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Sul Sentiero I Dalla “divina inquietudine” alla Gioia

Sul Sentiero I
Dalla “divina inquietudine” alla Gioia

di Bianca Varelli
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Il Gruppo: Coraggio e Coerenza


Se nei Gruppi umani, e particolarmente in quelli spiritualmente orientati, non vi è la sentita tensione alla Coerenza tra dire e fare, e pertanto ad un reale Dialogo di Verità con se stessi e con gli altri, la proclamata “fede” (nello Spirito, nell’Evoluzione della coscienza, nella Fraternità, nella Cooperazione, nella Verità, nell’Unità, nel Sé…) appare vuota e poco credibile, arida e retorica, priva di sostanza e di reale spessore.
Se privi di tale “fede” e dell’appartenenza al gruppo che la professa, e privi della fissità di contesto e di contenuti, della ripetitività di dinamiche e di ruoli che lo caratterizzano,  è evidente che alcuni si sentano  privi di appigli, di riferimenti, e carenti della parte della propria identità che considerano più significativa e di valore. Essi non sono consapevoli di quanto la propria motivazione sia spuria e inconsciamente opportunistica né tantomeno aspirano ad essere coscienti di ciò, poiché la propria autostima ne soffrirebbe, e probabilmente in modo devastante. La propria “fede” è ciò che serve loro per non avvertire il disagio esistenziale, per sentire di avere qualche valore e per sentirsi a posto con se stessi.
Più l’adesione alle credenze non è autentica, più l’individuo sostiene le sue scelte e la sua “fede” con un’ostinazione che a volte sfiora l’irrazionale. In realtà egli non difende le singole credenze ma le illusioni (su di sé, sul mondo, sul proprio valore, sul proprio gruppo, sulle proprie scelte, sui propri rapporti…) che le credenze gli permettono di conservare e condividere per sentirsi meno solo.
Chi si avvicina a gruppi spirituali in cui non sono curate e sviluppate Chiarezza, Coerenza e Verità, lo avverte, più o meno consciamente, e in un tempo più o meno lungo; può scegliere allora di restare, accettando comunque l’appiglio che ogni gruppo, e soprattutto ogni gruppo spirituale, offre, o ritirarsi, spesso con dolore, da contesti che - pur riferendosi a ideali che riconosce come suoi -  sente basati:

  • sulla ripetizione di copioni ripetitivi immutabili nelle relazioni;

  • sul dogmatismo dei contenuti;

  • sul rifiuto di accettare contributi di riflessioni nuove;

  • sul timore di eventuali mutamenti;

  • sulla paura di mettere in discussione  “l’ordine costituito”;

  • sul desiderio dei più di rivedersi periodicamente in date prestabilite per timore della solitudine;

  • sul bisogno di sentirsi buoni, puri ed “evoluti”;

  • su meccanismi di passività e assenza di ricerca, di acquiescenza e gregarismo;

  • sull’obbedienza al proprio super-io genitoriale, rappresentato dal coordinatore del gruppo;

  • sulla sensazione di privilegio che nasce dal sentirsi parte di una “comunità evoluta”.

In un Gruppo realmente dialogante, basato sulla Fiducia e sulla Fratellanza, e aperto a riconoscere i moti evolutivi della coscienza, ciascuno:

  • Esprime i propri sentimenti, anche quelli “negativi”, per la purificazione dei quali lavora costantemente;  è in grado di condividere con gli altri ciò che prova, senza vergogna né timore di essere frainteso o giudicato;


  • Non teme il confronto. Si apre all’altro con coraggio nella tensione a capire per poter meglio lavorare insieme in una Cooperazione sentita e costante;


  • Ammette i propri errori. E’ sincero e diretto nei confronti di se stesso e degli altri ammettendo annebbiamenti, incapacità, cambiamenti di opinione, ecc.;


  • E’ persistente. Se non viene ascoltato quando esprime qualcosa che ritiene importante,  è capace di ribadirla finché non viene data la giusta attenzione a quanto esposto;


  • Chiede spiegazioni. Nel caso in cui altri si comportino in modo poco chiaro chiede spiegazioni, con apertura e fiducia. Non teme neppure di ammettere di non aver capito e di necessitare di ulteriori chiarificazioni;


  • Ricerca la Verità in ogni situazione, anche contro i propri interessi e anche se quanto potrebbe emergere metterà in discussione il proprio operato, le proprie capacità, le proprie convinzioni.


   Bianca Varelli


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