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LA RETE DEL PENSIERO

Di J. Krishnamurti
Da: discorsi a Saanen e ad Amsterdam 1981

Ed. AEQUILIBRIUM - Milano
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Primo discorso domenica 12 luglio

Vedo che ci sono dei miei vecchi amici. Sono lieto di vedervi.
Siccome ci saranno sette discorsi per approfondire con estrema attenzione quello che devo dirvi, spaziando su tutti gli aspetti della vita, prego quelli di voi che mi hanno già ascoltato altre volte, di essere indulgenti per le ripetizioni che ci potranno essere. Ripetere ha un certo valore.
I pregiudizi hanno qualcosa in comune con gli ideali, le fedi, i credi. Noi dobbiamo essere capaci di pensare insieme; ma proprio i nostri pregiudizi e i nostri ideali ci privano della capacità e dell'energia necessarie per pensare, per osservare, per indagare insieme e scoprire così per conto nostro che cosa c'è dietro tutta la confusione, l'infelicità, il terrore, la rovina e la tremenda violenza che esistono al mondo. Per capire i fatti non solo in superficie, ma nel loro significato profondo, dobbiamo essere capaci di osservare insieme. Non serve che voi guardiate in una direzione e chi vi parla guardi in un'altra: dobbiamo osservare insieme la stessa cosa.
Ma questo modo di osservare, di indagare, sarà impossibile se rimaniamo legati ai nostri pregiudizi, alle nostre esperienze particolari e al nostro modo personale di capire. Pensare insieme è enormemente importante perché dobbiamo affrontare un mondo che sta andando rapidamente in rovina, che sta degenerando, che sta perdendo ogni senso morale, un mondo dove non c'è nulla di sacro, dove non c'è rispetto reciproco. Per capire tutto questo, non superficialmente, distrattamente, dobbiamo penetrare a fondo la questione e scoprire cosa c'è dietro. Dobbiamo chiederci perché dopo milioni e milioni di anni di evoluzione l'uomo, cioè voi e il mondo intero, è diventato così violento, insensibile, distruttivo, pronto a fare la guerra, a costruire bombe atomiche, a sostenere un progresso tecnologico sempre più avanzato. E forse proprio questo progresso tecnologico può essere uno dei fattori che hanno ridotto l'uomo in questo stato. Così, per favore, pensiamo insieme, cioè non a modo mio o a modo vostro, ma semplicemente usando la capacità di pensare.
Il pensiero è il fattore comune all'umanità intera. Il pensiero non è né orientale né occidentale; c'è soltanto la capacità di pensare che è comune a tutti. La persona più povera, la persona più raffinata che vive nella ricchezza, il chirurgo, il falegname, il contadino o il grande poeta, tutti quanti hanno in comune il pensiero. Sembra che non ci rendiamo conto che li pensiero è il fattore che ci lega tutti quanti insieme. Voi pensate secondo la vostra capacità, l'energia, l'esperienza e la conoscenza che avete. Altri penseranno diversamente in base alla loro esperienza e ai loro particolari condizionamenti. Tuttavia tutti quanti siamo presi nella rete del pensiero. Questo è un fatto che non può essere messo in discussione. È così.
Siamo stati programmati a livello biologico, fisico, e anche a livello mentale, intellettuale. Dobbiamo renderci conto di essere stati programmati come dei computer. Gli specialisti programmano i computer in base ai risultati che vogliono ottenere. E queste macchine supereranno l'uomo nella capacità di pensare. I computer possono accumulare esperienza, imparare dall'esperienza raccolta, e quindi essere programmati in base alla conoscenza che hanno immagazzinato. A poco a poco supereranno in accuratezza e velocità la nostra capacità di pensare. Naturalmente non potranno comporre come Beethoven o scrivere come Keats; tuttavia sorpasseranno la nostra capacità di pensiero. E allora che ne sarà dell'uomo?
Ci hanno programmati ad essere cattolici o protestanti, italiani o inglesi e così via. Per secoli e secoli ci hanno programmati a credere, ad avere fede, a seguire certi riti, certi dogmi; ci hanno programmati ad essere nazionalisti e a fare la guerra. Il nostro cervello è stato trattato come un computer anche se non è altrettanto veloce. Il nostro modo di pensare è limitato, e anche il computer è limitato ma funziona a una velocità molto più elevata della nostra; così ci sorpassa. Questi sono fatti. È quello che effettivamente accade.
Ma allora che cosa succederà all'essere umano? A che cosa si ridurrà? Se delle macchine, come computer e robot, potranno fare praticamente tutto quello che fanno gli esseri umani, dove andrà a finire la società umana? Quando robot e computer costruiranno automobili, probabilmente facendolo molto meglio degli uomini, dove andrà a finire tutta la struttura sociale che l'uomo ha costruito?
Sono questi e molti altri i problemi che ci stanno di fronte. Non potete più permettervi di pensare come cristiani, buddisti, induisti o musulmani. Stiamo affrontando una crisi tremenda. Una crisi come questa i politici non potranno mai risolverla, perché anche loro sono stati programmati a pensare in un determinato modo. Nemmeno gli scienziati potranno capire e risolvere questa crisi; e neanche lo potranno gli uomini d'affari, il mondo del denaro. La sfida, la svolta decisiva, la decisione da prendere, non è in politica, in religione o nel mondo scientifico: è nella nostra coscienza.

 

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