Home Page Riflessioni.it

        DOVE IL WEB RIFLETTE!  16° ANNO

Menu sito

Riflessioni sull'Alchimia

Riflessioni sull'Alchimia

di Elena Frasca Odorizzi   indice articoli

 

La Via Alchemica in una Rivisitazione del Tarocco del Carro

Marzo 2009
pagina 2/2 - pagina precedente

 

La Via Alchemica in una Rivisitazione del Tarocco del CarroIL NOME
Ho scelto di ribattezzare il settimo Arcano con il nome di Veicolo, ispirandomi al termine Indiano Yâna, che vuol dire, sia Veicolo che Via e Risveglio. Non vi era parola più adatta di questa, per rappresentare tanto il tradizionale mezzo di trasporto del Vincitore, che la natura dell'impresa compiuta per elevarsi.

 

L'AURIGA
Esistono 3 scuole Buddiste che usano il termine Yâna: La Scuola del Grande Veicolo (Mahayana), la Scuola del Piccolo Veicolo (Hinayana) e la Scuola del Vicolo di Diamante (Vajrayana).
Tentando una sintesi di queste tre correnti filosofico-religiose, al posto di un Condottiero Trionfante, ho messo Tara la compassionevole [1] , un Bodhisattva femminile, che rappresenta la Vittoria sulla vacuità di ogni Dualismo, attraverso la coscienza del suo intrinseco Relativismo.
Pur richiamandomi alla prima rappresentazione del Carro guidato da una figura femminile, volevo che la carta mostrasse che ogni trionfo materiale deve poggiare sulle solide basi della realizzazione interiore, altrimenti, qualunque successo sarà effimero e senza futuro, qualsiasi impresa per quanto apparentemente gloriosa, sarà destinata a fallire. Per rafforzare simbolicamente la scelta di un Avatar, ho posto in grembo a Tara, un Alambicco Alchemico, conosciuto come il Pellicano: la Madre che nutre i figli, carne della sua carne, con il proprio sangue. Coloro che cercano (e trovano) la loro realizzazione, non possono, infatti, godere egoisticamente dei frutti della loro ricerca, ma “devono tornare” dal Viaggio, per confermare che chiunque può cambiare, poiché tutti abbiamo in noi stessi l'Energia e gli Elementi necessari per automiglioraci e autorigenerarci.

 

IL CARRO
Il Carro su cui viaggia Tara, non poteva essere che un fiore di loto, come quello sul quale siede il Buddha in meditazione, sovrastato dal Cobra Kundalini. Il nelumbo induista, e la nostra ninfea, sono, infatti, piante speciali, che celano in se stesse il segreto della conciliazione degli opposti, perché pur affondando le loro lunghe radici nel fertile fango della trasformazione, emergono candidi e bellissimi da questa putredine. Allo stesso modo, l’essere umano deve saper trasformare in Forza, anche le peggiori situazioni o sconfitte che incontrerà nella sua vita, deve comprendere la forma e il senso del caos del suo sostrato esistenziale, della sua nigredo psicologica, trasmutando l’esperienza in consapevolezza:

 

«Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. [3] Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu [2] .»

 

In questi termini, il nelumbo insieme alle due Colonne serpentiformi che costituiscono il resto dell’impalcatura, sono una metafora della Via Alchemica, che come un enorme fiore/vaso distillatore piramidale, indirizza, unifica e perfeziona le forze provenienti dal basso spingendole verso l’alto in una visione di totale armonia e serenità, come si legge sul viso della stessa Tara:

 

«Beato», infatti, «chi sa allargare il proprio orizzonte ed elevare le proprie mete, oltre le frontiere delle cose apparenti» (Amadeus Voldben).

 

Ogni Colonna è un Caduceo, che rappresenta i tre canali di energia  Ida, Pingala e Shushumna con i classici 7 incroci. A ogni incrocio corrisponde un Chakra, il cui significato è ruota e proprio questa idea di un punto dove l'energia si concentra e si distribuisce attraverso un movimento rotatorio ininterrotto, fa subito pensare alla Distillazione Interiore portata avanti dai due emisferi cerebrali con continue operazioni sinergiche di Solve et Coagula mentali. Il Carro, per procedere, non ha quindi bisogno di altre ruote che di “queste”, così come le redini diventano inutili, se le ali perdute dall’Anima di Platone, si trasformano in quelle della Dea Egizia della Giustizia e dell'Equilibrio. Per questo motivo, le ali di Maat, simili all'alloro che circonda le tempie dei vincitori, coronano la testa del Cobra, come simbolo della raggiunta capacità dell'Auriga di radicarsi in se stesso, mentre guida la sua vita verso mete sempre più elevate:

 

«[…] noi cerchiamo di penetrar la causa della caduta delle ali, perché cioè, l’anima le perda. E penso che possa esser questa: (XXVI, 246-7) La virtù delle ali è di portare in alto ciò che pesa, sollevandolo sino alla sfera abitata dagli dei, e però più di ogni cosa corporea essa partecipa del divino: e il divino vuol dire bellezza, sapienza, bontà ed ogni altra cosa somigliante. Di ciò soprattutto si nutrono e si fortificano le ali dell’anima; ma per effetto di quel che è turpe si, cattivo e simile , si sciupano e periscono [3]

 

I CAVALLI
I Romani usavano il termine persona, per indicare la maschera, mentre noi usiamo la stessa parola per designare l'Individuo in sé. L'origine di questa fusione semantica si spiega con il fatto che i popoli antichi scoprirono che il Teatro aveva una funzione catartica, e le maschere rappresentavano precise tipologie ed energie caratteriali [4] , nelle quali tutti si potevano rispecchiare o dietro alle quali ciascuno si potevano nascondere.
Basandomi sullo stesso principio e usando in modo “moderno” la legge delle corrispondenze, ho trasformato i quattro elementi fisici e magici (le stagioni, le forze della natura, i 4 punti cardinali, ecc.) in elementi psichici [5] e ho rappresentato i quattro temperamenti di Ippocrate (il sanguigno, il malinconico, il collerico e il flegmatico), come maschere teatrali calpestate dall'animale collegato al loro Elemento. Spesso, infatti, la Personalità, non è altro che una finzione dietro alla quale regna il caos degli Elementi caratteriali, ma questo conflitto potrebbe essere superato semplicemente con la conoscenza degli stessi, attraverso una presa di possesso, “un catturare che è un comprendere [6] ”.  Al posto dei due cavalli e delle sfingi, ho preferito anche io, mettere 4 animali cosmici, in riferimento ai 4 Elementi, ma li ho scelti in base a caratteristiche alchemico psicologiche e simpatie totemiche personali. Ho disegnato così, la Tartaruga, lenta e pesante, ma inarrestabile forza concreta, il Falco, visione lungimirante, che osserva le cose dall'alto [7] , il Drago, fonte inesauribile di Energia da canalizzare e il Delfino, empatico e intuitivo padrone/salvatore del mare psichico.
Per maggiore chiarezza, sul pavimento bianco e nero, simbolo «dell’eterno allacciamento [8] » degli opposti, ho disposto, vicino a ogni maschera, i nomi dei quattro elementi psichici “del nostro tempo”: il Super Io o censore, l’Es o inconscio, l’Io o Ego elemento conscio, organizzatore dei due precedenti, (secondo Freud) e il Sé, la totalità psichica  che comprende la parte conscia e inconscia (per Jung). Agli occhi di un Bodhisattva, anche queste sfaccettature dell'Essere non sono altro che frammenti illusori di uno stesso disegno, ma l'unico modo per vincere la propria partita sulla Scacchiera della vita, è conoscere la funzione e quindi le capacità di ogni singolo pezzo in gioco.

 

ALTRI SIMBOLI
Vi sono altre simbologie rafforzative, celate nella carta, per esempio: il Tao sull’alambicco, il fiore a sette petali, che è il numero degli scalini dell’iniziazione nel mondo antico (e quindi non a caso il numero stesso della carta del procedere trionfale), l'arcobaleno sotto le ali, la volta stellata, la forma a Stella di Salomone ottenuta con la sovrapposizione delle maschere con gli elementi corrispondenti. Apparentemente inusuale potrebbe sembrare l'immagine del Lombrico, ma questo in realtà cela profondi significati alchemici, per cui, il suo posto, è sopra la piccola pietra nera, che è il fondamento di tutta “l'Opera Nostra”. Il “serpente della terra”, infatti, si dedica, anima e corpo al V.I.T.R.I.O.L, trasformando e rendendo fertile la nera terra, maè anche una creatura Ermafrodita, con capacità di autofecondazione e autorigenerazione come la materia prima degli alchimisti:

 

«Cammina senza gambe e non ha ali. Questo drago può "nuotare" attraverso la Terra! Non ha bisogno di polmoni perché è pensato in maniera così perfetta che assorbe l'ossigeno che gli serve attraverso la pelle. Muovendosi, costruisce delle strade perfette attraverso il suolo. Anche queste strade sono impermeabili e diventano i sentieri che le piante usano per dirigere le loro radici al centro della Terra. I sentieri che la pioggia usa per irrigare il suolo in profondità. E le strade dalle quali sfiatano i gas dalla Terra, diventando nuvole per purificare nostra Madre Terra. Pensate che anche se questo fosse l'ultimo drago sulla terra, è così importante che gli è stato dato il potere di autofecondarsi. Questo drago non conosce la morte e in condizioni favorevoli può vivere per sempre. Non solo: sboccia con le piante in sincronia con la loro stagione. Il drago non giace su un mucchio d'oro, tuttavia qualsiasi cosa tocchi si arricchisce cento volte di più. Attenzione, questo drago può mangiare tutto! Vetro, pietre, sostanze vegetali o animali, tutto è cibo, e non ha denti [9]

 

Questo piccolo e magico «Drago della Terra», considerato, ingiustamente, la creatura più umile di tutte è, dunque, l'unico essere vivente che può porsi con fierezza sul cammino del Vincitore, per ammonire tutti coloro che si rispecchiano in questa carta, che:

 

«Il carro rappresenta la realizzazione, la vittoria finale in un senso non solo materiale, ma anche spirituale. E' altrettanto indicativo del fatto che il soggetto non deve farsi trascinare dal successo, né deve schiacciare tutto ciò che trova sul suo cammino. Lo stesso carro infatti può essere capovolto e ciò che inizia con un trionfo potrebbe finire con una catastrofe [10] ».

 

Il Lombrico è, dunque, l'Immagine Riflessa del Bodhisattva stesso, perché, come insegna il Buddhismo: l'Altruismo, (senza il quale non vi sarebbe condivisione), è il più grande Trionfo per tutti:

 

«coloro che possiedono la Bodhicitta, ( Bodhi" significa illuminazione e "cìtta" significa mente) sono quegli individui che si considerano in basso e mettono tutti gli altri a un livello superiore. La responsabilità nei confronti degli esseri viventi non è quella disposizione mentale per cui guardiamo gli altri dall'alto in basso, ma è l'attitudine con la quale ci poniamo di fronte al nostro maestro, ai nostri genitori, agli anziani. Ed è per questo che nella pratica di Bodhicitta si recita il verso "Possa io essere il servo di tutti gli esseri viventi". […] Dal punto di vista buddhista la cosa più significativa che possiamo tirare fuori dalla nostra vita umana è l'altruismo. Sicuramente ci sono tanti altri significati, tante altre cose che hanno un senso nella vita umana, ma quella che ha il valore più alto è l'attitudine altruistica: la mente altruistica, i pensieri altruistici, l'azione altruistica [11]

Elena Frasca Odorizzi

pagina 2/2
pagina precedente

Altri articoli sull'Alchimia

NOTE
[1] Compassione, dal latino Cum Pateo, cioè soffrire con qualcuno, sentire la sofferenza di un altro essere vivente, condividere un sentimento, sentirsi vicini, quindi comprendere. In sanscrito si dice karuna.
[2] Genesi I, 2-3: [2]
[3] PLATONE, Fedro, XXV, 245-6 
[4] Cfr. Le maschere del Teatro Giapponese Noh.
[5] Cfr. dai 4 umori e i 4 temperamenti di Ippocrate (V sec. a. C.), passando per i significati attribuiti ai 7 gradi collegati ai pianeti, fino ad arrivare alla rielaborazione dei 4 temperamenti fatta da Steiner, l'Ennegramma di Gurdjeff, le 16 personalità di Jung, i modi di essere difensivi della Gestalt, ecc.
[6] Zenone, il fondatore dello Stoicismo, rappresentava il processo cognitivo con la figura di una mano. La quarta immagine era rappresentata dalla Mano chiusa per indicare la Katalepsis, la presa di possesso. Cfr. MAX POHLENZ, La Stoa,  Storia di un Movimento Spirituale, 2 Volumi, Firenze, La Nuova Italia Editrice, 1978
[7] Cfr. anche alla stampa alchemica del Symbola Aureae, p. 192, in JOHANNES FABRICIUS, Alchimia, l'Arte Regia nel simbolismo medievale, Roma, Meditarranee, p. 55, fig. 82, . In essa una Rana e un Falco sono collegati da una catena, indicando l'unione tra l'animale terracqueo e quello celeste, cioè le continue distillazioni della stessa materia che passa dallo stato disciolto a quello volatile con successiva ricaduta e rimescolamento continuo.
[8] Cfr. la parola Tantra e Telaio che derivano dalla stessa radice sanscrita  tan, (annodare, allacciare, azione del tessere, unione sessuale) nel mio L'Alchimia Sessuale, il suo significato e i suoi rapporti con la Magia Sessuale delle Scuole Esoteriche Tradizionali  del XIX – XX secolo, su Riflessioni.it
[9] Rocky C. Storm, Il lombrico, drago magico che fertilizza il suolo. http://www.catpress.com/planet/terra/clombri.htm
[10] CECILIA GATTO TROCCHI, I Tarocchi, Milano, Tascabili Newton, 1995, p. 49
[11] Parole del Lama  Geshe Gedun Tarchin http://www.geduntharchin.it/gt_index.asp

 

 

Libri citati

 

- PLATONE, Tutte le Opere
-
PLATONE, Fedro
-
MAX POHLENZ, La Stoa,  Storia di un Movimento Spirituale
-
JOHANNES FABRICIUS, Alchimia, l'Arte Regia nel simbolismo medievale
-
CECILIA GATTO TROCCHI, I Tarocchi

Utenti connessi


Cerca nel sito

Iscriviti alla Newsletter
Un solo invio al mese

Iscriviti alla Newsletter mensile


seguici su facebook


I contenuti pubblicati su www.riflessioni.it sono soggetti a "Riproduzione Riservata", per maggiori informazioni NOTE LEGALI

Riflessioni.it - ideato, realizzato e gestito da Ivo Nardi - P.IVA 09009801003 - copyright©2000-2016

Privacy e Cookies - Informazioni sito e Contatti - Feed - Rss
RIFLESSIONI.IT  -  Dove il Web Riflette!  -  Per Comprendere quell'Universo che avvolge ogni Essere che contiene un Universo...