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Riflessioni sul Senso della VitaRiflessioni sul Senso della Vita

di Ivo Nardi - Indice personaggi intervistati

Riflessioni.it è il luogo ideale per fermarsi e riflettere sul senso della vita e lo faremo attraverso le risposte che persone di cultura hanno dato a dieci domande da me formulate.

 

Intervista ad Aldo Strisciullo

ottobre 2009

 

Aldo Strisciullo, diplomato presso l’università El Manar di Tunisi in lingua araba, laureato in lingua e letteratura francese, è consulente in psicologia del lavoro, docente di civiltà e cultura islamica presso l’Universalia 3 e l’UniTre di Milano, scrittore e caporedattore della rivista Sufismo, edita dalla confraternita dei Sufi Jerrahi Halveti in Italia.

Nel febbraio 2008, ha pubblicato il suo libro di poesie dal titolo Poesie mistiche, con prefazione e illustrazioni di Gabriele Mandel, edizioni Confraternita Sufi Jerrahi-Halveti.

Dal gennaio 2008 collabora con Riflessioni.it come autore della rubrica: Riflessioni sul Sufismo.

 

 

1) Normalmente le grandi domande sull’esistenza nascono in presenza del dolore, della malattia, della morte e difficilmente in presenza della felicità che tutti rincorriamo, che cos’è per lei la felicità?

Non posso definire la felicità se non attraverso un concetto spirituale. Un grande poeta musulmano, Rûmî (1207-1273), ha iniziato il suo più grande poema con la descrizione di un flauto di canna, il ney, che emana un suono lamentoso, nostalgico. Nostalgia di chi? Del proprio , intendendo con questo l’autentica consapevolezza di ciò che siamo: nulla! Ecco, la felicità è superare questa nostalgia e comprendere la propria nullità. Citando un altro maestro sufi, «non possedere nulla e non lasciarsi possedere da nulla (Sumnun).»

 

2) Cos’è per lei l’amore?

L’amore è il sentimento profondo per l’esistenza, ovvero per Dio. Amando Dio, si amano tutte le cose oltre se stessi. E perdendo “l’amore basso” per il proprio ego, si conosce e si ama la natura profonda di tutto ciò che ci circonda, fino ad abbandonarsi, estinguersi nella vita stessa.

 

3) Come spiega l’esistenza della sofferenza in ogni sua forma?

Se si intende la sofferenza psichica e morale, essa è ignoranza. Meno si conosce, più si è soggetti a influenze materiali di ogni tipo, indipendenti dalla nostra volontà. Nel momento che Dio crea, per la sua totale imparzialità, Egli da forma a tutte le cose esistenti, positive e negative, indistintamente. Nella materia sussiste il dualismo positivo negativo e la mancanza di consapevolezza e di autocoscienza. Un’azione sul piano della materia, senza alcuna presenza mentale ed emotiva, può prendere qualsiasi direzione, anche ritorcersi contro noi stessi. Se non afferro che un mio desiderio comporta una certa energia, certi compromessi, certe conseguenze, ecc. quando non lo realizzo, illudendomi di potervi riuscire insistendo, soffro. Conoscere, capire che esiste la realtà, in poche parole, superando atteggiamenti nevrotici, devianze psichiche e ricollocando il proprio sé al centro, nella giusta dimensione, noi ci coordiniamo con il tutto e agiamo in armonia. La sofferenza, dunque, è un campanello d’allarme. C’è qualcosa che non va e vi dobbiamo porre rimedio.

 

4) Cos’è per lei la morte?

La morte è un passaggio, in realtà è un altra vita. In senso iniziatico nulla nasce e muore realmente nell’universo. Siamo troppo attaccati alla concezione individualistica dell’io, per renderci conto che il nostro è un modo errato di considerare la morte. Per noi, attaccati agli affetti (anziché viverli e nulla più), al nostro io, essa indica la fine di ciò che riteniamo di essere, la perdita di qualcosa. Ma chi siamo? Che cosa siamo? Einstein disse: «nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.»
L’anima realizzata ha vinto la morte. Non teme il passaggio perché l’ha già visto e vissuto. Non sa che farsene del piagnisteo di chi non si abbandona al flusso del divenire. E poi, nella vita, nel passaggio da un età all’altra, non abbandoniamo ogni volta qualcosa? Per la morte il processo è lo stesso. Gesù ha detto che bisognava morire per rinascere. Affrettiamoci, allora!

 

5) Sappiamo che siamo nati, sappiamo che moriremo e che in questo spazio temporale viviamo costruendoci un percorso, per alcuni consapevolmente per altri no, quali sono i suoi obiettivi nella vita e cosa fa per concretizzarli?

Io non so di essere nato. L’essere nato è un concetto che ho realizzato dopo i cinque sei anni, quando gli altri, i miei genitori, i parenti, mi hanno comunicato questo stato delle cose. Per cui chi è “Io”?
Ad ogni modo, naturalmente, tutto dipende dagli obiettivi di ciascuno di noi. Quale è il suo?
Noi sufi, riprendendo una frase antica, diciamo: “tutto è qui”. Che vuol dire che “qui c’è tutto”. Tutto ciò che possiamo diventare, essere, lo abbiamo già, è nel nostro momento immediato, il presente. Il resto è una fantasia, un’ipotesi. Anche certa psicologia occidentale è giunta da tempo a queste conclusioni.

 

6) Abbiamo tutti un progetto esistenziale da compiere?

Si, se siamo liberi di portarlo a termine, altrimenti no. Essere liberi, vuol dire non avere impedimenti di sorta per il proprio divenire interiore. Avere una psiche sana. Per noi sufi il progetto da compiere è capire Dio, averne consapevolezza, realizzare la propria anima.

 

7) Siamo animali sociali, la vita di ciascuno di noi non avrebbe scopo senza la presenza degli altri, ma ciò nonostante viviamo in un’epoca dove l’individualismo viene sempre più esaltato e questo sembra determinare una involuzione culturale, cosa ne pensa?

La cultura è relativa come la morale, gli abiti che portiamo, lo stile di vita che conduciamo. Tutto passa, destinato ad essere trasformato. Che cosa resta ogni volta? L’essenza delle cose e, nel nostro caso, l’uomo in generale. Se utilizzo la vita che ho a disposizione per capire me stesso, forse non dovrò tornare sulla terra.
Gli altri sono il nostro specchio. Se, grazie ad un Maestro, imparo a guardare, mi accorgo di due cose: l’altro è come me; capendo l’altro capisco me stesso. Quando realizzo questo, ovvero interiorizzo questo modo di vedere, davanti a me non ho un altro, ma uno, cento, mille me, ognuno manifestazione di una possibilità. Ma dentro di noi c’è anche l’origine di tutte le possibilità, l’essenza di Dio. Ecco, l’altro è lo specchio sempre uguale e sempre differente della manifestazione del creato. E’ come suonare cento, mille sinfonie diverse, ma con le sole sette note. L’uomo è sempre lo stesso, con le medesime possibilità.

 

8) Il bene, il male, come possiamo riconoscerli?

Anche il bene e il male sono alquanto relativi. Sempre citando Rûmî, l’uomo di Dio, l’essere realizzato, è oltre la fede e l’infedeltà, per lui ragione e torto sono la stessa cosa. Nel quotidiano il comportamento etico ci aiuta a mantenere l’equilibrio tra il valore di un’azione e quello di un’altra, o almeno dovrebbe, se tutti vi si conformassero. Tutti siamo più o meno in grado di attuare un comportamento etico. Sul piano spirituale non esiste più alcuna distinzione. Dio è la realtà.

 

9) L’uomo, dalla sua nascita ad oggi è sempre stato angosciato e terrorizzato dall’ignoto, in suo aiuto sono arrivate prima le religioni e poi, con la filosofia, la ragione, cosa ha aiutato lei?

La fede, dono grandissimo che Dio da all’essere umano. Tutti abbiamo il dono della fede. Se io non avessi questa pulsione, sarei carne morta. La ragione coordina questa pulsione che si configura come un sentimento che spinge alla ricerca. Di chi? Di che cosa? La risposta la dia lei.
D’altronde, lei parla di “ragione”. Qualsiasi scienziato serio potrà dirle che la risposta ad una domanda di ricerca è di nuovo una domanda. Ad ogni scoperta conseguita, la risposta si sposta sempre un poco più in là. Egli individua l’atomo? Dopo poco scopre particelle ancora più piccole. Poi ancora, particelle più piccole e così via....e allora? Non stiamo girando in tondo? Non cadiamo di nuovo nell’illusione da cui abbiamo tentato di uscire, la nostra individualità, il nostro ego e l’idea che tutto sia a misura delle nostre sensazioni? E’ un’aberrazione che conduce alla sofferenza e all’indeterminatezza del nostro destino. Questa idea di realtà non estingue le contraddizioni. E’ un’illusione che ci fa vivere certo, ma non ci permette di realizzare pienamente il nostro essere, la nostra anima e quindi la nostra vera natura.

 

10) Qual è per lei il senso della vita?

E’ conoscere, sentire, giungere fino a Dio. Poi...

 

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