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Discorsi intorno agli enigmi (della vita)

di Cristina Tarabella - Luglio 2009
Pagina 4/4 - Parte terza - Indice

PARTE QUARTA

 

Nella sua lunga vita il Maestro non aveva mai temuto alcun ché e nella sua Ora Estrema, non temette la morte…
Il volto increspato da rughe profonde era ormai un simulacro di se stesso: emblema di inveterata saggezza…
lo spirito defluiva dal suo sguardo, come acqua versata da un calice…
e ormai si faceva sempre più distante…
Le ultime parole, il Maestro, volle riservarle a me, suo discepolo e amico, di una lunga vita passata insieme…
“Skỳatos, la morte è giusta, quanto la vita…
…Giusto è morire, quando ormai tante stagioni appesantiscono le membra…
…Così è…
…Così deve essere…
…Invecchiare è morire ogni giorno…
…La vita è fatta di infinite morti…
…La tua giovinezza appassirà, ma ricorda!, è solamente il corpo che sfiorisce e muore…
…L’Essenza di ognuno è, invece, immortale, giacché è una favilla che la Madre ci ha donato per il Passaggio in questa realtà…
…Ma la Favilla Essenziale che ci dà vita, alla Natura ritorna…
…immutata, perché è pura Energia;
…indistruttibile…
…immortale…
…eterna…”
Fece una lunghissima pausa, tanto lunga che pensai se ne fosse già andato…
Ma non così…
“…Il mio corpo non sostiene più nemmeno se stesso…
…Gli attimi si fanno sempre più pesanti sulle mie palpebre morenti…
…Questo ti dico, Skỳatos. Non temere, quando anche tu giungerai a questo momento…
…Questa mia morte mi fa godere la bellezza di tutta la vita trascorsa…
…Sii pronto in ogni momento e trattieni nella mente queste mie ultime parole.
Morire è bello, quando si è vissuto veramente!”
Di nuovo tacque.
L’affanno scuoteva in mille tremiti le sue piccole spalle di vecchio…
Gli occhi, ormai spenti, non guardavano più le cose di questo mondo…
Sul volto scarno e fiero si dipinse il sorriso del Saggio…
Con l’ultimissimo respiro esalò l’estremo insegnamento, che era per me e per tutti…
Messaggio immortale dal quale imparare saggezza…
“Skỳatos…fanciullo…uomo…vecchio…chiunque tu sia…
…Mai pentirti di aver vissuto!”
Quegli ultimi insegnamenti furono il dono che mi volle lasciare a memento.
La sua morte rimase per me, sempre, emblematico messaggio di pura sapienza…

Benché non avessi provato sconforto alla morte serena del mio Maestro, vi era in me, tutta via, qualche cosa di ineffabile e tanto inafferrabile…
Ero turbato…
Fissavo spesso Cleis, compagna e sorella dell’anima mia…attonito…
Quasi mi aspettassi che da lei giungesse una risposta al mio sconosciuto turbamento…
Ella sentì il mio subliminale stato di sofferta affezione…
Mi invitò ad aprirle il mio cuore…
Ma, con mio grande stupore e altrettanto imbarazzo, non sapevo trovare una motivazione a quel mio stato di indicibile ansia: di affanno interiore…
“Skỳatos, il turbamento di cui non si conosce la causa è un parassita immondo che si nutre delle nostre forze e della nostra anima…
Bisogna assolutamente trovarlo e schiacciarlo senza pietà…
prima che esso si accresca e ci domini tirannicamente da dentro…
Così le risposi.
“Cleis, sorella diletta dalla mia anima…
È duro lottare contro ciò che non sai…
Ciò di cui non conosci né la forma, né la natura…”
“Ma tu, mio saggio e adorato compagno, devi dominare i parassiti della tua anima e coltivare soltanto gioia e amore…
Questi, sono i sentimenti armonici della vita…”
Fu un attimo e poi il mio animo, occluso dai detriti di sentimenti inquinanti, sfogò in una cascata di autocoscienza e le parole affiorarono dal profondo di abissi oscuri e inquietanti…
Le parole furono dunque l’iniziale nettatura della cancrena, ancora purulenta, stagnante nel mio intimo…
Avevo dimenticato le Verità apprese e conosciute un tempo…
“Come si può pensare all’Eterno?
Come si può non tremare sapendo che saremo eternamente nulla…”
Mi fissò un poco incredula, la mia dolce compagna dal volto di rosa.
A lungo tacque.
Penetrava il mio sguardo alla ricerca di una spiegazione da dare al mio desueto e incongruo comportamento…
Così assurde dovevano suonare le mie parole (ora capivo…) dette da chi doveva diventare un Maestro; un Saggio…
Conscio, e ben consapevole!, del vero e unico senso della Vita e della Morte…
Così, la risposta di Cleis, fu quella che anche io già conoscevo, ma che per un attimo di abbandono, avevo perso e dimenticato…
“L’Eterno non ci appartiene, Skỳatos. Noi siamo, fintanto che siamo, dopo non sussiste più il problema: né di essere, né di non essere
La morte non è essere eternamente morti!...
Potresti tu affermare che infiniti esseri mai nati, non sono eternamente?...
La morte è fine della vita: fine dell’esistere in questa forma a noi nota…
La morte è finanche confine della vita e dell’esistenza terrena…umana…
Ma tutto torna là da dove è germinato: Pura Energia nel Grembo della Madre…
Nel Grembo dell’Universo…”
Anche io sapevo.
Cleis parlava il nostro linguaggio.
Era bello da ascoltare.
“L’Uomo, essere finito, destinato alla sudditanza del Divenire – Nascita e Morte - , non può concepire l’Eterno-Infinito…
Esso, infatti, tentando di esprimere l’Eterno e l’Infinito, si avvale di due forme semantiche: due nomi che vorrebbero racchiudere un concetto…
Ma non si può confinare un fatto che finito non è, in una semantica delineante e conchiusa da sillabe e lettere…
le parole usate, Infinito ed Eterno esprimono una forma e una figura concettuale…
Identificando delimitano ciò che invece, per sua natura, non ha limiti, né di spazio, né di tempo…
e che quindi non può essere identificato…
non può essere denominato…
pensato.
Ciò che gli Uomini chiamano Eterno e Infinito, in realtà non è altro che il nome di due parole vuote e, necessariamente, deconcettualizzate, perché l’Uomo possiede un intelletto finito nello spazio e nel tempo e non può contenere niente che non abbia la stessa natura…
Parlando di Infinito ed Eterno, l’Uomo non ha nessuna cognizione di ciò che dice…
E proprio nel tentativo assurdo di definire l’indefinito-indefinibile…
cercando per Esso un luogo ed una posizione nella già troppo limitata logica umana, proprio in questo modo, viene negato nella maniera più totale e assoluta…
…Non pensare a cose che sono infinitamente più ampie dei tuoi confini...
Non sono di nostra pertinenza…”
Trassi dalle parole di Cleis, nuovo insegnamento.
Il Saggio deve saper ammettere con ferma semplicità, di non sapere, in modo da poter sempre e in ogni momento, accogliere il sia pur minimo insegnamento; da qualunque parte esso venga…
Non deve mai essere chiuso all’ascolto…
Egli, come il capiente vaso che accoglie quanta più acqua possibile, deve sempre essere nella posizione mentale di ricevere tutto lo scibile che incontra…
Anche per questo, il Saggio, è sempre e costantemente consapevole, della vanita e dell’insufficienza della propria saggezza…
Così il Saggio accetta la Vita e la Morte, come due facce della stessa medaglia…
Ed è felice di amare sé, nella propria imperfezione, perché è proprio da essa che trarrà la possibilità di essere perfettibile…
Tutto ciò lo avevo già imparato anni addietro, nella mia prima giovinezza. Ma, spesso, la natura umana, sciatta e pasticciona, ci fa dimentichi delle cose più importanti…
Tanti sono gli insegnamenti che la Vita offre…
Stupendo è saperli accogliere e dar loro vita, mettendoli in pratica.
Io e la mia dolcissima compagna, ci impegnammo in questo…
E mai ombra di turbamento oscurò i nostri sorrisi…
Felicemente, consapevolmente, rispecchiavamo l’anima nostra, l’uno negli occhi dell’altra e spesso, tacitamente, ci scambiavamo sentimenti d’Amore…

Dal grembo di Cleis nacquero due splendidi figli.
Massimo riconoscimento del ritmo armonico della Natura e della sua gioiosa perfezione…
Non sempre dall’unione di due corpi nascono figli, perché ciò sarebbe semplicemente sconsiderato…
Ma l’atto d’Amore è comunque e sempre il superamento della realtà…
la trascendenza del banale, nell’innalzamento
dell’unione di due esseri…
Questo è il frangente in cui la Natura realizza la Propria Essenza nell’Uomo…
L’atto d’amore è detto, dalla saggia voce del popolo, ‘la cosa più naturale fra gli esseri….
Io so, ed insegno a chi vuole sentire, che l’Amore è valido e buono sempre, in ogni sua manifestazione…
Il mio intelletto è stato illuminato…
e mio compito è portare la luce anche agli altri…
Così insegno.
Non è necessario che l’Amore sia solamente fra un uomo e una donna…
L’Amore è un atto sublime della Madre, che, nel suo Infinito Amore, ha voluto concederlo in dono anche agli Uomini…
Ma non c’è distinzione nell’Amore fra gli esseri…
l’Amore con il quale la Madre ci ha voluti adornare, è immutabile ed eterno conforto per ognuno che lo viva…
Per questo spesso troviamo che a condividere il meraviglioso e grande Dono, siano due uomini…
due donne…
un uomo e una donna…
un vecchio e un giovane…
L’Amore li lega a se stesso…
esso non distingue la sua peculiarità dal sesso di chi lo vive…
ma dall’intensità con cui è vissuto…
…Questa è la grandezza che la Madre ha infuso nell’Uomo: la capacità di amare…

Ancora una volta sentii forte il desiderio di ringraziare per tutto…
ma adesso ringraziai prima fra tutti me stesso…
il mio corpo e la mia anima…
attraverso essi vivevo e amavo…

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