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Sul Sentiero I Dalla “divina inquietudine” alla Gioia

Sul Sentiero I
Dalla “divina inquietudine” alla Gioia

di Bianca Varelli
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L'Amore "maieutico"


L’Innocuità è il presupposto e il fondamento dell’Amore di cui spesso e dovunque, e a diversi livelli, si parla. Certamente, la qualità dell’amare si presenta tra le più difficili da acquisire e da praticare, come la nostra esperienza quotidiana ci conferma. È molto più facile parlarne: basta osservare il diluvio di espressioni e immagini “d’amore” da cui siamo circondati (pubblicità, conversazioni informali, talk show, messaggi provenienti da ogni confessione religiosa, ambiti psicologici, ecc.); ciò indica, a livelli rudimentali, a volte caricaturali, quanto questa qualità appartenga alla nostra dimensione e al nostro destino di esseri umani.
A livelli più superficiali, dell’umanità comune, l’Amore viene spesso confuso con il sentimentalismo, con la languidezza, con la generica affettuosità, con il superficiale desiderio di contatto, con la gelosia, con l’egocentrica ossessività nei rapporti, con il controllo, con la dipendenza, con la necessità di “essere amati”, di “sentirsi buoni”, con il bisogno di affidarsi, con la richiesta di sicurezza….In tal modo esso viene ridotto da forza a sensazione precaria, legata alla “simpatia”, alla variabilità dell’umore e all’ego.
A livelli mentali più elevati, nel mondo della cultura e della scienza, spesso il suo valore di fuoco evolutivo non viene percepito, o non sottolineato con la dovuta forza, forse perché la valutazione di tale qualità essenziale viene sopraffatta da considerazioni di carattere intellettualistico-filosofico o teorico-scientifico.
L’Amore gratuito, liberamente scelto, e perseguito con persistenza di visione, cozza frontalmente con le abitudini inveterate dell’ego, legato alla meccanicità e all’automatismo e portato alla re-azione ripetitiva e narcisistica anziché all’Azione creativa e disinteressata.
L’umanità opera e opererà concretizzazioni sempre più avanzate dell’aspetto “amore” che, come ogni altro aspetto, si raffina con l’evoluzione. Esso va inteso in modo sacro, per quanto è possibile al nostro livello evolutivo; va certamente purificato dalle interferenze più grossolane del desiderio emozionale.
Il dare per amore sarà considerato dalle nuove comunità umane un comportamento ovvio, il naturale respiro dell’anima, così come oggi è “ovvio” per la personalità separativa la tensione all’avere:


Perché è il fuoco che permette di accelerare il processo, e quel fuoco è l’amore. Quando avrete compreso che voi stessi siete la materia da cuocere e che l’amore è il fuoco al quale dovete cuocerla, possederete l’essenziale di ciò che è necessario conoscere per preparare la pietra filosofale e ottenere l’oro. (Omraam Mikhaël Aïvanhov, Pensieri quotidiani)


Quando Dante Alighieri si riferiva alla “Luce intellettual piena d’amore” (terzo raggio della Creazione, secondo la terminologia di Alice A. Bailey) sapeva bene che l’“aspetto intellettuale” della Luce è inscindibile dagli altri due raggi: Volontà e Amore.
In tale prospettiva muterà anche il senso della relazione “d’amore” tra un uomo e una donna che si sono scelti e intendono percorrere insieme il loro cammino terreno. Gli esseri umani sono anime in corpi maschili o femminili; hanno scelto “quel” corpo perché più idoneo al proprio percorso esperenziale sulla Terra ma è, naturalmente, quella di anime la loro vera identità. Essi cercano, attraverso l’unione di coppia, anche sessuale, l’unità tra il “maschile” e il “femminile”, rimanendo spesso delusi, poiché tale unità si può raggiungere pienamente solo ad un livello più elevato della spirale evolutiva, nell’unione mistica dei due poli all’interno di sé.


L’esperienza del rapporto di coppia, come ogni altra esperienza terrena, può essere vissuta su diversi piani di coscienza:

    individui polarizzati sul piano fisico la cui anima è “più giovane”, si sentiranno appagati in una relazione basata sull’attrazione fisica e su di un generico “stare bene insieme” senza grandi pretese;

    individui polarizzati sul piano emotivo (costituiscono, oggi, la maggioranza dell’umanità) cercheranno un sentire comune basato sull’emozionalità, sulla richiesta affettiva, sul bisogno di “sentirsi amati” e di “non sentirsi soli”, sul senso di possesso: “Sei mio/mia” e/o di dipendenza: “Ho bisogno di te”;

    individui polarizzati sul piano mentale (l’umanità si sta avviando a tale polarizzazione) ricercheranno, oltre l’affettività, una dimensione mentale comune. Essi sanno che la coppia, e poi la famiglia, sono minuscoli gruppi di autoformazione permanente che perseguono, nello  scambio d’amore, comuni obiettivi di progresso spirituale. Più che “guardarsi negli occhi”, i componenti la coppia “guarderanno nella stessa direzione” e sovrapporranno all’infatuazione narcisistica dell’amore esclusivo un gioioso Progetto di vita, teso all’evoluzione di entrambi eperseguito nel rispetto e nella solidarietà.

L’Amore non è pertanto “ciò che lega” emozionalmente ma “ciò che illumina” sul Sentiero, indicando il successivo passo da compiere per sostenere l’evoluzione di individui e gruppi.
Se intensamente vissuto, e praticato nei riguardi di tutti gli elementi della Manifestazione, fa fiorire inedite potenzialità, più profonde consapevolezze, progetti di cura e tutela, propositi di Pace; dà accesso a una lettura sempre più ampia del Piano divino e sostiene al tempo stesso gli sforzi per la sua concretizzazione nella materia.
L’Amore è l’Energia che promuove l’evoluzione, è “Fare”, nel senso di Prassi operativa al servizio della Luce.
È collegato alla Visione e all’Azione, poiché quanto più si assiste alla sofferenza evidente, si ode il grido d’aiuto dell’umanità e si osserva lo svolgimento degli eventi dal punto di vista delle Cause, tanto più cresce l’aspirazione ad amare, e quindi a servire.
È collegato anche alla Comprensione, nel senso che quanto più si comprende che “l’Amore salva” tanto più attivamente ci si assumerà il compito di irradiare amore nei contesti quotidiani di vita.
E, quanto più Visione e Comprensione si amplieranno, tanto più si evidenzierà la necessità di migliorare sé stessi, di “essere di più” per meglio servire, poiché ci renderemo conto che, al di là delle nostre buone intenzioni, possiamo dare in proporzione di quanto siamo.
L’Amore richiesto sul Sentiero è perciò alto e nobile, carico di reale forza operativa, rafforzato dall’energia della Volontà, e sa coniugare armoniosamente Mente e Cuore.
I Maestri si riferiscono spesso ad un Amore intelligente e ad una Intelligenza amorevole, indicando che Amore (secondo raggio) e Intelletto (terzo raggio) sono qualità indissolubili che, sorrette dalla Volontà (primo raggio), “si colorano a vicenda”.


Sul Sentiero appare sempre più chiaramente che amare è il senso più alto che un essere umano possa dare alle sue opere; qualunque azione compiuta senza amore è “lettera morta”: Ama e fa’ ciò che vuoi!” (Agostino).

 

Bianca Varelli


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