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Riflessioni sull'Alchimia

Riflessioni sull'Alchimia

di Elena Frasca Odorizzi   indice articoli

 

Il trattato sul Picatrix e i suoi rapporti con la magia

di Roberto Taioli - Luglio 2009
Capitolo 4) Teoria e pratica del talismano
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Emerge inoltre, come già sapevamo in sede di teoria, il suo profondo e virtuoso legame con il gioco delle ascendenze astrali, con la posizione dei pianeti, con gli  equilibri cosmici. Non è pensabile il talismano al di fuori di tale scenario e di tali congiunzioni. La scienza del cielo intreccia legami intensi con la scienza talismanica, quasi in forma di una specularità o sicuramente di una simpatia, nel significato più volte utilizzato, di un con-sentire, co-essere.
  Tale simpatia regola non solo i legami con la scienza del cielo ma anche e virtuosamente con la dimensione terrestre e  la sfera della filosofia naturale cui si è fatto cenno. Infatti in quasi tutte le esemplificazioni del Picatrix si risolvono in un gesto e rituale simbolico consistente nel sotterrare nella terra il talismano, caricato ormai delle energie e forze catturate dal cielo ed in esso incanalatosi, come a deporlo in un’ultima dimora capace di custodirlo in un riposo. Alto e basso, cielo e terra qui si congiungono o, come detto in epoca rinascimentale, si sposano, celebrando le nozze dell’unico cosmo e dell’unica natura.
Di tale inclinazione l’autore del Picatrix pare pienamente consapevole, parlando ancora delle connessioni tra gli amuleti e le costellazioni:

 

"Sappi che la virtù dei talismani e gli stessi effetti ad essi congeniti sono necessariamente vincolati ai corpi celesti e, quando gli stessi talismani seguono i movimenti dei cieli, sappi che in quel caso non troverai alcunché in grado di trattenere la loro forza o di distruggerli. Ciò a cui devi prestare attenzione mentre li componi è il principio per cui devi farli per amore e amicizia, con la Luna piena e rafforzata dalla buona sorte; ma stai ben attento a non far nulla di ciò che è stato detto se la  Luna è calante e accompagnata da malasorte."(15)

 

In ciò tra l’altro si conferma il carattere sostanzialmente benefico degli amuleti e la loro funzione riequilibratrice nel contrastante variare degli influssi. La volontà benevola incontra e si intreccia con la buona efficacia dell’opera.  L’autore dimostra in ciò di ben conoscere il pensiero di antichi pensatori, tra cui Platone che nel Libro degli Aforismi scrive che

 

"Quando, invero, la parola di chi parla procede di pari passo con le sue intenzioni e convinzioni, allora chi ascolta è convinto; diversamente accadrà se farai l’esatto contrario"(16).

 

Inoltre il Picatrix raccoglie l’influenza di altri pensatori tra i quali l’arabo Thebit ben Coran che nella sua opera Libro dei talismani definiva la scienza dei talismani la parte più nobile dell’astronomia; infatti un corpo è privo di vita se in esso non v’è spirito. Sono cattivi talismani quelli che non vengono creati nel tempo giusto e opportuno, non idonei a recepire lo spirito dei pianeti e destinati ad essere  simili a corpi morti, inerti, nei quali lo spirito è assente.
Rilevante per autorevolezza è anche la testimonianza di Aristotele(17) che collegava esplicitamente la virtù dei talismani all’azione dei sette pianeti. Già per il filosofo greco l’azione talismanica è quella di veicolare in Terra le virtù del cielo. Ma queste forze vanno ben incanalate poiché, se male si procede, esse possono diventare ostili e nefaste, come un farmaco erroneamente assunto, prodotto per far bene e che però, in condizioni sbagliate, può diventar nocivo. Aristotele coglieva quella scienza delle corrispondenze che tante volte abbiamo trovato all’opera nel Picatrix.
L’unione tra scienza ed umanesimo fonda la negromanzia come scienza prognostica che si presenta come una enciclopedia, una visione armonica del cosmo in cui tutte le arti concorrono alla rappresentazione dell’intero. Forse tale visuale prospettica fu ciò che, almeno in parte, attrasse così tanto in epoca rinascimentale i lettori sulle pagine del Picatrix.
Il trattato in ciò ci presenta una vera propria articolazione del sapere e delle sue ramificazioni, secondo un paradigma di integrazione delle discipline. Le radici della negromanzia (che il negromante deve apprendere) si distribuiscono in dieci arti, simmetricamente divise in cinque. Seguendo questa mappa avremo uno spaccato del sapere del tempo e coglieremo la legge armonica che tiene insieme arti tanto diverse. Vedremo all’opera il principio della sympatheia che non cancella le distinzioni ma fa prevalere le somiglianze, le affinità, le parentele.
 Il negromante può infatti operare saggiamente se non gli sfugge la visione dell’intero in cui è immerso e del tutto che si lega insieme. L’arte talismanica non può operare, come abbiamo visto, senza appellarsi alle connessioni  che la rendono esprimibile.
Vediamo adesso la tavola  del sapere negromantico come emerge dal Picatrix. La suddivisione speculare di dieci arti (cinque e cinque) si dà necessaria per coloro che studiano il diritto e per quelli che si applicano alla filosofia. Il diritto governa le arti pratiche, la filosofia le scienze metafisiche. La prima di queste arti

 

"è l’agricoltura, l’arte di solcare i mari e di governare i popoli, poiché essa è la prima delle arti necessarie al governo delle città e dei regni e non può avvenire se non per mezzo delle scienze antiche, sulle quali si possono trovare moltissimi libri.
E, dopo questa, vi è l’arte di condurre i  soldati, governare gli eserciti, fare scontri e battaglie, richiamare uccelli e ingannarli; e anche su questo si trovano libri in gran quantità.
Dopo queste, vi sono le arti civili, per mezzo delle quali gli uomini si aiutano. In base a ciò vi sono la grammatica, la divisione di idiomi, il raziocinio, l’arte di dare giudizi, di comprendere ragioni e diritti e tutte quelle cose che seguono queste, come quelle scritte con le relative pertinenze ‘avrò comprato’  e ‘avrò venduto’: in verità,  rispetto a queste cose si possono trovare moltissimi libri.
Segue poi l’aritmetica e tutti i libri per mezzo dei quali si possono conoscere i numeri e le cose simili a queste.
Poi viene la geometria, nella quale coesistono nozioni, pratiche e teoriche: che da esse s’impara l’arte di misurare la terra, alzare pesi, costruire opere ingegnose, condurre acque, costruire macchine volanti e specchi ustori.
Segue l’astronomia, che ci consente di conoscere le orbite dei pianeti e i giudizi delle stelle.
Di seguito  si distingue di reperire l’arte musicale, sotto la quale sono compresi il cantare, il ballare e il comporre.
Dopo questa c’è l’arte dialettica, divisa in otto libri, verso la quale ci indirizza il sapiente Aristotele.
Quindi viene la fisica che si divide in due, ossia quella teorica e quella pratica.
Dopo questa viene l’arte della natura, che, Aristotele e altri filosofi sapienti fondarono; su quest’arte vi sono moltissimi libri, che abbisognano di molte glosse e interpretazioni. Il primo di questi libri è intitolato Modus naturalis (Modo naturale), il secondo Liber celi et mundi (Libro del cielo e del mondo), il terzo Liber generationis et corruptionis (Libro delle corruzioni e delle corruzioni-malattie), il quarto Liber signorum quae apparent in cielo (Libro dei segni che appaiono in cielo), il quinto Liber minerarum (Libro del mondo minerale), il sesto Liber vegatabilium (Libro delle cose vegetali), il settimo Liber animaliu motum (Libro dei movimemti degli animali), cioè degli spostamenti da un luogo all’altro. Segue poi la metafisica, circa la quale costruì una teoria Aristotele in tre libri: colui che veramente li abbia letti e assimilati sarà un sapiente completo e riuscirà a raggiungere la perfezione dell’amato desiderio. Dopo tutte queste cose, le due conclusioni alle quali abbiamo accennato possono essere conseguite in base alle dieci arti predette. Ma chi non ha conosciuto queste dieci arti mai potrà giungere alle suddette perfezioni."(18)

 

L’acquisizione delle dieci arti, secondo la scansione menzionata nel Picatrix, fa in modo che il negromante possa operare con consapevolezza della universalità e totalità del cosmo. Nel trattato questa dimensione funge da fondale a tutto il dispiegarsi della scienza. La consapevolezza di agire su di una totalità conduce ad una scienza della totalità, perché tutto è collegato, tutto agisce con il tutto. Non si può operare se non intervenendo nell’intero, giacché – come abbiamo più volte visto - il talismano intercetta energie cosmiche e canalizza forze superiori e inferiori (cielo e terra) che si ricongiungono come in un matrimonio.
Nello stesso spirito dell’uomo operano in congiunzione tre nature, che non possono essere isolate, ma che anzi funzionano secondo una proporzione, una armonia. Se una di esse prevalesse sulle altre assisteremmo ad uno squilibrio, ad una rottura dell’unità simpatetica, ad una lesione dell’intero. Unite invece in proporzione e in saggia misura, esse fanno sì che lo spirito che è nell’uomo si integri con il tutto:

 

"Lo spirito umano si divide in tre  parti, cioè spirito animale, spirito naturale e spirito razionale. Qualora lo spirito naturale abbia il sopravvento sugli altri spiriti dell’uomo, un tale uomo sarà allora manate del bere e del mangiare e di nessuna altra cosa. Se è lo spirito animale a superare gli altri, l’uomo non  amerà alcunché se non il vincere  e a superare i consimili. Ma se è lo spirito razionale a prevalere nell’intelletto, allora l’uomo sarà amante delle  cose buone e delle scienze e di nient’altro."(19)

 

In altre parole lo spirito è amore che si manifesta dai gradi più bassi a  quelli più elevati del logos mediante una processualità non escludente ma integrativa dei vari momenti. Lo spirito è così disposto come una ascensione. Di questo andamento nel Picatrix emerge piena consapevolezza.

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NOTE

15) p. 50.

16) La citazione di Platone compare in P., cit., p. 50.

17) La riflessione aristotelica è ricapitolata nel Picatrix a p. 51.

18) pp. 237-238.

19) p. 238.


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