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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

I due progetti della Massoneria

Ottobre 2008
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I due progetti della MassoneriaPiù volte nei miei articoli sono ritornato sulla distinzione ufficiosa tra Massoneria “di indirizzo sociale” e “di indirizzo esoterico”, che rispecchia le due principali tendenze in seno all’istituzione massonica.

La ragione per cui un’analisi storica volta a delineare l’origine e le vicende delle due tendenze non è stata mai tentata risiede probabilmente nella riluttanza a sottolineare le differenze di opinione tra i Fratelli ; tuttavia questa omissione ha portato con sé alcuni risultati a mio giudizio negativi, tra i quali il cristallizzarsi di pregiudizi privi di fondamento circa le origini di entrambe. Tipico quello degli “esoterici” per cui la Massoneria sociale sarebbe in realtà una sorta di “deviazione moderna” del tutto priva di radici.

 

Questo articolo è un umile tentativo di mettere un po’ d’ordine, gettando luce sulla vera natura dei due progetti opposti che si sono contesi i destini della Massoneria dal 1717 ad oggi.

 

L’idea di quello che definiremo “Progetto 1” aveva cominciato a serpeggiare nelle cerchie intellettuali londinesi fin dalla metà del diciassettesimo secolo, e consisteva nell’unificare la diaspora delle gilde artigiane prossime al tramonto nella forma di un’organizzazione centralizzata in grado di esportare nel mondo i principi democratici.

Nella visione dei suoi fondatori – tra i quali possiamo annoverare personaggi del calibro di Isaac Newton – l’idea di creare una Massoneria in grado di esercitare un’influenza sulla società non entrava in nessun modo in contrasto con il loro concetto di scuola esoterica : la loro fonte di ispirazione erano le opere di John Dee e di altri grandi Ermetisti rinascimentali, per cui realizzazione iniziatica e affermazione nel sociale andavano insieme, e il perseguimento dell’una rivestiva la funzione di potenziare l’altra.
Il loro disegno era mettere a frutto le potenzialità magiche dei simboli massonici, tramite cui è possibile compiere operazioni nel microcosmo della Loggia suscettibili di ripercuotersi e causare effetti sul macrocosmo del mondo ; in chiusura dell’articolo, accennerò alle modalità di questo tipo di azione.
Nella prima parte della storia della Massoneria speculativa, le applicazioni pratiche del Progetto 1 sortirono notevoli risultati : prodigiosa fu infatti la rapidità con cui l’istituzione massonica si sparse per l’Europa, e la sua influenza sta alle origini dei due principali avvenimenti storici del diciottesimo secolo, la Rivoluzione Americana e quella Francese.

Per varie ragioni, tuttavia – a una delle quali accenneremo più avanti – il Progetto 1 smarrì abbastanza presto le chiavi dell’operatività magica, e nel corso del diciannovesimo secolo si evolse rapidamente in direzione della Massoneria “di indirizzo sociale” che conosciamo oggi, completamente distaccata dalla pratica dell’esoterismo salvo il minimo indispensabile per ottemperare alle esigenze rituali.
Venne a crearsi in questo modo una discontinuità che ostacola la possibilità di ricostruire la sua storia in forma lineare ; operazione sconsigliata anche dal fatto che tracciare la storia del Progetto 1 equivale a svelare interamente la portata dell’influenza sociale della Massoneria, rendendola più vulnerabile alle calunnie dei suoi nemici (come ho già avuto modo di osservare, sebbene riferendomi all’influenza dell’esoterismo in generale, nell’articolo Il sistema enochiano).

 

Che io sappia, Laurence Gardner è il primo storico della Massoneria che abbia avuto il coraggio di indagare seriamente in quella direzione, e dalle sue ricerche sono emerse valenze storiche di estremo interesse, come la grande influenza esercitata nella genesi del Progetto 1 dalla Royal Society.

Invece il Progetto 2, sebbene rivendichi per sé radici molto antiche e si attribuisca il ruolo di paladino della tradizione, venne pensato nella prima parte del diciottesimo secolo come reazione al precedente, e mira a distaccare la Massoneria dall’azione sociale mediante una visione dell’esoterismo interamente rivolta alla ricerca interiore.

Poiché le persone che passano il tempo a guardare dentro sé stesse non danno fastidio a nessuno, e salvo rare evenienze storiche vengono giustamente lasciate in pace, questo ha permesso al Progetto 2 di evolversi nel tempo senza scosse o interruzioni ; nonché di elaborare varie chiavi di lettura dell’esperienza massonica  che spesso risultano in notevole contrasto fra loro, ma sono unanimi qualora si tratti di difendere le linee fondamentali del loro concetto di “tradizione”, o di stigmatizzare qualunque tentativo della Massoneria di rendersi più efficacemente operativa nella società.

 

Non credo sia necessario riassumere in questo articolo la storia del Progetto 2, in quanto non sarebbe altro che un uggioso riassunto della storia della Massoneria come oggi viene raccontata da innumerevoli libri e libelli ; questo perché da tempo gli scrittori che (consapevolmente o no) si riferiscono al Progetto 2 fanno la parte del leone nel campo della pubblicistica massonica, delineandone in modo pressoché incontrastato contenuti e tendenze.

Fu infatti una caratteristica del Progetto 2 fin dagli esordi l’abbondanza di produzione letteraria (spesso anche di insigne livello, se si pensa ad autori come Wirth, Lepage, Maruzzi, Moramarco – per citarne alcuni a caso – oltre ovviamente a Guénon), e l’esistenza di tanto materiale di supporto gli è tornata molto utile nella nostra epoca governata dal principio dell’esposizione mediatica ; è questa senza dubbio una delle principali ragioni per cui, dopo essere stato minoritario per due secoli, si è affermato in modo praticamente incontrastato nell’ultimo dopoguerra.

Per quanto entrambi i Progetti siano nati e cresciuti in Inghilterra, al giorno d’oggi l’azione attiva del Progetto 2 si riscontra soprattutto presso le Massonerie scozzesi/latine, nelle quali l’interpretazione dei simboli collegati al Tempio e alla Loggia privilegia in modo più esplicito che non altrove le loro possibili applicazioni all’evoluzione interiore dell’Uomo : Apprendista, Compagno e Maestro vengono intesi come tre livelli di progressivo risveglio che conducono al superamento dei limiti legati all’individualità, e il simbolo del Grande Architetto dell’Universo rappresenta la possibilità di trascendere la stessa condizione umana, fino alla completa identificazione con l’Assoluto.

Si tratta senza dubbio di un’interpretazione legittima del simbolismo massonico, ma appunto : è soltanto una delle tante possibili. Non corrisponde certamente alla visione sciamanica del mondo che sta alla radice dell’esoterismo, né alla concezione massonica “operativa” (in qualunque modo si voglia intendere questo termine dai molti significati). Per esempio, una delle sue contraddizioni più vistose è che quanto più il simbolo del Grande Architetto dell’Universo ne risulta incensato, esaltato, rivestito di prerogative assolute, tanto più la figura del Maestro Venerabile che lo incarna risulta spogliata da ogni forma di potere reale.

E’ quest’ultimo un punto cruciale su cui è necessario soffermarsi se si vuole che la differenza tra i due Progetti sia ben compresa. Infatti, per quanto i Massoni che sostengono il Progetto 2 abbiano sempre cercato – per le maggior parte dei casi in buona fede – di imputare il declino del principio di autorità in Massoneria alle riforme moderniste che seguirono all’istituzione della Massoneria speculativa, è sufficiente una breve ricerca nei rituali “operativi” pre-1717 per rendersi conto che le cose non stanno così.

 

Infatti, in epoca operativa, la muratoria fu sempre gestita dal basso, con la libertà tanto degli Apprendisti quanto dei Compagni di cambiare Loggia, ponendosi agli ordini di un Maestro scelto da loro ; quest’ultimo non rivestiva un grado superiore (era anch’egli un Compagno scelto per la sue capacità, che qualora si fosse rivelato inadatto al compito poteva essere rimosso), e la stessa mitologia salomonica - così spesso tirata in ballo a sproposito dai nostalgici della presunta “regalità perduta” – rivestiva in questo quadro una funzione che non è azzardato definire antiautoritaria : il suo senso era quello di ribadire con fierezza l’idea che le gilde dei costruttori, in virtù della loro perizia nel lavoro, non erano asservite al potere, e potevano anzi permettersi di trattare alla pari con i potenti della Terra.

Per quanto non sia piacevole contraddire una convinzione che è quasi un dogma, perché sta alla base della visione della Massoneria di tanti Fratelli, non ci si trova molto lontano dalla verità ad affermare che nella muratoria operativa il principio di autorità proprio non c’era.

Questa impostazione, però, era in contrasto con le nuove esigenze di cui il Progetto 1 era portatore, che richiedevano una forte politica di accentramento suscettibile di trasformare le rimanenze operative in un’organizzazione forte e unita. Furono dunque i modernisti a proporre ed attuare tutte le principali riforme in senso autoritario : l’istituzione del grado di Maestro, la creazione della figura del Maestro Venerabile, il governo dell’Ordine affidato a un sistema di camere superiori.

L’istituzione del grado di Maestro non fu certo solo un modo per andare incontro alle ambizioni un po’ fatue dei Massoni speculativi londinesi : il suo vero obbiettivo era la costituzione e il rafforzamento di una elite intellettuale disponibile a porre in atto la trasmutazione dell’antica muratoria in una forza sociale, promuovendola e sostenendola anche sul piano economico.

Emanazione ed espressione di questa elite sarebbe stato il Maestro Venerabile. L’istituzione di questa figura è una vera e propria creazione del Progetto 1, perché il titolo di Worshipful Master - sebbene utilizzato già da molto tempo nella muratoria operativa - aveva fino ad allora espresso un vago significato onorifico suscettibile di essere attribuito a ruoli e contesti molto diversi ; furono proprio gli speculativi londinesi i primi a conferirgli una funzione precisa, interamente volta a rafforzare il loro progetto di centralizzazione dell’Ordine.

L’autorità del Venerabile - rafforzata dal Rito dell’Installazione – avrebbe poi potuto esercitarsi non solo in Loggia, ma anche tramite la partecipazione alle camere superiori : in questo modo, i Maestri di ogni Loggia venivano provvisti dei mezzi per poter influenzare direttamente la gestione dell’Ordine, garantendo quella continuità che per la realizzazione del Progetto 1 era necessaria.

A tutte e tre le riforme sopraelencate, proprio quei tradizionalisti cui il Progetto 2 fa riferimento come presunti paladini del principio di autorità opposero fino all’ultimo una strenua opposizione.

 

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