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Spunti di Riflessione

di Marco Biagioli

 

 

Esiste in noi, sconosciuta all'Io, una potenza di libertà: un Dio

 

Cosa trova chi conosce sé stesso: immagini, suoni, percezioni, nulla? Saggi di ogni cultura parlano di uno stato corporeo di gioia, di inspiegabile rinnovamento: da secoli comunicano simboli e concetti da approfondire.

 

“La maturità di un essere umano consiste nel ritornare alla serietà di un bambino che gioca” Goethe. Lasciarsi vivere dall'amore, accogliere la vita senza orientarla perché il mondo si sta creando adesso; il tutto è qui, prodotto dalle percezioni, presente alla nostra attenzione. “L'infanzia è certamente più grande della realtà” Bachelard. Noi siamo gli dèi che ci abitano non la storia che ci raccontiamo. Jung ormai ottantenne scrive: ”...non dobbiamo perciò soggiacere a nulla, nemmeno al bene. Un cosiddetto bene, al quale si soccombe, perde il carattere etico...può avere cattive conseguenze. Ogni forma di intossicazione è un male...alcol, morfina o idealismo...”. Il cervello è creato per produrre coscienza non abitudini, certezze, teorie; secondo Caprioglio come un ciclista allena i muscoli noi dobbiamo fare coscienza. Più coscienza svilupperemo, più consapevolezza imploderà in noi ed emergerà la vera saggezza senza le forzature della razionalità. “Una delle poche cose nella vita sulla quale abbiamo il controllo totale è il nostro atteggiamento...” Rohn.

Tutte le tradizioni culturali-religiose invitano a guardarci dentro. Ricorda O. Chiaia che la nostra mente - il re che tutto crea - quando diventa chiara e incontaminata, è il tesoro dell'uomo: racchiude in sé tutte le possibilità. Da lì viene la forza per opporsi al disordine del mondo, per cercare il nostro centro: la sorgente dell'identità al di là di ogni pensiero, condizionamento. Proprio lì “c'è il punto da cui emerge il futuro” O. Scharmer.

La neurofisiologia cerca nel cervello “l'uomo-luce” delle culture antiche, che era in grado di coltivare il talento e portare la propria energia a risplendere nella mente. Ne sono i simboli il copricapo del faraone e dei saggi dervisci, l'aureola del santo o la tiara papale. “La libertà è quel bene che ti fa godere di ogni altro bene” Montesquieu. Io, coscienza, presenza i concetti del nostro sé sono delle strutture psicologiche persistenti attraverso le quali diamo ordine e significato alle molteplici informazioni che ci riguardano. L'immagine di sé una volta formata non cambia con facilità ed è organizzata tramite le guide del sé: il sé ideale -quello che vorremmo essere - ed il sé imperativo - quello che riteniamo dovremmo essere. La “maturità” va costantemente affinata lungo le contorte strade della vita. L'Io, questo “vaso” che porta il nostro nome, si riempie di roba estranea, per cui va pulito con l'aiuto della consapevolezza. Siamo identità diverse che mutano in continuazione: ”ogni persona cambia nel tempo continuamente, in misura più o meno accentuata, o avvertita, relativamente a questo o a quell'aspetto” Lai.

Whatsapp crea una pseudo-relazione gratificando il desiderio di accettazione, è una nuova abitudine in cui più messaggi più ti alleni. Diventa automatico fare ciò in cui si eccelle: impugnare il telefonino. Con il pilota automatico l'insegnante corregge i compiti e prepara le lezioni nei pomeriggi liberi dai consigli o dai corsi. A tv spenta il cervello trova semplice dedicarsi agli aspetti secondari della professione. Giunti alla domenica l'atteggiamento giudicante fa emergere, per deformazione professionale, gli errori commessi in settimana: dall'assenza in palestra, alle cene a tarda ora, passando per il sacrificio della relazione con i figli. In tutto questo prevale con forza il bisogno di avvantaggiare il lavoro per il lunedì.

Questi esempi di “training” migliorano il circolo vizioso stress-lavoro-stanchezza, peggiorano la qualità della vita ed allontanano l'Io dall'antica saggezza originaria. Le relazioni umane, sempre meno praticate, diventano difficoltose una volta smarrita la tecnica. “Sotto il nome di specialisti, l'attuale organizzazione del lavoro ha prodotto una enorme quantità di “generici”, con i quali ci urtiamo ogni giorno” Citati. Vengono poste le basi per un patologico attaccamento al ruolo che può sfociare nella paura di perdere sé stessi. Come certi settantenni riluttanti a cedere l'azienda perchè aldidentro hanno solo il lavoro e poco altro al difuori.

Dice Hoffer: “non si riesce mai ad avere a sufficienza ciò di cui non si ha bisogno per essere felici”. Alcuni studi sul Tapis Roulant Edonistico confermano che i nostri stati d'animo si adeguano alla maggior parte degli eventi, sia buoni che cattivi, come sull'attrezzo. La felicità dipende in misura perlomeno uguale da fattori esterni ed interni: dalla vita stessa e dal nostro modo di vederla. “Una persona assapora i piaceri della vita perchè è felice, non viceversa” Diener.

La teorizzazione della vita affettiva, dalla relazione matrimoniale al rapporto coi figli, è diffusa: ”farsi psicanalizzare è in qualche modo simile al cibarsi all'albero della conoscenza. La conoscenza che si ottiene...non contribuisce affatto alla soluzione” Wittgenstein. Il pensiero moderno privilegia il capire rispetto al vivere mentre: “non dobbiamo preoccuparci di cosa fare, di quali opere compiere: dobbiamo preoccuparci di essere in un certo modo, e poi la vita stessa, in ogni istante, ci dirà cosa dobbiamo fare” dice Vannini. Se non fosse stato per i demoni, Ulisse sarebbe arrivato a Itaca in un attimo. Vivere non è la zona dei ragionamenti, ma degli istinti; del percepire non del pensare.
La metà della vita di un uomo, secondo Camus, è passata a sottintendere, a girare la testa e a tacere. Noi cominciamo a esistere per davvero, nella libertà, quando smettiamo di credere di essere il personaggio che abbiamo in mente. Scrive Citati: ”...in lui c'è una forza che lo porta a nascondersi e a cancellarsi...Ulisse porta nella profondità dell'anima il viso di Nessuno”. L'Universo gli concede di arrivare al centro di sé stesso come a chi scrive un destino personale diverso dal lavorare, sposarsi, fare figli, fare un viaggio a Dubai, invecchiare, morire. “Nessuno è libero se non è padrone di se stesso” Epitteto.

L'energia primordiale delle nostre risorse profonde crea incessantemente la coscienza dell'essere che io sono nella disidentificazione. È una forza, una sapienza innata che, come un'onda, viene da dentro per condurre verso la terra promessa. Se si annebbia si annientano le soluzioni, si perde l'orientamento e sopravviene la visione esteriore: il vero nemico portatore di disagi. “Desidero poco e quel poco che desidero, lo desidero poco” S. Francesco. Stare in pace, bastarsi sembra apparentemente semplice invece sali nella tua Ferrari e invidi il proprietario della Rolls-Royce, giochi con i figli nella distrazione, sei inquieto anche con gli amici al bar. A volte proviamo gli stessi sintomi dell'animale in metamorfosi: perdita di energia, tristezza, chiusura; ma come ingranaggi di un mondo che corre, in cui in malessere è in espansione, non possiamo trasmutare e divenire anzi dobbiamo rispettare i ruoli. Questa “malattia” da curare invece è tutta la vita che il mio Io, la mia mente non vuole o non sa vivere; il naufragio che consente di raggiungere il “nucleo originario”: Itaca.

Chi soffre viene paragonato ad un pellegrino, scrive Vincenzi commentando Kopp, che spesso ha confuso l'imparare con la vera conoscenza quindi cerca fuori di sé un maestro. Ciò che non sa, è che la sua vera forza è costituita dal suo desiderio di crescita. Spesso, pur dicendo di voler cambiare, desidera solo stare bene, senza cambiare il proprio modo di pensare. Chi ascolta non deve cadere nella trappola di chi lo vuol costringere a dirgli cosa deve fare per essere felice e come deve vivere, senza essere pienamente responsabile della sua vita. Il terapeuta offre al paziente ciò che già possiede e gli toglie ciò che non ha mai avuto. È un catalizzatore che aiuta a ritrovare le proprie risorse; colui che fornisce immagini e metafore, evitando le risposte dirette, perché: "la via di cui si può parlare non è la vera via. Il nome che può essere pronunciato non è un nome costante" Ching. Il saggio sa ciò che il cercatore non sa: siamo tutti pellegrini. Non c'è alcun maestro, non c'è alcun allievo. La vittoria più importante è arrendersi a se stessi, accettarsi, completare la propria storia, senza interpretare quelle altrui; tornare sui propri passi per trovare la strada di casa.

Il paziente deve rinunciare al controllo del cavallo, riconoscere di essere lui stesso un centauro. Il segreto non è cambiare ciò che siamo, ma diventare ancora di più noi stessi. Riconoscere le proprie debolezze e accettarle accogliendo paure, errori, incertezze, la natura più autentica. “Quando permettiamo a noi stessi di esistere per davvero, completamente, punzecchiamo il mondo con la nostra visione e lo sfidiamo con il nostro personale modo di essere” Moro.

La via che indicano i saggi è quella di liberarci dalle nostre identificazioni, credere alle nostre risorse interne, sentirsi a proprio agio nella propria diversità. ”Quello che un uomo veramente possiede è quanto ha dentro di sé; quanto ha fuori di sé non dovrebbe avere la benché minima importanza” Wilde. Noi siamo i padroni della parte migliore di noi stessi, quella in cui risiedono i beni più grandi. Nella maturità è più facile giocare sui propri punti di forza che compensare i punti deboli. Un bravo leader, scarso in matematica, invece di prendere ripetizioni accetti un socio competente in materia.

Trovare il potere, la divinità che c'è in noi, questo è l'obiettivo più grande della nostra vita. “La vita è composta per un 10% dalle cose che mi capitano e dal restante 90% dal modo in cui reagisco a esse” Swindoll. La tradizione festeggia ad inizio anno I Re Magi ovvero uomini, parafrasando Sorgente, con il rango di Re per l'illimitato Potere interiore e Magi perché, collegandosi alla propria natura divina, creano la realtà. Scelgono il Cosa, la personale direzione ed il Come, chiedendo aiuto. I doni che portano alla divinità sono simboli della natura regale, divina e umana che vive in noi. Le loro diverse età indicano che il cammino è aperto a tutti nel Potere del Contesto, cioè facilita chi ha scelto la stessa via. Il fine, la Stella, è di sviluppare una personale qualità: il coraggio, la generosità, la fiducia, l’ascolto, la calma. “L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura...Perché la libertà lo obbliga a prendere...decisioni...rischi” Fromm.

La Mindfulness attiva nel cervello sensazioni di entusiasmo, gioia, libertà, energia. Riduce l'autocoscienza e le preoccupazioni: gli stessi risultati della preghiera religiosa, la meditazione buddista e lo yoga. Conduce alla consapevolezza del senza tempo, al luogo dove riposa l'essenza, alla vita piena delle radici. Consente di accogliere qualsiasi stato d'animo, senza sentire il dovere bigotto di mandarlo via per assecondare un ideale malato di perfezione e di felicità. Non c'è più il peggio e il meglio, c'è la presenza di sé stessi.. “Non farsi domande non significa dar spazio al menefreghismo, bensì entrare nello stato mentale di chi sta guidando una macchina: non mi chiedo perché sto guidando, ma sono semplicemente presente alla guida” Morelli.

L'osservazione di sé stessi fa entrare nella “camera d'oro” di Lubicz, dove non sappiamo più chi siamo, trasmutano gli ideali, muoiono orgoglio e certezze. “...La parola “fede” nella sua lunga storia...rappresenta la situazione...di chi si appoggia su una roccia...Conversione significa... “svolta”...cambiamento di rotta” Martini. Zen vuol dire: mai nessun secondo pensiero; una visione del mondo che insegna la semplicità. Non c'è qualcosa o un momento più importante di altri né vi sono situazioni decisive ed è determinante la nostra presenza non giudicante. Il Tao, che significa la Via, viene rappresentato come il Senza Nome; è un principio che non possiede né la mente, né l'intelletto. Gli occhi liberi sono la soluzione a quello che il nostro Io neppure immagina. “Il maestro sorveglia come il giardiniere osserva la crescita di un albero.....la mentalità taoista non produce o non forza nulla ma fa - crescere tutto - ” Watts. Il divino, il sacro, l'Altissimo riposa invisibile, inviolabile, senza nome: Dio si occulta. Perché l'uomo cosmico che ci abita possa far nascere l'essere è necessario lo stato di coscienza vuoto, uno spazio nascosto, vicino alla divina provvidenza. Secondo il pensiero cabalistico il nulla divino è superiore all'Essere Rivelato.

Potenza, forza, Dio, infinito, libertà, Io, gioia sono parole: “le parole non sono identiche alle cose. Conoscere delle parole relative a dei fatti non equivale in nessun modo alla coprensione diretta ed immediata dei fatti stessi” Eckhart. Potenza è un concetto relativo a diversi ambiti disciplinari, dal “mana” dell'antropologia, alla forza come aspetto psicologico per l'affermazione individuale. Ottimismo è l'attitudine a giudicare favorevolmente la realtà e a guardare al futuro con fiduciosa attesa; è insieme processo chimico del cervello e scelta della coscienza. Libertà è un concetto della tradizione filosofica affrontato dalla psicologia come assenza di costrizioni e capacità di determinarsi. Il linguaggio non è altro che un insieme di codici che permettono di trasmettere, conservare ed elaborare informazioni tramite segni intersoggettivi in grado di significare altro da sé. È in massima parte appreso, si evolve; può riferirsi a oggetti astratti mediante l'impiego di simboli e di concetti. “...Ma trovare le parole è magnifico... la parola giusta è così importante...” Hillmann.

La verità si può percepire, vedere, ascoltare nel presente di tutti i giorni. I ritmi lenti consentono la massima attenzione nelle cose e l'allenamento delle percezioni all'ennesima potenza. I bambini non definiscono chi sono, il proprio carattere; non hanno un programma preciso in agenda, non giudicano con il nostro metro. Gli adulti invece non vivono il presente ma attendono il raggiungimento dei propri obiettivi di vita come portatori di uno stato interiore di benessere. “Sii disposto ad essere un principiante ogni singolo mattino” Eckhart.

Già non attendere’ io tua dimanda/s’io m’intuassi, come tu t’inmii” Dante. La capacità di “intuarsi e immiarsi” è tipica della comunicazione profonda, dell'intersoggettività. Non della scrittura che, secondo Socrate, come il bronzo, quando è percosso, dà sempre lo stesso suono. “Ho imparato che le persone dimenticheranno quello che dici...fai ma...mai come le hai fatte sentire” Angelou. È altruistico riservare attenzione alle situazioni realmente meritevoli per noi e per gli altri insegnando al cervello buone abitudini con gesti, atteggiamenti, parole. “Donandosi si riceve, dimenticando sé stessi ci si ritrova” S. Francesco. Domani al risveglio, con il primo potente pensiero, decidiamo qual'è l'intenzione di dono della giornata: la gentilezza per esempio. Il dono favorisce la crescita, il giudizio la blocca. “...Il comportamento il cui corso è naturale è, in un certo senso, divino...trascende il gioco umano degli scopi: è interamente impersonale, oggettivo, inesorabile. La causa di tale comportamento è oscura: nasce repentinamente, spontaneamente” Hillman.

 

Marco Biagioli - Luglio 2017

www.marcobiagioli.it

 

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