Riflessioni da un Paradigma Sperimentale
di Domenico Pimpinella
Indice articoli
03) L’amore 
02) Male, bene, felicità 
01) Filosofia, religione, scienza
Introduzione alla Filosofia dell'Ambivalenza
I biologi Maturana e Varela, nel loro libro più noto, L’albero della conoscenza sostengono la tesi dell’autopoiesi, (ovvero dell’autocostruzione) per gradi diversi degli esseri viventi. La loro ipotesi, condivisa da altri eminenti scienziati, è che il primo essere autopoietico (dunque, di primo grado) sarebbe stata la cellula eucariote costituitasi come una società di organuli, ovvero batteri o pezzi di questi. L’unione poi in società della suddetta cellula, fino a formare un nuovo aggregato unitario, avrebbe portato alla formazione degli attuali esseri pluricellulari, che possiamo quindi per questo definire di secondo ordine. Come ulteriore sviluppo degli esseri pluricellulari, quale anche noi uomini siamo, sarebbero in costruzioni degli ulteriori esseri auto- poietici che possiamo identificare con delle intere società. La differenza, secondo i nostri autori, che esisterebbe tra noi, una società di insetti e un qualsiasi organismo pluricellulare consisterebbe sostanzialmente nella diversa autonomia posseduta dai singoli componenti della società di appartenenza. Quindi, noi uomini, come tutti gli altri animali pluricellulari staremmo lentamente, ma inesorabilmente, costruendo questo nuovo essere autopoietico di terzo ordine, che a processo ultimato dovrebbe costituire un’unità superiore. Noi ci staremmo collettivamente trascendendo in una nuova, superiore forma vivente. Non saremmo dunque condannati per l’eternità a rimanere ciò che oggi siamo: a svolgere un insopportabile ruolo di pura e semplice sopravvivenza.
Ovviamente, una tale teoria si può condividere o meno. Quello che, invece, a mio parere, è davvero difficile condividere, è la tesi che noi uomini, così evoluti razionalmente, staremmo davvero marciando collettivamente verso un tale obiettivo. Ad un’analisi attenta sembrerebbe piuttosto che gli uomini, dopo aver raggiunto un certo grado di sviluppo di questa nuova unità in fieri, abbiano iniziato a regredire verso un suo sfaldamento, coincidente con una individualizzazione eccessiva, dettata da un ulteriore sviluppo della razionalità.
La razionalità, o se preferiamo, la consapevolezza, ha preso ad un certo punto le redini della conoscenza e, quindi, degli obiettivi strategici da raggiungere, togliendole dalle mani dell’emotività che, fino a quel punto, aveva orchestrato la formazione di un nuovo aggregato superiore. Questo sarebbe accaduto perché la primitiva razionalità ha “interpretato” il mondo e noi in esso come un insieme frazionato di enti, limitati nello spazio e nel tempo, e dunque inesorabilmente isolati. Di conseguenza ha continuato ad operare su quelli, non tenendo conto dei legami sentimentali precedentemente costruiti dall’emotività, ritenendoli fino a qualche anno fa delle anomalie perché contrari al miglioramento delle probabilità di sopravvivenza del singolo.
La tesi, che vogliamo invece avanzare in questa rubrica “Riflessioni da un paradigma sperimentale” è che la razionalità dovrebbe finalmente prendere coscienza degli obiettivi che la conoscenza emotiva si era in qualche modo prefissata e arrivare a condividerli in perfetta sintonia con quella che dovremmo considerare la nostra intima natura: le nostre legittime aspettative, che non sono, beninteso, le aspettative di un “disegno intelligente” messoci dentro da una divinità, ma lo sviluppo necessario per stabilizzarci e affrontare così al meglio delle possibilità l’avanzata nel futuro.
A questo scopo, tutte le riflessioni che verranno fatte, di volta in volta, in questa rubrica, saranno svolte, assumendo come punti fermi del discorso due distinte proposizioni che non appaiono, di primo acchito, di per sé evidenti, ma che ci permetteranno di costruire un nuovo paradigma, in cui costruire teoremi in grado di abbattere molti degli odierni paradossi, in cui la logica ci spinge.
Le suddette proposizioni sono:
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L’individualità è data dalla somma complementare di una soggettività e una socialità, o anche, Individualità = soggettività + socialità;
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La conoscenza umana è data da un’interazione di emotività e razionalità, considerate come tipologie conoscitive differenti.

Domenico Pimpinella, nato a Formia (LT) nel 1952 è appassionato cultore della filosofia.