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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

 

Un trattato sabbataista di magia sessuale

- Seconda parte
Di Daniele Mansuino e Paolo Del Casale

Novembre 2019

 

Nel primo articolo di questa serie abbiamo intrapreso la trattazione del Va-avo ha-Yom el ha-Ayin (che per brevità chiamiamo Va-avo): un trattato di magia sessuale, datato 1725, che viene utilizzato dai Sabbataisti (o Sabbatiani, ovvero i seguaci del Messia Sabbathai Zevi) per influenzare attraverso l’azione magica il corso della storia, al fine che esso si svolga in linea con il progetto dell’organizzazione esoterica che domina il mondo.
Va-avo ha-Yom el ha-Ayin significa Sono venuto questo giorno alla sorgente: un titolo tratto dal 24° capitolo della Genesi, come qui ci apprestiamo ad illustrare.
Abramo, che viveva in terra straniera, voleva che suo figlio Isacco sposasse una ragazza della sua terra d’origine, ed incaricò il più anziano e fidato dei suoi servi - quello che aveva il governo di tutti i suoi beni - di andare a cercarla.
Il servo, carico di doni, giunse in Mesopotamia, e mentre si avvicinava ad una sorgente pregò Dio di fargli trovare una donna perfetta. Decise che avrebbe messo alla prova la potenziale consorte di Isacco sul piano della generosità, chiedendo alla più bella donna trovata in quel luogo di offrirgli dell'acqua, e questa avrebbe dovuto spontaneamente dissetare non solo lui, ma anche i suoi cavalli.
Arrivò quindi Rebecca, che passò brillantemente il test; inoltre il servo scoprì che era una nipote di Abramo. Quando Rebecca lo invitò a casa propria, la chiese in sposa per Isacco in nome di Abramo e del suo Dio.
In questo passaggio si arriva al famoso versetto 42, quando egli racconta alla famiglia di Rebecca come l’abbia scelta tra le donne che andavano alla fonte:
Sono venuto questo giorno alla sorgente, e ho detto: “Signore, Dio del mio signore Abramo, se gradisci dar successo al viaggio che ho intrapreso
La storia si conclude con l’incontro, al contempo sensuale e mistico, tra Rebecca ed Isacco:
Ed Isacco condusse Rebecca nella tenda di Sara sua madre, la prese, ed ella divenne sua moglie, ed egli l’amò. Così Isacco fu consolato dopo la morte di sua madre.
A questo capitolo segue quello sulla progenie di Isacco, inclusa la vendita da parte di Esaù della propria primogenitura a Giacobbe: un vero e proprio varo della funzione dei Figli di Israele nella storia, con conseguente mutazione degli obblighi divini nei confronti dell’Uomo e viceversa.
È possibile riconoscere qui i temi, legati all’opera di Sabbathai Zevi, di liberazione delle scintille: le schegge di luce spirituale, immerse e celate nelle forme materiali, sono la vergine da trovare in terra straniera - che poi straniera non è, in quanto Abramo proviene proprio da lì, e da lì vuole trarre il seme per rigenerare il luogo dove ora vive.
Questa terra dei primordi, questa fonte, è la Shekinah, la grazia divina nel mondo: da lei, e soltanto da lei, Dio accetta di essere riprogrammato.
Attraverso immagini come questa, le evoluzioni settecentesche dell’opera di Sabbathai hanno amplificato ben oltre i confini dell’ebraismo l’influenza della qabbalah, facendone un amo per pescare anime vergini che rispondano a certi requisiti.
È da notare come Abramo non voglia assolutamente che il figlio Isacco vada a vivere nella città della futura moglie, sebbene sia la sua città d’origine: deve essere lei a trasferirsi.
Questo è davvero rivoluzionario, in quanto non descrive un tentativo di conversione del mondo all’ebraismo, bensì l’esatto opposto: la conversione del sistema qabbalista in tutte le religioni e filosofie laiche dell’Occidente (alle quali nel mondo ebraico ci si riferisce generalizzandole col nome di mondo dei Gentili, o Shekinah Bassa).
Per questo la Vergine, o Figlia, viene condotta dal Figlio nella tenda della Madre; in modo che il loro amore possa dare frutto, e continuare e rinnovare la stirpe del Padre.
Vedremo più avanti come questo tema verrà ripreso ed espanso, dapprima dall’Ordine Ermetico della Golden Dawn e poi da Aleister Crowley.
Un altro discorso interessante è come la Shekinah non esca indenne da questo cambiamento: perché, in seguito al suo aprirsi al mondo, da Vergine che era diventerà progressivamente… puttana (è questa anche la ragione per cui, col passare del tempo, il caos nella Creazione dà l’impressione di accrescersi anziché diminuire).
È questa anche la chiave per decifrare la presenza, in alcune scuole gnostiche (e soprattutto in quelle neognostiche, che dal Quarto Rituale Maggiore sono derivate) di un’equivalenza segreta tra la Meretrice di Babilonia dell’Apocalisse e la Grazia di Dio.
Non c’è alcun dubbio che l’attuale fase del progetto dell’organizzazione volga al giorno in cui la Shekinah sarà completamente aperta a livello sessuale: è caduta, non si alzerà più la Vergine di Israele; è stesa al suolo, e nessuno la farà rialzare (Amos 5: 2).
È proprio lei la destinata ad essere il pozzo che i principi hanno scavato, e che i nobili del popolo hanno perforato con lo scettro e con i loro bastoni (Numeri 21: 18).
Però la Scrittura le riconosce anche il valore divino del suo compito, laddove le si dice: Allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio, allunga le cordicelle e rinforza i tuoi paletti, poiché ti allargherai a destra e a sinistra; e la tua discendenza entrerà in possesso delle nazioni, e ripopolerà le città un tempo deserte.
E non temere, perché non dovrai più arrossire; non vergognarti, perché non sarai più disonorata; anzi, dimenticherai la vergogna della tua giovinezza e non ricorderai più il disonore della tua vedovanza (Isaia 54: 2-4).
Secondo Aleister Crowley, la Principessa non è solo la perfetta Nubile, ma, a causa della morte del Principe, è la Vedova abbandonata e piangente. Tutto questo accade nelle leggende caratteristiche dell'Eone di Osiride
Nella terminologia crowleyana, il termine Eone di Osiride indica un concetto parallelo a quello del Dio Giusto dell’Antico Testamento: ovvero una fase evolutiva dello spirito umano contraddistinta da una forte strutturalizzazione del pensiero comune, nella quale si tenta di guidare le masse verso una condivisione di certi ideali (e, per questo, di natura monoteistica).
La polarità opposta a quella del Dio Giusto è il Dio Buono, che governa l’Eone di Iside, contraddistinto dal politeismo: un Dio-Shekinah che è Padre, sì, ma anche Madre - grembo accogliente, che accoglie senza giudicare; e stiamo per vedere come lo sviluppo di entrambe le concezioni espresse negli Eoni crowleyani conosca, nel Va-avo, un passaggio di fondamentale importanza.
Il processo di estrazione delle scintille dalla materia sotto l’egida del Dio Giusto/Osiride prevede che ci sia un individuo riconosciuto dalla comunità che si prenda la briga di fare da tramite attivo della comunicazione tra l’umano e il divino; questo vale per ogni tipo di tramite, dai sacerdoti ai profeti fino ai Messia.
Dice David J. Halperin: non è del tutto chiaro se l’autore (del Va-avo) attendesse una “seconda venuta” di Sabbathai Zevi, questa volta in gloria. La mia forte impressione è che non la attendesse, anche se devo ammettere che ci sono uno o due passaggi che sembrano implicare che il Messia svolgerà un ruolo futuro sulla Terra. Piuttosto, il Messia ha già effettuato la grande trasformazione del mondo: ciò che rimane è per noi esseri umani pienamente attualizzato, sulla terra come in cielo.
La grande trasformazione del mondo, in seguito all’azione del quarto rituale maggiore, ha cambiato ogni cosa nel giro di poche centinaia di anni; il mondo si è espanso fino ad allentare le maglie della materia, che interagisce ora in mille e mille forme diverse con la coscienza collettiva.
Così, ad esempio, una conseguenza della moltiplicazione dei sottocentri esoterici (ed anche di quelli religiosi) nel mondo contemporaneo, è che il numero degli individui ascendenti al ruolo di sacerdote o profeta sta drasticamente aumentando, col fiorire di un gran numero di parole di Dio le più svariate, ed anche a volte le più contraddittorie; questo potrà apparire, da un lato, come la strada verso l’entropia, ma un occhio più attento non può non vedere come questo immenso calderone carico di energia sia pronto a generare nuova vita, almeno per quelle anime vergini alle quali il possibile dilagare del caos non fa paura.
In questo mondo nuovo, anche la figura messianica adempie ad un ruolo importante; questo proprio perché il Messia ha perso il proprio status di oggetto di venerazione, ed è diventato piuttosto una funzione iniziatica - una potenzialità di ogni individuo.
La venerazione deve invece essere riservata all’idea pura che anima il Messia: quella che gli gnostici chiamano Sofia, le cui funzioni sono completamente assimilabili a quelle della Shekinah ebraica - liberare le scintille dalle scorie della frantumazione, per ricondurle nell’area intuitiva ed ispiratrice della coscienza umana.
Il loro nuovo paradigma non sarà più confondersi nel divino, bensì confluire nel potenziale evolutivo dell’Uomo; in questo modo non sarà più Dio ad ispirare l’umanità, ma da essa sarà in grado di ricevere ispirazione a sua volta.
Di questa fase a cui l’umanità sta andando incontro, non è ben chiaro se nella visione del Va-avo essa sia destinata a recare una sorta di fusione del Dio Giusto col Dio Buono, o qualcosa di completamente diverso. Ma, tanto che il suo prodotto debba essere una nuova concezione di Dio quanto un avvicendamento (in puro stile 1-2-1) dell’Uomo a Dio, risulta chiaro comunque che sarà un tutt’uno con l’elevazione della Donna/umanità; e che in attesa che essa si compia, l’accettazione sociale del desiderio sessuale femminile è destinata a palesarsi - ogni giorno di più - come il motore trainante dell’avanzata dell’umanità incontro al suo destino.
È anche, a nostro parere, sbalorditivamente profetico che il prodotto della fusione tra il Dio Giusto e il Dio Buono risulti collegato nel Va-avo (ed aggiungeremmo, come ben possiamo renderci conto al giorno d’oggi: collegato sul piano cronologico), alle alterazioni climatiche: infatti, lo sperma divino si concentrerà nel ventre di Maria perché nessuna pioggia possa cadere più sulla Terra.
L’interpretazione più diffusa di questa affermazione è che la sovrabbondanza dell’eiaculazione di Dio propiziava più facilmente, negli uomini dell’antichità (ma crediamo che questo discorso vada riferito particolarmente alla civiltà occidentale) la conoscenza istintiva delle nozioni metafisiche più fondamentali, come ad esempio il ricordo della condizione umana prima della Caduta: un persistere della memoria che era soltanto un’inutile crudeltà, nei confronti di creature inevitabilmente destinate - dalla loro condizione decaduta - alla sofferenza e alla morte.
Anche per questo, Dio ha finito col rendersi conto che era il caso di correggere il tiro; e lo ha fatto concentrando tutto il potere del suo sperma in un punto solo, il ventre della Shekinah/Maria.
Con il loro adattarsi all’insegnamento di Cristo, che dal ventre di Maria era nato, è destino degli Occidentali di smarrire, poco per volta, la memoria della loro condizione precedente: questo anche in seguito al loro dedicarsi sempre più costantemente alle attività materiali (vedi in proposito anche il simbolismo dei segni di terra - Maria/Vergine, Cristo/Capricorno, Toro/amore/attrazione nei confronti della realtà formale), recante come conseguenza l’idea che il controllo del mondo delle forme sia anche in grado di delineare un cammino verso la salvezza.
In questo modo, non solo diventa più efficace la collaborazione che gli occidentali possono riservare al progetto (dedicandosi con maggior successo al lavoro di liberazione delle scintille), ma viene anche a crearsi in Occidente una situazione per cui la funzione messianica non è più caratterizzata dalla priorità di suggerire all’Uomo una via spirituale.
Per questo i Messia da Gesù in poi, a differenza dei loro predecessori, posero sempre più al centro del loro insegnamento la regolamentazione sociale: fu così per Muhammad, su di Lui la benedizione e la pace, e per Sabbathai - ed in tempi più recenti così sarebbe stato anche per Joseph Smith, il Profeta dei Mormoni, e per tutti gli altri.
La funzione messianica, quindi, è cambiata proprio perché dopo Gesù non era più necessario che altra pioggia cadesse; ed è questa la condizione che la scienza del controllo della materia sta andando a determinare, anche sul piano climatico.

In questo periodo di transizione, quanto più aumenta la siccità tanto più la Shekinah riarsa è costretta ad incarnarsi nei corpi delle donne, per profittare dei loro succhi.
È proprio questa preziosa rugiada (ros Hermon qui descendit in montem Sion, come è detto nel Salmo 133) ad adempiere inadeguatamente alla funzione della pioggia; ma essa può soltanto rappresentare una benedizione per gli Eletti del Signore, che sono davvero pochi eletti.
La presenza degli Eletti adempie faticosamente alla funzione di mantenere il mondo in vita; ma la rugiada non basta a provvedere da sola alla fruttificazione. Perché questa possa avere luogo è necessario l’intervento del Fuoco Settentrionale, che solo il maschio può trasmettere.
Nella magia sessuale sabbataista, la Trasmissione del Fuoco ha luogo quando l’uomo - durante il coito - pone per breve tempo il palmo della mano sinistra sotto la testa della donna: questo tipo di coito rituale, nel quale il Fuoco Settentrionale si unisce alla rugiada, non è soltanto la forma più sacra di preghiera, ma è addirittura l’unica forma di preghiera che all’Eletto sia consentito di praticare.
Questo in quanto l’incidente legato alla Rottura dei Vasi gli insegna che, al fine di evitare danni al mondo, il Dio d’Israele può essere pregato con successo soltanto nel momento in cui la Shekinah sta prendendo tra le sue cosce splendide e assetate il flusso bollente, tumultuoso e sprezzante degli scarti divini (scarti in quanto parti di Dio in sovrabbondanza, destinate per una volta ancora a rivestirsi di forme).
Gli Eletti si sforzano di realizzare, sia pure in modo quantitativamente insufficiente, la loro missione; ma è evidente come la loro attività sessuale, per quanto qualitativamente elevatissima, a livello quantitativo non può bastare (è ormai da quando ha avuto inizio l’Esilio di Israele che il Signore non viene più a soddisfare il Suo popolo: per questo la Bibbia ha profetizzato che Israele passerà molti giorni senza un vero Dio).
Se dunque oggi l’accoppiamento tra Dio e la Shekinah può essere considerato ancora intermittente, deve venire il giorno in cui Dio sarà per lei in uno stato di erezione permanente, che non avrà nulla da invidiare a quello da Lui raggiunto nell’eiaculazione primordiale; allora, nel momento in cui la Shekinah sarà diventata oggetto di attrazione sessuale per tutte le creature, dalla più grande alla più piccola, soltanto allora potrà veramente mostrare al mondo la Gloria di Dio.
In quel giorno la luce della Luna sarà come la luce del Sole, e la luce del Sole sarà sette volte di più; quando il Signore curerà la piaga del suo popolo, e guarirà le lividure prodotte dalle sue percosse (Isaia 30:26); poiché allora il Signore finirà di svuotarsi completamente nella sua parte femmina, in modo che la Sua piena identificazione con l’umanità possa dirsi compiuta.
Poiché YHVH (comanderà) Sion, e alla presenza dei suoi Anziani (sarà) una Gloria;cioè sarà lui, Dio, ad essere chiamato la Gloria della propria Femmina (in opposizione alla situazione precedente nella quale era la Shekinah a rappresentare il kavod di Dio, ovvero la Sua Gloria).
È da notare come questo nuovo stato di cose comporti anche per Dio notevoli vantaggi: grazie al fatto di ritrovarsi influenzato dalla mutevolezza della Shekinah (ricolmato del seme di lei) non gli è più necessario cristallizzarsi in un singolo modello di comportamento (ammesso che questa parola possa essere utilizzata per Dio), ma può variarlo a seconda delle necessità.
Notevoli i suoi riscontri simbolici in tutti gli elementi che costituiscono il Thelema crowleyano: primo su tutti, la figura di Babalon che cavalca la Bestia reggendo in mano una Coppa ricolma del sangue dei Santi che per lei hanno dato la vita, ovvero le scintille liberatesi dalle scorie: esse affluiscono nella Coppa per inebriare il Dio di Israele, il Dio Giusto.
È proprio in questo modo - inebriandolo - che la Shekinah/Creazione riesce ad esercitare la propria influenza sul principio di strutturalizzazione dello spirito, come Dio da qualcuno è stato opportunamente definito; e lo inebria penetrandolo (o per meglio dire: saturando di sé la coscienza collettiva), che è anche il modo per ottenere il potere di operare cambiamenti diretti sul piano materiale.
Vediamo oggi nel mondo soltanto flash intermittenti di questa situazione; ma non c’è ombra di dubbio che la copula macrocosmica sia già cominciata, traendo seco l’umanità nella direzione di un’evoluzione più equilibrata e complessa.
Il prezzo da pagare è (e sarà) il dover rinunciare a quegli schemi comportamentali che spesso - per ignoranza - riteniamo essere parti del nostro Io; ma che sono piuttosto una barriera volta ad impedire la redenzione delle nostre ombre.
Nel giorno in cui questo processo sarà compiuto, la Shekinah si leverà più in alto del Dio d’Israele, tornando ad indossare le vesti della Nobile Donna che è Corona del marito (Proverbi 12: 4).
Allora, finalmente, Dio sarà Uno, ed il suo nome Uno (Zaccaria14: 9): ovvero, il Dio Giusto e il Dio Buono avranno finalmente portato a compimento il processo di dare vita ad una nuova concezione dell’Assoluto.
Notevole è come oggi, presso alcune linee di discendenza sabbataiste, questo momento venga invocato dai credenti tramite un rito il cui atto centrale è un cunnilinguo dell’officiante uomo sull’officiante donna (scandito da passi di Esodo 15, il canto estatico di Mosè dopo il passaggio del Mar Rosso).
Possiamo ritrovare in questo una similitudine con il rito centrale dell’OTO (un sottocentro esoterico, rinnovato e diffuso da Crowley, nel quale è confluita anche una parte della ritualità gnostica). Il momento culminante prevede che il Sacerdote si ponga in atto di venerazione, inginocchiato davanti alla Sacerdotessa assisa sull’Altare, nuda nella maggior parte dei casi.
Sarebbe deviare troppo dall’oggetto di questa già complessa trattazione disperderci ad illustrare il simbolismo di quest'atto, ma per dirla in brevissimo lo scopo è incrementare la trasmissione delle correnti generate dalle 10 Qlipoth - rappresentate dalle dita dei piedi del Sacerdote piantate a terra - alla zona inguinale della Sacerdotessa, che è il crogiolo della Materia Unica. Questo passaggio si ritrova in molte forme nei riti di magia sessuale che fanno riferimento alla conciliazione sostanziale tra il Dio Buono e il Dio Giusto): è l’atto propedeutico alla fase finale del rito, nel corso della quale la Materia Unica verrà creata.
Le Qliphoth sono il centro animale dell’uomo - prendendo in prestito le parole del padre della bioenergetica, lo psicoterapeuta e psichiatra Alexander Lowen (1910-2008) - il quale dirige ogni nostro comportamento inconscio. Così, quando ci rendiamo conto che non più del 10% dei nostri movimenti è diretto consciamente e che il 90% è inconscio, l'importanza di questo centro ci appare evidente.
Per la maggior parte gli occidentali sono centrati sulla parte superiore del corpo, soprattutto nella testa. Riconosciamo nella testa il centro focale dell'io, il centro della coscienza e del comportamento deliberato. Al contrario, il centro inferiore o pelvico è il centro dell'inconscio o della vita istintiva...
La bioenergetica si basa sul principio che, essendo l'organismo un'unità funzionale, anche la salute è un concetto unitario. Ciò significa che vi è identità tra salute fisica e mentale, tra la salute emozionale e la salute sessuale. L'unità dell'organismo può essere raffigurata da un cerchio. Ogni aspetto della salute è in relazione con tutti gli altri, e riflette lo stato di salute nella sua totalità.
Qualcosa di analogo viene espresso in un altro importante rituale crowleyano: quello dell’Esagramma (che era già presente, prima di Crowley, nella Golden Dawn), che recita di un processo di unificazione di Dio ricalcante le tradizioni di matrice cabalista:
Pater et Mater Unus Deus, Ararita
Mater et Filius Unus Deus, Ararita
Filius et Filia Unus Deus, Ararita
Filia et Pater Unus Deus, Ararita
Il termine Ararita è notarikon (acronimo) di una frase che può essere tradotta: Uno è il Suo inizio, Una la sua individualità, la Sua permutazione è Una. Nel suo Magia Trascendentale, Éliphas Lévi sostiene cheArarita sia il verbo inenarrabile dei saggi di scuola alessandrina, che i qabbalisti ebraici scrissero Javeh e che interpretarono col suono Ararita, esprimendo così la triplicità dei principi cabalistici secondari, il dualismo delle possibilità mediane e la relativa uguaglianza unitaria del primo e dell’ultimo principio: ovvero un’estensione della formula base del progetto dell’organizzazione, che è 1-2-1.
In merito, Aleister Crowley scrive: l’utilità di questo Nome e Formula è di equiparare ed identificare ogni idea con il proprio opposto, liberandosi così dall’ossessione di pensare a qualcuna di esse come “vera” (e quindi vincolante); in questo modo ci si può astrarre dall’intera sfera del Ruach, ovvero della sfera della ragione e della logica.
Invece Pater, Mater, Filius e Filia si riferiscono alle lettere del Nome YHWH; e Crowley sostiene che le relazioni tra questi Quattro Elementi del Nome sono straordinariamente complesse, quasi al di là dei limiti che ogni trattato ordinario possa discutere; esse cambiano con ogni applicazione di pensiero al loro significato.
Per esempio, “non appena la Principessa ha fatto la sua apparizione il Principe la vince nel matrimonio, e lei è posta sopra il trono di sua Madre. Lei così risveglia l’Antichità dell'originale vecchio Re; che perciò diventa un giovane Cavaliere, e così rinnova il ciclo”.
Sarebbe forse uno sforzo fruttuoso rivisitare Genesi: 24 facendo uso di quest’ultima chiave di interpretazione; ma per non dilungarci, limitiamoci ad applicare queste relazioni tra le lettere del Nome al nostro discorso di fondo. Il Pater diventa in questo caso Javeh stesso, il Dio Giusto, mentre la Mater può essere raffigurata nella forma del Dio Buono (il cui nome, come vedremo più avanti, è Edom), che al momento ha funzione passiva; il Filius è allora il Messia, e la Filia è rappresentata dai cosiddetti Gentili (la coscienza collettiva, il potenziale spirituale delle masse, la Shekinah bassa).
Avendo sostituito in questo modo i fattori del processo, se proviamo a ricalcare l’ultima affermazione di Crowley da noi citata otteniamo:
“Non appena i Gentili hanno fatto la loro apparizione, il Messia li vince nel matrimonio, ed essi sono posti sopra il Trono di Edom. Questi così risvegliano l’Antico Dio Buono; che perciò diventa un giovane Dio Giusto, e così rinnova il ciclo.”
Ovvero: non appena una massa critica di persone si distacca dal credo ufficiale, sorge anche un Messia che riesce a sintetizzare il sentire comune e a trascenderlo, trascinando così le masse e facendo in modo che la grazia del Dio Buono (edonismo) venga trasmessa loro, incorporata in un nuovo sistema di regole di vita.
Il personale rapporto di sottomissione del Messia nei confronti del Dio Antico getta quindi le basi per il nuovo sistema di regole che saranno applicate dal Dio Giusto.
Per mezzo del Dio Giusto, un’ideale si trasforma in istituzione; ma quando questa non riesce più ad adattarsi al livello di evoluzione collettiva, viene ad attuarsi un rinnovo per mezzo del Messia/Shekinah. Questi dapprima espande i limiti del modello evolutivo precedente, dopodiché la sua filosofia verrà canonizzata in un nuovo aspetto del Dio Giusto.
Eppure, il massimo colpo di genio del Va-avo non risiede tanto nell’aver sintetizzato e raggruppato queste concezioni, che (sia pure in forma meno esplicita) nella qabbalah classica erano già presenti; ma piuttosto nella sua identificazione della Shekinah col Messia Sabbathai, che combatte nel cuore del caos per volgere il Male nel Bene.
Infatti, in virtù di questa semplice ma rivoluzionaria trasposizione, la Discesa nella Montagna di Sabbathai può essere assimilata al condurre la Principessa sul trono della Madre: intendendo quest’atto nel senso di selezionare ed innalzare le pulsioni represse che si agitano in ogni individuo, per farle diventare Pietra Angolare di un sistema in continua evoluzione.
Ma, per essere del tutto precisi, affinché l’analogia tra il coito divino e il duello di Sabbathai con Samael sia perfetta manca ancora un passaggio; e vedremo nel prossimo articolo come l’autore del Va-avo abbia risolto il problema.

Daniele Mansuino e Paolo Del Casale

 

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