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di Patrizia Moschin Calvi  - indice articoli

 

Un centenario da ricordare

Di Radha Burnier

(Presidente internazionale della Società Teosofica)

Gennaio 2011

Jiddu Krishnamurti e Radha BurnierNel 2010, in tutta l’India ed anche in molti altri luoghi, i soci della Società Teosofica e altri studiosi hanno celebrato il centenario della pubblicazione del testo Ai piedi del Maestro. Il nome ufficiale dato all’autore è stato Alcyone, che è una delle stelle del cielo, ma naturalmente tutti sanno che si tratta di un riferimento a J. Krishnamurti. Si diceva che quand’era molto giovane, egli veniva condotto tutte le notti ad apprendere gli insegnamenti dal suo Maestro. Il libro è stato costantemente venduto durante questi cento anni ed ha significato molto per tanti lettori.
E.A. Wodehouse, fratello del famoso P.G. Wodehouse, ha scritto quanto segue:

“Quello che ci ha particolarmente colpito era la sua naturalezza – non c’era traccia di alcun genere di parzialità o finzione in lui. Ancora, era di natura riservata, modesto, rispettoso verso i più anziani e cortese con tutti. Nei confronti di coloro che amava, inoltre, dimostrava una sorta di entusiastico affetto, che attraeva in modo singolare. Della sua posizione ‘occulta’ sembrava essere totalmente inconsapevole. Non ha mai fatto allusioni ad essa – mai, neanche per un momento permise che il più sottile accenno ad essa intervenisse nei suoi discorsi o nei suoi comportamenti… Un’altra qualità era un sereno altruismo. Non sembrava minimamente preoccupato per se stesso… Non eravamo ciechi devoti, preparati a vedere in lui null’altro che la perfezione. Eravamo persone mature, educatori, e con una certa esperienza sulla gioventù. Se ci fosse stata in lui una qualche traccia di vanità o finzione, o un qualche atteggiamento da ‘bambino sacro’, o una moralistica autocoscienza, avremmo dovuto dare indubbiamente un giudizio contrario”.
Le sue qualità di modestia e di gentilezza per tutti e la completa assenza di qualsiasi forma di orgoglio, il “sereno altruismo” che gli facevano ritenere che non ci fosse niente di importante in se stesso, lo caratterizzarono per il resto della sua vita. Egli era certamente conscio di un più grande potere che prendeva il controllo (subentrava?) quando doveva fare un discorso e c’erano periodi ogni giorno e ogni notte in cui sembrava essere in un altro mondo, ma a parte questo non c’era nel suo comportamento un senso di superiorità. Questo sentimento di irrilevanza rimase con lui come la fragranza che circonda un bellissimo fiore; sebbene nella sua posizione conoscesse e diventasse amico di molte persone importanti, egli rimase se stesso, sempre pronto a riversare il suo affetto su chiunque lo contraccambiasse (rispondesse, se ne dimostrasse sensibile?). L’autista della Società Teosofica di quel tempo, Munuswamy, si tenne un po’ in disparte, quando andai a trovare Krishnaji, ma Krishnaji volle andare spontaneamente da lui, prendendogli le mani nelle sue e dimostrandogli affetto. Egli faceva questo con molte persone che erano semplici e non potevano comprendere i discorsi che teneva.
Il piccolo libro Ai piedi del Maestro, sebbene non ne abbia mai rivendicato la paternità, ha toccato i cuori di migliaia di persone. Il linguaggio è molto semplice poiché lo scrittore era giovane e non conosceva bene l’inglese. Questo è stato un vantaggio per migliaia di persone che sono riuscite a leggerlo poiché non c’era necessità di conoscere parole e frasi difficili in inglese. Essi potevano comprendere quello che diceva. In alcuni passaggi qua e là non è proprio così, il linguaggio somiglia di più a quello di C.W. Leadbeater. Questo è accaduto poiché egli, non conoscendo abbastanza l’inglese, aveva bisogno di aiuto da qualcun altro per esprimere quello che voleva. Ma questo non significa che il libro sia costituito da ciò che ha pensato qualcun altro. Perfino il primo paragrafo riesce a trasmettere qualcosa dei livelli di profondità ai quali arrivava la sua comprensione e di quello che gli veniva detto.
Questo centenario non è come qualsiasi altro. Esso porta, a coloro che studiano il libro, qualcosa della grande saggezza che contiene. Esso trasmette al lettore il sapore di un insegnamento che lo può elevare al livello di un devoto, fedele alla verità. Cos’altro chiedere a un piccolo libro che ciascuno può leggere e comprendere.

 

La natura dell’insegnamento riguardo il sentiero

I Mahatma si riferiscono al loro mondo come a qualcosa di diverso da quello umano, il nostro mondo. Diventa per noi più facile comprendere questo se pensiamo a una persona che sia stata cieca dalla nascita. Essa non può vedere tutte le cose che vediamo noi, la bellezza della terra, i colori del cielo. Ma percepisce ancora suoni, odori, gusti e così via e sperimenta il mondo in un modo completamente diverso dal nostro. Non c’è maniera di trasmettergli le esperienze che facciamo noi perché ci vediamo.
Allo stesso modo possiamo prendere l’esempio di varie creature, animali, uccelli e così via, che vivono nel loro proprio mondo. In esso c’è molto poco raziocinio e tutte quelle esperienze della vita umana che hanno a che fare con il ragionamento non hanno significato per loro.
Gli esseri umani ricevono affetto da tali creature ma esse non possono comprendere l’esperienze umana. L’essere umano, similarmente, non le può comprendere del tutto perché vivono tramite l’istinto, che è un modo diverso di consapevolezza dal ragionamento. Per analogia possiamo cercare di comprendere che ci possa essere della gente che conduce una vita molto diversa dalla nostra. Il loro mondo non è lo stesso del nostro  poiché quello che è essenziale e vitale nel loro mondo non è importante per noi e ciò che sembra importante per noi ha poca rilevanza nel mondo in cui essi vivono.
Nel mondo degli esseri umani il tempo è molto importante, nel mondo moderno più che in quello antico. Tutte le nostre organizzazioni e istituzioni dipendono dal tempo per funzionare. Se gli esseri umani non fossero consapevoli del tempo, queste organizzazioni collasserebbero. Ma questo vale a livello esteriore. Questa illusione del tempo ci fa affrontare psicologicamente il mondo in un certo modo. La prima regola de La Luce sul Sentiero è “uccidi l’ambizione”. L’ambizione esiste perché siamo sotto il controllo del tempo. L’ambizione è il desiderio del conseguimento, di arrivare a un risultato entro un certo tempo.
Ogni cosa in natura cresce, esiste e muore secondo le leggi della Natura. Un bambino nasce e non c’è bisogno di fare nulla affinché i suoi processi naturali di crescita abbiano corso. Pianti un seme e se le condizioni sono quelle giuste germoglia, diventa una pianticella, poi magari un grande albero, che produce fiori e frutti. Tutto questo accade da sé.
Possono essere dati numerosi esempi di come avvenga l’incremento, non solo tramite lo sviluppo fisico, ma anche con l’aumentare delle facoltà.
Ogni essere umano ha capacità straordinarie, non solo quella di ragionare, ma le facoltà che risvegliano il senso della bellezza, che lo rendono consapevole della pace e così via. Ora queste capacità si sono sviluppate entro la coscienza umana da sé. Possiamo non accettare questa crescita, quest’espansione e tutto ciò che vi è connesso. Ma, a causa della senso del tempo, sentiamo che nell’ambito della nostra esistenza particolare dobbiamo arrivare da qualche parte luogo o realizzare qualcosa.
Il tempo è illusione. Passa differentemente a seconda che siamo felici o angosciati. Se stiamo aspettando in coda, il tempo trascorre molto lentamente. Se siamo arrivati alla fine della coda, allora sembrerà non procedere così a rilento. Dunque, questo ha a che fare con il nostro desiderio. Se sei in fondo alla coda, vorresti fortemente essere davanti; ed il tempo passa molto lentamente. Ma se ti trovi alla fine della coda, allora non ti rendi conto del suo procedere così a rilento.
Ecco forse perché Krishnamurti ha così affermato: “Il desiderio è tempo”. L’ambizione è una sorta di desiderio, un desiderio intenso e produce tutti i generi di difficoltà nelle relazioni umane. Le guerre che sono avvenute nel mondo e che hanno cagionato sofferenza per milioni di persone, sono il prodotto dell’ambizione della mente umana. L’ambizione fa sì che le persone vogliano più e più cose per soddisfare loro stesse. Possiamo essere ambiziosi per ottenere la soddisfazione spirituale, o quella intellettuale, a parte la soddisfazione sensoriale. Ma sono tutte la medesima cosa.
Ciò è causato del desiderio di successo in questa vita, o in una parte di essa. Ora, gli animali non hanno ambizione, poiché non hanno la cognizione del tempo. A differenza degli esseri umani, vivono liberamente e spontaneamente, e non sentono il desiderio che altri animali ne riconoscano la superiorità. Ma l’ambizioso dell’essere umano vuole che il mondo intero sappia che egli ha fatto meglio degli altri. Parte della soddisfazione che l’ambizione dà è il mettere a confronto se stesso con tutti gli altri. Ho corso più veloce degli altri ed ho vinto la medaglia d’oro olimpica. Ma l’animale corre veloce, inconsapevolmente, non per cercare di impressionare qualcun altro. La competizione nel mondo è la fonte di enorme malvagità.
In uno dei saggi di Madame Blavatsky, rinvenuto nel libretto Occultismo Pratico, ella evidenzia come la competizione nel mondo moderno sia un male. Essa è parte del mondo nel quale l’illusione del tempo è forte. L’ambizione, il desiderio, il successo, tutto ciò esprime in maniera eloquente il fatto che la mente umana sottostà all’illusione del tempo. Ma nel mondo dei Maestri questa concezione del tempo non opprime nessuno di Loro. I Maestri sanno come aspettare affinché le cose evolvano secondo il flusso della Natura.
Talvolta le persone chiedono: perché Essi non intervengono e non mettono le cose a posto? Non possono rimuovere prontamente alcune delle caratteristiche negative dell’essere umano? Questo equivale a dire, perché la pianticella non è un grande albero? Se non pensiamo in termini temporali, guarderemo semplicemente la pianta crescere fino a diventare albero. Realizzeremo che ciò che chiamiamo uomo cattivo, diverrà lentamente una persona buona, senza bisogno di forzarlo, modellarlo, cambiarlo e tutto ciò che gli esseri umani vogliono fare. Dunque quella che noi definiamo pazienza è una delle grandi qualità che prevale nel mondo della luce, che è il mondo dei Maestri.
Loro sanno cosa è accaduto e quello che accadrà, poiché ogni cosa esiste già nell’eterno. Siamo imprigionati nel tempo, psicologicamente, ma Essi vivono nell’eterno. Ne La Luce sul Sentiero questo contrasto tra il mondo della luce e quello dell’illusione è stato ripetutamente sottolineato: per quattro volte ci viene ripetuto: “Vivi nell’Eterno”. E da questo eterno punto di vista tutte le attività, particolarmente le attitudini e i cambiamenti psicologici che esistono nell’essere umano e sono basati sul tempo, sono falsi. Ecco perché questo è māyā.

 

Di tutti i requisiti il più importante è l’Amore, poiché se esso è sufficientemente sviluppato in un uomo, l’obbliga ad acquisire tutti gli altri che senza di esso non sarebbero mai sufficienti. Spesso questo requisito è definito come desiderio interno per la liberazione del ciclo delle nascite e delle morti e per l’unione con Dio. Ma tale definizione può apparire egoistica e rende solamente parte del significato. Non si tratta tanto di desiderio, quanto di volontà, risoluzione, decisione. Affinché produca risultato, questa risoluzione deve empire tutta la tua natura, in modo da non lasciar posto ad alcun altro sentimento. Effettivamente è la volontà di essere uno con Dio, non perché tu possa agire con Lui e come Lui. Siccome Egli è amore, se vuoi divenire uno come Lui, tu pure devi essere pieno di perfetto disinteresse e di amore.

J. Krishnamurti (Alcyone)

Ai Piedi del Maestro

   Radha Burnier
   Presidente internazionale della Società Teosofica

 

- Articolo tratto da The Theosophist, giugno 2010.
- Traduzione di Patrizia Moschin Calvi e Silvia Pellizzari

 

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