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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

 

L'organizzazione esoterica che domina il mondo

- Sesta parte

Giugno 2022


La magia dell’organizzazione è stata sempre oggetto della curiosità, spesso morbosa, di quanti ne hanno intuito l’esistenza, e si chiedono in quale misura essa corrisponda, e quanto invece si distacchi, dalle innumerevoli forme magiche praticate nel mondo profano; una domanda alla quale tuttavia è difficile rispondere, perché non si parla di un corpus magico chiuso e coerente come possono essere - per esempio - quello della magia enochiana o del sistema di Aleister Crowley, e nemmeno di un argomento descrivibile in termini sistematici, a differenza per esempio della struttura dei gruppi o del sistema a cinque.
Proprio questi ultimi due esempi, dal punto di vista profano, sono anch’essi magia, così come lo sono le stupefacenti attività collettive degli alti gradi; e sarà quindi difficile al lettore comprendere come mai quanto segue debba essere considerato a parte.
Il fatto è che tutto quanto viene praticato nell’organizzazione è magia, nel senso che impiega forze estranee al piano della realtà oggettiva come noi lo conosciamo; però non è magia se si considera come tale soltanto la capacità di influenzare il piano della realtà oggettiva per mezzo di attività individuali, ed è questo il senso - dal punto di vista profano, abbastanza restrittivo - in cui in seno all’organizzazione il termine magia viene impiegato.
Stiamo parlando quindi di un’arte che, se confrontata con le attività degli alti gradi, appare incomparabilmente più rozza e meno precisa; ma che è già abbastanza potente per produrre, sul piano della realtà oggettiva, enormi cambiamenti.
La sua sostanza operativa può essere definita come una forma di dialogo con le fonti di emissione delle correnti, alternativa alle modalità - per così dire ufficiali - poste in opera dagli alti gradi, nonché diversa da esse per la possibilità che offre di operare a livello individuale. Se valutata superficialmente, potrebbe apparire simile a quanto, nel mondo profano, è detto preghiera; però diverso è lo scopo per il quale è stata concepita, descrivibile come una sorta di fiancheggiamento degli effetti dei menù - attraverso l’azione magica individuale, il singolo membro dei gruppi può correggere l’imperfetta ricezione delle correnti da parte dell’uomo, e nello stesso tempo esercitare un potere denso di gratificazioni.
Ho già spiegato come non tutti gli alti gradi fossero d’accordo sulla volgarizzazione della magia dell’organizzazione ai membri dei gruppi, e certe loro cerchie (come quella dei Signori, ovvero gli alti gradi tradizionalisti) siano tuttora estremamente contrarie. Ma si tratta di un processo che è in atto ormai da parecchio tempo, e credo di essere facile profeta affermando che, in capo a un secolo o poco più, la magia dei gruppi sia destinata a fare intorno a sé il vuoto, unificando e riassorbendo in un unico, potentissimo fascio l’intera, disordinata diaspora delle pratiche magiche oggi esistenti nel mondo profano.
Riguardo alle analogie tra la magia dei gruppi e le forme magiche profane (che sono generate, perlomeno in massima parte, da sottocentri che l’organizzazione controlla), direi che possano essere sintetizzate così: essa ne rappresenta il corrispettivo teorico, perlomeno nella misura in cui le forme profane celano in sé delle tecniche per la riproduzione delle correnti, che a suo tempo i loro fondatori - operanti per conto dell’organizzazione - associarono alla possibilità di conseguire obbiettivi sul piano pratico, soprattutto allo scopo che gli esseri umani fossero invogliati a praticarle.
Ho già accennato, nell’articolo precedente, alla necessità che il mondo mantenga un livello accettabile di pace sociale, affinché la possibilità che le forme magiche profane continuino a diffondersi non venga meno; e proprio a questo fine, la forma più ampiamente praticata di magia dei gruppi consiste nell’indirizzare quelle che Ouspensky definiva le Influenze C su persone che sono state identificate come possibili candidati alla cooptazione.
Non si ritrovano invece, nella magia dei gruppi, riti tendenti a privilegiare questa o quella comunità umana, né a nuocere a qualcuno, né a favorire gli interessi personali di altri; e questo non solo per motivi etici, ma anche per attenersi a uno dei principi teorici fondamentali della magia dei gruppi: ovvero guardarsi dal fare centro sulla personalità dell’operatore (includendo in questa definizione, ovviamente, anche l’adoperarsi in favore dei suoi interessi individuali), perché questo equivale a limitare l’intensità della corrente magica suscitata; per ottenere i risultati desiderati occorre invece fare centro sulla fonte di emissione energetica, dopo essere riusciti a individuarne una abbastanza potente da crescere, anziché esaurirsi, quanto più vasto si rivela l’obbiettivo su cui è indirizzata.
In altre parole, quanto più esteso sarà l’obbiettivo del nostro rito, tanto più forte sarà la corrente che ci troveremo a padroneggiare, e la scelta di operare con questo genere di correnti forti consente di abbattere molte barriere che, normalmente, sono di ostacolo all’efficacia dei riti magici classici.
Tra queste ultime, vanno citate al primo posto le barriere di tipo religioso. Certo, la consuetudine di operare con entità angeliche o demoniache permette al mago comune di agganciarsi ad eggregori molto potenti; ma nello stesso tempo, lo rende forzosamente compartecipe di sistemi di valori tortuosi e complessi, che non di rado instradano le correnti da lui suscitate lungo percorsi che non portano all’obbiettivo desiderato, o lo raggiungono soltanto indirettamente. Invece, con la magia dei gruppi, problemi di questo genere non ce ne sono.
L’iniziazione alla pratica operativa della magia dei gruppi passa attraverso un percorso di formazione avente lo scopo di entrare nella sua vibrazione (o registrare su di essa la propria consapevolezza).
Si chiede, per prima cosa, al futuro praticante di liberarsi dalle proprie convinzioni pregresse su tre argomenti: potenza emozionale, forza di volontà e capacità di padroneggiare il livello astrale. Quello che gli viene richiesto è di fare il vuoto mentale su questi temi, perché - d’ora in avanti - le sue precedenti opinioni in merito rischieranno di essergli d’ingombro, se non li sostituirà con una condizione di ricettività assoluta.
La capacità di produrre emozioni positive fu a suo tempo per te una conquista faticosa ed enorme, ma ora devi imparare a trattenerla nella tua mente.
Quanto alla forza di volontà ne hai molta più di quanto ti serve (nota: questo discorso non viene ovviamente rivolto a una persona comune, ma a chi è già riuscito a portare a termine il difficile percorso per diventare Figlio della Liberazione e della Sostanza), e di quella che avanza la tua mente ha bisogno non immagini quanto.
Riguardo al livello astrale, il saperci viaggiare e il poter godere delle forme di energia che solo lì puoi assimilare sono privilegi che ti pongono molto al di sopra delle persone comuni; però, permettici di dirlo, chi è in grado soltanto di far questo, per noi è un bambino. Le energie che noi ti mandiamo arrivano da mondi che non puoi neppure immaginare, ai quali non potresti mai accedere se potessi contare solo sulle tue forze. Noi invece te le portiamo a domicilio, senza che tu debba neppure scomodarti per andarle a cercare; il solo atto della loro ricezione equivale a un lavoro di forgia sulla tua mente che ti consentirà in futuro di viaggiare molto più lontano... (quindi) prendile come sono, e (per adesso) non cercare altro: perché è solo in seguito alla corretta applicazione di questi precetti che i più semplici “mantra” e le più elementari pratiche rituali sono in grado di trasmutarsi in un potere tanto assoluto e trasfigurante da consentire spettacolari risultati su sé stessi e sul mondo.
Queste raccomandazioni, che potrebbero sembrare strane, derivano da una profonda conoscenza del tipo di energie che inducono la consapevolezza nell’uomo, legate più al sistema a sette che a quello a cinque (non a caso le ho definite energie e non correnti), e possono essere considerate della stessa qualità di quelle che inducono forme di consapevolezza diverse dalla nostra negli animali e nei vegetali (diverso è il discorso per i minerali, che anch’essi sono a loro modo coscienti, ma fanno base su energie del tutto diverse).
Infatti, il processo della consapevolezza umana equivale, secondo l’organizzazione, all’apprendimento del particolare codice comunicativo che consente all’anima di nutrire la mente; o meglio ancora, di trasformare l’anima in mente. L’anima diviene mente facendosi assimilare da essa in forma di nutrimento, e la mente ricambia il favore tutelando gli interessi dell’anima attraverso l’azione; e per mezzo dell’apprendimento di questo codice, si introduce in questa dualità un terzo elemento, che è quello che l’uomo definisce comunemente come volontà (non tanto la semplice volontà individuale, quanto piuttosto la sintonia tra quest’ultima e la volontà universale, rappresentata nell’Universo dalle energie e dalle correnti dell’organizzazione).

Nota: un argomento a parte, che per l’apprendimento della magia dei gruppi al livello su cui la stiamo esaminando non è necessario approfondire, consiste nell’identità tra i concetti di volontà universale e di rinascita dell’umanità: un tema che evito anche perché necessiterebbe di un esame del progetto dell’organizzazione più approfondito di quanto qui mi sia concesso di fare.
Tornando invece al meccanismo del trasformare l’anima in mente, esso sta, in realtà, alla base di ogni tipo di ricezione energetica; ma più di tutti della ricezione delle correnti magiche, un campo caratterizzato da meccanismi semplificati e più facilmente percettibili rispetto a quelli delle energie destinate a dare vita alla manifestazione formale.
È questa la ragione per cui la teoria dell’anima che nutre la mente viene insegnata come una premessa del concetto di corpo magico: non solo per favorire l’apprendimento e l’uso di quest’ultimo, ma anche perché il membro dei gruppi conosca l’anima che nutre la mente in via preliminare qualora dovesse capitargli di essere cooptato negli alti gradi, e cominciare dunque ad avere parte nel processo costitutivo di correnti più complicate, per agire sulle quali non è neanche lontanamente concepibile l’ignoranza del ternario anima, mente e volontà (nota: incontreremo più avanti, in altri articoli, il concetto di conglomerato, il quale può essere considerato un particolare tipo di eggregore avente la specifica funzione di proiettare le correnti dell’organizzazione sull’umanità. I conglomerati si producono a milioni come le stelle del cielo, e si combinano stabilmente tra di loro come fanno le costellazioni; e possono creare questi sistemi di strutture stabili ed eterne proprio perché sono costituiti da parti uguali di anima, mente e volontà).
Procedendo, un altro insegnamento preliminare importante è che nella magia dei gruppi - diversa anche in questo dalle altre forme magiche - i benefici di un rito non derivano dall’esteriorizzazione dell’energia, bensì (cito) dalla trasmutazione mentale che gli atti di ricevere, far circolare e concentrare le energie hanno determinato.
È questo un bell’esempio delle superiori modalità di pensiero che stanno all’origine della dottrina dell’organizzazione, perché non si tratta né di proiettare l’energia su un punto preciso, né di farlo per un dato fine, né di trarre dall’esteriorizzazione dell’energia un beneficio personale: la magia dei gruppi determina infatti uno sviluppo delle facoltà mentali interiori parallelo e complementare al miglioramento delle capacità di influenza sociale, ed è proprio tale caratteristica a fornire al praticante la possibilità di un automonitoraggio che gli consente di sottrarsi ai colpi di coda del potere, mantenendo la propria azione in linea con quella degli altri membri dei gruppi ed aumentandone in questo modo anche la potenza.
L’altra faccia della medaglia, come i lettori più pratici di magia avranno intuito, è che il successo dell’operazione dipende quasi interamente dalle capacità di autodisciplina del praticante, nonché dal suo talento nell’autogestione del lavoro. Se riesce a governarsi bene, i suoi risultati trascenderanno di parecchio quelli del mago eterodosso, costretto a concentrare e disperdere le proprie scarse energie in un gran numero di operazioni diverse; ma se trascura la sua arte il progresso sarà lento, e i risultati di ampia portata gli saranno preclusi.
È un fatto che la possibilità di praticare con successo la magia dei gruppi e la più rigorosa autodisciplina sono la stessa cosa. Un buon fattore di successo consiste nel conformarsi alle regole suggerite, ovvero 1 - evitare il più possibile di utilizzarla per scopi personali; 2 - evitare le operazioni tendenti ad influenzare in modo troppo diretto le menti dei singoli - rispettare il loro libero arbitrio, ricordandosi sempre che l’organizzazione preferisce gli effetti collettivi a quelli individuali; 3 - concentrarsi soprattutto su quegli aspetti dell’arte destinati ad apportare effetti positivi (esempio: se si vuole proteggere una persona debole da un prepotente, piuttosto che colpire il prepotente in modo diretto è preferibile trasmettere al debole i mezzi mentali perché si possa difendere da solo).
Né bisogna pensare che queste prescrizioni siano dettate da una qualche forma di ipocrisia: la verità è che ci troviamo di fronte a un potere talmente grande che, se non si adottassero le più ferree regole per contenerlo, rischierebbe seriamente di sfuggire di mano ai suoi detentori.
Un’altra nozione piuttosto fondamentale sulla magia dei gruppi è che uno dei campi in cui essa è più articolata è quello che concerne l’influenza degli elementali. Poiché il controllo degli elementali equivale al dominio sul mondo della materia, è importante che l’operatore impari a classificare in tempo reale, sulla base dei quattro elementi, la natura delle correnti che gli pervengono (nota: alcuni tra i migliori studiosi italiani della magia dei gruppi, come Davide Cavosi, hanno elaborato a questo proposito sistemi assai avanzati, come già si è visto in questa rubrica con la pubblicazione di articoli come Abbandonare la linearità e i due sul sistema a sette dell’Ermetismo, e come si vedrà ancora). Infatti, solo con l’intuire il fine specifico cui sono dedicate le energie di cui dispone egli sarà in grado di convertirle, momento per momento, in un richiamo alle varietà di elementali in armonia con il fine da lui perseguito; e quanto più riuscirà a farlo, tanto più i risultati della sua azione saranno spettacolari.
Già in altri articoli mi sono soffermato sul complesso legame tra il Quaternario degli Elementi e il simbolismo ermetico, il che dovrebbe consentire al lettore attento di intuire le modalità che governano la magia dei gruppi su questi aspetti. Comunque sia, per visualizzarne l’aspetto essenziale, pensate a una croce greca in cui l’asse verticale simboleggia la magia occidentale classica, e l’asse orizzontale la magia dei gruppi; dopodiché, immaginate che la croce ruoti di 90°, in modo che l’asse della magia dei gruppi si porti in posizione verticale.
Come potete vedere, in questo caso la direzione del flusso energetico non è cambiata: procede sempre dall’alto in basso, ovvero dal polo spirituale al polo della manifestazione. Quello che è cambiato è la natura del dualismo chiamato a definirli entrambi, che non corrisponde più a quello in uso nella tradizione cristiana, e ad esso corrispondono nuovi mantra, nuovi riti e nuove procedure: la mente dell’uomo si trova sempre al centro della croce, ma il processo di afflusso energetico è ora completamente diverso.
Va detto che dalla capacità di operare questa trasposizione spontaneamente e in tempi brevi dipende la possibilità di ascendere nella gerarchia dell’organizzazione, e i più dotati nel praticarla saranno destinati a passare ben presto dalle file dei gruppi a quelle degli alti gradi. Non tutti i membri dei gruppi, a parità di applicazione e di talento, riescono ad ottenere lo stesso successo, perché esistono in ogni persona sottili varietà nella composizione energetica individuale, che favoriscono od ostacolano l’interazione con le correnti in arrivo secondo modalità del tutto indipendenti dal suo volere; e sebbene non avverrà mai che un aspirante alla magia dei gruppi sia respinto per via di una composizione energetica inadeguata, i risultati che l’organizzazione gli richiederà saranno in armonia con ciò che la sua composizione energetica può dare (e va anche detto che i membri meno dotati a livello energetico verranno, di norma, sorvegliati con più attenzione, perché considerati più soggetti all’intrusione di energie non desiderate).
Poiché, come abbiamo detto, la magia dei gruppi consiste più che altro nel lavoro sul sistema a sette (il che sarà di conforto ai lettori esperti di Ermetismo, che col sistema a cinque si sarebbero senz’altro trovati male), è bene precisare che di esso vengono utilizzate quasi esclusivamente tre energie: la seconda, la terza e la quarta - e di queste la seconda più di tutte, massicciamente impiegata praticamente in ogni lavoro, perché è la più direttamente interferente col processo di manifestazione: infatti, se la prima può essere identificata con una sorta di forza della vita allo stato puro, la seconda è l’espressione della vita nella dimensione tempo.
La seconda energia è anche, come ben sanno gli Ermetisti, forse di tutte la meno piacevole da percepire, e la più difficile da controllare; soprattutto perché da essa l’aggressività non è aliena, anzi ne rappresenta una componente essenziale. Per questo fino ad oggi non è mai giunta agli uomini direttamente, ma solo mediata dai vari livelli dell’organizzazione, che curavano di stemperarla con altre componenti del menù energetico; eppure, anche così, è stata in passato fonte di guerre e lutti.
Però, per quanto la seconda energia possa essere portatrice di sofferenza, mai l’organizzazione si è associata al punto di vista di certi governanti terrestri, per i quali infliggere sofferenza è giustificabile nella misura in cui serve ad affrettare la trasformazione del mondo (un’evenienza che, purtroppo, è oggi di grande attualità): infliggere sofferenza per il conseguimento di obbiettivi materiali non è mai giustificabile, e molti imperi dell’antichità non sarebbero caduti se i loro governanti non avessero sottovalutato questo punto, esponendo il loro potere all’azione di devastanti colpi di ritorno.
Sarebbe auspicabile davvero che gli uomini apprendessero ad usare la seconda energia senza indulgere fra loro ad eccessi di aggressività e crudeltà, e quando questo potrà avvenire saranno sorpresi dal vederla scindersi in due correnti diverse: la prima solare - il potere puro, separato dall’egoismo; da questa fonte attingeranno i fautori del governo mondiale - e la seconda gioviale, espansiva, ottimistica e solidarista.
Di quest’ultima ce n’è già in giro un piccolo quantitativo oggi, ma non certo abbastanza per supplire al fabbisogno generale: purtroppo viene spesa soprattutto a sostegno di lobbies di potere assai poco onorevoli, i cui dirigenti hanno furbescamente imparato ad usarla. Bisognerà davvero attendere la scissione della seconda energia in due correnti per passare ad una dimensione migliore dell’intercorso tra l’umanità e i poteri forti, quando la principale conseguenza della scissione porterà la capacità - per l’uomo cosiddetto comune - di percepire le due componenti del potere allo stato puro, senza più inganni (per fare un esempio stupido: se sapete come si guida un’automobile, nessuno può farvi credere che per guidarla bisogna essere battezzati) - e sapendo come il potere funziona, il rigetto dei ciarlatani che associano all’esercizio del potere i propri interessi diverrà automatico.
Va detto che il processo di separazione della seconda può essere praticato dallo studente di magia dei gruppi a livello individuale, mediante il cosiddetto allineamento di anima, mente e cervello, che consiste nell’esercitare l’immaginazione secondo una tecnica di meditazione particolare. È questa una fase dell’apprendimento facoltativa, che non viene imposta. Per alcuni di coloro che la scelgono, i benefici effetti dell’allineamento si manifestano mediante un aumento di ricezione energetica, accompagnato da una maggiore capacità nell’identificare le varietà di energia; per altri, i meno dotati, in un miglioramento della sintonia telepatica con gli altri membri del gruppo, il che consente loro di approfittare del maggior discernimento dei più capaci.
Per tutti, il passo successivo consiste nel perfezionare la capacità di allineamento fino a riuscire a focalizzare la consapevolezza nel suo punto più elevato. Quando, dopo molto esercizio, il discepolo è in grado di compiere questa operazione nell’arco di pochi secondi e in qualunque situazione o momento, deve prima fare il vuoto mentale e poi concentrarsi uno dopo l’altro su alcuni mantra; dopodiché la procedura è simile a quella in uso nella maggioranza delle operazioni della magia dei gruppi, ovvero pronunciare il mantra con potenza e scagliarlo sul mondo. In questo modo la seconda energia già all’opera nel mondo viene in parte purificata, e le sofferenze e i dolori legati alle sue applicazioni imperfette vengono in parte attenuati.
Si tratta di un processo analogo ad un atto di respirazione nel quale, tra inspirazione ed espirazione, venga osservata una breve pausa. I membri più dotati imparano poco alla volta a svolgere le tre fasi in tempi sempre più brevi, e quando riescono a portarle a termine in tempi compatibili con la respirazione normale, il processo respiratorio del corpo si identifica gradualmente con esse.
Come ulteriore sviluppo, acquistano poi la capacità di andare avanti con i mantra anche durante il sonno; e si stima che, ai nostri giorni, i membri dell’organizzazione che abbiano imparato a svolgere questo lavoro alla perfezione siano circa una trentina, e senz’altro per il bene del mondo sarebbe meglio che fossero di più. Secondo calcoli eseguiti ufficiosamente nei gruppi, si pensa che se fossero cinquanta sarebbero in grado di adempiere al lavoro di purificazione della seconda energia autonomamente, ed in certi testi che trattano dell’organizzazione, questa possibilità viene presentata come se si trattasse di un obbiettivo dell’organizzazione stessa; ma personalmente ho i miei dubbi, perché il fatto stesso che l’allineamento sia facoltativo dimostra in modo chiaro quanto gli alti gradi tradizionalisti siano riluttanti a lasciare nelle mani dell’umanità un tale potere.
Anzi, va detto che addirittura il mantra più importante tra quelli suscettibili di procedere alla purificazione della seconda è oggi inoperoso: sebbene in tutto il mondo centinaia di persone ne facciano uso quotidianamente, per volontà degli alti gradi l’energia purificatrice da esso prodotta non si scarica sul mondo, bensì viene per così dire immagazzinata nella prospettiva di farne uso in futuro (ritorneremo su questo, se andremo avanti, in un prossimo articolo).
Poiché abbiamo precisato che nella magia dei gruppi vengono usate quasi esclusivamente tre energie del sistema a sette, senz’altro il lettore ermetista si sarà chiesto se a ciò possa corrispondere una qualche forma di identificazione della Legge del Tre con la Legge del Sette, e la risposta è affermativa: infatti, nell’ambito della magia dei gruppi, le due Leggi non vengono considerate realtà interagenti, ma parti interdipendenti di un solo complesso di forze.
Le prime tre energie del sistema a sette, corrispondenti alle tre energie del ternario, possono essere combinate in modo da regolare l’afflusso alla Terra delle energie delle stelle fisse (affronteremo più a fondo questo tema, nei prossimi articoli, con il trattare delle energie di terzo campo) - e questa è, se vogliamo, nient’altro che la visione dell’Ermetismo classico, ma è raro che nelle sue versioni esterne all’organizzazione questo aspetto sia evidenziato: è infatti più facile che in esse venga posto l’accento sui due sistemi legati alle Leggi come espressioni diverse di una stessa Unità, ma ciascuno soggetto a dinamiche sue proprie. Invece, le regole della magia dei gruppi valgono indifferentemente per entrambe le Leggi, il che trascende di gran lunga il livello delle conoscenze ermetiche esteriori all’organizzazione.
Va anche sottolineata la corrispondenza tra i primi tre gradi dell’organizzazione e le prime tre energie del sistema a sette; il che purtroppo, però, non può essere utilizzato per chiarire il discorso precedente, ma anzi lo complica, in quanto ho già precisato che le tre energie utilizzate nella magia dei gruppi non sono le prime tre, bensì la seconda, la terza e la quarta.
Comunque, da quanto ho scritto dovrebbe essere già abbastanza chiaro il legame simbolico tra la prima energia e i Figli della Liberazione e della Sostanza; riguardo poi alla seconda, se purificata dai suoi effetti negativi può essere considerata vettore di amore e saggezza, e per questo i 2:: Maestri Anonimi sono concentrati sull’arte dei collegamenti energetici. La terza invece, di cui non abbiamo ancora parlato a fondo in questa serie, è il mezzo di elezione della qualità umana detta intelligenza, e questo è il motivo per cui soltanto ai 3:: Maestri della Cerchia viene insegnato a padroneggiare le tecniche della magia dei gruppi più pericolose.
Passando ora alla quarta energia del sistema a sette, va detto che per i membri dei gruppi è forse la più difficile da percepire consapevolmente; la si riceve a livello inconscio, e in questo modo si combina con le tre energie precedenti, arricchendole di volontà. Tutti i profani che, a livello individuale, si dimostrano in grado di grandi realizzazioni pratiche sono sempre inconsapevoli ricettori di quarta, anche se, purtroppo, spesso la loro ambizione personale non gli consente di farne l’uso migliore.
Alcuni ricettori di quarta vengono cooptati nei gruppi, istruiti alla corretta gestione del loro dono e poi, non di rado, fanno carriera negli alti gradi; però non molti, in quanto l’organizzazione preferisce lasciarne parecchi nel mondo profano, allo scopo di accelerarne l’evoluzione.
Proprio per l’importanza di questo aspetto, sebbene la sua ricezione consapevole non sia diffusa, la quarta è l’energia del sistema a sette più studiata a livello teorico: esistono tabelle che analizzano la sua composizione con una precisione che giunge ai limiti del virtuosismo. La più utilizzata è quella che analizza il tipo di quarta che può essere incorporato tramite il mantra inoperoso, diverso dalla quarta standard e quindi tendente a passare inosservato, ma che è vitale per i membri dei gruppi saper identificare. In questa tabella si possono distinguere ben diciotto sfumature di quarta diverse, suddivise in tre categorie da sei ciascuna (nota: non vengono più chiamate energie bensì correnti, perché ormai - a questi livelli di decentramento - le differenze tra il sistema a sette e il sistema a cinque sono assai sfumate; e poi, si tratta senz’altro di correnti nella misura in cui i membri dei gruppi ne fanno un uso diretto).
La prima categoria raggruppa le correnti aventi il potere di creare la pace nel mondo; la seconda quelle che serviranno per diffonderla; la terza, per raggruppare i membri e i simpatizzanti dell’organizzazione mediante il potenziamento della loro volontà.
Può essere interessante prendere in considerazione la nomenclatura delle sei correnti di pace di prima categoria, perché aprono uno spiraglio sulla logica in base alla quale l’organizzazione ragiona e lavora: 1 - corrente intermediaria, quarta energia allo stato puro, la cui funzione è di risvegliare nelle menti umane la percezione energetica cosciente; 2 - corrente agente o di trasmissione; 3 - corrente di espressione, che è un miscuglio delle due precedenti dopo che sono stare amalgamate dalla mente umana; 4 - corrente dei piani, a sua volta divisa in quattro sottocategorie, definisce le parti della corrente di espressione che l’uomo non emette, ma trattiene per il lavoro interiore; 5 - corrente focale, frutto dell’incontro della corrente dei piani con piccoli quantitativi di energie del sistema a sette di altra origine - infatti tutti gli esseri umani ne trattengono un po’, a livello inconscio, nella parte alta della testa; 6 - corrente del centro, quarta energia di produzione umana, del tutto equivalente per qualità ed effetti alla corrente intermediaria; il suo processo di produzione deriva dall’incontro della corrente intermediaria con la corrente focale, e il risultato di questo amalgama passa poi a mescolarsi con la corrente di espressione, che si incarica di diffonderlo.
Naturalmente esiste una suddivisione analoga anche per le altre due categorie di sei correnti ciascuna, come pure un’abbondanza di studi su come vadano usate e su come possano essere trasferite in termini teologici, economici, eccetera (e si noti che tutto questo si riferisce soltanto ad una delle modalità in cui la quarta energia può essere utilizzata); il solo settore ancora carente è quello degli studi sul loro uso nell’azione diretta (vedi articoli precedenti), il che è giustificabile in quanto si tratta di una progettualità rivolta al futuro, ma dipende anche senza dubbio dalla cocciuta opposizione degli alti gradi tradizionalisti a tale riguardo.
Ma non per questo bisogna pensare che le applicazioni della quarta a livello individuale versino in uno stato di abbandono, perché i gruppi (un po’ come avviene, suppongo, nei quadri inferiori di tutte le associazioni) sono attivissimi nel prendere spontaneamente iniziative a tutela dei propri diritti, e per ampliarne la portata; quindi, sebbene solo pochi membri dei gruppi siano già in grado di ricevere la quarta consapevolmente - e quei pochi ne abbiano, in genere, soltanto una consapevolezza parziale - la sua azione armonizzante sulle prime tre energie risulta già abbastanza forte da suscitare, nella personalità di chi vi si dedica, notevoli processi di evoluzione interiore. È anzi quasi buffo quanto siano numerose le scritture, ad opera di alti gradi tradizionalisti, che denunciano questo fenomeno in termini allarmistici, profetizzando il futuro sorgere di una nuova generazione di membri dei gruppi dotati di poteri tali da sovvertire l’organizzazione dalle fondamenta. Ma, in pratica - almeno da quello che si può vedere oggi - la sola conseguenza di rilievo derivata da questi studi consiste in un miglioramento nella capacità dei membri dei gruppi di maneggiare la triade volontà - luce - pace, il che influenza al positivo le loro capacità di relazionarsi a livello sociale, di ragionare in modo comprensivo e sintetico, di amalgamare le energie dell’individuo con quelle del gruppo; ed anzi, l’opinione degli alti gradi modernisti in proposito è che si debbano incoraggiare le inedite acquisizioni da essi recate sull’uso della quarta nella fusione di anima e corpo.
Con l’espressione fusione di anima e corpo (nota: il tema della fusione è molto importante nel progetto anche a livello macrocosmico, come dai prossimi articoli avremo la possibilità di capire) si intende, nella magia dei gruppi, il livello evolutivo che consente di praticarla con il massimo successo: infatti, premesso che - nella mappa in uso presso la magia dei gruppi - i centri energetici presenti in un individuo normale sono tre, la fusione può essere raggiunta attraverso l’attivazione di un quarto centro, specificamente dedito alla gestione della quarta energia.
Davvero i profani non hanno idea di quanto possa essere vantaggioso adottare questa mappa rispetto ai sistemi normalmente in uso di centri o di chakra. Infatti un quarto centro attivo è in grado di evocare e irradiare sul piano della realtà oggettiva enormi quantità tanto delle prime tre energie quanto della quarta; e lo fa a un punto tale che la loro ricezione da parte delle persone che vengono in contatto col praticante è pressoché inevitabile, ed una sorta di fusione energetica collettiva si verifica in automatico.
Anche quest’ultimo è un risvolto della magia dei gruppi considerato essenziale per la rinascita del genere umano; ma si tratta anche d’altra parte, per i membri dei gruppi, di una procedura abbastanza normale, prefigurazione sul piano microcosmico di quello che sarà il destino energetico del mondo quando l’uscita allo scoperto dell’organizzazione sarà compiuta.
Sono già in atto oggi sulla Terra molte piccole fusioni di questo genere, con centinaia di membri dell’organizzazione e anche molti profani coinvolti, che gli alti gradi osservano e studiano discretamente con grande attenzione.  
L’argomento della magia dei gruppi non può considerarsi esaurito senza accennare ad una scuola di pensiero, presente nell’organizzazione a livello minoritario, che considera la nuova vibrazione energetica prodotta dall’umanità per mezzo di queste fusioni alla stregua di un’ottava energia non compresa nel settenario; e parecchio ci sarebbe da dire - ma non vogliamo esorbitare troppo - su come le scuole ermetiche, esterne all’organizzazione, che preferiscono valutare il settenario in termine di ottava, perseguano l’intento di preparare il terreno a questo punto di vista.
Non mancano i buoni argomenti in favore, perché - come abbiamo visto - attualmente la complessità teorica degli studi sulla quarta energia è già tanto grande che includere in essi anche lo studio della vibrazione umana pare a molti eccessivo; però l’inconveniente è che il suo studio separato presenterebbe lo svantaggio di incoraggiare forme di studio della vibrazione svincolate dalla sua composizione all’origine, venendo quindi a trascurare il fatto che la composizione della vibrazione non è sempre la stessa, ma è in generale parecchio influenzata da fattori terrestri (per fare un solo esempio, essa varia a seconda della natura del  gruppo che l’ha prodotta), ed è questo il principale motivo per cui la teoria della separazione tra lo studio della quarta energia e quello della vibrazione non ha incontrato, finora, grande fortuna a livello di alti gradi.
Del resto, il mio lettore si sarà già accorto che, in seno all’organizzazione, le proposte di modifica alle procedure non sono mai accolte di buon occhio (come del resto succede in tutte le istituzioni di grandi dimensioni), forse soprattutto per le ripercussioni non previste che, di regola, le modifiche apportano sempre. Però non è detto che l’atteggiamento verso la teoria della separazione non possa cambiare, se gli sviluppi futuri degli studi sulla vibrazione dovessero appurare che sono meno influenti del previsto, oppure - al contrario - che per loro mezzo si potessero elaborare procedure per addivenire alla separazione spontaneamente; in quest’ultimo caso è altamente probabile che gli alti gradi, posti dinnanzi al fatto compiuto, finirebbero per legittimarle, allo scopo di non introdurre elementi di dissenso nel loro rapporto coi gruppi.
Mi spiace essermi dilungato su un tema che il lettore potrà trovare marginale, ma… non lo è per niente; infatti, dalle due posizioni sulla separazione dipendono due concezioni del ruolo futuro dell’umanità, e lo stesso si può dire di in tutte le questioni che vedano contrapposti il punto di vista tradizionalista e quello modernista.
Per quanto, a livello ufficiale, l’intera organizzazione sia unanime sul fatto che all’umanità debba essere concesso il libero arbitrio, i tradizionalisti e i modernisti non sono affatto concordi su quanto libero arbitrio concederci, e su cosa: per esempio, nel caso che abbiamo appena visto, la separazione porterebbe come conseguenza un incremento degli studi incentrati sull’uomo, dai quali l’evoluzione umana verrebbe senza dubbio accelerata, e c’è chi non crede che sia opportuno. Se dunque, se negli eventuali prossimi articoli, avrò cura di presentare al lettore altre dualità dello stesso genere, egli gradualmente potrà fare proprie le dinamiche dell’organizzazione in modo assai più preciso che se questi temi gli fossero taciuti.
La crescita della vibrazione viene seguita dagli alti gradi con grande interesse anche perché una migliore conoscenza dell’emissione energetica umana consente loro di accordare sempre meglio la propria energia con quella delle masse. In questo campo i progressi procedono di gran galoppo, delineando l’avvento di una fase in cui la comunicazione tra gli alti gradi e l’umanità si svolgerà interamente senza bisogno di intermediari; e questa è destinata ad essere la forma più elevata e definitiva di fusione.
In un mondo così delineato, i termini finora in uso di emissione e ricezione diventeranno obsoleti: le correnti saranno tanto potenti da creare da sé i propri percorsi, accomunando il pianeta nella stessa frequenza di vibrazione.
L’umanità avrà la sua anima divina. Le energie della Forma e quelle dell’Essere si incontreranno di nuovo, ponendo fine all’antico conflitto.
La vita e l’anima consumeranno in questo modo le loro nozze alchemiche, e il bambino divino che ne avrà origine sarà il punto di partenza di un nuovo processo evolutivo del genere umano.


Daniele Mansuino


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