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Prosa e Poesia

Prosa e Poesia   Indice


La poesia nell'infanzia
Un carme di Giulia Brunetti

di G. B. - Maggio 2022



Al mio papà

Al mio papà strepitoso
che sempre è con me scherzoso.
Oggi, che è la festa del papà
Scrivo una poesia per te.
E dirti quanto ti voglio bene.
Voglio paragonarti alle dolci amarene,
anche se siamo in un periodo complicato.
E festeggiare a casa insieme con te adorato.

Giulia Brunetti



Questa poesia è stata scritta da Giulia Brunetti, di anni 9, il 15 marzo 2022, in occasione della festa del papà.
Giulia frequenta la quarta elementare con profitto. Ha una sorellina, Azzurra, di anni 5.
Non risulta aver frequentato alcun corso di linguistica o di metrica. La sua poesia è cadenzata da una vena intimistica, interiore, e da sentimenti di immediatezza, naturalezza e autenticità, libera da sovrastrutture, condizionamento o artifici culturali o intellettuali. Sono parole delicate, chiare e suggestive.

I versi scandiscono temi universali ed eterni, come l’amore, gli affetti tenui e delicati, il bene.
C’è poi un importante riferimento al momento storico che stiamo vivendo. Ci ha colpito, al riguardo, la scelta delle parole. Dimostrando grande equilibrio e maturità, Giulia non ha utilizzato quei termini così intensamente drammatici ed ansiogeni che quotidianamente televisione e stampa ci propinano. Ha scritto infatti, “periodo complicato”.
Sono versi in cui trionfano l’incanto della vita e i sentimenti. La sua è la voce di un’anima, un’anima genuina e pura.

Come possiamo spiegare ulteriormente i versi di Giulia? Come possiamo spiegare la poesia?
Spiegare la poesia è un enigma. La qualità estetica ha in prevalenza una natura inconscia e appartiene al mistero del cervello umano, un cervello che rappresenta con i suoi cento miliardi di neuroni la struttura più affascinante e meravigliosa del creato conosciuto.
Noi riteniamo la poesia una delle più alte, misteriose ed universali espressioni della mente umana.

Definire tuttavia la poesia o l’arte in generale è una esperienza quasi impossibile, poiché le definizioni cambiano di continuo. Un dipinto, ad esempio, può essere considerato bello da una persona e brutto da un’altra.
È un’attività su cui non vi è ancora alcun consenso.

La questione inizia con Platone, il quale afferma che la bellezza è “indipendente” da chi la osserva. A sua volta Kant sostiene che l’arte è “nell’occhio” di chi la osserva. Per la tradizione critica del romanticismo, la poesia è definita come “lo spontaneo traboccare di forti sentimenti (Wordsworth).

Negli ultimi anni è notevolmente cresciuto l’interesse per l’arte, il bello e la bellezza. È nata in materia una nuova disciplina chiamata neuroestetica. Ciò in virtù delle brillanti scoperte conseguite dalle neuroscienze nella conoscenza e nella comprensione dei meccanismi cerebrali e dei sistemi neurali legati alla poesia, alla musica, alla pittura.

Nella letteratura scientifica sono presenti casi di bambini che possiedono un talento artistico. Secondo molti autori, i bambini artisticamente dotati sono forniti di “una sensibilità più intensa alla stimolazione sensoriale”.

Gli studi mostrano al riguardo che le fantasie e i temi che assorbono un artista derivano principalmente dai primi cinque o sei anni di vita (Kris). Attraverso un processo complesso di introiezione e identificazione, i genitori, definiti in psicoanalisi “oggetti primari”, vengono gradualmente “interiorizzati” dal bambino. Di qui, l’importanza della “ricostruzione” delle esperienze e delle fantasie della prima e seconda infanzia del poeta, le quali sono due fasi in cui si formano nella mente i tratti fondamentali della sua personalità. La creatività diventa l’esito di forti energie psichiche, un “dono d’amore”, la “predisposizione” a un’empatia (Greenacre).

Il fascino della poesia, ma così dell’arte in generale, consiste nella possibilità di liberare il cervello da condizionamenti e lasciarlo spaziare libero, volare nell’aria, alla scoperta di sensazioni nuove, emozioni, sentimenti inespressi.

Gli eccezionali risultati delle neuroscienze mostrano che se viene attivato attraverso stimoli adeguati e significativi, il cervello del bambino è in grado di padroneggiare anche questioni complesse, difficili e delicate, come ad esempio, la poesia.
La ricerca mostra che alla base della creatività infantile esiste quel “piacere funzionale”, che consiste nel combinare nuove strutture e nuove strategie mentali (Piaget).

La creatività risponde in sostanza all’antica aspirazione del filosofo e dello scienziato nel ricercare “l’eccellenza dell’uomo”, in quanto ogni atto creativo ha la forza di elevare la persona umana a nuova dignità.
Rappresentative appaiono le considerazioni di un grande scrittore e medico, Anton Cechov, secondo le quali, le arti, con la scienza, tendono “all’eterno e all’universale”. Esse cercano “la verità, il senso della vita, cercano Dio”.

La psicoanalisi ha fornito fondamentali contributi alla comprensione della creatività, penetrando più di ogni altro approccio precedente nella mente dell’artista. Dal punto di vista genetico o evolutivo, Freud considera il comportamento umano (e dunque quello artistico) come se fosse determinato dalle prime esperienze di vita, ossia dalle relazioni primarie del bambino con la madre, il padre e i fratelli, o dalle esperienze conflittuali precoci. La poesia diventa un “prodotto combinato” di pensieri, sentimenti e percezioni. L’artista - chiarisce Freud - è “originariamente” un essere che va oltre la realtà e lascia che i suoi stati mentali, i suoi desideri si realizzino “nella vita della fantasia”.

Il contenuto di una poesia o di un dramma - aggiunge il padre della psicoanalisi - può esercitare su di me “un’attrazione forte, proviamo un intenso piacere estetico”, poiché il verso riesce a sprigionare “fonti psichiche profonde”, ha una funzione “liberatoria”, catartica, una sublimazione. Condizione che ci permette di entrare in contatto con la nostra interiorità e con le zone più profonde e oscure del nostro cervello. Ma è anche un rivivere inconscio lo stato emotivo e mentale del creatore.
È un dialogo tra due anime: l’anima del poeta e quella del lettore.

Alcune evidenze scientifiche indicano che la poesia, la musica o la pittura possono provocare effetti emozionali così intensi da indurre reazioni neurofisiologiche e produrre il rilascio di dopamina e di altri oppioidi, che sono le sostanze del benessere, della gioia e della tranquillità dell’animo. Favorendo in tal modo un cammino di perfezionamento, un fecondo percorso esistenziale, un’apertura al futuro.
La poesia finisce per rappresentare “l’ideale dell’Io” e incarnare il desiderio inconscio dell’essere umano di “trascendere” i suoi fattori biologici e sociali (Otto Rank). Si determina una condizione che induce serenità e sedazione neuromotoria, quello status che i filosofi greci chiamavano eutymia, il modo di essere interiore in cui si è governati dal “buon daimon”, dallo spirito guida, e in cui si può sperimentare lo stato di eudemonia, di felicità.

Il poeta proietta nei suoi mondi magici immagini, stati d’animo, sensazioni, simboli, metafore, processi intrapsichici che alterano e influenzano la realtà attorno e producono cambiamenti psichici, raggiungendo la profondità dell’inconscio.
La creatività allora diventa un “discendere” nelle oscure e intricate radici delle cose e un “risalire” da esse avvolti, per Cézanne, nel colore, immersi nella sua luce.

Nel bambino, l’attività creativa forgia legami tra il suo mondo interno e quello esterno, genera un ponte tra l’illusione e la sua fantasia, richiamando la “fusione simbiotica” e l’onnipotenza magica, la separazione, la perdita e il riavvicinamento (Winnicott). In lui, fantasia e realtà, illusione e onnipotenza magica si mescolano.

Ma come è possibile che il poeta possa raggiungere la sua essenza? Che cosa lo rende capace di trasportarci con lui e di suscitare in noi forti emozioni di cui - d’accordo con Freud - non ci ritenevamo capaci? Sono stati fatti diversi tentativi per rispondere a queste domande.
In particolare, è stata proprio la scoperta di Freud della “fantasia inconscia” e del “simbolismo” a rendere possibile una interpretazione psicoanalitica della poesia.
Sono state evidenziate, tra l’altro, come le opere d’arte esprimano simbolicamente il contenuto latente delle angosce universali dell’essere umano, un nuovo mondo, l’equivalente spirituale di una sensazione perduta.

Un altro potente contributo alla comprensione della creatività ci proviene dalle neuroscienze. La poesia, la letteratura, la musica, la pittura e altre forme artistiche attivano sistemi neurali, aree del cervello e connessioni sinaptiche, generando nuove emozioni e fecondi processi cognitivi, affettivi ed estetici e alleviando il peso della sofferenza indotta da stati di ansia, depressione, disturbi dell’umore e stress. L’arte può diventare un sicuro strumento diagnostico e terapeutico delle nevrosi e di altri disturbi psichiatrici.

I primi anni di vita della persona umana sono particolarmente importanti per determinare lo sviluppo del potenziale cognitivo e creativo. La famiglia e la scuola devono favorire l’attività creativa nei bambini. Sviluppare la creatività significa sviluppare l’intelligenza, la concettualizzazione, la capacità di analisi, giudizio e sintesi nel ragazzo.

Lo studio della creatività nel bambino è dunque di notevole importanza, poiché l’umanità non fa alcuna cosa se non per merito degli inventori. È l’unico fattore attivo nel progresso della civiltà. Le persone di talento infatti indicano e tracciano gli schemi adottati e seguiti dall’umanità.

Quali conclusioni trarre? Una bambina di 9 anni, come Giulia, è caratterizzata da pura potenzialità. Ha davanti un percorso esistenziale ritmato da un processo di sviluppo mentale, affettivo ed emotivo, che rappresenta la messa in atto di quella potenzialità.
La sua crescita sarà dall’azione combinata di molteplici componenti, come la componente genetica, quella socio-culturale e ambientale, le dinamiche interpersonali con le figure parentali, le varie esperienze della vita e gli eventi casuali.

Giulia è una “res cogitans”, un soggetto pensante. L’entità che pensa dentro di lei non è una parte del suo corpo. È qualcosa di immateriale, di spirituale. È parte della sua unicità. La mente - l’Io - di ciascuno di noi infatti è diversa da quella di chiunque altro.

La sua vita sarà un viaggio cadenzato da fasi che non ci sono conosciute. È un continuo divenire, un perenne fluire di esperienze e di progettualità. L’esistenza è la metafora di un viaggio, per conoscersi sé stessi, il mondo e gli altri; e per realizzare le proprie qualità.
In questo percorso, c’è una dimensione metafisica, il senso della propria vita, della presenza nel mondo.
Giulia la strada la scoprirà mentre sarà in cammino.
È una traversata alla ricerca del gioiello dentro di lei, delle voci di dentro, della propria interiorità, della propria spiritualità. È iniziazione di crescita e di formazione. È ricerca di verità e di scoperta.
È il cammino di Ulisse e di Enea, ossia il cammino dell’essere umano, che riesce ad affrontare le sfide della vita per raggiungere la meta.

Gli strumenti per affrontare questo itinerario sono secondo noi equilibrio, saggezza e maturità. Come abbiamo mostrato all’inizio di questo saggio, in Giulia questi elementi sembrano già in embrione. Se la nostra affermazione si rivelerà esatta, quello di Giulia potrà rivelarsi un viaggio meraviglioso.

G. B.


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