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Sul Sentiero

Anonimo - novembre 2007
capitolo 5 -
La “divina inquietudine”
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La “divina inquietudine”

 

La forza evolutiva sospinge incessantemente ogni elemento della Creazione. Essa  nei primi stadi agisce in modo meccanico, apparendo spesso caotica e insensata e producendo effetti che possono sembrare irrazionali a chi non li ricollega al mondo delle Cause; in un secondo tempo, quando l’uomo è progredito e l’Io, (o forza egoica),  comincia a sottomettersi al (o anima), l’Evoluzione si serve anche della collaborazione delle creature stesse. Queste ultime diventano sempre più avanzate fino al punto da poter esse stesse “creare”,  prima con le sostanze fisiche, poi con l’uso della Mente; è a questo punto, quando l’uomo concepisce di poter creare con la mente, dominando e indirizzando pensieri e sentimenti a fini evolutivi, che inizia quel percorso verso iniziazioni sempre maggiori che le tradizioni esoteriche definiscono Il Sentiero.
Per lungo tempo l’uomo si è fatto "trascinare" dalle forze evolutive, seguendo velleitarismi, desideri di ogni tipo, e perdendosi in miriadi di esperienze “mondane” di ogni genere. Ad un certo punto del suo cammino, egli sente più fortemente la voce dell'anima e, con un atto di volontà lucido e forte, decide di ascoltarla.
Del "Sentiero" parlano da sempre tradizioni spirituali ed esoteriche d'oriente e d'occidente; iniziati come Ermete, Platone, Pitagora, Dante hanno indicato alcuni degli elementi che potessero illuminare e sostenere gli uomini che lo percorrono.
Afferma Aurobindo riguardo ai momenti iniziali della Ricerca:

Non si può negare, e nessuna esperienza spirituale lo negherà, che questo è un mondo non ideale e non soddisfacente, fortemente segnato dal marchio dell’imperfezione, della sofferenza e del male. In realtà, questa percezione è, in un certo modo, il punto di partenza della spinta spirituale – eccetto per quei pochi ai quali l’esperienza spirituale viene spontaneamente, senza esservi forzati dall’acuto, schiacciante, doloroso e alienante senso dell’Ombra che incombe sull’intero campo di questa esistenza manifestata.
(L'enigma di questo mondo, da Lettere sullo Yoga, vol. I).

 

In questa prima fase l'uomo è mosso da un’indefinita inquietudine e dal confuso desiderio di dare una svolta alla sua vita (in qualsiasi modo ciò possa essere inteso); vengono spesso meno anche i consueti "punti di riferimento" affettivi, poiché non sempre coloro che lo circondano hanno intrapreso un medesimo cammino di consapevolezza, e vengono pertanto percepiti come "non in sintonia". L’aspirante tende allora a ricreare una "famiglia dell'anima", collegandosi con chi, come lui, attraversa fasi di dubbio e di ricerca di una spiritualità non dogmatica, in cui la sua ragione venga rispettata, e che dia senso alla sua vita.
Egli comincia, in sostanza, a porsi i quesiti esistenziali di tutti i Pensatori, che spesso percepisce in modo doloroso e struggente: Perchè vivo? Perchè soffro? Quali leggi regolano l’Universo? Qual è il senso del mio passaggio sulla Terra?

In uno stadio più avanzato, quando sceglierà di porsi al servizio dell'umanità, l’aspirante-ricercatore si domanderà: Qual è il mio Compito?
Non sarà, naturalmente, compreso.
Molti troveranno queste aspirazioni e questi interrogativi "troppo seri" o "idealistici" o “strani”.
Altri non crederanno alla sua buona fede, ricercando motivazioni recondite alla sua ricerca.
Altri, per timore di essere tratti fuori dall' Aula dei giochi e del disimpegno nella quale si attardano, rideranno, o lo derideranno, continuando la loro vita consueta, alla quale non intravedono alternative.
Altri sceglieranno di continuare a trastullarsi con disquisizioni filosofiche o con brillanti conversazioni tra amici sulla “spiritualità" o con gli infiniti modi per "strutturare il tempo", secondo l'espressione dello psicologo Erik Berne. Essi parlano anche, talvolta, del Sentiero, ma non lo percorrono.
Altri ancora sceglieranno la via dell'opposizione polemica e del pregiudizio, non intendendo ancora introdursi nella via stretta della disciplina personale e del servizio all’umanità.
Sono tutti comportamenti logici, del tutto naturali per l'Io che non ha ancora scelto di servire il Piano.
L’aspirante-ricercatore giunge infine ad  un punto del suo cammino terreno in cui sente che nulla ha più importanza del perseguire il senso del suo “stare al mondo”:

 

Questa ignoranza dello scopo della vita è la più grave malattia da cui siamo affetti  ed  è la causa della nostra schiavitù.
(Kirpal Sing)

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