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Che cosa significa rapporto?

Di J. Krishnamurti

Dal Bulletin 56, 1989 - Saanen, Svizzera, agosto 1981
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Torniamo un attimo alla sua domanda: che cos'è il rapporto giusto?
Quando noi avremo capito che cos'è il rapporto, sono sicuro che lei scoprirà da solo che cosa è giusto. Che cosa significa per lei il rapporto? "Mi faccia pensare. Significa tantissime cose, a seconda delle circostanze. Un giorno è una certa reazione, il giorno dopo ha una portata completamente diversa. È responsabilità, noia, irritazione, reazioni sensuali e il bisogno di fuggire da tutto questo".
Questo è quello che lei chiama rapporto. Si tratta di livelli diversi di reazioni sensoriali, di sentimenti - di romanticismo, se si è portati a quello - di tenerezza, attaccamento, solitudine, paura e così via (apprensione, più che paura reale). Questo è quanto viene definito rapporto con una persona o con l'altra. Lei è in rapporto anche con i suoi ideali, le sue speranze, le sue esperienze, le sue decisioni.
Tutto questo è lei e il suo rapporto con un altro; e l'altro è simile a lei, anche se da un punto di vista biologico, culturale e fisico può essere diverso. Ciò non indica forse che lei si muove sempre all'interno dell'egocentrismo e che l'altra persona agisce in maniera simile? Due vite parallele che non si incontrano mai?
"Incomincio a capire che cosa lei intende, ma la prego, continui".
Diventa chiaro che non esiste un rapporto reale. Fondamentalmente ci preoccupiamo di noi stessi, del nostro piacere, cedendo all'altro per ottenere a nostra volta soddisfazione, e così via all'infinito. Diciamola in un altro modo.
Perché gli esseri umani sono così centrati su se stessi, o egoisti nei più riposti recessi del loro essere? Perché? Gli animali selvatici non sembrano tanto egocentrici quanto lo sono gli esseri umani.
Se noi dobbiamo scoprire in prima persona qual è il rapporto giusto, dobbiamo approfondire questo interrogativo. È necessario sperimentare la percezione senza movente. La maggior parte di noi trova difficile osservare senza un qualche tipo di movente. Riusciamo a esaminare insieme, con obbiettività, quel che realmente accade in un rapporto fra due persone, si tratti di un rapporto intimo o no? Quasi tutte le reazioni, specialmente quelle dolorose o piacevoli, vengono registrate nel cervello, nella coscienza o a un livello più profondo. Questa registrazione, che inizia nel momento in cui nasciamo e continua fino alla morte, costruisce lentamente un'immagine o un quadro che ognuno ha di sé. Quando ci
sposiamo o viviamo con un altro per un mese o per anni , ciascuno dei due si forma un'immagine dell'altro. Le ferite, le irritazioni, le parole dure, quelle dolci, e così via, le reazioni sensuali, le osservazioni intellettuali, il cameratismo e la tenerezza, la fantasia di realizzazione -e le associazioni culturali: tutto questo forma le diverse immagini che si riattivano
nelle diverse circostanze. A parte i rapporti fisici reali, queste immagini distorcono o ostacolano un rapporto d'amore profondo, la compassione con la capacità di comprensione profonda che essa implica.
"E allora in che modo è possibile impedire la formazione di queste immagini?". Non le pare di porre una domanda sbagliata? Chi è che impedisce?
Non le sembra che a porre la domanda siano ancora una volta un'immagine o un'idea? Non sta forse ancora lavorando di fantasia, passando da un'immagine all'altra? Questo tipo di indagine non porta da nessuna parte. Quando una persona è colpita o ferita psicologicamente - il che accade fin dall'infanzia - le conseguenze di quella ferita sono ovvie: la paura di subire altre ferite, un ritrarsi costruendosi tutt'intorno una barriera, un ulteriore schermo isolante e così via, un processo che alimenta la nevrosi. Se e quando si ha consapevolezza di queste ferite, di questi conflitti, e li si osserva, allora istintivamente viene fatto di chiedersi in che modo sia possibile evitare di venire feriti.
L'immagine ultima è l’io , il sé con la lettera maiuscola e minuscola. Quando si arriva a cogliere il pieno significato del perché il cervello, il pensiero, formi queste immagini, la verità del perché queste immagini esistano, questa percezione stessa dissolve ogni processo di formazione delle immagini. Questa è la libertà ultima.
"Per quale ragione il cervello - o il pensiero, come dice lei – forma delle immagini?".
Forse per sentirsi protetto? Per essere al sicuro contro il pericolo? Per avere certezze, per evitare la confusione? Anche la più piccola parte del cervello per funzionare bene, in maniera efficiente, deve avere delle certezze, deve sentirsi al sicuro. Se poi quelle certezze e quella sicurezza sono un'illusione o un'invenzione del pensiero, come lo sono la fede o la credenza, in realtà non ha alcuna importanza, purché quell'area agitata del cervello si senta al sicuro, tranquilla, senza incertezze.
Noi moriamo in questa illusione. Accompagnato dalle immagini, come ad esempio il nazionalismo, e le immagini che si trovano in tutti i templi del mondo, l'uomo vive e porta avanti il conflitto, il piacere, il dolore.
Queste immagini vengono fabbricate a non finire.

Ma solo quando noi percepiamo che esse ostacolano e gettano un'ombra sul rapporto reale e rotondo tra noi e gli altri, tra noi e quella nuvola, tra quell'albero e quei bambini, allora soltanto può tesserci amore.

 

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