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Messaggio per un'aquila che si crede un pollo

Di Anthony De Mello

Da Messaggio per un'aquila che si crede un pollo, PIEMME Editore

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Oppure, come mi ha detto qualcuno ieri, stare nella propria gabbia. Vi piace stare in prigione? Vi piace essere controllati? Lasciate che vi dica una cosa: se consentite a voi stessi di sentirvi bene quando la gente vi dice che siete O.K., vi state preparando a sentirvi male quando la gente vi dirà che non siete in gamba. Finché si vive per soddisfare le aspettative di altri, bisogna stare attenti a come ci si veste, a come ci si pettina, al fatto che le scarpe siano sempre lucide – in breve, al fatto di soddisfare sempre le loro maledette aspettative. E lo chiamate umano?………Voi non siete O.K. e non siete non O.K., siete voi e basta. [...] Basta con tutta questa faccenda di essere O.K. o meno; basta con tutti questi giudizi, e semplicemente osservate, guardate. Farete grandi scoperte. Queste scoperte vi cambieranno. Non dovrete fare il minimo sforzo, credetemi. 
[...] 
I grandi maestri dicono che la domanda più importante del mondo è: “Chi sono io?” O meglio, “Cos’è l’”io”?”. Cos’è quella cosa che chiamo “io”? Cos’è quella cosa che chiamo sé? Volete forse dire che avete capito tutto il resto e non questo? 
Volete forse dire che avete capito l’astronomia e i buchi neri e i quasar, e avete appreso l’informatica, e non sapete chi siete? Caspita, state ancora dormendo. Siete degli scienziati addormentati. 
Volete dir che avete capito chi è Gesù Cristo e non sapete chi siete voi? Come fate a sapere di capire Gesù Cristo? 
Chi è che mette in atto la comprensione? Prima scoprite questo. E’ il fondamento di tutto, no? E’ proprio perché non è stato capito questo che abbiamo tutti quegli stupidi popoli religiosi coinvolti in quelle stupide guerre religiose –musulmani che combattono contro ebrei, protestanti contro cattolici, e tutte quelle altre porcherie. Non sanno chi sono, perché se lo sapessero non ci sarebbero guerre. 
[...] 
Chi vive in voi? La sensazione che si prova scoprendo questo fatto è di orrore. Pensate di essere liberi, ma probabilmente non c’è un gesto, un pensiero, un’emozione, un atteggiamento, una convinzione in voi che non venga da qualcun altro. Non è orribile? E non lo sapete. Si tratta di una vita meccanica, impressa su di voi. Certe cose vi danno sensazioni forti, e pensate di essere voi a provare quelle sensazioni, ma è così? Sarà necessaria molta consapevolezza, da parte vostra, per capire che forse quella cosa che chiamate “io” è semplicemente un conglomerato delle vostre esperienze passate, dei vostri condizionamenti, della vostra programmazione. 
E’ doloroso. In effetti, quando ci si comincia a svegliare, si prova un grande dolore. E’ doloroso vedere crollare le proprie illusioni. Tutto ciò che pensavate di aver costruito si sbriciola, e questo è doloroso. Il pentimento è tutto qui; il risveglio è tutto qui. 
[...] 
Prendete coscienza della vostra presenza in questa sala. Ditevi: “Io sono in questa sala”. E’ come se foste fuori da voi stessi, e vi guardaste. Notate che la sensazione è leggermente diversa rispetto al guardare gli oggetti presenti nella sala. 
Più avanti chiederemo :”Chi è la persona che esegue l’osservazione?” Io sto osservando me. Che cos’è un “io”? Che cos’è un “me”? 
Per ora è sufficiente che io osservi me, ma se vi sorprendete a condannarvi o approvarvi, non bloccate la condanna o l’approvazione, ma osservatela. Io sto condannando il me; io sto disapprovando me; io sto approvando me. Guardate, punto e basta. Non cercate di cambiare le cose1 non pensate. “oh, ci era stato detto di non fare così”. Osservate semplicemente quello che accade. 
Come vi ho già detto, l’autosservazione significa guardare – osservare quel che accade dentro di voi e intorno a voi come se accadesse a qualcun altro [...] è l’io che osserva il “me”. 
Questo è il fenomeno interessante che non ha mai smesso di destare meraviglia tra i filosofi, i mistici, gli scienziati, gli psicologi: l’”io” può osservare il “me”. Sembra dunque che sia necessaria una certa quantità di intelligenza per poterlo fare. 
I grandi mistici d’Oriente si riferiscono in realtà quell’”io”, non al “me”. In effetti, alcuni mistici ci dicono che iniziamo prima di tutto dalle cose, dalla consapevolezza delle cose; poi ci spostiamo verso una consapevolezza dei pensieri ( che rappresentano il “me”) e alla fine giungiamo alla consapevolezza di chi pensa. Cose, pensieri, pensatore. 
Quel che cerchiamo davvero è il pensatore. Può il pensatore conoscere se stesso? Posso io sapere cos’è l’”io”? alcuni di questi mistici rispondono: “Può il coltello tagliare se stesso? Può il dente mordere sé stesso? Può l’occhio vedere se stesso? Può l”io” conoscere se stesso?” ma in questo momento mi interessa di qualcosa di molto più pratico, e cioè la decisione di ciò che l’”io” non è. 
Procederò con la maggior lentezza possibile, perché le conseguenze sono devastanti. Splendide o terribili, a seconda del vostro punto di vista. 
Ascoltate ciò che vi dico: io sono i miei pensieri, i pensieri che sto pensando? No. I pensieri vanno e vengono; io non sono i miei pensieri. Sono il mio corpo? Dicono che ogni minuto che passa milioni di cellule del nostro corpo cambiano e si rinnovano, cosicché nel giro di sette anni non ci rimane in corpo nemmeno una singola cellula vivente di quelle che avevamo prima. Le cellule vanno e vengono, nascono e muoiono. L’”io”, invece, permane. Dunque, io sono il mio corpo? Evidentemente no!

 

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