcuni discendenti che io seleziono nuovamente e li incrocio e via così finché incrociando "zampe corte" con altri "zampe corte" nascono solo "zampe corte". Quella ottenuta è una razza di nome Ancon. Il medesimo procedimento i nostri antenati lo hanno applicato a tutti i prodotti vegetali ed animali che oggi abbiamo sulla tavola. Tutto quello che mangiamo è OGM ovvero un organismo geneticamente modificato. OGM sono pure i cani, i bovini, i cavalli ecc... I cani non erano amici dell'uomo per loro natura, ma continuando a selezionare i più fedeli da quelli che ci mordevano la mano, abbiamo ottenuto quello che vogliamo: "il vero amico dell'uomo".

E in natura, dove l'uomo non interviene, come avviene la formazione di razze e di nuove specie? Attraverso un processo di segregazione. Vediamo un esempio reale.

Un esempio di segregazione che porta alla formazione di due specie differenti è quello degli scoiattoli del Gran Canyon, un tempo unica specie. Il fiume Colorado, scavando nel corso di centinaia di millenni questo profondo solco, ha reso impossibile il contatto tra scoiattoli abitanti la sponda nord da quella sud, pur trovandosi ad una distanza di pochi kilometri. Così ognuno dei due gruppi ha seguito la deriva genetica delle proprie mutazioni casuali fino ad arrivare alla formazione di due specie.

Le razze sono, da un punto di vista Darwiniano, un primo stadio di una possibile differenziazione all'interno di una specie per creare due o più nuove specie. Le razze sono delle specie "in fieri". Possono diventare nuove specie oppure se riconfluiscono nel gruppo principale prima di essersi troppo diversificati, ritornano ad essere una sola specie.

Un altro esempio sono i fringuelli di Darwin alle Galapagos, differenti in ogni isola, con il mare a fare da ostacolo che impedisce o solo dissuade lo scambio genetico con il resto della popolazione. Tutti questi uccelli hanno un antenato comune ma essendo le isole Galapagos estremamente differenti l'una dall'altra, hanno agito da fattore selettivo ad esempio sulla forma dei becchi essendo differente il cibo disponibile su ogni isola. Lo scorrere del tempo, se l'isolamento continua a tenere separato quel gruppo di individui della stessa specie, alla fine porta differenze così grandi, tra loro e il ceppo da cui sono stati tratti   da rendere gli ibridi sterili. Le razze dunque agiscono da "esploratori" per la conquista di nuove "nicchie". Segnatevi bene questo concetto: non vi è un disegno precostituito e i moltissimi fallimenti, ovvero estinzioni, che hanno costellato la storia del nostro pianeta, sono lì a dimostrarlo. Chi vince la competizione per la sopravvivenza non è il migliore o il più forte o quello che è stato più buono, o quello che per l'impegno dimostrato lo meriti. È semplicemente il più adatto dalla nascita (finché l'ambiente non cambierà). La legge naturale è dura da accettare ma così è.

A questo punto abbiamo capito che l'isolamento genera le razze o sottospecie se il termine vi piace di più, ma, come ho già detto se l'ostacolo che impedisce di scambiarsi i geni viene a mancare, il tentativo di formare nuove razze viene annullato.

Ma torniamo al DNA e al PEOGETTO GENOMA ovvero alla decodificazione completa di quello umano avvenuta nell'anno 2.000 e poi perfezionata negli anni successivi.Per capire cos'è il Genoma Umano facciamo questo esempio. Quando si usava ancora il telegrafo, il codice usato era formato da due simboli: il punto e la linea. La sequenza di punti e linee formavano le parole. Esempio (... _ _ _ ...)  significano SOS.  Immaginate che quel lungo nastro sia il DNA umano e che invece di usare il codice con due simboli ne usiamo uno con 4 simboli A-T-C-G. Ok? Essendo il codice comune a tutti i viventi del pianeta, la medesima sequenza di lettere, ad esempio: A-T-T-C-G-G-T-A-G-G-C-C-A- ha il medesimo significato che sia all'interno di un batterio, di un fungo o di un essere umano. Quale più evidente dimostrazione che tutte le forme viventi derivano da un antenato comune!  Dunque ora conosciamo l'esatta sequenza di quelle lettere negli esseri umani. Sono circa 3 miliardi e il nostro "telegramma" contiene circa 63.000 parole (chiamiamoli geni) ognuno di essi contiene l'informazione per produrre una proteina differente. Ma c'è un problema. Quelle 63.000 parole occupano solo il 6% del telegramma. Il 94% dei geni non codifica per nessuna proteina, o meglio, non sappiamo cosa significhi e che funzione abbia. Il fatto che la selezione non l'abbia cestinato ci spinge a credere che abbia una funzione regolatrice per gli altri 63.000 geni.

Ma c'è un'altra questione da chiarire. Ogni essere vivente è formato da cellule che svolgono funzioni differenti. Essendo tutte derivate dall'uovo fecondato, sono perfettamente identiche. Quindi identica è anche la sequenza delle lettere del loro DNA. Come è possibile pur avendo lo stesso genoma, diventare una cellula nervosa o una cellula del cuore, o di un muscolo o della pelle?

Immaginate che il genoma sia una biblioteca con migliaia di libri (chiamiamoli geni) che contengono le istruzioni per diventare qualsiasi cellula. Ebbene ogni cellula, in funzione del lavoro che dovrà svolgere, "leggerà" soltanto quei libri (cioè quei geni) che le servono per svolgere il suo ruolo. Tutti gli altri geni vengono bloccati. Una volta fatta la scelta la cellula non può più tornare indietro. Da una cellula staminale (si chiamano così le cellule che hanno la capacità di trasformarsi nei vari tipi di cellule del nostro corpo. ovvero sono indifferenziate) diventa una cellula specializzata.

Inoltre noi sappiamo che in realtà ogni gene ti dice come potresti diventare non come diventerai dato che l'attuazione delle informazioni in esso contenute viene influenzata dall'ambiente e da altri fattori. Faccio l'esempio del gatto siamese semplificandolo. Il genoma del gatto, ovvero la sequenza delle sue 4 lettere, abbiamo appena detto, è il medesimo in ogni sua cellula. Quindi ogni cellula contiene il gene che dovrebbe produrre il colore marrone del pelo. Questo gene però   viene inibito dalle alte temperature del corpo del gatto (38°/39°C) e solo nei punti più freddi dell'animale (es. naso, orecchie, estremità delle zampe, coda, il gene si può esprimere colorando il pelo di marrone.

Ma torniamo alla questione delle razze umane. Solo i nazisti hanno cercato, attraverso lo sterminio di un popolo, la purezza della razza, scegliendo come esempio da eliminare un insieme di persone unite profondamente dalla religione non certo dai geni.  Non sono mancate persecuzioni di ebrei un po' in tutti i paesi dove la diaspora aveva generato il sorgere di ghetti ebraici. Gli ebrei non possono essere una razza perché pur riconoscendo in alcuni individui i caratteri somatici mediorientali largamente diffusi anche in altre popolazioni mediterranee, dopo la diaspora il rimescolamento genico ha annullato quello che una forte endogamia aveva preservato per secoli.

In qualunque nazione abbiano condotto la loro esistenza, hanno subito persecuzioni di ogni genere ma certamente non imputabile ai loro geni.

Voglio farvi notare un fatto anch'esso certamente non collegato al concetto di gene: l'enorme quantità di premi Nobel vinti da questo popolo: Il 20% di tutti i Nobel distribuiti sono andati ad ebrei.  Direi eccezionale risultato considerando che essi sono solo il 2 per mille della popolazione mondiale. Poiché non esiste il gene dell'intelligenza per vincere un Nobel, la questione va spiegata come un aspetto culturale di questo popolo, ovvero l'incredibile importanza che essi attribuiscono allo studio. Se poi vogliamo aggiungere gli innumerevoli musicisti ebrei di fama mondiale abbiamo la dimostrazione che a parità di geni posseduti si possono avere risultati differenti. Il caso qui riportato degli Ebrei ha sicuramente una impronta culturale, qui i geni non c'entrano.

C'entrano invece i risultati sportivi che sono una prova oggettiva di differenze genetiche. Nessuno si stupirà se dico che nel nuoto salgono sul podio quasi solo bianchi mente nell'atletica solo neri.

Ho ancora un contributo da discutere. Una questione che è certamente genetica ed è un particolare fenotipico facile da rilevare: il colore della pelle. Qui però si arriva all'essenza della questione razziale. Un nervo sempre scoperto. Dal tempo di Noè e della sua maledizione ai Camiti, alla schiavitù, al colonialismo, alla apartheid alle discriminazioni razziali. Insomma tutta la storia dell'umanità. Difficile ricondurre l'argomento sui binari della genetica ma dobbiamo farlo. Partiamo dal presupposto che se i colori della pelle sono differenti è perché devono rispondere ad esigenze diverse. In natura tutto è funzionale, fronzoli non ce ne sono. Vi sono circa 50 geni che determinano i colori della pelle scura. Sono state rilevate almeno 50 sfumature di nero. Quindi avvicinandoci alle basse latitudini (cioè all'equatore) la variabilità del colore della pelle aumenta molto.

Se rasiamo uno scimpanzé si può vedere la sottostante pelle chiara. Forse quando anche noi abitavamo la foresta non era necessaria la pelle scura, ma persi i peli e popolate le savane, la protezione della melanina diventò indispensabile.

Se prendiamo invece il colore della pelle di un finlandese troveremo che le variazioni all'interno del suo gruppo sono minime. La distribuzione del colore della pelle deve aver subito una forte pressione selettiva: le popolazioni che vivevano nei pressi dell'equatore hanno la pelle più scura nei discendenti di quelle che vivevano alle alte latitudini. La pelle più scura sembra essere stata selezionata nelle regioni equatoriali per prevenire ustioni solari e tumori. Le pelli chiare invece facilitano l'assorbimento di quei raggi Ultravioletti (così scarsi alle alte latitudini) che favoriscono la produzione della vitamina D. Quindi incrociando due persone con caratteristiche di colore scuro (pelle, occhi, capelli) otterremo sempre figli scuri e al contrario sarà per i colori chiari. Attenzione però. La pelle particolarmente scura non l'hanno solo gli africani sub sahariani ma anche gli abitanti del sud dell'India, della Malesia e dell'Australia che per altre caratteristiche sono notevolmente differenti. Questo è un caso di convergenza evolutiva. In luoghi differenti su popolazioni differenti, si ha l'adattamento alle condizioni di forte presenza di radiazioni Ultraviolette. Ma tutto questo vale in linea teorica dato che non esistono più popolazioni che non abbiano subito rimescolamenti genici.

Interessante è la scoperta che nel nostro genoma abbiamo un 2% che apparterrebbe all'uomo di Neanderthal. Questo dimostra che accoppiamenti tra Sapiens e Neanderthal ci sono stati e che si può quindi parlare di almeno due razze umane che per mancanza di isolamento si sono rifuse in una sola.

Prima che Darwin ci illuminasse, si pensava all'uomo come ad una creatura speciale creata da Dio e non un vivente come tutti gli altri, soggetto alle stesse leggi naturali. Il che significa che noi e le attuali scimmie antropomorfe abbiamo avuto un antenato comune. È assolutamente errato quindi, affermare che l'uomo derivi dalla scimmia. Non possiamo derivare da un animale a noi contemporaneo. Uomini, Oranghi, Gorilla e Scimpanzé si sono staccati come rami da una specie originaria che ora non c'è più perché si è evoluta in queste varie forme.

Una fortunata serie di combinazioni climatiche e geologiche hanno spinto i nostri lontanissimi antenati ad abbandonare la vita arboricola ma portando sul terreno una eccezionale eredità, ovvero il pollice opponibile, le mani prensili, gli occhi frontali. Tutti attributi che sono tornati utili per la raccolta di oggetti e poi per il loro adattamento a nuovi usi. infine progettarne l'assemblaggio di più parti.  Tutte funzioni che richiedono in parallelo un graduale sviluppo dell'encefalo.

Le condizioni di isolamento nel quale si sono trovati questi esigui gruppi di ominidi, ha favorito la deriva genetica della nostra specie mentre per gli altri gruppi, ovvero le scimmie a noi più vicine, relegate all'ambiente forestale, non hanno mai sviluppato un completo bipedismo per cui l'uso delle mani non ha mai raggiunto i livelli nostri.

Arriviamo alle conclusioni. Come biologo credo di poter affermare che da due milioni di anni fino a tempi recenti, i relativamente pochi reperti trovati ci raccontano una storia non lineare della nostra specie e dato l'esiguo numero di individui che davano vita alle nostre comunità, spesso si saranno trovati in condizioni di isolamento, quindi favorevoli alla formazione di razze e addirittura di specie differenti. Ma negli ultimi secoli le migrazioni volontarie o coatte hanno nuovamente mescolato le carte trasformando la popolazione umana in un melting pot sempre più irreversibile soprattutto con l'aumento delle possibilità di spostamento. Questo è quello che ci raccontano i geni, ma poi c'è un dato di fatto: in pochi secondi ognuno di noi sa distinguere un Congolese da un Finlandese. Col tempo le differenze diventeranno meno evidenti ma intanto queste ci sono e non riguardano solo il colore della pelle. Per usare un linguaggio political correctness dovrei dire che hanno gli stessi geni? Sarebbe stupido affermarlo. Appartengono a due razze diverse? Ora probabilmente No ma un tempo non troppo lontano forse Si. Ma una cosa è sicura: proibire l'uso della parola razza non abolirà il razzismo come bruciare i libri non ha mai impedito la circolazione delle idee. Usare la parola RAZZA diventa razzismo quando si fanno delle graduatorie e si cercano dimostrazioni per vedere chi è il migliore. Dobbiamo capire che non esiste il migliore in assoluto, ma il migliore in quel determinato ambiente. Prendiamo una classe scolastica. Chi emerge nelle discipline umanistiche magari va male in quelle scientifiche o nelle lingue o negli sport. Dobbiamo dire che sono tutti uguali? Assolutamente no. Noi diamo dei voti ai loro geni.

La natura fa di tutto per creare delle differenze. Noi, oltre alla sacrosanta uguaglianza dei diritti la vorremmo estesa anche a quella dei geni.

A che punto siamo arrivati? Come vedete si stenta a diradare la nebbia che avvolge questa parola: RAZZA. Il motivo è semplice: più investighiamo il genoma umano più si approfondisce la conoscenza ad esempio sulla resistenza alle malattie, alla predisposizione a determinate attività, all'uso della logica oppure della prestazione fisica. Ma quanto è difficile giudicare i risultati ad esempio sul Q.I. quando alcune categorie di persone partono svantaggiate per motivi sociali od economici. Ma il mondo scientifico, dopo i clamorosi errori nel secolo scorso che hanno avallato le tesi razziste, ora si è lanciato in un processo di autocritica, correndo il rischio di essere anch'esso pesantemente influenzato da aspetti ideologici.

Cancelliamo pure il termine razza e garantiamo a tutti l'uguaglianza dei diritti ma diamo più valore anche alle diversità che rappresentano la base della sopravvivenza di ogni specie.


Riccardo Magnani


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