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I Miracoli

Da: "Dio e la nuova fisica" di Paul Davies - Mondadori Editore
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  Credente: No. Io dico che Dio è la causa prima di tutto ciò che avviene nel mondo della natura, anche se tale causalità non si esplica necessariamente in senso temporale. Egli non si è limitato a mettere in moto la macchina del mondo per poi stare a vedere quel che succede. Dio è di là del mondo, e sopra le leggi di natura: da Lui deriva l'esistenza di ogni cosa.
   Scettico: Abbiamo qualche problema semantico, temo. La natura ha le sue leggi e l'universo percorre un itinerario evolutivo stabilito da queste leggi. Lei dice esattamente la stessa cosa, in altri termini. Quindi, Dio non è un'entità, ma un concetto, un modo di dire. Dire che Dio regge l'universo è un enunciato che, sebbene più oscuro, equivale a quest'altro: l'universo continua a esistere.
   Credente: Il puro e semplice fatto che l'universo continua a esistere non basta: occorre anche una spiegazione. Questa spiegazione è Dio, il cui potere realizza in ogni momento il miracolo dell'esistenza. L'intervento di Dio nel mondo si manifesta il più delle volte secondo un certo ordine - secondo le leggi di natura, direbbe lei. Di quando in quando, però, Egli si discosta da questo ordine e si manifesta altrimenti: i miracoli sono segnali che Dio invia agli uomini per ammonirli, o interventi intesi ad aiutare chi crede in Lui: così è avvenuto quando le acque del Mar Rosso si sono aperte per lasciar passare gli ebrei.
   Scettico: Sarà. Ma non capisco perché questo operatore miracoloso debba per forza coincidere con Chi ha creato l'universo, Chi porge orecchio alle preghiere, Chi ha inventato le leggi della fisica, Chi giudicherà, alla fine dei tempi, i vivi e i morti eccetera eccetera. Perché non congetturare l'esistenza di diverse entità sovrannaturali? Ciò sembra logico anche perché tutte le religioni, anche quelle che sono ferocemente avverse l'un l'altra, vantano i loro miracoli. Se si crede ai miracoli bisogna anche ritenere che esistano molti esseri sovrannaturali in concorrenza tra loro.
   Credente: Credere a un solo Dio è più semplice che credere a molti dei.
   Scettico: Comunque sia, i miracoli non possono dimostrare logicamente l'esistenza di Dio. Mi sembra, il concetto di Dio, una razionalizzazione di quell'istinto che ci porta a personificare le forze che agiscono su di noi. C'è chi la chiama fortuna, e chi Dio. Come si fa a prendere sul serio questi cosiddetti miracoli?
   Credente: Giacché Dio è il creatore di tutto, non si vede perché non possa intervenire nel mondo materiale. Ma pensi al miracolo che è questo Suo universo: la moltiplicazione dei pani e dei pesci mi stupisce molto di meno.
   Scettico: Come sempre, i suoi argomenti si basano tutti sul presupposto che Dio esiste. Sono d'accordo con lei in questo: se Dio esiste e, se come lei afferma, questo Dio è onnipotente, onniscente, infinito, infinitamente buono eccetera eccetera, certamente la moltiplicazione dei pani e dei pesci non sarebbe altro, per Lui, che una bazzecola. Ma come facciamo a sapere che esiste?
   Credente: Ce lo dice la fede.
   Scettico: E proprio questo il punto.

Il dialogo non ha una conclusione perché potrebbe andare avanti all'infinito: ne emerge però, credo, l'elemento essenziale del conflitto tra scienza e religione per quanto riguarda il sovrannaturale. Chi crede in Dio crede anche che Dio si manifesti intorno a lui ogni giorno: quindi i miracoli risultano perfettamente accettabili perché non sono altro che un'ulteriore manifestazione della presenza divina nel mondo. Lo scienziato, invece, vede il mondo in altro modo, retto dalle leggi di natura: il miracolo quindi gli appare un'aberrazione, un evento patologico che offusca la simmetria e la bellezza della natura. Gli scienziati preferiscono fare a meno dei miracoli.
Le prove di fatto relative all'effettiva realtà dei miracoli sono naturalmente estremamente controverse. Le testimonianze da sole non bastano, perché se accettassimo questo criterio dovremmo anche accettare innumerevoli altre testimonianze su fenomeni molto discutibili: l'esistenza degli UFO e dei fantasmi, della telepatia e della telecinesi, per esempio. E comunque, anche se lo scienziato si convincesse ad accettare la realtà dei miracoli, non vi sarebbe una chiara distinzione tra l'ambito del miracoloso e l'ambito del paranormale.
I fenomeni paranormali, dall'ESP alla capacità di piegare le posate a distanza, suscitano molto interesse. Quasi nessuno, tra gli studiosi del ramo, attribuisce connotazioni teologiche a questi fenomeni: sono miracoli senza Dio. Fortunatamente, perché la religione risulta degradata dall'ignoranza e dall'isterismo che spesso sono collegate al paranormale. Una nota rivista popolare ha avuto la sfrontatezza di paragonare Un Geller al Cristo. Sfortunatamente, anche molti miracoli hanno aspetti comici. Si pensi a san Giuseppe da Copertino, ad esempio: il santo mostrava una così ostinata tendenza a staccarsi dal suolo durante i riti religiosi che i suoi confratelli, imbarazzatissimi, dovettero confinarlo nella sua cella durante la Messa.
E degno d'interesse il fatto che molti aspetti caratteristici del sovrannaturale religioso si manifestano oggi presso i cosiddetti culti UFO. Vi sono alcune testimonianze, ad esempio, secondo cui taluni affermano di essere miracolosamente guariti da un male incurabile a seguito di un incontro con extraterrestri; secondo altre testimonianze, lo stesso effetto può avere il semplice avvistamento di un UFO.
Anche la levitazione è molto in voga: i dischi volanti sfrecciano silenziosi nei cieli mossi non da razzi o da altre rozze forze motrici, ma dall'abolizione della forza di gravità. Anche gli ufonauti, talora, godono della stessa proprietà, e quando scendono a terra procedono senza toccare il suolo con i piedi, o con altro.
Si sa che gli uomini da sempre avvistano strani oggetti nel cielo, assistono a fenomeni di levitazione o testimoniano di guarigioni miracolose: si tratta di credenze profondamente radicate. La comparsa delle religioni organizzate ha conferito loro una vernice di rispettabilità e di razionalità, senza però intaccare sostanzialmente queste convinzioni ataviche. Oggi, con il declino delle religioni organizzate, questa vernice s'è scrostata e le credenze primitive sono riemerse, appena camuffate questa volta con una spruzzata di tecnologia, parlando il linguaggio di una pseudoscienza: viaggi interstellari, campi di forza misteriosi, l'azione diretta della mente sulla materia. Una sintesi variopinta di superstizione primitiva e fisica dell'età dello spazio.
Da sempre, i miracoli costituiscono l'aspetto più ambiguo di ogni religione schierandosi, con grande imbarazzo di alcuni, fianco a fianco con altri fenomeni cosiddetti paranormali, molti dei quali - si pensi ad esempio ai vari culti diabolici -mostrano aspetti francamente sgradevoli. Il credente si trova di fronte a un compito doppiamente difficile: deve persuadere lo scettico che i miracoli esistono sul serio (compito veramente arduo, data la natura molto dubbia di gran parte delle testimonianze) e quindi persuadere se stesso che i miracoli discendono in qualche modo direttamente da Dio. Ciò comporta o di attribuire alla divinità tutti gli eventi sovrannaturali (anche quelli sgradevoli) o di tracciare in un modo o nell'altro una netta distinzione tra i miracoli di Dio e gli altri. E poi, in un mondo in cui l'ESP è familiare quanto l'alfabeto, molti di coloro che credono nei miracoli sono più disposti ad attribuirli al potere della mente che al potere di Dio.

 

Da: "Dio e la nuova fisica" di Paul Davies - Mondadori Editore


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