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Ricordi Sogni Riflessioni

Di Carl Gustav Jung
Da Ricordi Sogni Riflessioni - Rizzoli

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Il male oggi è divenuto una visibile grande potenza: metà dell'umanità si sostiene sulla base di una dottrina costruita dal raziocinio umano; l'altra metà deperisce per la mancanza di un mito commisurato alla situazione. I popoli cristiani sono giunti a un passo difficile; il loro cristianesimo sonnecchia e ha trascurato di sviluppare ulteriormente il suo mito, nel corso dei secoli. Coloro che hanno dato espressione all'oscura aspirazione a uno sviluppo del mito non furono ascoltati: Gioacchino da Fiore, Meister Eckhart, Jacob Boehme, e molti altri non sono considerati dalla massa degli oscurantisti. L'unico raggio di luce è Pio XII e il suo dogma. Ma, se lo dico, la gente non sa nemmeno a che cosa mi riferisco. Non si rende conto che un mito è morto se non vive e continua a svilupparsi.
Il nostro mito è diventato muto, non risponde più. La colpa non sta in esso ma, come si legge nelle Sacre Scritture, unicamente in noi, che abbiamo sviluppato, anzi abbiamo represso ogni tentativo del genere. La versione originale del mito offre ampiamente spunti di partenza e possibilità di svolgimento. Per esempio, le parole messe in bocca a Cristo: «Siate pertanto astuti come serpenti, e semplici come colombe.» Per quale scopo gli uomini hanno bisogno dell'astuzia dei serpenti? E qual è il legame tra l'astuzia e l'innocenza della colomba? «Se non diventate come questi bambini...» Chi riflette su che cosa sono realmente i bambini? In base a quale moralità il Signore giustifica l'appropriazione dell'asino di cui aveva bisogno per entrare in trionfo a Gerusalemme? E come mai, poco dopo, mostrò cattivo umore, come un bambino, e maledisse l'albero di fico? Quale specie di moralità emerge dalla parabola del cattivo amministratore, e quale conoscenza profonda e significativa per la nostra condizione deriva dal detto apocrifo: «O uomo, se sai quello che fai sei benedetto; ma se non lo sai, sei maledetto e sei un trasgressore della legge?» Che significa, infine, che San Paolo riconosca: «Faccio proprio quel male che non vorrei!» Non voglio menzionare le trasparenti profezie dell'Apocalisse, perché non godono credito alcuno e l'argomento è ritenuto generalmente scabroso.
Il vecchio problema posto dagli gnostici: «Da dove viene il male?», non ha trovato risposta nel mondo cristiano, e la cauta ipotesi di Origene di una possibile redenzione del diavolo è stata ritenuta un'eresia. Oggi però siamo costretti ad affrontare quel problema; ma stiamo a mani vuote, sconvolti e perplessi, e non riusciamo a capire che non ci verrà in soccorso nessun mito di cui abbiamo tanto bisogno. In conseguenza della situazione politica e del pauroso - per non dire diabolico - trionfo della scienza, siamo scossi da segreti brividi e da oscuri presentimenti: ma non sappiamo a quale partito appigliarci, e ben pochi giungono alla conclusione che questa volta ne va della troppo a lungo dimenticata anima dell'uomo.
Un ulteriore sviluppo del mito potrebbe ben collegarsi con la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, con la quale furono resi figli di Dio; e non essi soltanto, ma tutti gli altri che attraverso essi e dopo di essi ricevettero la filiatio divennero figli di Dio, e così ebbero anche la certezza di non essere soltanto ammalia autoctoni, creature della terra, ma per la loro seconda nascita seppero di avere le loro radici nella divinità stessa. La loro vita visibile, corporea, era di questa terra: ma l'uomo interiore aveva il suo passato e il suo futuro nella originaria immagine della totalità, nell'eterno padre, come è detto nel mito cristiano della salvazione.
Come il Creatore è un tutto, così la sua creatura, dunque suo figlio, dovrebbe essere un tutto. Nulla può diminuire il concetto della divina totalità; ma, sfuggendo alla coscienza, si verificò una frattura, in quella interezza, e ne derivarono un regno della luce e un regno delle tenebre. Questo risultato era chiaramente preparato già prima che apparisse Cristo, come si può rilevare, tra l'altro, nell'esperienza di Giobbe, o nel diffusissimo libro di Enoch, che appartiene ai tempi immediatamente precedenti all'epoca cristiana. Anche nel cristianesimo, evidentemente, si perpetuò questa scissione metafisica: Satana, che nel Vecchio Testamento apparteneva ancora all'immediato seguito di Jahweh, divenne ormai l'antitesi diametrale ed eterna del mondo divino, che non poteva essere sradicato. Non deve sorprendere perciò che già dal principio del secolo XI sorgesse la credenza che fosse stato il diavolo, e non Dio, a creare il mondo. Così si iniziò la seconda metà dell'eone cristiano, dopo che già il mito della caduta degli angeli aveva narrato che erano stati gli angeli ribelli a insegnare all'uomo una pericolosa conoscenza delle scienze e delle arti. Che avrebbero detto quegli antichi narratori alla vista di Hiroshima?
Il genio visionario di Jacob Boehme riconobbe la natura paradossale dell'immagine divina, e così contribuì all'ulteriore sviluppo del mito. Il simbolo del mandala abbozzato da Boehme è la rappresentazione di un Dio diviso, perché il cerchio interno è diviso in due semicerchi a convessità opposte.

 

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