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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

 

Un trattato sabbataista di magia sessuale

- Quarta parte
Di Daniele Mansuino e Paolo Del Casale

Gennaio 2020

 

Nel corso dei tre articoli precedenti sul Va-avo ha-Yom el ha-Ayin, abbiamo già avuto occasione di accennare ai legami tra la dottrina sessuale che in esso è esposta e la magia crowleyana.
Riguardo a quest’ultima, è oggi possibile reperire materiali saggistici quantitativamente sterminati, ma che di rado colgono la sua natura di evoluzione della magia sessuale sabbataista e frankista.
Piuttosto, si tende spesso a sminuire il lavoro svolto da Crowley come qabbalista (o a ridurlo ad un mero oggetto di culto, come da parte di alcuni suoi adepti) soprattutto perché - come ci fa notare un gentile lettore - la maggior parte degli scritti qabbalistici, ai suoi tempi, non era ancora stata tradotta dall’ebraico, il che porta ad un’importante considerazione: la “cabala ermetica” di derivazione occidentale, la “cabala cristiana” di Pico della Mirandola (e allievi), la cabala tradotta da Knorr Von Rosenroth ecc., ERANO TUTTE MANCANTI.
Di conseguenza, la parte di qabbalah che confluisce nel pensiero esoterico occidentale è una minuscola particella di quella ebraica; e spesso viene manipolata con grande approssimazione, si fanno premesse senza neppure conoscere l’alfabeto ebraico, pilastro portante di tutto il sistema
Su questa critica siamo inclini a non concordare, o perlomeno a non essere così perentori. L’esoterismo non è questa o quella scuola, ma piuttosto quello che filtra dalla superficie di tutte le scuole e che giunge fino a noi per consentirci di elaborare il nostro percorso interiore. Inoltre, anche il pensiero cabalista “ortodosso” non è mai stato scevro da contaminazioni culturali esterne; in fin dei conti, anche se gli alfabeti differiscono tra le varie culture - donando una sfumatura diversa ai concetti rappresentati dalle lettere - le esperienze fondamentali dell’esistenza restano essenzialmente uguali per tutti.
Certo è di importanza cruciale l’approfondire una specifica disciplina, ma è anche vitale il non farsene condizionare al punto di credere che essa racchiuda tutto ciò che è necessario sapere. Nessuno potrà mai sapere tutto. Quello che conta è saper usare il materiale che giunge alla nostra esperienza in modo creativo.
Dallo studio della storia scopriamo che questa non si ripete mai letteralmente, ma che tuttavia conoscerla ci è utile per indirizzarci verso il futuro. L’esoterismo - proprio come la storia - lo facciamo NOI. Le cose che noi scriviamo oggi saranno il dogma dei principianti esoteristi di domani.
Per questo non è una cosa tanto grave, secondo noi, che Crowley e gli altri studiosi suoi contemporanei fossero costretti a lavorare su un materiale scarso, e prendessero magari qualche cantonata: è più importante ciò che hanno elaborato sulla base di quello che avevano - ovvero, se vogliamo, è più importante l’energia che hanno trasmesso, e ciò che essa ha prodotto.
Tra l’altro, il legame del Thelema - la filosofia, o religione, concepita da Crowley - con l’opera di Sabbathai e dei suoi successori, si spinge molto più indietro dell’epoca in cui il Va-avo venne scritto: anzi è possibile ricollegare Thelema direttamente a varie scritture dell’organizzazione, delle quali è plausibile supporre che egli avesse preso visione, o comunque che avesse avuto con l’organizzazione qualche forma di contatto diretto.
Infatti, uno dei più ovvi elementi in comune tra Crowley e le scritture è il fattore-chiave che esista una congregazione (di intelligenze, incarnate o meno) che governa lo scorrere degli eventi e l’evoluzione dell’umanità, conducendola al compimento di un progetto, e guidando in tale direzione quanti riescano ad entrare in contatto con essa.
Gli individui di questo genere sono riconosciuti come i profeti, gli artisti, i messia di tutte le ere, nonché di tutte le distribuzioni geografiche e culturali: ognuno di essi offre all’umanità la propria visione specifica del progetto, manifestandola, incarnandola e predicandone i dettami in armonia col rituale maggiore che governa il suo tempo.
Così, nell’epoca del quarto rituale maggiore, l’opera avviata da Sabbathai ha permesso all’Uomo di comprendere come ogni religione o sistema filosofico siano collegati l’uno all’altro, consentendogli di dare inizio al processo di emancipazione di ogni Dio dalle sue radici etniche e culturali.
Al fine di comprendere quale sarà la natura di questo ulteriore gradino evolutivo, dovremmo brevemente tirare le somme riguardo a ciò che il progetto dell’organizzazione ha fatto di noi finora.
Come si è visto, il suo obiettivo è quello del risveglio della consapevolezza umana ad ogni livello dell'essere, fino a liberare l’Uomo da ogni elemento che lo trattiene dalla massima espressione di Sé: in questo senso - e non in qualsivoglia tono blasfemo - l’organizzazione vuole sostituire l’Uomo a Dio; in quanto Dio, al di fuori della pura contemplazione mistica, non è altro che la proiezione di tutto ciò che non possiamo o non vogliamo spiegare, e che quindi gettiamo al di fuori di noi, col risultato di farci controllare subdolamente dalle ombre che la nostra stessa scelta di ignoranza ha generato.
Crediamo che questo basti a spiegare perché per l’ebraismo il nome di Dio sia impronunciabile e perché nel termine sacro conviva il doppio significato di benedetto e bandito.
Nello stesso periodo storico in cui l’umanità prendeva dolorosamente coscienza della possibilità di liberarsi di Dio, anche la filosofia trovò un nuovo spazio di applicazione nella medicina dell’anima: la psicologia. Grazie a tale disciplina e ai suoi fondatori, stiamo ulteriormente riuscendo a spogliare quel Dio della gente di molti altri poteri di cui i nostri antenati lo avevano investito.
Questo processo culminerà, almeno secondo il Thelema, nella piena realizzazione che il Vero Dio è interiore, ma questa ancora è da venire; non a caso il motto thelemico è Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge. A questa idea di un processo di reintegrazione del divino ancora in corso sembra alludere anche la psicoterapia, specialmente quella di matrice junghiana.
Utilizzando dei concetti presi in prestito da Jung, possiamo allora tentare un esperimento di immaginazione: visualizzare lo stato di consapevolezza promosso dal quarto rituale maggiore dell’organizzazione come se fosse il baricentro di un acrobata in equilibrio su un filo. La linea verticale che passa dalla testa ai piedi è la sua percettività, ovvero la capacità di contatto con la realtà degli eventi, sia concreti che mentali, tramite le funzioni di sensazione o intuizione; la linea orizzontale tracciata dall’estensione delle braccia o dall’asta è invece il giudizio, espresso in termini di pensiero ed emozione, ovvero la capacità di saper rielaborare e rispondere agli impulsi percettivi in modo consapevole - la mutevolezza che assicura la stabilità. (Per una trattazione completa di queste funzioni rimandiamo all’impareggiabile Tipi Psicologici di Carl Gustav Jung, ed a Tipologia psicologica di Marie-Louise von Franz.).
Quando l’acrobata percepisce uno squilibrio a sinistra, egli bilancia inclinando l’asta verso destra, aiutando in questo modo il suo corpo a ristabilire il giusto assetto: questo risultato si ottiene tramite un sapiente alternarsi sinuoso di contrazione e rilassamento dei muscoli, come di concentrazione ed attenzione nella mente, il tutto volto a mantenere il baricentro in posizione ottimale.
Al livello psichico, la contrazione e la concentrazione hanno una natura assertiva, mentre il rilassamento e l’attenzione hanno natura turbolenta. Il funambolo nel suo complesso è quello che noi chiamiamo Io, che assume varie posizioni e forme insegnate dall’esperienza e dalla pratica.
Per fare questo, egli rilassa o contrae determinate aree della psiche al fine di mantenere l’equilibrio nel com-portamento: in altre parole, tenta continuamente di trovare un assetto adatto al fine di orientare il Sé verso il centro delle polarità.
Ne consegue che, quando un individuo sia principalmente assertivo in un ambito della propria vita debba, per forza di cose, bilanciare con altrettanta turbolenza in un’area diametralmente opposta.
L’ostacolo maggiore all'incedere del funambolo è che la persona tende a preferire un dato tipo di comportamento rispetto ad un altro in base alla quantità e qualità della risposta libidica che riceve nell’attuarlo; ma proprio la gratificazione che ne ottiene la conduce alla dipendenza e quindi alla perdita dell'equilibrio, ovvero più ci si immedesima in un pattern - riconoscendolo come la totalità del nostro essere - più si reprimono altre funzioni, abbandonandole a sé stesse in una parte remota che minaccia di diventare col tempo sempre più indifferenziata, inconscia e perciò disfunzionale.
I comportamenti che ciascun singolo individuo preferisce assumere cristallizzano la sua personalità conscia entro specifici pattern psicofisici (quelli che Wilhelm Reich e Alexander Lowen definirono corazza caratteriale/corporale). Anche le potenzialità lasciate in ombra si manifestano, però in atti compulsivi, la cui individuazione ci permette di riconoscere la natura del malessere sottostante; possiamo comprendere, ad esempio, come un determinato modo di mangiarsi le unghie possa essere il sintomo di uno stato d’ansia.
Anche la società (intesa come una parte della coscienza collettiva) pretende sempre dalla coscienza individuale di uniformarsi ai suoi standard, privilegiando e sviluppando alcune delle sue funzioni e penalizzandone altre; per tutta risposta, ogni persona si sforza di adattarsi al sociale nella misura in cui le proprie qualità innate gli permettono di percepirlo e quindi giudicarlo.
Perciò, anche gli individui cosiddetti disadattati non lo sono affatto: si sono solo adattati ad una funzione indifferenziata della società in cui vivono, ovvero ad un aspetto dell’inconscio collettivo che viene represso dalla maggior parte degli individui.
Il vero problema nasce dal fatto che la persona comune non è disposta ad accettare l’estrinsecazione da parte di qualcuno dei comportamenti che ha speso tanta energia per reprimere; quindi le viene spontaneo classificarli come disfunzionali, il che apre la porta alla condanna di tali comportamenti a livello - se non legale - perlomeno etico.
Ma le cose sono davvero così semplici ed effimere? Noi non lo crediamo: anzi pensiamo che sia un preoccupante segnale di barbarie - e di degenerazione della democrazia nel suo senso socratico - la facilità con cui la società odierna tende a demonizzare tutte le forme di comportamento minoritario.
Quando al contrario, proprio come nel caso di Socrate, l’adesione ad una funzione indifferenziata avviene tramite un atto consapevole e razionale, essa incorpora in sé stessa una parte di luce e di differenziazione, avendo perciò le carte in regola per prendere parte al benessere del sistema globale.
Per quanto tale aspetto venga generalmente ignorato, il primo principio regolatore di questo campo è la magia, il cui principale potere è il destabilizzare l’ordine costituito per crearne uno nuovo (come descrive bene il motto ermetico Solve et Coagula).
La magia è l’unica forza in grado di opporsi al flusso della natura, che procede per sua natura dalla creazione al disfacimento, dalla nascita alla morte: la magia tutto ribalta, tutto porta - per chi ben abbia compreso l’arte - all’immortalità.
Ed analogamente, l’eresia culturale è la pietra d’angolo per la nascita di qualsivoglia nuovo potenziale umano: una forza ben distinta, quindi, dal semplice e passivo peccato.
Il Mago, o il funambolo, è colui che padroneggia i flussi di solve et coagula - flusso ascendente e discendente, posteriore ed anteriore, turbolento ed assertivo, eccetera - con il metodo di astrarsi completamente da essi e divenire quindi la loro essenza; egli incarna, potremmo dire, la funzione trascendente come venne descritta da Jung - ovvero quella forza che ci consente di uscire dai pattern di comportamento, rendendo fluide le barriere tra le funzioni che li compongono.
Nel linguaggio dell’Alchimia, la sua mansione è raffigurata dal Mercurio, che equilibra e trascende l’antitesi tra lo Zolfo e il Sale.
Lo scopo dei sottocentri esoterici scaturiti dal quarto rituale maggiore sembra essere quello di istruire l’umanità al metodo di produzione della funzione trascendente: al fine di generare una quantità critica di profeti, artisti e messia in ogni sfera della società, ed al contempo stabilire quale sia il loro ruolo nell’equilibrio complessivo del genere umano.
E tutto questo senza in alcun modo divinizzarli (sarebbero troppi!), ma semplicemente accogliendo la vibrazione sottile del messaggio che ciascuno di essi emana, con tutti i suoi pregi e difetti.
Aleister Crowley era venuto al mondo in quello stesso 1875 che vide la fondazione della Società Teosofica, e fin dalla giovinezza ne seguì dall’esterno l’evoluzione con attenzione e competenza. Sua è l’affermazione che l’opera della signora Blavatsky avesse preparato il mondo alla comprensione di Thelema, la Legge in base alla quale tutto il costrutto della magia crowleyana è fondato e della quale uno dei primari assiomi recita: Non vi è altro dio che l’uomo.
Da lui leggiamo: L'Opera della nostra sorella Helena Petrovna Blavatsky è stata inaugurata proprio nella stagione della Nascita sulla Terra del nostro Fratello il Maestro la cui Parola è Thelema, il cui Nome è ancora nascosto sotto la forma di un Leone. Poiché era davvero necessario preparare la Sua Via affinché Egli potesse proclamare la Sua Legge in ogni luogo che si trova sulla superficie della Terra; e questo lavoro è stato fatto dalla Società fondata a tal fine dalla nostra Sorella. Eppure anche così, osserva! Sono passati cinquanta anni e solo adesso giunge l’ora del Potere sul nostro Fratello il Leone, per pronunciare la Sua Parola con piena efficacia su tutta la Terra.
Come è noto, la formazione magica di Crowley ebbe luogo, agli albori del novecento, in quello che era al tempo il principale sottocentro esoterico dell’organizzazione in Inghilterra: la Golden Dawn.
Negli anni successivi, in seguito ai suoi scontri con il leader della Golden Dawn MacGregor Mathers ed alla propria formale emancipazione dal modello magico da essa rappresentato, Crowley scrisse un commentario a quello che è forse esteticamente il più bello dei testi blavatskiani, La Voce del Silenzio: da esso possiamo rilevare con chiarezza il suo proposito di far funzionare la macchina mistica della Golden Dawn col carburante magico che la signora Blavatsky aveva descritto nell’Iside Svelata.
È lecito, supponiamo, ritrovare sedimenti di questo carburante nel ternario posto da Crowley alla base della Teoria degli Eoni, Iside-Osiride-Horus; nonché, in particolare, nella scelta di Horus quale forma divina che manifesta il Thelema, in quanto figlio (sintesi) delle due millenarie correnti di pensiero - matriarcale e patriarcale - che hanno preceduto l’avvento del Nuovo Eone.
Crowley avrebbe poi anche riconosciuto, post mortem, la signora Blavatsky come membro di un’altra associazione magica da lui creata sull’impronta della Golden Dawn. In quell’occasione le avrebbe attribuito il grado di Magister Templi, nel quale si dice venga rivelato il Mistero della Trance del Dolore.
Ma in questo gesto simbolico si può anche intravvedere la principale critica che egli le muoveva: quella di non essere stata in grado di delineare nel suo sistema la duplicità dell’esistenza, inclusi ad esempio il valore della disobbedienza come paritetica rispetto alla condiscendenza, e della gioia rispetto al dolore. Non a caso la comprensione di questi misteri così difficili da digerire a livello sociale, secondo lui, si otterrebbe solo attraverso i due gradi che al Magister Templi sono superiori: Magus e Ipsissimus.
Fin dai primi approcci, la lettura della teosofia blavatskiana condotta da Crowley puntò con decisione al nucleo di magia sessuale che ne stava all’origine; e muovendosi in questa direzione, il Thelema venne a colmare - ipso facto - il vuoto tra le enunciazioni strettamente qabbaliste del Va-avo ha-yom el ha-Ayin e le loro potenziali applicazioni operative, promulgando le regole secondo le quali i gesti di magia sessuale si ripercuotono a livello energetico sull’umanità, e coltivandone lo studio.
Notevole è stato il contributo del crowleyanesimo alla creazione di un esoterismo libertario (è ben noto, per esempio, il suo ruolo nella genesi di movimenti di massa come la controcultura americana), la cui prima preoccupazione è (o dovrebbe essere) l’abbattimento delle gabbie sociali: ovvero delle frontiere comportamentali che costringono l’Uomo a fissare la propria attenzione sul piano della realtà oggettiva, limitandone in questo modo tanto la circolazione energetica interiore quanto l’espansione (e di riflesso, la possibilità di contribuire attivamente allo sviluppo della coscienza collettiva).
Ai fini di questo compito, la magia crowleyana risulta essere molto più efficace di altre discipline magiche, le quali offrono anch’esse modelli operativi che ampliano le possibilità dell’individuo rispetto alla vita sociale, ma a questa prima e sommaria liberazione aggiungono la pretesa di stringerlo entro i lacci di nuovi obblighi e nuove rigidità.
Non si vuole in questo modo sminuire la validità dei sistemi, magici ed esoterici, tradizionali o tradizionalisti: crediamo solo che il Thelema sia interessante perché attuale, quindi creato sulle esigenze dell'uomo contemporaneo. Tuttavia, anche questo necessita di continui aggiornamenti, altrimenti rischia di fossilizzarsi in un vuoto riduzionismo - quello che possiamo vedere, ad esempio, in Scientology.
Particolarmente caratteristico è il modo in cui la filosofia crowleyana si rapporta con il ruolo della femminilità in esoterismo. La Donna Scarlatta dell’Apocalisse può essere considerata la figura chiave del Thelema (viene detto nel Liber Legis che in Ella è riposto ogni potere); altrove appare invece la figura di Babalon, per molti versi analoga.
L’intero sviluppo crowleyano dell’immagine archetipica del femminino è un’applicazione operativa del ruolo della Shekinah come è tratteggiato nel Va-avo, partendo dal mistero (messo in luce anche da altri commentatori) che la scintilla presente in ogni forma è attiva nei confronti del mondo manifestato, ma passiva nei confronti di Dio - ed è proprio questo il concetto che conduce all’idea di una Shekinah bisessuale, attiva o passiva a seconda del punto di vista da cui la si considera.
Il tema della copula divina, che sta al centro del Va-avo, viene ripresentato (e rappresentato) anche dai membri dell’OTO nel rituale della Messa Gnostica, scritto da Crowley sulla falsariga della messa cristiano-ortodossa.
In essa un Sacerdote e una Sacerdotessa quali principi di mascolino e femminino, insieme ad un Diacono androgino,eseguono un complesso corteggiamento mistico secondo uno specifico processo di natura tantrica (il Diacono illustra al contempo l’operazione agli astanti).
In questo rituale si recita:
Perché del Padre e del Figlio
Lo Spirito Santo è il modello;
Maschile e femminile, quintessenza, unico,
Essenza d’uomo velata in forma di donna.
Inoltre, si fondono col tantrismo alcune delle più avanzate speculazioni dei thelemiti sulla magia omosessuale (così talvolta la definiscono, pur con la precisazione che l’aggettivo omossessuale è in questo caso limitativo: perché il punto non sta nel genere del compagno che si sceglie per l’operazione, ma nei canali energetici grazie ai quali nell’atto sessuale si raggiunge l’acme).
Nel Paris Working di Crowley leggiamo: Il seme stesso è Mercurio, il fiume della vita che scorre attraverso le generazioni. Tale è il Mercurio fluido. Ciò che è scarto (dal punto di vista della vita) è conoscenza. Di qui l'opposizione tra conoscenza e vita. Una è omo e l’altra etero sessuale. Queste sono riconciliate in Mercurio, che è saggezza.
L’effluenza (shefà),l’energia liquida proveniente dalla fonte della Divinità, variamente rappresentata - a seconda dei contesti - come luce o come fluido seminale, viene trasferita in un atto di scambio sessuale, come tra il Dio di Israele e la sua Shekinah.
Ma la divinità più alta, chiamata il Santo Antico, non ha una partner femminile. La sua eiaculazione non ritenuta ha già una volta devastato le strutture dell’esistenza (vedi gli articoli precedenti di questa serie): deve quindi ritirarsi da ogni connessione con il mondo finché il Messia non si offra a lui come partner - il suo equivalente della Shekinah, ovvero il contenitore umano per il suo sperma.
È questo simbolico atto sessuale (identificato con l’apostasia di Sabbathai) che rende possibile l’intervento diretto del Santo Antico nelle vicende umane - e quindi, la salvezza dei Gentili.
Il sesso è allora un atto magico, e per celebrarlo a pieno ci si deve concentrare sul completo raggiungimento di tre distinti tipi di orgasmo (o per meglio dire 2+1, come stiamo per vedere); nonostante essi vengano definiti maschile e femminile, chiunque - uomo o donna - li può raggiungere, comprendere e trascendere.
Quello localizzato nel glande o nella clitoride parte dal nervo pudendo e avviene tramite sfregamento; può essere considerato maschile, anche perché stimola la produzione di testosterone (indifferentemente dal sesso di chi lo pratica), inducendo un’attitudine più assertiva e dominante.
Questo tipo di orgasmo scorre nella parte anteriore del corpo, dall’alto verso il basso, ed è perciò equiparabile al Sale alchemico; il suo sdoganamento sociale - e di conseguenza, la sua conquista da parte della donna - equivalgono ad una fase importante della caduta della Shekinah in direzione di quella totalità che comprende entrambi i sessi.
Invece, l’orgasmo comunemente ritenuto femminile è una convulsione che parte dal complesso nervoso ipogastrico (prostata-Punto G). Non avviene tramite sfregamento, ma tramite pressione: è il solve (Zolfo), che nel corpo scorre dal basso verso l’alto, posteriormente, ed ha di conseguenza una natura espansiva.
Ancora, questo orgasmo mentalizza il piacere, e se non bilanciato può generare una tendenza feticista o addirittura asessuata; è legato alla vita - intesa come un atto volto alla procreazione (ma questa idea di procreazione potrebbe anche riferirsi ad un piano più universale rispetto a quello della realtà oggettiva).
Io sono il Serpente segreto avvolto pronto a sorgere: nel mio avvolgermi c’è gioia. Se alzo la mia testa, io e la mia Nuit siamo uno. Se abbasso la mia testa, ed espello veleno, allora è il rapimento della terra, ed io e la terra siamo uno (Liber AL vel Legis - II,26).
Nella società contemporanea è ormai avanzato un processo di clitorizzazione della donna vissuto in maniera piuttosto consapevole. L’uomo, invece, sta più che altro subendo una passivizzazione cui non fa da corrispettivo alcuna forma attiva di evoluzione culturale in tal senso; in questo modo, purtroppo, permane in lui (così come nella donna clitoridea) una forte anofobia, con tutto ciò che ne consegue su ogni livello dell’essere.
L’interesse a riscoprire i vantaggi dell’orgasmo dilatatorio è stato confermato anche dalla scienza, laddove è stato scoperto che il comune orgasmo maschile crea uno squilibrio di apporto chimico al cervello (non diversamente da come accade quando si è in down dopo l’uso di alcune sostanze eccitanti quali la cocaina o l’alcool).
Questo succede perché il ciclo energetico dell’essere umano - che scorre verso il basso scaricandosi nella parte frontale del corpo, mentre si carica andando verso l’alto nella parte posteriore - tende a bloccarsi qualora la zona del perineo sia interessata da forti contrazioni dei muscoli, come avviene nell’orgasmo pudendo; non succede invece nel caso dell’orgasmo per dilatazione, perché la stimolazione anale o cervicale permette di allentare tale contrazione e così fare esperienza della convulsione del nervo ipogastrico/femminile: quello che nell’uomo è l’orgasmo prostatico, analogo a quello che nella donna viene prodotto dal tanto rinomato “punto G”.
Ma il lavoro di rifinitura non è ancora terminato, poiché l’idea di focalizzare l’orgasmo in un punto è chiaramente fuorviante e limitativa; questo perché non esiste un’area precisa da stimolare che sia la stessa per tutti, in ogni situazione - piuttosto, le zone erogene si spostano costantemente, a seconda delle micro-contrazioni muscolari dovute alle scariche nervose delle emozioni che si depositano nel corpo.
Questo è il punto d’incontro tra i diversi tipi di orgasmo: quello simbolicamente androgino, la cui promozione culturale consentirebbe un vero passo avanti nei rapporti tra i sessi - l’orgasmo del terzo tipo, che avviene per totale dilatazione, cioè tramite il rilascio di tutte le micro-contrazioni muscolari e nervose (e di conseguenza, di tutti i nodi emotivi) che legano la psiche.
Sia nell’uomo che nella donna, tale orgasmo avviene principalmente per via anale.
È anche, questo tipo di orgasmo, uno stato di totale abbandono all’Altro: non differente da quello che avrebbe raggiunto Re Davide, secondo il Va-avo.
Indubbiamente, il nostro corredo genetico ci fornisce una tendenza naturale verso la polarizzazione sessuale. Perciò è sempre utile tenere a mente le tendenze innate; tuttavia, è importante rammentare che si sta parlando di un rapporto spirituale ed erotico più che carnale e sessuale in senso stretto, quindi non limitato dalle caratteristiche fisiche o attitudinali delle persone coinvolte - perciò, una donna che sappia orientare la propria libido fisica, emozionale e intellettuale in modo assertivo è a tutti gli effetti un Uomo, perlomeno ai fini del rapporto in corso. Questo potenziale androgino va celebrato e raffinato, perché è quello che mette in comunicazione il nostro Io soggettivo con il non-io oggettivo, l’altro da sé.
L’energia, come già abbiamo accennato, scorre verso l’alto nella parte posteriore del corpo, che è negativa/femminile; se in un uomo questa viene stimolata da un’energia doppiamente maschile (sia come funzione che come posizione)si viene a creare un equilibrio simile a quello che si genera in un rapporto eterosessuale nella famosa posizione del missionario - le quantità di energia positiva e negativa sono uguali in sostanza, ma distribuite in maniera diversa a seconda delle polarità delle persone coese, nonché del loro concatenarsi e relazionarsi.
Da questo esempio, volutamente riduttivo, potremmo concludere che, se la somma totale delle energie in ballo tende verso il maschile, si otterrà un figlio nel piano della realtà oggettiva; altrimenti lo stesso accadrà su un piano più sottile.
Da ciò si può dedurre che l’opera di Davide, a cui si fa riferimento nel Va-avo, sia stata volta a procreare un figlio su un piano diverso da quello della realtà oggettiva (l’affermazione secondo cui quando si inibisce la procreazione su questo piano, si genera un figlio sull’altro è di Crowley; per una trattazione più completa del tema, si può fare riferimento al suo romanzo La Figlia della Luna, o al suo criptico resoconto di un rituale omosessuale, il Paris Working). In questo modo Davide ha generato dei semidei, in grado di recepire il flusso divino senza esserne distrutti a loro volta.
Nel mondo che ha avuto origine dalla Rottura dei Vasi, la società ha perso la propria umanità a causa di un’impronta - al contempo estremamente tirannica ed edonista - che ha condotto a massacri generali.
Al giorno d’oggi, si tende a confondere ingiustamente la figura del tiranno con il termine patriarcato; ma questo è tuttavia comprensibile in parte, perché la compulsione all’orgasmo maschile porta alla sovrastimolazione del testosterone, con tutte le varie conseguenze negative che possiamo immaginarci - aumento della dipendenza da endorfine, irascibilità, compulsività, territorialità, ecc.
In tal senso, il gesto riparatore di Davide consiste nella riequilibratura dell’anima androgina dell’essere umano, a partire da quello archetipico che vive in noi; come, nel tantra, per evitare che lo scorrere del prana (energia vitale) si interrompa a causa delle contrazioni anali, dobbiamo dilatare quel muscolo - e per farlo occorre lavorare sulla ricettività e fiducia verso il prossimo, ovvero sulla “potenza della vulnerabilità”.
Ogni pulsione libidica che viene così rilasciata dal basso verso l'alto potrebbe avere l’effetto fisico di allentare un po’ l’erezione del pene o la lubrificazione della vagina, ma al contempo sposta il piacere in un’altra area, più ampia e non concentrata unicamente nei genitali: il corpo stesso può quindi trasformarsi interamente in una zona erogena.
Questo rilassarsi delle fibre di tutto l’organismo trova un suo riscontro anche nella qualità degli umori prodotti: essi infatti risultano più fluidi, privi di grumi, a volte trasparenti. Possiamo quindi dedurre empiricamente che il flusso energetico che chiamiamo maschile coagula lo sperma e i liquidi vaginali, mentre quello femminile li solve.
La pulsione verso il basso fa affluire alcuni coaguli psichici, come desideri, emozioni e asserzioni che non esprimiamo completamente. Questi si depositano, si accumulano e - risalendo lungo la spina dorsale - continuano a reclamare i propri bisogni; ma questa volta in maniera inconscia, senza strutture logiche che possano descriverne le caratteristiche individuali. Essi si esprimono con la voce indifferenziata della libido fuori controllo.
Tramite l’opera trascendente dell'orgasmo androgino, possiamo invece imparare a selezionare quali elementi trattenere e quali espellere durante la copula, riportando verso l'alto quelli degni di rientrare attivamente nel sistema psichico dopo essere stati immersi nell'inconscio.
È plausibile supporre che il riuscire ad accedere e a controllare questi tre orgasmi in maniera costante e ripetibile possa anche conferire una maggiore capacità di invertire le proprie polarità psichiche; e perciò riuscire a vedere l’esistenza da un punto di vista “maschile” e “femminile” al contempo, con tutte le accezioni individuali che questi termini assumono per ognuno.
Così, ai fini di quell’amalgama che è un importante passaggio del progetto dell’organizzazione, l’identità di genere dovrà necessariamente divenire (ritornare) fluida; e con essa tutte le divisioni interne alla psiche, tra gli ambiti archetipici di femminino e mascolino.
Invece, per adesso, scorgiamo il persistere nel mondo di un’impostazione procreativa, rivolta soltanto alla mera perpetuazione del patrimonio genico della specie: la sessualità, insomma, non si è ancora conformata ai modelli culturali indotti dalla modernità che sono stati invece già accettati dall’umanità in tutti gli altri campi, come la parità di diritti che sta alla sua stessa base.
Riscontriamo, inoltre, una preoccupante arretratezza libidica anche nell’intolleranza verso le diversità, che tuttora si perpetua perfino nelle società (per così dire) più evolute, nonché in pregiudizi come la supposta (e fantomatica) impossibilità dei due sessi di comprendersi.
Fino a quando le lacune culturali di questo genere non verranno colmate, il maschio continuerà a cercare le donne che ancora aderiscono psicologicamente (e chimicamente) al vecchio modello di sottomissione, esponendosi al rischio di gravi incomprensioni con quelle che invece - a livello più o meno consapevole - se ne sono già evolute; e la donna, d’altro canto sarà sempre più divisa contro sé stessa, continuando a scimmiottare il comportamento del maschio piuttosto che essere in grado di ergersi a suo pari, pur mantenendo vive le caratteristiche della femminilità.
È questa anche la ragione per cui, se da un lato vediamo affermarsi le donne nella società, dall’altro purtroppo alcune di esse pagano il loro successo in un ambiente arrivista e competitivo con l’incapacità di raggiungere il piacere sessuale: questo a causa di una vera e propria compulsione al solo orgasmo clitorideo, che prosciuga (come certi hanno scritto) l’emotività necessaria per accedere agli altri tipi di orgasmo.
Questo, come possiamo ora intuire, non è però un fenomeno riservato solo alla donna in senso stretto, ma a tutto ciò che essa rappresenta - quindi, anche alla parte emotiva e vulnerabile presente nell’uomo: se questa viene ferita o repressa crea disfunzioni, spesso sessuali.
Per concludere:
È piuttosto evidente l’aderenza al progetto dell’organizzazione di tutto ciò che è il fenomeno Thelema creato da Aleister Crowley; e sebbene - come molti altri - anche lui non abbia lasciato nelle sue opere nessun riferimento esplicito a Sabbathai Zevi o al Va-avo, tutti i cardini della sua filosofia sembrano esserne intrisi.
In entrambi i casi, il ruolo della donna è paritetico (se non dominante) rispetto a quello dell’uomo, e la sessualità viene vissuta come un atto magico di adorazione: una preghiera piuttosto che un peccato.
Inoltre, al messaggio sabbataista che l’eresia possa condurre all’illuminazione fa eco l’affermazione thelemica che non vi sia altro dio che l’Uomo. Eppure, a differenza del Messia di Smirne che si convertì ad un credo preesistente, Crowley abiurò il cristianesimo definendosi la Bestia; e fece lo stesso nei riguardi della Golden Dawn, quando dichiarò di essere entrato in contatto con quelli che chiamò Capi Segreti - in definitiva, egli creò un culto ex novo.
Tuttavia, sebbene il cardine del pensiero crowleyano sia quello di un nuovo eone contrapposto ad un eone vecchio e morente - e quindi appaia come una rottura rispetto alla tradizione - uno studio completo della sua simbologia rivela tutt'altro.
Ci sono molte prove che il cosiddetto profeta Aleister Crowley preferisse vedersi piuttosto come uno scriba, impegnato nella trascrizione di un messaggio antico in un linguaggio moderno. Chi guardi in questo modo alla sua opera non la vivrà come un tentativo di distruggere la tradizione, ma piuttosto come una sua evoluzione pienamente legittima.
Esistono però due correnti di pensiero tra i crowleyani, come all’interno di altre filosofie spirituali di rottura: una vorrebbe il nuovo in contrapposizione al vecchio, ovvero auspica la distruzione dei vecchi culti e la sostituzione coi nuovi; un’altra, apparentemente più moderata ma altrettanto decisa, è intenzionata a riformare quei vecchi culti restituendoli alla freschezza spirituale che sembra averli generati.
Quest'ultimo approccio ci sembra essere quello più in linea con gli ideali sabbataisti, rosacruciani e thelemiti nel loro senso più profondo: piuttosto che imporre una visione univoca del divino, viene lasciata all’individuo la libertà di costruirne una propria.
Ma per evitare l’emergere del caos, ogni persona porta anche la responsabilità di fare in modo che la propria visione del divino comunichi con le altre in un costante - e fraterno - gioco dialettico.

We’re playing those mind games together,

pushing the barriers, planting seeds
(John Lennon: Mind games)

Daniele Mansuino e Paolo Del Casale

 

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