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Prosa e PoesiaProsa e Poesia   Indice

L'hai mai conosciuta?

di Amedeo

 

Io ho cenato parecchie volte con lei, spesso e' stato piacevole, altre volte non sapevo cosa dirle.
Una volta l'ho vista che accarezzava una foglia secca sull'asfalto di un sentiero desolato. Un'altra volta rincorreva i miei sospiri e afferrandoli strappava loro qualche ricordo.
Ci sono sere in cui vola a bassa quota nel rosso dei tramonti più belli, tra le decorazioni indecise di luci e ombre del crepuscolo muto, che zittisce sempre anche me, inondandomi di quiete e di quell'incanto segreto che lei sapeva ravvivare con maestria, riempiendo la mia sensibilità di proposte nuove, di note rasserenanti e di nostalgiche raffigurazioni immortali che pretendono continuamente il primato tra i miei pensieri confusi.
Ci sono volte in cui mi ha visto mentre piangevo ricordando il mio amore perduto.
Ci sono mattine in cui mi fa rabbia perché spesso non è invitata, eppure si presenta con le prime voci del giorno. In alcuni momenti però l'ho amata più di ogni altra cosa.
Mi ha visto ridere in una stanza vuota, cammina spesso al mio fianco aggrappata alle mie spalle evitando così di curvarle troppo per qualche idea un po' più mesta, passeggia molto con me mentre per strada la folla mi spinge, corre, mi calpesta i piedi.
Ieri poi l'ho intravista mentre in tv si parlava di legami amorosi.
Credo che molte volte abbia provato pena per me.
Una volta credimi, l'ho vista seduta coraggiosamente su un petalo di rosa mentre soffiava nel vento le parole che non si possono dire, ma che alitavano l'atmosfera con le frasi che chiunque nasconde e che io in particolare reprimo ordinatamente sotto sorrisi tranquilli. Conosce tutti i miei sogni, le ho bisbigliato tutte le mie ambizioni, riesce a vestirsi di colori ogni volta diversi, lei è nel silenzio di un pianoforte che nessuno usa più, nell'indifferenza di chi finge di ascoltare la vita mentre in verità perisce di insoddisfazioni. Adora ascoltare le canzoni stonate dei barboni e le bestemmie degli infami, chiacchierava molte volte con mia nonna che era solita ripeterle sempre le stesse frasi, le solite memorie, ma leiè fatta così e non si stancava mai di ascoltare pazientemente mia nonna quando per l'ennesima volta parlava del marito scomparso.
E' la carezza desiderata da un cane abbandonato che aspetta spaventato un po' di conforto, mentre nei suoi occhi già si vede l'abbandono.
E' in quell'azzurro dei pomeriggi di primavera mentre gli altri si abbracciano, si baciano, lei sostiene chi non è toccato da nessuno.
Ha abbattuto tutti quelli che non avevano via di scampo, è stata l'unica capace di dire addio a molti suoi amici che dopo poco decidevano di suicidarsi. Non ha mai giudicato le coscienze sporche che si lamentavano nel buio.
Sa riconoscere sempre cosa dicono i miei occhi, spesso l'ho nominata, anche involontariamente, e non si è fatta negare mai, è stata sempre al mio fianco soprattutto in quelle notti in cui faceva caldo e la vedevo raggiungermi saltellando da quei prati illuminati dalla fervida fantasia della mia indistruttibile speranza e dalla luna, campi velati di rugiada sui quali esibivo le mie dolcissime glorie ormai inconcretizzabili e distanti dallo sguardo della realtà, erano le stesse notti in cui io pensavo troppo, fissando emozionato il tremolio dei miei rimpianti e delle stelle, lei era lì, e adesso mi detta le parole che sto scrivendo, mi tiene compagnia, vorrebbe aiutarmi ma non sa che già fa tanto solo guardando mentre gioco con questa penna... è la solitudine.

 

Amedeo

 

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Piccolo figlio della vita
La Gorgone che rapì l'innocenza

 

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