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Un destino itinerante. Conversazioni tra Occidente e Oriente

Di Elémire Zolla e Doriano Fasoli - Marsilio Editori

 

Vita contemplativa

 

Doriano Fasoli: Nel volume collettaneo intitolato "La religione della Terra" (pubblicato da Red nel 1991), curato dall'orientalista e studiosa di estetica Grazia Marchianò (leggi conversazione giugno 2005) per festeggiare il Suo sessantacinquesimo compleanno, Sua moglie osserva che la frequentazione dei mistici Le ha plasmato "attorno uno stile di vita simile a quello di certi contemplativi zen catafratti al mondo nonostante l'inosservanza di voti o regole". In che cosa consiste per Lei la vita contemplativa? Quando è possibile?

 

Elémire Zolla: La vita contemplativa è aperta a chiunque, visto che a tutti capita due volte al giorno di uscire dal sonno o di entrarvi. Sono due istanti che si compongono in parti equivalenti di veglia e di sonno. Basta estendere quella condizione e farla permanere il più possibile. E ad essa che torniamo di fatto quando la nostra attenzione si fissa su un paesaggio, un'atmosfera o un minerale e vi si confonde

 

Realtà virtuale

 

Doriano Fasoli: "Il virtuale - scrive Mario Bettettini nella prefazione all'omonimo libro di Pierre Lévy (pubblicato da Cortina) - è dentro di noi intorno a noi, che vi siamo già immersi semplicemente perché il virtuale era già. Il testo di Lévy oltre a fornire una rappresentazione di quello che significa servirsi oggi della realtà virtuale nel senso tecnico del termine, si propone anche come un manuale di filosofia del virtuale".
L'immagine oggi non è più un semplice oggetto piano creato unicamente per gli occhi; è uno spazio nel quale possiamo entrare, occupato da oggetti che possiamo toccare, manipolare, comprendere, oggetti che resistono e si animano sotto le nostre mani. Tuttavia, anche arricchita da alcuni attributi della realtà, l'immagine non è ancora comunque la realtà. Che bisogno ha l'uomo di sostituire al suo mondo un mondo fittizio? Quali sono i legami fra questo mondo fittizio e la realtà?
Sono interrogativi posti da Claude Cadoz nel suo volumetto intitolato "Le realtà virtuali" (edito da Il Saggiatore) e che, a mia volta, Le presento.

 

Elémire Zolla: Parecchi anni fa ebbi notizia degli esperimenti della NASA e dell'uso invalso nell'aeronautica americana di allenare con voli virtuali. Subito mi si presentò alla mente la realtà virtuale come concetto e ne sciorinai istantanea-mente le conseguenze, la gamma di programmazioni possibili, che dopo aver composto luoghi turistici, con possibilità di deviazioni dall'itinerario, scene erotiche con partecipazione totale e d'ogni tipo, dopo aver esaudito curiosità e vizi (i soliti), avrebbe potuto anche estendersi a una regione che conoscevo a sufficienza, la mistica. Mi capitò alcuni anni fa in Giappone d'incontrare un funzionario di casa editrice che stava studiando di produrre un programma di Kùkai intento a inghiottire uno spirito. In Italia le reazioni a ciò che venivo dicendo in conferenze e scrivendo in articoli erano state esasperanti e illuminative: la gente non riusciva a tenere fisso e nitido nella mente il concetto di realtà virtuale e non appena qualcuno riusciva a coglierlo fermamente, si faceva prendere dalla paura, scatenava il suo moralismo esagerando le tremende conseguenze dell'invenzione. Ci fu chi invocò i poveri bambini, che potevano essere travolti dall'esperienza!
L'entrata in realtà virtuali, per studio, per diletto, per quel che sia chissà, darà all'inizio qualche capogiro ma questo ha la stessa importanza che con l'introduzione della ferrovia ebbero lo sgomento e il capogiro che provarono i delicati seduti in un vagone. Da bambino ricordo che quasi tutti erano impauriti dal volo aereo.
Alla fin fine, avendo squadernato le possibilità delle realtà virtuali, per non essere soverchiato da queste reazioni penose, cessai di parlarne, anche perché non è un tema troppo esteso, anzi è piccino piccino e lo sfruttamento dell'invenzione avverrà fra qualche decennio. Ciò che ho veduto negli apparecchi a disposizione mi sembra un innocuo scherzetto.
Come mai la reazione è stata così misera? Credo che tutti abbiano paura di smarrire il concetto di REALTÀ OGGETTIVA. In effetti i più sciocchini dicevano che avrebbero sempre preferito la realtà tangibile, come se un apparecchio per la realtà virtuale non prevedesse il tatto, oltre agli altri sensi. Un buddhista non sarebbe turbato, ma in Occidente le filosofie vigenti attribuiscono alla REALTÀ OGGETTIVA il ruolo che fu del santo Graal.

 

Da: "Un destino itinerante. Conversazioni tra Occidente e Oriente" di Elémire Zolla e Doriano Fasoli, Marsilio, 2002

 

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