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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

 

L'organizzazione esoterica che domina il mondo

- Prima parte

Ottobre 2020

 

In molti articoli di questa rubrica ho parlato dell'organizzazione esoterica che domina il mondo da vari punti di vista, sempre consapevole dei rischi che - purtroppo - la trattazione di simili argomenti porta con sé: primo fra tutti, il rischio di essere equiparati all'orda di visionari che affligge la rete, affogando la libertà di informazione in un mare di disinformazione.
Invece l'esoterista che voglia affrontare, obbiettivamente e senza pregiudizi, l'ipotesi di una regia occulta della storia, sa bene che l'organizzazione esiste eccome, ma non è niente di paragonabile alle descrizioni di quel genere: è piuttosto l'espressione di qualcosa che tutti possiamo sperimentare nella nostra vita di ogni giorno, ovvero la superiorità dell'intelligenza. Più del denaro, della politica e di qualsiasi altra forma di potere che si possa immaginare, i fili del mondo vengono tirati da quanti usufruiscono di questo dono.
Ripeto, in altre sedi ho affrontato questo tema nei dettagli; ma non mi è mai accaduto, finora, di eleggere l'organizzazione a tema centrale di una serie di articoli, perché le difficoltà di una tale scelta sono grandi.
Infatti, quando ci si addentra nelle dinamiche dell'organizzazione, niente può essere dimostrato: verità e allegoria - o se si preferisce, realtà e descrizioni simboliche - vanno di pari passo, e non è mai possibile specificare esaurientemente fino a che punto ciò di cui si sta trattando sia provvisto di riscontri oggettivi, o esista solo nel mondo dell'astrazione.
Da ciò il rischio principale, quello di essere accusati di abusare della credulità del lettore col sottoporgli come reali i frutti della nostra fantasia; senza la possibilità di spiegare, perché è necessario un certo livello di intelligenza per capirlo, che spesso - in questo campo - proprio quanto è più immaginario è più reale.
Volendo riassumere le attività dell'organizzazione in una sola frase, potremmo dire che il suo obbiettivo sia favorire il passaggio dell'umanità dal modello di pensiero duale a quello ternario: un obbiettivo che, paradossalmente, può essere conseguito solo spingendo il pensiero duale ai suoi limiti più estremi.
Le contrapposizioni tra spirito e materia, tra consapevolezza e istinto, tra capacità di astrazione e pensiero concreto, eccetera, ne sono il frutto: pene e spasmi che accompagnano il progressivo e sofferto sviluppo della consapevolezza umana, modello ciclico che si ripete nello spaziotempo.
L'induzione programmata di tali contrapposizioni nella coscienza collettiva dell'umanità, ed i mezzi che vengono forniti all'uomo per il loro trascendimento, costituiscono l'essenza della magia dell'organizzazione, la forma magica più potente che esista, e la loro decifrazione è la chiave per penetrarla; il ciclo (in anni) di Saturno, e quello (in giorni) della Luna, vi sono strettamente legati.
La contrapposizione spirito-materia è presente nel percorso umano fin dalle origini, ma aumentò di importanza soltanto nel periodo in cui all'uomo cominciò ad offrirsi la possibilità di distogliere la propria attività mentale dalle sue applicazioni strettamente legate ai cinque sensi.
Di questo processo troviamo ancora oggi le vestigia nei rituali delle vie iniziatiche artigiane, e della Massoneria in particolare. Se questa serie di tre articoli avrà un seguito, avrò occasione di trattare della funzione della Massoneria nel progetto dell'organizzazione; ma per adesso, è solo importante rilevare come i suoi miti costitutivi siano fondati sul trascendimento degli opposti, nella forma di quella che è stata (direi abbastanza impropriamente) definita una progressiva sacralizzazione del lavoro manuale.
La progressiva separazione tra le idee di vita spirituale e vita materiale prese il via con lo sviluppo da parte di una minoranza di essere umani della capacità di osservare sé stessi, che recava la presa di coscienza della necessità di governare i propri impulsi e desideri, separando il desiderio dall'intento.
Questo nuovo dono venne dapprima consacrato all'accumulazione di beni materiali, il che diede origine alle prime forme sociali complesse. Fu questa la prima forma di applicazione concreta della magia dell'organizzazione, e la sua capacità di governare le forme di aggregazioni dei popoli e i loro spostamenti andò progressivamente perfezionandosi nel corso dei millenni (ancora oggi la magia dell'organizzazione governa attivamente fenomeni come la tendenza all'urbanesimo, il ritorno alla terra, i cicli migratori eccetera).
Con l'evolvere della preistoria, il divario che separava i ricchi dagli uomini istintivi si allargò sempre di più. Fu quello il periodo in cui l'organizzazione cominciò a darsi una struttura analoga a quella che ha oggi, allontanandosi progressivamente dall'esercizio diretto del potere e concentrandosi sempre più nell'arte dell'influenza a distanza, per mezzo soprattutto della telepatia e dell'ipnosi (e se già era così nella preistoria, figuriamoci oggi; e davvero mi risulta inspiegabile quanto i complottisti odierni non lo riescano a capire, affannandosi alla ricerca di improbabili associazioni esoteriche che sarebbero impegnate a guidare i destini dell'umanità per mezzo di atti concreti).
Il fossato, sempre più incolmabile, che divideva l'organizzazione dalle persone comuni, si ampliò di pari passo allo sviluppo del pensiero astratto. Il mondo del pensiero astratto è quello nel quale l'intelletto dei suoi membri si muove abitualmente, e tutte le concezioni astratte di cui si fa uso nel mondo profano, vi sono pervenute per loro iniziativa e loro scelta.
Il corpus di scienza accumulatosi e tramandato attraverso i secoli in seno all'organizzazione riveste dimensioni inimmaginabili dall'esterno.
In esso, quelle che noi consideriamo le scienze occulte e le conoscenze che classifichiamo nell'ambito della cultura ufficiale non sono separate tra loro; e non esiste neanche una contrapposizione tra le idee di uomo e di Dio come noi le concepiamo, così come non ne esiste una tra l'uomo e l'Universo: in quanto le leggi che governano i fenomeni sul piano della materia fanno parte dell'uomo, e rientra nelle potenzialità degli alti gradi dell'organizzazione influenzarne le applicazioni (o per meglio dire, identificarsi pienamente con esse).
Nell'arco plurimillenario della vita dell'organizzazione sulla Terra, si può dire che tutti i conflitti avvenuti nel suo seno possano essere ridotti a una sola questione: se, e in che misura, le forme più elevate di conoscenza da essa detenute possano (o debbano) essere estese anche all'umanità profana.
Viene narrato (in alcuni testi che non voglio nominare) il primo grande conflitto che agitò l'organizzazione in tempi preistorici: quello tra i Signori della Forma e i Signori dell'Essere.
La prima di queste due fazioni era favorevole alla divulgazione della conoscenza, la seconda contraria. Entrambe mobilitarono una parte dei popoli di allora al proprio sostegno, e quella che ne seguì fu un'autentica guerra mondiale ante litteram, oggi quasi completamente dimenticata. Sarebbero stati i Signori dell'Essere a riportare in essa un (provvisorio) successo, che segnò il definitivo ritiro dell'organizzazione dall'interazione diretta col mondo profano.
La fase che seguì, e che sarebbe durata molto a lungo, conobbe un'organizzazione per così dire ripiegata su sé stessa, molto autocritica nei confronti delle proprie attività precedenti, che avevano segnato l'avviamento della civiltà umana. Per un gran numero di secoli, la magia dell'organizzazione non venne più applicata all'azione diretta sulla realtà: ci si occupò piuttosto di migliorarla e perfezionarla, mentre il ritorno all'azione sociale veniva subordinato alla previa preparazione di un progetto molto rigido, al quale tutti i membri dell'organizzazione avrebbero dovuto conformarsi.
Questo lunghissimo periodo di inattività, che oggi viene definito di assonnamento, vide sorgere nel mondo profano - senza l'influenza diretta dell'organizzazione, bensì piuttosto in seguito all'evoluzione spontanea di linee di sviluppo da essa precedentemente istillate - fenomeni come la società segreta africana degli Aun-Thom-Bha, da cui sarebbe derivata la legge mosaica, e da questa la civiltà giudeo-cristiana; ed in Asia la nascita e il diffondersi del buddismo, e così via.
Con il procedere dei secoli, il fatto che l'umanità lasciata a sé stessa si dedicasse a generare fenomeni corrispondenti al modello che oggi chiamiamo religioso, colse l'organizzazione alla sprovvista: non era nelle sue intenzioni imprimere al mondo una tale svolta, e ancora oggi - a distanza di migliaia di anni - in che cosa debba consistere il rapporto delle religioni col suo progetto è un dibattito di difficile soluzione, soprattutto perché le concezioni di spiritualità presenti nelle varie religioni non corrispondono alla sua  (per esempio delle tre religioni del libro, Ebraismo, Cristianesimo e Islam,  l'organizzazione non condivide gli aspetti proibizionisti).
Malgrado quella che considerava una deviazione, mentre le religioni si andavano sviluppando l'organizzazione si astenne ancora a lungo dal rientrare nel campo dell'influenza sociale diretta; perché, malgrado l'irrazionalità delle loro dottrine, le considerava comunque un buon mezzo per educare le masse al pensiero razionale (forse questo discorso può risultare incomprensibile all'uomo di oggi; ma va tenuto conto che per molti secoli, non solo nella civiltà cristiana, la regolamentazione civile, l'alfabetismo e le scienze furono appannaggio delle classi sacerdotali).
Senza addentrarci nei dettagli di questo periodo, si può dire che la svolta attesa dall'organizzazione per il suo rientro in campo si verificò quando il conflitto tra materialismo e spiritualità incominciò a polarizzarsi nei primi vagiti del pensiero laico (secondo la sua tradizione, più o meno nel terzo decennio del quindicesimo secolo). Fu questo il periodo in cui quella sua parte (originariamente suddivisa in tre gruppi) che, prima dell'assonnamento, era dedita ad intercorrere attivamente col mondo profano, ricominciò il suo lavoro.
La posizione dell'organizzazione nel conflitto tra spiritualità e materialismo come oggi lo conosciamo può essere considerata intermedia, e si sintetizza in una frase: la vera lotta si svolge tra la forma e la vita nella forma.
Il concetto di forma, che riguarda tutte le cose esistenti, non è mai stato sviluppato dalla scienza profana in tutte le sue implicazioni; ma quando l'umanità avrà imparato a ragionare in termini di forma e non di materia, nuove opportunità di sviluppo delle potenzialità latenti nella forma umana ci saranno più chiare.
L'azione dei gruppi dell'organizzazione non ha niente da spartire con élites malefiche dedite a complotti: è questa un'immagine calunniosa e caricaturale, che non risponde minimamente alla realtà. Al contrario, la loro opera mira costantemente ad un progressivo decentramento del potere, perché ogni essere umano possa avere voce in capitolo nelle cose del mondo, e collaborare al perseguimento collettivo della fratellanza e della pace.
È vero, invece, che uno degli obbiettivi da essi sostenuto è l'abolizione delle barriere nazionali e la riunione di tutto il mondo sotto un unico governo; ma non si tratterà di una consacrazione delle élites bensì del loro annullamento, per un governo veramente di tutti.
Un importante obbiettivo per cui lavorano i gruppi è la cosiddetta uscita allo scoperto. Infatti l'organizzazione, in controtendenza con quanto era avvenuto nel remoto passato, sta ora - cautamente e progressivamente - esteriorizzando la sua opera; vedremo tuttavia che dovrà trascorrere ancora molto tempo prima che tale processo possa dirsi compiuto.
I gruppi sono formati da una gerarchia di tre gradi, che costituiscono i tre gradi inferiori della gerarchia complessiva dell'organizzazione: nove gradi in tutto.
In questa serie di tre articoli non avrò occasione di trattare i nove gradi singolarmente, ma non è escluso che possa capitare in futuro; fornirò invece varie informazioni sulla natura dei gruppi, incominciando col dire che sono immuni da qualsiasi forma di ideologia, politica e no (il che, sia chiaro, non significa che l'impegno politico individuale dei loro membri sia da essi scoraggiato): il loro lavoro è integralmente consacrato alla realizzazione del bene dell'umanità ed al dissolvimento delle incomprensioni, delle barriere e di ogni forma di intolleranza.
Sbaglierebbe, tuttavia, chi pensasse di identificare il pensiero dell'organizzazione in tendenze come il multiculturalismo, l'integrazione razziale e il mondialismo: va ripetuto, infatti, che il suo pensiero non può essere rappresentato da alcun tipo di ideologia, e se un'associazione umana si occupa di portare avanti una qualunque ideologia, si può essere certi al 100% che non si tratta dell'organizzazione.
Piuttosto, il rapporto tra ogni sorta di associazioni a sfondo ideologico e l'organizzazione può essere correttamente individuato nei termini di una forte ricettività - da parte loro - delle correnti energetiche che l'organizzazione diffonde sulla Terra; la cui rielaborazione e trasposizione in termini ideologici, però, esse eseguono indipendentemente, senza alcuna influenza diretta da parte dell'organizzazione (anche se può capitare, come vedremo forse più avanti, che membri dei gruppi vengano dislocati all'interno di qualche specifica associazione per sorvegliarne l'operato); ed a seconda dell'epoca, del luogo e del contesto in cui questo processo di rielaborazione energetica viene operato, i suoi effetti sulla storia possono esprimersi nei modi più diversi.
Per obbiettività e completezza, è necessario ammettere che il quadro appena delineato ha le sue eccezioni: ci furono infatti alcuni casi, nel corso dei sei secoli successivi alla rifondazione dei gruppi, in cui l'organizzazione (perlopiù in conseguenza a situazioni particolarmente aspre del suo dibattito interno) ebbe occasione di intervenire nelle vicende della storia profana secondo modalità più dirette, aventi lo scopo di creare condizioni più favorevoli all'attuazione del suo progetto; ma si tratta di casi molto rari.
Un esempio del quale sono filtrate alcune notizie anche nel mondo profano fu il tentativo - attuato negli anni quaranta del ventesimo secolo - di propiziare la federazione politica di Stati Uniti, Unione Sovietica e Gran Bretagna, per ottenere un'unità statuale che avrebbe dovuto affrettare i tempi del governo mondiale.
Per quanto - con ogni evidenza - tale progetto non sia giunto a buon fine, più che di un fallimento si trattò di un esperimento a fondo perduto, messo in opera dall'organizzazione (in un periodo in cui varie forze, al suo interno, premevano per sottoporre il progetto a revisioni di segno opposto) per verificare la propria capacità di infiltrare con membri dei gruppi i governi dei suddetti paesi, e dai risultati della loro opera desumere previsioni sui tempi del governo mondiale; ma fu tuttavia anche un fallimento, perché la rapidità e la radicalità dei cambiamenti politici arrecati dalla seconda guerra mondiale andò oltre ogni previsione, dando vita a un periodo nel quale l'inettitudine del mondo profano a rielaborare correttamente le correnti dell'organizzazione fu virulenta, causando all'umanità danni gravi.
Per questo, sebbene da quella vicenda fossero scaturite svolte importanti (come la nascita dell'ONU), i risultati ottenuti vennero considerati dall'organizzazione del tutto insoddisfacenti; ed appare oggi probabile che il tentativo cui ho appena accennato sia destinato a rappresentare la pietra tombale dei suoi tentativi di immischiarsi direttamente nella storia profana.
È interessante, tuttavia, estrapolare dalle scritture (che sono i testi d'uso interno in cui la storia dell'organizzazione viene scritta) le principali conclusioni che da quell'esperimento vennero tratte:
1 - che la ricezione delle correnti energetiche dell'organizzazione è più forte nei paesi aventi una forte tradizione storica, come la Gran Bretagna, ma al tempo stesso è più facile che la loro rielaborazione si discosti dagli obbiettivi suggeriti;
2 - che lo stato di caos emozionale presente negli USA sarebbe stato destinato ad accrescersi di parecchio nel dopoguerra, ponendo all'organizzazione seri problemi di controllo (ed in seguito all'effettivo verificarsi di questa possibilità, da circa un ventennio a questa parte l'organizzazione ha notevolmente ridotto il proprio investimento energetico nei confronti di quella nazione, anche se sono allo studio nuove tecniche per ovviare al problema);
3 - che l'URSS sarebbe evoluta (o involuta) in direzione del capitalismo.
Inoltre, per la prima volta nella storia dell'organizzazione vennero riviste e riformate le sue definizioni riguardo alla natura delle tre classi sociali (aristocrazia, borghesia e proletariato); le quali, per quanto nel mondo profano siano ormai cadute in disuso, in seno all'organizzazione costituiscono ancora un ternario importante, utilizzato in magia per la creazione dei cosiddetti non-fare (vi ho accennato in vari articoli), ovvero i riti destinati a liberare la propria azione su archi temporali lunghissimi (tra i non-fare posso citare come esempio, benché non sia certo uno dei più rilevanti, quello rivolto a trasformare la monarchia britannica in una monarchia mediatica).
Dopo il risveglio nel quindicesimo secolo, i tempi del riavvio delle attività dell'organizzazione sono stati molto lenti e progressivi. Sebbene un occhio che sa dove cercare possa distinguere la sua influenza già negli eventi che segnarono il passaggio dal Medioevo al Rinascimento, è solo dopo la scoperta dell'America che le tracce della sua influenza sull'umanità possono essere individuate facilmente, in seguito all'estendersi progressivo della sua sfera d'azione.
Va anche notato che, quanto più la sfera si estendeva, tanto più la tensione energetica diminuiva in periferia, con un controllo dell'organizzazione sulle personalità individuali che diminuiva proporzionalmente al suo aumento nei confronti delle masse.
Così, nei primi secoli dell'età moderna, la percezione delle correnti da parte degli individui poteva definirsi sufficiente a coinvolgerle nel progetto, ma non a rendere le persone consapevoli di quanto stavano realizzando: soprattutto assai scarsa si rivelava l'influenza sulle loro propensioni più egoiche e individualiste.
Proprio per questa ragione, soprattutto nei primi secoli dopo il risveglio, l'esecuzione del progetto doveva rivelarsi imperfetta e approssimativa, caratterizzata da guerre, crudeltà, disordini e ingiustizie di ogni tipo.
Nel tentativo di risolvere il problema, un grande sforzo fu perpetrato per aumentare il volume delle correnti trasmesse, ricorrendo anche a espedienti volti a renderle più facilmente razionalizzabili, come il puntare sul rafforzamento della borghesia nei vari paesi per avviare il processo di formazione degli stati nazionali - un processo, si sperava, che avrebbe notevolmente facilitato il riavvio di una presa di coscienza di tipo individuale.
Possono essere fatti risalire a questo periodo i primi seri tentativi di puntare sull'attività mediatica come principale strumento di trasmissione energetica. La loro buona riuscita avrebbe influenzato le successive modalità del progresso tecnologico, con una priorità riservata allo sviluppo dei mezzi di informazione.
Trascorsero così alcuni secoli nel corso dei quali il diffondersi della consapevolezza individuale di massa (la contraddittorietà dei due attributi è di per sé significativa) poneva lentamente le basi per l'attuale lavoro dell'organizzazione sulla coscienza collettiva, che non ha nessun precedente nella storia dell'umanità del passato. Ma da circa una sessantina d'anni a questa parte, i problemi derivanti dagli eccessi nelle applicazioni di questo modello stanno rendendo prioritaria l'elaborazione di mezzi di trasmissione energetica meno standardizzati: un problema che l'organizzazione è ben lungi dall'avere risolto, e che costituisce oggi uno dei temi principali del suo dibattito interno.
Infatti, la circostanza che un numero sempre maggiore di persone stia rivelandosi in grado di trarre conclusioni individuali dai messaggi mediatici, genera ogni giorno di più un'eccessiva dispersione di opinioni, che rende più difficoltose le attività collettive e complica il lavoro dei gruppi; né c'è da illudersi di ovviare a questo problema continuando a premere sull'acceleratore del pensiero unico, che crea nell'umanità reazioni di rigetto sempre più forti, e che - più che un rimedio - può essere considerato una concausa del male.
L'organizzazione sta ora pensando di fronteggiare la situazione in vari modi: per esempio, introducendo nella coscienza collettiva modelli di pensiero nuovi (e molto in questo campo è stato fatto di recente), o affidandosi all'uso di media nuovi, eccetera.
Ma al di là della situazione sul campo, l'aspetto più considerevole del problema (sebbene nascosto agli occhi dei profani) è lo stesso che si presenta ogni qualvolta l'attuazione del progetto porti alla luce un nuovo ordine di inconvenienti operativi (e che infatti, negli ultimi secoli, parecchie volte si è ripetuto): ovvero il ravvivarsi di quella cospicua componente dell'opposizione interna (ideali discendenti dei Signori dell'Essere) che preme da sempre affinché venga ridotto lo spazio di iniziativa affidato, nell'esecuzione del progetto, all'umanità profana.
Questo contrasto interno all'organizzazione, proprio come avviene per le divergenze in seno ai partiti del mondo profano, assorbe molte energie che potrebbero più proficuamente essere dedicate ad una gestione unitaria del progetto; e il prevalere alternato della tendenza umanitaria (Signori della Forma) o di quella autoritaria (Signori dell'Essere) fornisce la chiave di molti accadimenti della storia altrimenti incomprensibili, come ad esempio (volendoci limitare ad un tema di grande attualità), l'altrimenti inspiegabile involvere del politically correct da strumento per l'affermazione dei diritti a strumento di oppressione.
Qualunque possa essere la soluzione che verrà scelta, una cosa può essere già fin d'ora vaticinata con certezza: ovvero che il futuro modello di trasmissione energetica è destinato a bypassare gli attuali quadri intermedi della società umana, e sarà fondato sull'apertura di un canale diretto organizzazione-individui (è questo un punto su cui tanto ai Signori della Forma quanto i Signori dell'Essere sono d'accordo, anche se per motivi opposti).
Quello che invece, almeno per il momento, non si può dire, è se sia destinato ad essere ancora un modello di tipo mediatico, come lo è stata una lunga serie di suoi predecessori dall'invenzione della scrittura. Infatti, dopo la scoperta di Plutone (indotta dall'organizzazione nel 1930), l'influenza delle energie di questo pianeta sulla scienza diede origine al boom dell'elettronica, dapprima apportatore di notevoli vantaggi per i Signori della Forma (tanto in termini di puro e semplice incremento della consapevolezza individuale dei profani, quanto per le nuove possibilità da esso offerte al coinvolgimento umano nel progetto) e artefice dell'ingresso della trasmissione mediatica nella sua fase più trionfale; ma oggi anche i Signori della Forma più umanitari stanno chiedendosi se non sia il caso di accantonare il mostruoso intreccio tra i media e l'economia che esso ha generato - foriero non soltanto dei problemi di dispersione delle opinioni di cui ho già detto, ma anche contrassegnato da una sempre più preoccupante vulnerabilità - per puntare sulla telepatia: le cui potenzialità, per quanto concerne le sue applicazioni in ambito profano, sono ancora inesplorate.
Fino ad oggi, la telepatia è stata usata dall'organizzazione solo in ambiti ristretti, come per la trasmissione delle correnti al suo interno, o per attirare i profani più qualificati verso la cooptazione; ma questa è solo una goccia nel mare magnum delle sue possibilità, come quella di materializzare entità del mondo astrale sul piano della realtà oggettiva (e se lo sviluppo del progetto dipendesse soltanto dai Signori della Forma, lo svelamento di quest'arte ai profani sarebbe stato già intrapreso).
Nel prossimo articolo di questa serie, il discorso sulla possibile evoluzione dei mezzi di trasmissione energetica (che è, in sostanza, il tema fondamentale per comprendere ciò che possiamo aspettarci dall'organizzazione nei prossimi anni) verrà ulteriormente sviluppato; e da questo potremo partire per addentrarci - almeno un po' - in temi specifici riguardanti la struttura interna dell'organizzazione, come le funzioni dei gruppi e degli alti gradi.

Daniele Mansuino

 

Seconda parte


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