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Riflessioni sull'Alchimia

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di Elena Frasca Odorizzi   indice articoli

 

Il trattato sul Picatrix e i suoi rapporti con la magia

di Roberto Taioli - Luglio 2009
Capitolo 4) Teoria e pratica del talismano
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La  teoria e pratica del talismano occupa una cospicua parte del Picatrix richiedente per densità e importanza una riflessione specifica. Va detto comunque in via di premessa che nel trattato confluisce una tradizione antichissima che attraversa l’esperienza esoterica dai confini dell’Asia al nord Europa.  Pratiche di amuleti e talismani hanno operato ai confini di religione e magia, spesso infiltrandosi anche nelle confessioni tradizionali e aprendo controversie e lotte.
Cercheremo quindi, prima di addentrarci nei meandri del Picatrix di scandagliare la terminologia e la provenienza di queste parole, scoprendo che non sono unidirezionali ma ricche di sfumature e tonalità differenti, non prive di interesse anche per quanto riguarda la sfera d’azione di tali pratiche.
Amuleti e talismani non sono assolutamente la stessa cosa, come una certa superficiale consuetudine parrebbe far credere, ma indicano intermediazioni diverse nel rapporto tra l’uomo e il divino. Da sempre l’uomo si è preoccupato di preservare la propria esistenza davanti a forze ed energie inspiegabili, eventi misteriosi e minacciosi dai quali non sembrava in grado di difendersi  con le proprie forze. Le pratiche talismaniche sono così intervenute per preservare l’uomo davanti all’inspiegabile, tentando con particolari procedure di interferire con quelle forze, convogliandone e catturandone le energie e le influenze.
Amuleti e talismani come oggetti non si trovano in natura, ma sono il risultato e di una produzione, di una manifattura messa in atto da personaggi particolari, specificatamente ad hoc attrezzati, chiamati maghi.

L’origine della parola amuleto è alquanto sfaccettata riguardo alla provenienza linguistica poiché essa compare in diversi contesti culturali, dalla araba Hamala o Jamalet fino al latino Amuletum usato da Plinio il Vecchio nel 50 d.C., solo per segnalare i ceppi più noti.  Non da dimenticare è anche la radice del verbo greco “amoliri” che significa “allontanare”, con un chiaro senso di voler stornare da sé, tener lontane, influenze nefaste. In qualsivoglia sedimentazione linguistica la parola veicola fondamentalmente il significato di “portare con sé, di un oggetto che ci accompagna e  nel suo essere-con- noi, ci protegge da ogni forma di minaccia proveniente dall’esterno, svolgendo pertanto una funzione difensiva, un vero e proprio scudo a tutela della nostra incolumità.
Come dicevamo, l’origine storica di questa pratiche è antichissima, addirittura risalente alla preistoria, quando i primi amuleti venivano realizzati da denti, ossa, corna di  animali cacciati e uccisi, e trasformati in oggetti di culto, certo in forme ancora rudimentali e grezze, ma già indicative delle future e più sofisticate attribuzioni, determinatesi nel tempo con l’acquisita maggiore consapevolezza del legame tra le forme divine e il mondo umano.
Le grandi migrazioni e l’età del ferro e del bronzo influirono notevolmente sulla stessa  pratica degli amuleti in quanto resero possibile la produzione di amuleti più elaborati ricavati da metalli nobili, pietre preziose e dalle piante officinali. Questi oggetti vedranno quindi attribuirsi una sempre maggiore importanza ed anche un più alto livello di ”proprietà” di cui sono dotati, lenitrici e guaritrici della sofferenza umana.
Esiste così una evoluzione delle forme amuletiche legata al grado di civilizzazione dell’uomo sulla terra. Gli Egizi trasformarono la pratica degli amuleti dalla forma grezza in una vera a propria arte sacrale misterica. Da essi infatti proviene l’idea di creare – con la Steatite e la Maiolica Blu – lo Scarabeo, simbolo di rigenerazione dopo la morte, ed ancora essi ci hanno lasciato amuleti riportanti le immagini degli Dei, dell’occhio di Horus o di Iside, dea della fertilità. Questi amuleti erano nella vita quotidiana degli Egizi, oggetti  indispensabili per il godimento di una buona salute nel mondo terreno e viatico per la pace ultraterrena.
L’influenza  egizia è stata determinante poiché ha insegnato ai maghi successivi l’importanza del lavoro sulle sostanze naturali e materiali, che dovranno essere manipolate e lavorate per poter ascendere dallo stadio grezzo a quello sacrale. Una pietra infatti non è di per sé e in sé un amuleto se non dopo  essere stata sottoposta ad un processo e quindi trasformata.
Nasceva così un’arte e tecnica combinatoria, seguita dai maghi che erano soliti accappiare alle pietre una consequenziale figura incisa sulla stessa,  secondo una  corrispondenza di cui riportiamo una esemplarità:

AMETISTA UN OSSO
BERILLO UNA RANA
CALCEDONIO UN UOMO A CAVALLO
CRISOLITO UN ASINO
CORALLO UOMO ARMATO DI SPADA
SMERALDO UNO STORNELLO
GRANATO UN LEONE
ONICE UN CAMMELLO
SARDONICE UN’AQUILA
SELENITE UNA RONDINE
TOPAZIO UN FALCONE
ZAFFIRO UN MONTONE

  

Ormai quindi l’arte amuletica raggiunge un livello di elaborazione alquanto sofisticata e complessa, tale da non potersi più improvvisare ma richiedente il possesso di profonde conoscenze, applicazione e studio.
Infatti l’incastonatura delle pietre seguiva un processo identico a quello sovra descritto e lo stesso avveniva per la montatura per la quale venivano scelti i metalli in base alla natura delle pietre e alla loro corrispondenza astrale; per esempio il berillo si incastonava solo con l’oro, il giacinto con l’argento, la perla soltanto in collana. Ciò richiedeva la classificazione planetaria dei metalli e delle pietre, oltre alla classificazione ed identificazione dei loro colori e delle corrispondenze zodiacali.  Per esempio per quanto concerne la classificazione planetaria dei metalli troviamo le seguenti corrispondenze:

 

SOLE ORO
LUNA ARGENTO
MERCURIO MERCURIO
VENERE RAME
MARTE FERRO
GIOVE STAGNO
SATURNO PIOMBO

 

Classificazione planetaria delle pietre:

 

SOLE CARBUNCOLO
LUNA DIAMANTE
MERCURIO SARDONICE
VENERE SMERALDO
MARTE RUBINO
GIOVE ZAFIRO
SATURNO OSSIDIANA

                                            

Alcuni studi mirati allo scopo di verificare l’efficacia degli amuleti, sono giunti alla conclusione che una cospicua parte nel misterioso processo delle influenze degli amuleti è attribuibile al colore con il quale essi vengono lavorati; già nell’antichità quindi era attentamente valutata l’influenza dei vari colori sul corpo umano, tanto da dar luogo ad una cromoterapia, capace di “leggere” con il colore le zone nevralgiche della sensibilità e stimolare un rapporto di azione/reazione.
Secondo la tradizione amletica il corpo ha bisogno dell’intera gamma di colori per preservare la propria integrità, in particolare dell’azzurro, del rosso e del giallo, ovvero dei tre colori che anticamente venivano considerati fondamentali e che oggi sono sostituiti dal rosso, dal verde e dal violetto. Per cui veniva proposta la seguente tabella di accostamenti:

 

ROSSO: caldo e stimolante della vitalità e attività sensoria
GIALLO: produce benessere interiore, stimola il sistema nervoso
VERDE: rappresenta l’equilibrio delle forze e stimola l’ipofisi
AZURRO: rilassante dei nervi e del sistema vascolare
VIOLETTO: sedativo del sistema nervoso, rende docile il carattere
BIANCO: aiuta lo sviluppo morale e spirituale

 

Per quanto riguarda invece i talismani, dei quali nel Picatrix si parla ampiamente, il primo  problema è di non confonderli con gli amuleti. Non è che tra le due pratiche non vi siano affinità e parentele, giacché entrambi operano come intermediari tra l’umano e il divino, ma diversa ne è la configurazione. In linea di massima gli amuleti si presentano come oggetti e figure di piccole dimensioni, creati e prodotti per  essere portati addosso, come dice l’etimologia condivisa, con lo scopo di proteggere da pericoli e mali, oppure per intercedere al fine di ottenere una grazia. I talismani (dal greco telesma che significa rito religioso, oggetto consacrato) sono invece Sigilli, figure o caratteri astrologici e sono impressi, stampati o cesellati su una pietra speciale, oppure su di un metallo corrispondente all’astro in questione. Da questa distinzione se ne può dedurre che gli amuleti vengono impiegati per vincere i pericoli, mentre i talismani attribuiscono un potere benefico ai loro possessori, catturando e catalizzando in essi le energie positive provenienti dal cosmo.
Sarà quindi in base di un rituale ben preciso che un talismano verrà costruito, tenendo conto degli influssi dei pianeti, del giorno in cui vengono costruiti, scegliendo con cura i metalli e i segni cabalistici più adatti per creare quella particolare raffigurazione simbolica che si vuole ricreare.
La scienza talismanica richiede quindi un livello di elaborazione molto più sofisticato rispetto alla pratica più grezza degli amuleti, anche perché postula una approfondita conoscenza astrale.
La tradizione insegna che ciascun talismano deve essere del colore e del metallo corrispondente al pianeta, come si evince da questa tabella:


Pianeti Colore Metallo
SOLE GIALLO ORO
LUNA BIANCO ARGENTO
MERCURIO VERDE/ROSSO MERCURIO
VENERE VERDE RAME/OTTONE
MARTE ROSSO FERRO
GIOVE AZZURRO/CELESTE STAGNO
SATURNO NERO PIOMBO

 

Dallo schema delle corrispondenze  ne derivano precisi influssi nella vita individuale: i talismani del Sole concedono favori nella sfera della ricchezza personale, i talismani di Marte concedono forza e vigore, i talismani della luna preservano da pericoli e malattie, i talismani di Venere placano l’odio ed ispirano amore, i  talismani di Mercurio infondono saggezza, i talismani di Giove infondono sicurezza, i talismani di Saturno alleviano i dolori e ne favoriscono la sopportazione.

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