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Riflessioni sul Senso della VitaRiflessioni sul Senso della Vita

di Ivo Nardi - Indice personaggi intervistati

Riflessioni.it è il luogo ideale per fermarsi e riflettere sul senso della vita e lo faremo attraverso le risposte che persone di cultura hanno dato a dieci domande da me formulate.

 

Intervista a Claudio Pagliara

ottobre 2010

 

Claudio Pagliara, medico-oncologo, nasce il 16 Agosto del 1952 a San Vito dei Normanni (BR).

Ancora studente cura insieme all'ex moglie il libro “La tossicità dei farmaci” edito dalla CLUEB (Cooperativa Libraria Universitaria Editrice di Bologna).

Ha effettuato numerose pubblicazioni scientifiche, è stato relatore in un gran numero di convegni scientifici ed ha svolto diverse docenze.

E' stato, inoltre, componente del Comitato Scientifico Nazionale della Legambiente, capo scout, medico volontario in Kenia e medico volontario presso una comunità per tossicodipendenti: La Comunità Emmanuel.
Ha istituito, in collaborazione con la Fondazione Europea di Oncologia di Bologna, il Gruppo Oncologico dell’Italia Meridionale ed altri, il Registro Tumori del Comune di San Vito dei Normanni dal 1960 e del Comune di Brindisi dal 1990.

E' un top esperto che scrive sul sito internet www.piuchpuoi.it, sito seguitissimo di coach e di sviluppo personale.

Ha recentemente pubblicato il libro “La via della guarigione”, sottotitolo “curare la mente per curare il corpo, curare l'ambiente per curare l'uomo, curare lo spirito per curare il mondo”, edizione Del Grifo. Ha pubblicato, inoltre, diversi testi scientifici in collaborazione con il prof. Cesare Maltoni ed altri.

 


1) Normalmente le grandi domande sull’esistenza nascono in presenza del dolore, della malattia, della morte e difficilmente in presenza della felicità che tutti rincorriamo, che cos’è per lei la felicità?

E' uno stato di completo ben-essere fisico, psichico e sociale. In quanto tale la felicità coincide con la salute globale.

La salvezza dell'umanità potrà realizzarsi solo se, accanto alla costruzione di una scienza del mondo materiale, riusciremo a costruire una scienza del mondo dello spirito.

Così come esistono sostanze velenose o benefiche per la salute del corpo, così esistono valori, emozioni, convinzioni, culture ed affetti nocivi o benefici per la salute dello spirito. Con lo sviluppo della scienza dello spirito, da una visione esclusivamente soggettiva della gioia, della felicità, dei valori e di ogni manifestazione dello spirito si passa ad una visione oggettiva.

La felicità fondata sull'effetto di una droga è un benessere patologico, così come il benessere derivante dalla violenza, dalla corruzione, dalla menzogna, dal furto è un benessere parimenti patologico, un falso benessere, un'illusione di benessere, un semplice lontano surrogato del vero ben-essere.

 

2) Cos’è per lei l’amore?

E' il più bel dono della natura. E' la vera soluzione al buio della solitudine ed alla specifica condizione dell'essere umano. Come medico, ma anche come uomo, sono profondamente convinto che il primo dovere di ciascun essere umano è amare: amare se stesso, amare gli altri ed amare il mondo. L'amore è la più grande forza al servizio della vita, della verità e della conoscenza. L'amore è la vera forza che spinge a voler conoscere l'oggetto del proprio amore al fine di sviluppare le sue potenzialità.

L'amore è la forza più sana della scienza e dell'essere umano. La vera salvezza per ciascuno di noi e per l'umanità intera nasce dall'amore, non dal sapere, perchè questo nasce non solo dall'amore ma anche dall'odio. L'odio è, infatti, un'altra potente energia che spinge a conoscere: conoscere il nemico per distruggerlo. Come è facile intuire si tratta di una conoscenza completamente diversa dalla conoscenza che nasce dall'amore. Il sapere che deriva dall'amore è al servizio della vita, il sapere che nasce dall'odio è al servizio della morte. L'odio crea un sapere ed un potere distruttivo. L'amore crea un sapere ed un potere costruttivo.

Per me l'amore è anche il filo di Arianna che ci permette di uscire dal dubbio di cosa sia bene o male. Aveva proprio ragione S. Agostino: “Ama e fai ciò che vuoi.”

L'amore è anche una capacità, un'arte che richiede lo sviluppo di competenze che sono tipiche delle persone sane e mature. Abbiamo tutti, dico tutti, indistintamente, un bisogno esasperato di amore, ma quasi sempre non siamo capaci di amare. Questo avviene perchè viviamo in una società che privilegia ben altri valori, che sono in netto contrasto con l'amore: l'apparenza, l'ipocrisia, il possesso, il denaro etc.

Conseguenzialmente non è assolutamente facile nella nostra società imparare ad amare. Si, dico bene, imparare ad amare. Naturalmente intendo dire anche imparare ad amare se stessi. Non è facile, basta saper osservare per capire.

Per amare bisogna “essere”, bisogna sviluppare determinate capacità che privilegiano lo sviluppo di potenzialità reali e non apparenti, ma spesso, nella nostra società, privilegiamo i segni ed i simboli di potere apparente. Di conseguenza sviluppiamo competenze e capacità devianti o, comunque, diverse da quelle che dovremmo sviluppare per realizzare la nostra vera missione di esseri umani sociali.

Grazie all'amore, il primordiale rapporto competitivo, di violenza e di aggressività con il mondo e con gli altri esseri viventi diviene, nell'essere umano, controproducente e patologico. Ma questo è un discorso che si potrà approfondire in altra occasione.

 

3) Come spiega l’esistenza della sofferenza in ogni sua forma?

La sofferenza è un dono della natura. E' stata inventata per farci capire quando sbagliamo. Rappresenta uno stimolo potente per cambiare, per crescere e per sviluppare le proprie potenzialità. Tutta la medicina e la psicologia moderna dimostrano che non c'è crescita senza sofferenza.

Esiste una malattia rara che porta all'assenza totale del dolore: l'analgesia congenita; questa malattia è generalmente causa di morte precoce sotto i 10 anni, perchè questi bambini vengono privati del meccanismo di difesa del dolore. Ad esempio si feriscono, o si automutilano, e spesso muoiono perchè non si accorgono dei danni con l'eventuale  emorragia correlata.

La sofferenza è come la spia del cruscotto della nostra macchina che ci avverte che c'è qualcosa che non va alla nostra autovettura.

La sofferenza vissuta con amore, intelligenza e dignità è il più grande motore di crescita che io conosca e rappresenta l'arma più importante per vincere e sconfiggere la stessa sofferenza.

 

4) Cos’è per lei la morte?

Come il buio esalta e dà valore alla luce, così la morte dà valore ed esalta la vita. Uno dei più grossi errori della nostra società è la rimozione della morte; questo errore ci porta a vivere come se fossimo eterni e ciò ci porta a sprecare la cosa più preziosa che ciascuno di noi ha: il tempo. Nella falsa illusione di essere eterni ci si adatta più facilmente in modo passivo al consumismo imperante, e si finisce per condurre una vita in cui la fa da padrone l'apparenza, l'avere e la superficialità. Lo stile di vita conseguente ci porta a comportamenti che producono malattia, sofferenza e morte.

La consapevolezza della morte fa capire che la vita è troppo breve  per non essere vissuta sempre al massimo grado e per non considerarla estremamente preziosa ed importante.

La rimozione del dolore dalla coscienza collettiva è funzionale all'esaltazione dell'edonismo, del consumismo, dell'onnipotenza della scienza e rappresenta una forma di anestesia del senso di responsabilità e delle capacità critiche collettive ed individuali che ci impedisce di vedere e di legare le ricadute di qualsiasi scelta e comportamento, individuale o sociale, sulla salute e sulla vita.

 

5) Sappiamo che siamo nati, sappiamo che moriremo e che in questo spazio temporale viviamo costruendoci un percorso, per alcuni consapevolmente per altri no, quali sono i suoi obiettivi nella vita e cosa fa per concretizzarli?

Sono le mete, gli obiettivi che danno significato al nostro meraviglioso viaggio della vita. Sono gli obiettivi che ci trasformano da esseri reattivi e passivi in esseri pro-attivi e protagonisti del nostro futuro.

Il mio obiettivo è quello di impegnarmi a creare un po' più di luce e calore nella mia vita e nella vita di chi mi circonda, diffondendo la cultura della vita da contrapporre alla cultura della morte, sempre più presente in forma più o meno nascosta nella nostra società, e cercando soprattutto di dare il mio meglio nelle piccole-grandi cose che faccio ogni giorno. Questo significa che cerco  ogni giorno di sviluppare le mie potenzialità per dare il meglio di me come essere umano, come padre, compagno, amico, medico, oncologo e scrittore.

Qualcuno ha giustamente detto che “una candela non ci perde niente nell'accendere un'altra candela, rimane accesa ed il risultato è che hai più luce”.

 

6) Abbiamo tutti un progetto esistenziale da compiere?

Ogni essere umano è unico ed irripetibile. Attualmente, sul pianeta terra, siamo più di sei miliardi di abitanti e non esiste un essere umano uguale all'altro. Nessuno ha la stessa impronta digitale. Ognuno è un insieme meraviglioso ed unico di limiti e di potenzialità.  E' compito di ciascuno di noi conoscersi per individuare e  superare i propri specifici limiti e per sviluppare le proprie particolari potenzialità per metterli al servizio di se stessi e degli altri.  Ogni essere umano ha come progetto esistenziale quello di conoscere  i propri talenti e le proprie passioni,  svilupparli e specializzarsi in essi e mettere le sue acquisite competenze al servizio della crescita di se stesso e  della comunità.
La gioia diventa così l'effetto collaterale di un grande impegno per il grande obiettivo di realizzazione del proprio progetto esistenziale.

 

7) Siamo animali sociali, la vita di ciascuno di noi non avrebbe scopo senza la presenza degli altri, ma ciò nonostante viviamo in un’epoca dove l’individualismo viene sempre più esaltato e questo sembra determinare una involuzione culturale, cosa ne pensa?
Molte volte usiamo la stessa parola per concetti molto diversi o, addirittura, opposti. Usare la stessa parola per lo stesso concetto è il primo passo per intendersi. Le parole liberano ma possono anche imprigionare. Le incomprensioni spesso nascono perchè si danno implicitamente significati diversi alle stesse parole.

Ogni essere umano è contemporaneamente un essere individuale ed un essere sociale.

Se per individualismo intendiamo riferirci al comportamento guidato dall'amore per sé e che nasce dalla consapevolezza del valore sacro ed inviolabile di ciascun individuo, non vedo nessun conflitto fra lo sviluppo dell'individuo e lo sviluppo della società. Anzi, più l'individuo ama se stesso e sviluppa la propria individualità, unicità, potenzialità e libertà, più arricchisce la comunità di cui fa parte. Il dovere di ciascuno è amarsi, accettarsi e migliorarsi al fine di sviluppare la propria specifica individualità e metterla al servizio degli altri e della crescita della  società. Se vogliamo cambiare il mondo ciascuno deve iniziare da se stesso.  Nessuno può amare nessuno se prima di tutto non ama se stesso. L'amore che riusciamo a nutrire verso gli altri è direttamente proporzionale all'amore che nutriamo verso noi stessi. Anche il Vangelo ricorda questa stretta relazione con un comandamento fondamentale: “amerai il prossimo tuo come te stesso” (Matteo 12,31) Quindi devi amare il prossimo non meno né più di se stesso, ma come se stesso.

Se per individualismo intendiamo invece il comportamento, sicuramente più diffuso attualmente nella nostra società, guidato dall'egoismo e dall'egocentrismo, allora questo mina le fondamenta di un sano e produttivo sviluppo sociale. L'egoismo è il surrogato patologico dell'incapacità di amarsi e di amare.

 

8) Il bene, il male, come possiamo riconoscerli?

Il bene ed il male rappresentano il vero problema storico legato alla particolare condizione umana.

Adamo ed Eva, fatti ad immagine e somiglianza di Dio, mangiando il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male, pur disubbidendo e dovendone pagare le relative conseguenze, hanno acquistato una delle qualità del potere divino: la libertà. La condizione specifica dell'essere umano è che l'uomo è l'essere vivente con il massimo sviluppo cerebrale e con la minima determinazione istintuale. Grazie a questo ha acquistato la libertà, ma ha perso la certezza. Con la libertà nasce il conflitto, il dubbio di cosa sia bene e cosa sia male. Per una farfalla non esiste il dubbio, né il conflitto tra cosa sia giusto o sbagliato fare, non si chiede che cosa sia bene o male, essa è guidata dall'istinto. L'istinto dà direzione e certezza. Ciascun essere umano, ormai cacciato dal paradiso, non essendo più guidato dagli istinti nel labirinto della vita, ha la necessità vitale di distinguere il bene dal male. La qualità del nostro futuro come individui e come società dipende proprio da questa capacità di saper distinguere il bene dal male. Purtroppo nella nostra società spesso si confonde il bene con il male ed il male con il bene. Per me è bene tutto ciò che è al servizio dell'amore, della vita e dello sviluppo delle potenzialità dell'individuo e della società. Il male è invece tutto ciò che favorisce la morte e l'involuzione dell'individuo e della società.

 

9) L’uomo, dalla sua nascita ad oggi è sempre stato angosciato e terrorizzato dall’ignoto, in suo aiuto sono arrivate prima le religioni e poi, con la filosofia, la ragione, cosa ha aiutato lei?

Una delle più grandi paure di ciascuno di noi, legata alla condizione specifica dell'essere umano, è il senso di impotenza derivante dall'ignoto, da ciò che non si conosce e che, quindi, non si può controllare. La magia, la religione e la scienza hanno il grande obiettivo comune di presumere di conoscere i segreti per controllare gli avvenimenti importanti della vita e della morte.

Io credo che il segreto per dare una risposta efficace alla condizione specifica dell'essere umano sia legata al possesso di due chiavi: l'amore e la ragione. Quello che mi ha sempre più aiutato è stato il mio impegno sia a cercare di imparare ad amare il più possibile e sia quello di cercare sempre e comunque la verità, con il chiodo fisso di  non perdere mai il contatto con la realtà pur credendo e coltivando dei sogni apparentemente impossibili.

 

10) Qual è per lei il senso della vita?

Sono i grandi obiettivi ed i grandi sogni che danno un senso alla nostra vita. Solo quando riusciamo a trovare un obiettivo appassionante, che riesce a dare un significato alla nostra vita, riusciamo a produrre, senza accorgercene, vitalità, luce, calore e gioia. La salute e la gioia sono, quindi, solo l'effetto collaterale di un grande impegno per un grande obiettivo. Molta gente è pigra solo perché ha obiettivi pigri, ed ha obiettivi pigri perché non crede nelle proprie gigantesche potenzialità. Sono gli obiettivi entusiasmanti (dal greco en-theos, cioè con Dio dentro) che danno una direzione alla vita e che risvegliano il gigante e la scintilla divina presente in ciascun essere umano.

 

  • Ringrazio la prof.ssa Concetta Di Lunardo per aver reso possibile l'intervista al dott. Claudio Pagliara.
       Ivo Nardi

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