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Vecchio 08-02-2008, 15.30.31   #1
nexus6
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Post Corsa agli armamenti ed elezioni politiche

Mi rendo conto che l’italietta sotto le elezioni vada come si suol dire nel “pallone” più di quanto di solito non sia già ed il nostro proverbiale e gretto provincialismo mostra tutta la sua preoccupante vita nelle menti di tutti noi.

Ma proprio in un momento come questo mi sembra opportuno brevemente, per non tediare con lunghi post, visto spesso non vengono letti, introdurre un argomento di cui poco si discute: la rinnovata corsa agli armamenti.

Leggo oggi sui principali quotidiani on line (http://www.corriere.it/esteri/08_feb...x_prim opiano) che la Russia dell’uscente Putin si dice “costretta” a reagire alle violazioni dei trattati e alla aggressiva politica militare estera degli USA che va allegramente piazzando basi missilistiche qua e là per il mondo; la Russia naturalmente non ci sta, magari proprio perché gli allegri regali giungono proprio sui suoi confini ed annuncia un rinnovato impegno militare. Nulla di scandaloso.

Leggiamo il rapporto 2007 http://yearbook2007.sipri.org/ dell’istituto svedese SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) di cui potete trovare un piccolo sommario scaricabile qui: http://yearbook2007.sipri.org/yb07-s...s.pdf/download

Nel periodo 1997 – 2006 le spese militari generali sono aumentate del 37% per cento, in particolare dal 2005 al 2006 queste sono cresciute del 3,5%, a scapito per esempio delle spese sullo stato sociale, sull'aiuto ai paesi più poveri e riguardo alla ricerca scientifica e medica.

Vediamo qualche cifra, da qui: http://www.sipri.org/contents/milap/...r_spenders.pdf
  1. USA spende 528,7 miliardi di dollari (e Bush annuncia richieste ancora maggiori nel bilancio; secondo me, con la scusa della lotta al terrorismo, per cui a poco serve per esempio una difesa missilistica antiaerea, sta potenziando la sua già enorme macchina bellica: questo è chiaro, ma il mondo è talmente in preda al surrealismo che in pochi se ne accorgono ed i più, a livello internazionale, per opportunità tacciono);
  2. Gran Bretagna spende 59,2 miliardi di dollari
  3. Francia spende 53,1 miliardi di dollari (Libertè, Egalitè e soprattutto Fraternitè...)
  4. Cina si stima intorno ai 49,5 miliardi di dollari (una notizia significativa sulla Cina: http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=8278);
  5. Giappone spende in totale 43,7 miliardi di dollari;
  6. Germania spende in totale 37,0 miliardi di dollari;
  7. Russia: spende 34,7 miliardi di dollari;
  8. Italia: spende 29,9 miliardi di dollari (Povera Patria... cantava il buon Franco...)
  9. Arabia Saudita: 29,0 miliardi di dollari;
  10. India: 23,9 miliardi di dollari (Are are, are Krishna, are are)

Cina ed India sono i maggiori importatori attuali di armi; USA ed Europa i maggiori esportatori; alimentano per esempio con le loro esportazioni gli arsenali in medioriente.

Si stima che le testate nucleare presenti all’inizio del 2007 nel mondo siano dell’ordine delle 26000. Ne basterebbero, visto l’enorme aumento delle loro potenze, un qualche migliaio per distruggere tutte le principali città del mondo. Numerosi sono annualmente i falsi allarmi che l’ente per la gestione delle armi nucleari USA attiva ed alcuni si prolungano nel tempo tanto da far scattare l’allarme nucleare (2-3 volte all’anno). Nuove potenze emergenti si sono dotate di ordigni nucleari, soprattutto in estremo oriente, in primis India, Pakistan (tra cui la situazione è sempre molto accesa) e Corea del Nord.

Le esplosioni nucleari (di “test” e non...) nel mondo dal 1945 al 2006, accertate secondo il rapporto, si stimano dell’ordine delle 2050. L’ultima quella della Corea del Nord che ha presentato il suo successo come un chiaro biglietto da visita alla comunità internazionale.

L’Italia è impegnata a produrre armi per 10,9 miliardi di dollari (3,8% sul totale dei primi 100 stati produttori secondo il SIPRI), principalmente con le tre aziende, chiamate normalmente "aziende per la difesa" (di che, se esportano?): Finmeccanica, Fincantieri ed Avio, non considerando che in Italia vi sono anche sedi per esempio dell’amica Thyssen Krupp, principale produttori d’armi tedesco. Siamo il quarto produttore d’armi al mondo dopo:
  1. USA 182,5 miliardi di dollari per la produzione di armi (pari al 63% del totale);
  2. Gran Bretagna 34,2 miliardi di dollari, pari al 12% del totale;
  3. Francia 19,9 miliardi, pari al 7% del totale.

In questa classifica per esempio superiamo ampiamente il gigante Russo che produce armi per "soli" 5,4 miliardi di dollari, pari al 2% del totale, senza però contare lo sperperio di armi e materiali, anche si pensa nucleari, che vengono cedute o trafugate verso i paesi stranieri più "arrembanti" in questa corsa.

Tutti questi dati qui: http://apps.sipri.org/milap/world_aprod_map.html

°°°

Conclusioni.


Considero per motivi ideologici e non forse solamente, vista l’esistenza di numerosi trattati di non proliferazione atomica (e qui magari qualcuno mi potrebbe aiutare nella ricerca), i tests atomici come fenomeni riguardanti ogni persona su questa terra, visto l’impatto che hanno ed il loro significato a lungo termine. Probabilmente se qualcuno mi aiuta si potrebbe pure scovare che tali test sono illegali per qualche norma già presente nel diritto internazionale.


Questa è la mia decisione già maturata da tempo: siccome con il mio voto, in quel preciso istante, molto più di altri, delego la politica ad approvare il bilancio sulla spesa riguardo gli armamenti, per questo motivo non andrò a votare alle prossime elezioni politiche e mi impegnerò, per come posso, a far conoscere questa situazione ed a contrastarla, perché credo che l’informazione sia un’arma altrettanto potente e debba essere utilizzata in tutti i modi che la tecnologia ci consente.

Il mio breve scritto è un invito a riflettere e ad informarsi, poi tutti quanti, soprattutto i presunti "pacifisti" (o coloro che si fregiano di tale termine), in coscienza, agiranno naturalmente nei modi che più ritengono opportuni.

Saluti.

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Vecchio 08-02-2008, 16.34.33   #2
VanLag
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Riferimento: Corsa agli armamenti ed elezioni politiche

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Originalmente inviato da nexus6
Il mio breve scritto è un invito a riflettere e ad informarsi, poi tutti quanti, soprattutto i presunti "pacifisti" (o coloro che si fregiano di tale termine), in coscienza, agiranno naturalmente nei modi che più ritengono opportuni.
Non si può analizzare il panorama mondiale se parimenti non si analizza il panorama ideologico della potenza economia, industriale e militare, leader del mondo occidentale, cioè dell’America, perché, in un certo senso, il mondo, soprattutto quello occidentale, segue per amore o per forza la strada da lei indicata.

L’enduring war, (la guerra infinita), che ci ha allegramente promesso Bush risponde proprio ad una logica di una produzione di armi infinita e per comprendere, alcuni meccanismi della logica degli armamenti, bisogna chiedersi a chi giova tutto questo?

Eisenhower, nel suo discorso di commiato alla nazione, aveva messo in guardia, con almeno 50 anni di anticipo, contro “il mostruoso intreccio tra lobbie delle armi e la società civile, che andava sviluppandosi nel suo paese

Stralcio un pezzo del discorso di addio alla nazione che fece il 17 gennaio 1961 in occasione della fine el suo mandato, perché, secondo me nelle sue parole è presente, con chiarezza strabiliante, il mondo moderno.

.......Un elemento vitale nel mantenimento della pace sono le nostre istituzioni militari. Le nostre armi devono essere poderose, pronte all'azione istantanea, in modo che nessun aggressore potenziale possa essere tentato dal rischiare la propria distruzione...

Questa congiunzione tra una immenso corpo di istituzioni militari ed una enorme industria di armamenti è nuovo nell'esperienza americana. L'influenza totale nell'economia, nella politica, anche nella spiritualità; viene sentita in ogni città, in ogni organismo statale, in ogni ufficio del governo federale. Noi riconosciamo il bisogno imperativo di questo sviluppo. Ma tuttavia non dobbiamo mancare di comprendere le sue gravi implicazioni. La nostra filosofia ed etica, le nostre risorse ed il nostro stile di vita vengono coinvolti; la struttura portante della nostra società.

Nei concili di governo, dobbiamo guardarci le spalle contro l'acquisizione di influenze che non danno garanzie, sia palesi che occulte, esercitate dal complesso militare-industriale. Il potenziale per l'ascesa disastrosa di poteri che scavalcano la loro sede e le loro prerogative esiste ora e persisterà in futuro.

Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione di poteri metta in pericolo le nostre libertà o processi democratici. Non dobbiamo presumere che nessun diritto sia dato per garantito. Soltanto un popolo di cittadini allerta e consapevole può esercitare un adeguato compromesso tra l'enorme macchina industriale e militare di difesa ed i nostri metodi pacifici ed obiettivi a lungo termine in modo che sia la sicurezza che la libertà possano prosperare assieme..»

Tratto da wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Comples...re-industriale)

Ora se guardiamo oggettivamente a come l’America possa andare in guerra infischiandosene, non solo dei suoi morti, e dei morti civili in campo avversario, ma persino dell’esito di guerre che non riesce a vincere, (Vietnam ed Iraq ad esempio), e possa, nonostante questo, prospettare altre guerre o uno scenario di “guerra infinita”, possiamo facilmente comprendere che “quell’ascesa disastrosa di poteri che scavalcano la loro sede e le loro prerogative” di cui ci ammoniva Eisenhower si è puntualmente verificato e possiamo comprendere anche come questa abbia avuto “un’influenza totale nell'economia, nella politica, anche nella spiritualità” del mondo moderno americano e da lì del mondo moderno occidentale.

Il mondo moderno è “cattivo” perché nei suoi centri decisionali si sono insidiati interessi alieni alla sua sopravvivenza ed al suo sviluppo, ed aventi come unico fine lo sviluppo e la prosperità del loro stesso business che è la produzione delle armi, le quali armi, non si possono stoccare all’infinto nei depositi ma vanno, per così dire, haimè consumate.

Concordo con te che l’informazione può aiutare, concordo meno sul non votare come barriera a questo stato di cose, ma questo forse è un altro film.

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Vecchio 08-02-2008, 17.47.44   #3
Koli
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Originalmente inviato da nexus6

Si stima che le testate nucleare presenti all’inizio del 2007 nel mondo siano dell’ordine delle 26000. Ne basterebbero, visto l’enorme aumento delle loro potenze, un qualche migliaio per distruggere tutte le principali città del mondo. Numerosi sono annualmente i falsi allarmi che l’ente per la gestione delle armi nucleari USA attiva ed alcuni si prolungano nel tempo tanto da far scattare l’allarme nucleare (2-3 volte all’anno). Nuove potenze emergenti si sono dotate di ordigni nucleari, soprattutto in estremo oriente, in primis India, Pakistan (tra cui la situazione è sempre molto accesa) e Corea del Nord.

Le esplosioni nucleari (di “test” e non...) nel mondo dal 1945 al 2006, accertate secondo il rapporto, si stimano dell’ordine delle 2050. L’ultima quella della Corea del Nord che ha presentato il suo successo come un chiaro biglietto da visita alla comunità internazionale.

L’Italia è impegnata a produrre armi per 10,9 miliardi di dollari (3,8% sul totale dei primi 100 stati produttori secondo il SIPRI), principalmente con le tre aziende, chiamate normalmente "aziende per la difesa" (di che, se esportano?): Finmeccanica, Fincantieri ed Avio, non considerando che in Italia vi sono anche sedi per esempio dell’amica Thyssen Krupp, principale produttori d’armi tedesco. Siamo il quarto produttore d’armi al mondo dopo:
  1. USA 182,5 miliardi di dollari per la produzione di armi (pari al 63% del totale);
  2. Gran Bretagna 34,2 miliardi di dollari, pari al 12% del totale;
  3. Francia 19,9 miliardi, pari al 7% del totale.

In questa classifica per esempio superiamo ampiamente il gigante Russo che produce armi per "soli" 5,4 miliardi di dollari, pari al 2% del totale, senza però contare lo sperperio di armi e materiali, anche si pensa nucleari, che vengono cedute o trafugate verso i paesi stranieri più "arrembanti" in questa corsa.

Tutti questi dati qui: http://apps.sipri.org/milap/world_aprod_map.html

°°°

Conclusioni.


Considero per motivi ideologici e non forse solamente, vista l’esistenza di numerosi trattati di non proliferazione atomica (e qui magari qualcuno mi potrebbe aiutare nella ricerca), i tests atomici come fenomeni riguardanti ogni persona su questa terra, visto l’impatto che hanno ed il loro significato a lungo termine. Probabilmente se qualcuno mi aiuta si potrebbe pure scovare che tali test sono illegali per qualche norma già presente nel diritto internazionale.


Questa è la mia decisione già maturata da tempo: siccome con il mio voto, in quel preciso istante, molto più di altri, delego la politica ad approvare il bilancio sulla spesa riguardo gli armamenti, per questo motivo non andrò a votare alle prossime elezioni politiche e mi impegnerò, per come posso, a far conoscere questa situazione ed a contrastarla, perché credo che l’informazione sia un’arma altrettanto potente e debba essere utilizzata in tutti i modi che la tecnologia ci consente.

Il mio breve scritto è un invito a riflettere e ad informarsi, poi tutti quanti, soprattutto i presunti "pacifisti" (o coloro che si fregiano di tale termine), in coscienza, agiranno naturalmente nei modi che più ritengono opportuni.

Saluti.


Io sarei più cauto nella critica alla proliferazione delle armi nucleari.
Per quanto paradossale possa sembrare, il deterrente nucleare ha garantito durante l'intera Guerra fredda, un periodo di relativa pace.
Si sta verificando una nuova corsa agli armamenti (soprattutto nell'ambito dei missili intrcontinentali e nelle tecnologie spaziali), che vede impegnati oltre ai soliti protagonisti di ieri, anche la Cina e l'India.
Credo che sottostimare il valore di un apparato nucleare efficente sarebbe un ingenuità. Ormai tutti questi paesi lo hanno capito e ritengono realisticamente che, se vorranno contare sulla scena internazionale, dovranno rimodernare il loro arsenale atomico.
Chi auspica che la Russia o gli Stati Uniti, comincino a smantellare i loro ordigni è un ingenuo, perchè sarebbe (l'esempio non è mio), come chiedere a una persona facoltosa, di gettare via la sua pistola mentre alcuni malintenzionati sono in procinto di derubarla.
So che molti credono che ad avere la precedenza dovrebbero essere settori come la sanità o l'educazione. Per garantire però, un'invincibilità o almeno una forte sicurezza alla propria nazione, non si può prescindere da un efficiente sistema militare. Si rischia, altrimenti di costruire un benessere impermanente.
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Vecchio 08-02-2008, 22.53.18   #4
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Sfrutto ciò che ha detto VanLag, che sono felice di rileggere (al forum manca la tua presenza ) e ringrazio per il documento riportato, per rispondere a Koli.

Il concetto di deterrenza nucleare si basa sostanzialmente su un equilibrio del terrore, prolungato e duraturo nel tempo (guerra infinita) e già in sé questo dovrebbe far percepire come possa essere surreale affermare che il potenziamento degli arsenali atomici possa costituire un presupposto, anzi pare il presupposto per un “benessere duraturo”. Ma tant’è che le masse si sono bevute la dottrina della “guerra al terrore”, dunque non mi stupisco più di nulla.

Equilibrio, dicevo, che si suppone delegato a tutti i soggetti che possiedono un certo quantitativo di atomiche, poiché anche una eventuale ritorsione atomica da parte di una piccola potenza potrebbe causare danni non sostenibili per il pensiero. Proprio “tutti”, caro Koli, dai comandanti in capo delle superpotenze, con la valigetta di controllo nucleare sempre dietro, ai dittatori delle piccole potenze e giù giù sino ad arrivare ai terroristi suicidi. Il punto saldo della dottrina della deterrenza è che le nazioni non abbiano tendenze suicide, poiché anche solo un singolo attacco giunto a segno porterebbe ad una inevitabile escalation; o meglio che invariabilmente tutti i soggetti in possesso di ordigni atomici (una bomba della stessa potenza di quella usata nel 45 al giorno d’oggi può tranquillamente stare in una valigetta), ripeto proprio tutti i soggetti coinvolti siano moralmente stabili di mente, abbiano una coscienza ed una percezione piuttosto sviluppata del loro ruolo nel mondo e di quello degli altri. Tutti i soggetti hanno questa coscienza? E come funziona la dottrina della deterrenza verso un terrorista che si fa saltare insieme alla sua valigetta-arma nucleare, magari in una qualsiasi capitale mondiale?

Il popolo americano credo sia stanco, impaurito e per natura tendente al fanatismo, ma soprattutto terrorizzato proprio dalla “guerra al terrore”; la “guerra al terrore” non fa che invariabilmente aumentarlo il terrore, da entrambe le parti, questo è un fatto. Emblematica è la foto dell’anno, votata in non mi ricordo quale concorso, proprio in questi giorni: un giovane ragazzo americano, un marines in trincea con l’elmetto in mano totalmente sfinito dopo un combattimento in Afghanistan e quasi sembrava interrogasse l’obiettivo del fotografo alla ricerca di una vana risposta a tutto quello a cui stava partecipando; il motivo del premio è che rappresenta bene lo stato d’animo degli USA attuali. Nel 1938 Orson Welles terrorizzò mezza america dicendo che i marziani erano sbarcati in alcune città americane; ci vollero settimane per far capire alla gente che era tutta una burla per il giorno di halloween ed alcuni, qualche anno dopo, non credettero all’annuncio dell’attacco giapponese a Pearl Harbor tanto sembrava assurdo all’epoca, solo ipotizzarlo, anche ricordando la burla di Welles. I tempi certo sembra siano cambiati, ma non in meglio perché credo l’enorme potere dei media eserciti un ancor più potente effetto ipnotizzante sulle masse, sulla maggior parte delle persone: praticamente tutto, anche ciò che pare assurdo, penso sia possibile far bere alle masse, come d’altronde scientificamente si sta facendo.

Così si bevono acriticamente il concetto di deterrenza nucleare, teorizzato come una sorta di “palliativo” per la coscienza, che urla dal canto suo il fatto che sia assurdo tentare di fare dei sonni tranquilli dormendo su una enorme polveriera: in effetti tale concetto non riguarda le guerre convenzionali che continuano a proliferare, primo appunto, ma solo eventuali attacchi atomici... dobbiamo dunque giungere a testare il grado di distruzione, da parte di quelle che non si possono neanche considerare “armi”, prima di renderci conto di quanto sia surreale basare un futuro benessere duraturo su un equilibrio basato sul terrore?

... continua...
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Vecchio 08-02-2008, 22.59.28   #5
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Credo, caro Koli, che il rischio che si possa ricorrere ad armi nucleari sia molto più alto oggi e lo sarà ancor più nel futuro rispetto ai decenni della Guerra Fredda, in quel mondo “bipolare” che ha sfiorato eccome problemi nucleari; trovo anacronistico e banale parlare della Guerra Fredda, altro che disfarsi della pistola (lo si può fare benissimo, la si smonta e si eliminano tutti i pezzi, punto): oggi il mondo è “unipolare” e non starò a ricordare qual è l’unico polo, che ha bisogno di mantenere questo stato di cose, la “guerra permanente” (con il pilastro del deterrente nucleare) per alimentare la propria economia, polo unico circondato da una miriade di stati nucleari in conflitto tra loro dalle economie arrembanti, pensiamo solo all’India ed alla Cina che fra un po’ avranno metà della popolazione mondiale da gestire. Quest’azione da parte dell’”unico polo” la trovo profondamente immorale e credo che la storia prima o poi non tarderà a dire la sua, a far sapere il suo giudizio su quanto sta avvenendo.

Le strategie militari odierne discutono sui possibili usi delle armi nucleari, che tentino d’eludere le norme internazionali... mi sono letto tanti di quei “war games” che ad un certo punto ho fatto fatica a percepire ciò che stavo leggendo, mi sembrava pura follia quel ragionare razionale su attacchi preventivi, città rase al suolo ed inverni nucleari. Non parlerò qui, inoltre, di tutti i problemi legati ad eventi accidentali: la storia recente conta diversi pericoli scampati del genere, basta informarsi.

Seguendo la tua linea, Koli, anche l’Italia per contare qualcosa dovrebbe dotarsi di proprie armi nucleari, ma forse non occorre visto che sul suolo italiano già ve ne stanno un centinaio, più i sottomarini nucleari di deterrenza che percorrono le nostre acque ed attraccano nei nostri porti... pretese da “colonia”, quelle di disporre di propri ordigni nucleari, un vezzo che non ci possiamo permettere.

Inoltre seguendo ancora i tuoi discorsi non vedo come sia possibile spiegare il trend di aumento francamente eccessivo delle spese militari, quando in precedenza dalla fine della Guerra Fredda c’era stata una diminuizione. A partire dal periodo 1997-1998 più ricerche concordano nell’affermare che le voci militari nei bilanci sono cresciute e di molto: questa si chiama corsa agli armamenti ed è iniziata prima dell’11/09, anche se il nuovo demone “terrorismo” serve da ipnosi per le masse e tutto appare normale, essendoci un “nemico” da combattere, che tanto bene fa ad un economia occidentale altrimenti alla frutta, rispetto a quella orientale.

Ebbene anche per questo il mio voto non lo scriverò col sangue, poiché vedo chiaramente la realtà surreale e grottesca che andrei, comunque sia, a perpetuare in ogni caso. E’ un gesto per sottrarmi a questo gorgo, che per me ha tante valenze più profonde di quelle che possono apparire e non è che ne voglia fare un caso, ma ripeto vorrei solo si riflettesse, si riflettesse tanto su queste cose.

Vabbè, ancora tante parole; chiedo venia.

Un saluto...
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Vecchio 08-02-2008, 23.30.11   #6
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p.s. per documentarmi più approfonditamente possibile, sapete che ho fatto e che sto facendo? Mi sto andando a leggere tutti i pareri che sembrano o sono proprio in contrasto con ciò che il mio pensiero partorisce via via... e accidenti, mi stavano quasi convincendo che era opportuno imparassimo a convivere con la “Bomba”, ma soprattutto che ne servissero ancora ed ancora, così che l’equilibrio tra le potenze fosse più forte! “Meglio di più(!)”, era arrivato a sostenere uno di cui non ricordo nemmeno il nome... mi sono buttato nello yogurt (bianco) dalla depressione, vi assicuro...

... di che anno è il film "il dottor Stranamore..." di Kubrick?

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Vecchio 09-02-2008, 11.17.33   #7
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Sommario e spunti

Per far sì che tutto sia il più chiaro possibile, riassumo ed amplio alcuni punti principali:
  • dal 1998 molti istituti di ricerca concordano nell’affermare che vi sia stato un aumento sostanziale delle spese militari (del 37% secondo il SIPRI, dopo un calo nei primi anni novanta, raggiungendo ora spese pari a quelle da Guerra Fredda); tale aumento è iniziato prima dell’11/9, anche se tale evento ha purtroppo determinato l’accelerazione di tale tendenza. Le voci in salita in bilancio tolgono ossigeno a tutte le altre, stato sociale, scuole, previdenza, aiuti ai paesi più poveri, ricerca, progressi medici e ciò lo fanno contro un’opinione pubblica, quella europea, sicuramente in gran parte contraria ad una deriva “statunitense”;
  • penso, ma ancora devo trovare fonti certe, che i tests nucleari ed anche le attività nucleari nel nostro paese, per esempio, siano essenzialmente illegali secondo i numerosi trattati che prevedono la non proliferazione delle armi nucleari ed il loro progressivo smantellamento: questo tipo di “armi” sono le uniche per cui esistono dei percorsi internazionali scritti per la loro progressiva riduzione e vengono palesemente disattesi. In effetti i possessori di tali armi prevedono numerosi piani d’utilizzo per quelli che non sono certo soprammobili da esporre ad una mostra per vedere chi vince, piani d’utilizzo che si basano pure sul concetto di deterrenza nucleare, ma tale dottrina va vista criticamente, come brevemente è stato fatto in precedenza;
  • le industrie belliche italiane pare non conoscano la crisi che ha coinvolto settori più vicini alla popolazione, dai trasporti a quelle alimentari; pure numerose banche italiane tra cui, nell’ordine le principali, Capitalia, San Paolo Imi, Banca Nazionale del Lavoro, Banca Intesa, Unicredit, Banca Popolare Antoniana Veneta, operano nel settore dell’esportazione di armi e, a detta pure del governo, spesso vi sono delle difformità tra i traffici dichiarati ed autorizzati e quelli effettivi, tanto da spingere il governo stesso a chiedere chiarimenti (fonte: “Le spese militari del mondo”, Chiara Bonaiuti, Achille Lodovici, Jaca Book 2006, che citano le relazioni annuali del nostro Ministero del Tesoro);
  • ricordo che spesso i bilanci militari e le operazioni delle banche in tale settore, risultano fumosi e svianti, ma la corretta informazione e comunicazione, dovrebbe costituire una delle basi della partecipazione democratica, anche considerando il fatto che la spesa militare grava essenzialmente sul sistema fiscale e le decisioni militari, come le altre, devono fare i conti in modo cristallino con il prelievo fiscale e ciò che è l’opinione pubblica, mettendola al corrente per dargli possibilità di scelta critica, cosa che purtroppo non avviene, altro che partecipazione “democratica”;
  • il voto politico è una delle più importanti occasioni per far pesare la propria presenza; con il voto i singoli delegano le decisioni verso l’alto, da quelle di politica interna, a quelle sugli stanziamenti militari, così come i soldi che vanno nelle suddette banche servono per trafficare con le armi, armi che vanno ad alimentare per esempio le numerose e terribili guerre civili in Africa e gli arsenali in medioriente; perché, mi chiedo, non manifestare il proprio forte dissenso con un gesto di rottura come il non voto, visto che da più parti si palesa un forte malessere? Perché, per una volta, dallo sterile lamento, non si passa ad un'azione che ha il significato di delegittimare i gorghi avviati dai governi nazionali?
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Vecchio 09-02-2008, 12.14.01   #8
gyta
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Alcune riflessioni ed appunti sull'origine e la simbologia della distruttività
(come potenziale risoluzione al conflitto dello sviluppo contro la regressione)


La strategia della paura
paura di vivere come angoscia
Guerra come tentativo distorto d'unione
Impossibilità d'individuazione
L'assenza di una individuazione di sé nella libertà dell'unicità
spinge dapprima al possesso, quindi alla distruzione
di ciò che viene impossibile a riconoscersi poiché il riconoscimento
(dell'altro) consta in prima istanza nel riconoscimento dell'identità di sé, della propria unicità.
Ciò che è in piccolo è nel grande, l'interno a modellazione dello stato interiore dell'uomo-civiltà,
dell'uomo-evoluzione. La lenta crescita verso la libertà: l'uomo dipendente che scioglie i legami
dalla (propria interiore) casa-uovo divenendo attraverso la propria creatività essere unico e irripetibile,
ma anche scoprendo la propria solitudine che gli permette (l'altra faccia) di essere tale e quindi solo dopo
giungere ad un differente rapporto con il mondo non più di sottomissione od annientamento ma di creazione.


“Al disopra e al di là di ogni fattore esterno,
le decisioni ultime risiedono sempre nella psiche umana
affinché si muti l’intera realtà deve prima mutare l’individuo singolo”.
(Jung)

Freud: “In realtà i nostri concittadini non sono sprofondati così in basso come temiamo perché non erano mai saliti così in alto come credevamo… Questa guerra rappresenta per il cittadino di qualunque nazione l’occasione per capire ciò che in tempo di pace potrebbe capire solo per caso: cioè che lo stato proibisce all’individuo di commettere iniquità non perché desideri abolirle ma perché vuole averne il monopolio come per il sale e i tabacchi.”

Fornari esamina le tre teorie della guerra esposte da Money Kyrle che si dimostrano ancora intramontate senza che una escluda le altre. La prima è quella sessuale (armi come falli); la seconda è definita edipica (legami omosessuali tra gli individui passando da posizione ostile verso il padre a posizione passivo-femminile): “la cooperazione e la lealtà richieste nella convivenza del gruppo, e in modo specifico nella cooperazione degli individui in guerra, sarebbero rese possibili dai legami omosessuali tra gli individui di uno stesso gruppo e nel rapporto col capo”. La terza teoria, chiamata paranoica, deriva dagli studi di Melanie Klein sullo sviluppo iniziale del bambino. Secondo questa studiosa della psicoanalisi infantile per il bambino la madre è il primo contenitore di ogni cosa buona ma anche, può sembrare assurdo, di ogni cosa cattiva che lo riguardi. Così il bambino può sviluppare ansie persecutorie create da lui stesso identificandosi, attraverso un processo maniacale, con il nemico interno e aprendosi quindi alla guerra.

Fornari da parte sua ritiene che “ciò che espone l’uomo alla guerra non è tanto la sua dotazione aggressiva originaria, una sua particolare malvagità, ma una specie di pazzia innata con la quale egli costituisce i suoi rapporti primitivi con il mondo, che originariamente è la madre”. Dunque mentre l’esperienza amorosa considera l’altro come indispensabile all’esistenza del Sé fino a farla diventare costitutiva del Sé, l’esperienza di odio rappresenta la radicalizzazione distruttiva del rapporto con l’altro come uno degli aspetti più tipici della guerra intesa come paranoia persecutoria e quindi negatrice della esistenza del Sé. L’intento di Fornari è quello di dimostrare che solo una lettura che sia anche cura psicoanalitica della necessità di violenza e della necessità di colpa degli esseri umani può trasformare le loro ansie distruttive in propositi e necessità di pace. Ne consegue, come processo terapeutico psicoanalitico, una possibile responsabilizzazione dell’individuo, che prendendo coscienza attua un processo riparativo dell’era catastrofale. Fornari conclude indicando la necessità di costituire un’organizzazione – da lui battezzata Omega - che sia difensiva, giuridica, repressiva all’interno dei gruppi del crimine guerra, e da considerare come desiderio delittuoso dei singoli individui anziché funzione dello Stato.

Anthony Stevens: "Mentre Freud assumeva che il nostro patrimonio mentale viene acquisito da ciascun individuo nel corso del suo sviluppo, Jung sosteneva che le caratteristiche essenziali che contraddistinguono l’essere umano sono già presenti dalla nascita. A questi attributi tipici della specie umana Jung diede il nome di archetipi. L’archetipo del nemico è soltanto uno di questi.
Gli archetipi, sosteneva Jung, sono alla base di tutti i fenomeni più comuni dell’esistenza umana. In quanto strutture innate, gli archetipi posseggono la capacità di originare, controllare e mediare esperienze e comportamenti caratteristici e comuni a tutti gli esseri umani. In particolari occasioni, gli archetipi generano pensieri, immagini, sentimenti e idee che appaiono fondamentalmente simili in individui diversi, indipendentemente da variabili quali classe, razza, religione, posizione geografica e periodo storico. Accettare l’ipotesi degli archetipi significa in ultima analisi adottare una visione della psiche essenzialmente filogenetica, poiché gli archetipi possono essere considerati come entità biologiche che si sono evolute nel corso della selezione naturale”.
..
Il bambino, nei primi mesi di vita, mentre dimostra gioia nell’avvicinarsi della propria madre, ha parimenti circospezione se estranei gli si approssimano. Appena più grande, intorno al primo anno di vita, il suo atteggiamento di timore si trasforma in ostilità non disgiunta da paura vera e propria. È questa una predisposizione innata nel bambino che non è assolutamente influenzata dalle sue condizioni di nascita o dal modo in cui è stato fatto crescere. È lecito chiedersi il perché si possa sviluppare questo “complesso” di sensazioni associate e legate tra loro da una comune carica emozionale. Le componenti che lo sviluppano sono due: l’indottrinamento culturale e la repressione familiare.


La prima, quella dell’indottrinamento, deriva direttamente dai concetti, a volte anche di natura teologica, che vengono volontariamente e involontariamente inculcati nel pargolo dalle persone che normalmente lo circondando. Quindi il Male, il Diavolo, ma anche coloro e tutto ciò che non è gradito dagli “allevatori” o dai consueti frequentatori del bambino, vengono fatti apparire come un potenziale “nemico” da evitare sempre e comunque. La seconda componente, quella della repressione familiare, è frutto tipico di tutte le prevenzioni e di tutti i moduli comportamentali che in qualsiasi nucleo familiare esistono (l'<<ombra>>) (1)

"La famiglia è l'"agenzia psicologica della società" (1932). Gli individui così formati sono portatori di un "carattere sociale", strutturato da stabili passioni e velato da ideologie. Essi riprodurranno, perpetuandole, le esigenze di funzionamento della società."

"La situazione disarmonica dell'essere umano genera bisogni e aspirazioni che vanno oltre la sfera istintuale e oltre la sfera dell'intelletto. L'esigenza di unità, di armonia e di equilibrio spinge la mente umana a costruzioni teoriche, a visioni del mondo, a spiegazioni che forniscano una risposta al problema della situazione umana. Ma i sistemi di pensiero non bastano, poiché l'essere umano non è solo intelletto, ma anche corpo, sentimento, emozione, sensazione. Per vivere in questa interezza, unificato nei vari piani della sua totalità, l'essere umano cerca "frames of orientation and devotion" cui adeguare un comportamento complessivo esprimente ragione, emozione, sensi. Un rapportarsi totale al mondo comporta non solo manovrare strumenti con l'intelligenza ed afferrare la realtà con la ragione, ma anche devozione ad un oggetto e rituali (Fromm, 1955, p. 48-50). Si tratta di bisogni religiosi, intesi non necessariamente in senso teistico, che bisogna soddisfare per placare l'ansia. Il loro rapporto col carattere sociale è molto stretto. Il carattere sociale è una formazione complessa, promossa e plasmata dalla struttura socio-economica, che deve anche rispondere ai quesiti fondamentali dell'uomo, cioè ai suoi bisogni religiosi. Gli schemi di orientamento e devozione si radicano nel carattere (1976, pp. 365-68). Molto frequentemente restano inconsci, sia per l'individuo che per il gruppo sociale, e si lasciano coprire da ideologie."

[continua...]
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"Per esempio, nelle società occidentali assai spesso la religione cristiana è solo la religione ufficiale, l'ideologia che copre i veri oggetti di devozione, cioè il denaro, il potere, il successo. Il rilievo clinico degli schemi di orientamento e devozione è enorme, poiché essi costituiscono l'aspetto più modificabile della persona (Silva Garcia, 1990). Essi sono il terreno delle ideologie, delle razionalizzazioni e dei meccanismi di difesa ed anche sono il terreno della psicoanalisi in quanto ricerca della verità. I meccanismi di difesa funzionano in modo inconscio, spontaneo ed automatico, al fine di escludere dalla consapevolezza contenuti mentali ed impulsi inaccettabili (White &Gilliland, 1975, p. 15).
Vi sono corrispondenze e analogie tra il concetto di ideologia in campo sociale e il concetto "razionalizzazione" studiato dalla psicoanalisi in ambito individuale. La razionalizzazione è un meccanismo di difesa cui ricorre un individuo che voglia dare una spiegazione logica, coerente e moralmente accettabile a un comportamento, un'idea, o un sentimento, i cui veri motivi sono inconsci."


"Separata dall'idea vivente da cui origina, l'ideologia può essere adoperata in contesti diversi da quelli in cui fu prodotta. Vi è una potenzialità di inganno nelle ideologie, dovuta alla coerenza interna e all'equivoco che scambia l'esattezza per la verità (Horkheimer, 1970). Si può trattare di illusioni ben congegnate, ben confezionate, spesso seduttive e capaci di strumentalizzare gli aspetti positivi dell'animo umano. L'autoritarismo si serve delle ideologie, che sono uno strumento del potere.
Sul potere bisogna chiarire. Anche la mamma che allatta esercita un potere sul bambino. Si tratta del potere di uno stato cresciuto su uno stato che deve ancora crescere. Se nel prendersi cura di chi deve ancora crescere non prevale il bisogno di dominio ma l'intenzione di aiuto, di promozione in autonomia e libertà, allora si tratta di un "power of", un esercizio di capacità responsabile. Se questo fa difetto, c'è impotenza, c'è mutilazione interna, che cerca una protesi. Spesso l'ideologia funziona come protesi di una mutilazione ideale, spirituale. Quando il centro di una persona non sa parlare al centro delle altre persone, toccarle nel cuore, manca il potere di suscitare rapporti, i quali perciò verranno imposti o subiti. L'autoritarismo, o sadomasochismo, supplisce alla carenza di potere interno, produttivo, di facoltà umane attivate, è un ripiego, un "power over", sulle persone, un dominio. Le ideologie non solo servono come protesi del potere, ma funzionano anche come cosmesi, cioè ne nascondono la natura di dominio e lo dipingono come un prendersi cura di chi viene dominato."

Biofilia e necrofilia spingono rispettivamente verso la crescita e verso la decadenza. Il movimento che è nella vita, con le sue strutturazioni che recano ordine ma non ripetizione, crea situazioni complesse, che generano altre situazioni. E' un prodursi e riprodursi che non si ferma mai e vivere significa immettersi nella grande corrente gestativa che incessantemente spinge a nuove nascite. Le difficoltà dell'esistenza umana si possono affrontare nella prospettiva biofila (Dolci, 1985), con la "reverence for life" (Albert Schweitzer, 1947; Madre Teresa, 1995), con la pazienza di comprenderne la direzione di movimento, con la fede nelle sue tendenze profonde.
Si può tentare di trascendere lo stato umano di impotenza anche volgendosi contro la vita, il suo movimento, che è strutturato ma non definito, cercando di fermarlo, di imporre un ordine statico, di distruggere la vita stessa. Questa forma di aggressività maligna guarda alla morte come soluzione del problema di vivere, ne sente il fascino ed è allettata e stimolata dai suoi simboli. La distruttività è una risposta possibile ai conflitti dell'esistenza. Di fronte alla prospettiva del costruire, la reazione può essere ostile e spingere verso la necrofilia che talora si esprime portando direttamente la morte, godendo nel sentire che un corpo vivo è aggredito in modo da trasformarlo in un corpo morto. Più spesso si esprime in situazioni traslate e in simboli. Si sente il fascino non tanto della morte in sé quanto degli innumeri processi che ad essa conducono ed anche dei movimenti stereotipati, seriali e senza vita propri delle macchine (Fromm, 1973). Smembrare, spezzettare, ledere, sfregiare corpi umani od opere d'arte sono espressioni distruttive, quale che sia l'ideologia che può giustificarle. Se la "simbiosi incestuosa" e la "fissazione alla madre" portano alla sindrome di decadenza, l'"indipendenza-libertà" porta alla sindrome di crescita.

Credo che lo schema alternativista si possa applicare sia all'individuo che si libera di una razionalizzazione e vede meglio la sua realtà, sia a gruppi sociali e anche ad interi popoli che si affrancano da una ideologia, che viene via via rinnegata dai più. A me sembra che si possano definire e chiarire due punti di difficoltà. Un primo punto è quello dell'abbattimento dell'illusione. Scardinare una rappresentazione concettuale di sé o della società in cui si vive significa spesso rompere un equilibrio consolidato nel tempo, con le sue comodità, i suoi vantaggi secondari. Poi, una data ideologia può presentare compatibilità con altre ideologie, possono essere cresciuti dei nessi tra loro, per cui colpire un sistema di credenze può significare porre in tensione altri quadri ideologici, solidali nella conservazione della già esistente visione delle cose. (2)

Fonti:
(1)
Psicopatologia della guerra e del terrorismo
di Amedeo Caruso
Medico-chirurgo internista, psicoterapeuta.
da http://www.centrostudipsicologiaelet.../arcaru53.html

(2)
SULLA CADUTA DELLE IDEOLOGIE
di Romano Biancoli
da http://www.erichfromm.it/Psicoanalis...0ALIENAZ IONE


<<[..]Subito dopo si ha l’inquadratura “fallica” della protuberanza sul muso di un bombardiere, e quindi, al suono di suadente melodia (infatti, Try a Little Tenderness), assistiamo al rifornimento in volo di uno dei B-52 sempre pronti a correre verso il proprio obiettivo una spe-cie di siringa scivola dall’ aereobotte e si innesta “dolcemente” in musica sul dorso del bombardiere. La sequenza e stata vista sia come coito che allattamento, e le numerosissime allusioni sessuali del film sono state lette sia come riferimenti ironici che come singole metafore (…), ma non è un semplice codice di lettura tra gli altri quel-lo che si istituisce dall'inizio, quanto piuttosto la struttura che sostiene il meccanismo di costruzione del film e (cioè) di distruzione del mondo. Il generale che scatena il disastro è un impotente che accusa il complotto comunista di avvelenare i “fluidi vitali” degli americani, e che ha deciso di negare alle donne corruttrici il suo personale fluido. [..]>>
<< [..]L’avvicinamento lo schiantarsi a terra dei binomio uomo-bomba sono realizzati con uno zoom violentissimo, ingoiante, fisicamente offensivo e nello stesso tempo attraente e ormai “da compiersi” come un orgasmo irrefrenabile. Mentre al Pentagono si ipotizza la riproduzione sotterranea in serre riscaldate, il fungo si alza, poi - costruzione fallace - si disperde in nubi luminose, puri cerchi di luce, luce che tramonta, e la voce di Vera Lynn canta una vecchia canzone della Seconda Guerra mondiale sulla speranza di rivedere i reduci: “Non so dove, non so quando, ma ci incontreremo di nuovo, in un giorno di sole ... ” (We’ll meet again), è anche un appuntamento per il prossimo ma impossibile “accoppiamento”, un rifare l'amore dopo che il mondo si distrugge nel gigantesco orgasmo, di una copula tra la bomba e la Terra, resa orribilmente “feconda” dalla Bomba totale che vi è stata installata. Se il cerchio si chiude con nubi luminose che rimandano all'inizio, se ancora una volta K. sembra aver costruito il congegno con cinismo e anzi deridendo un costitutivo atto fisico dell'uomo con la metafora della distruzione che si sostituisce ad esso riproducendolo, tuttavia nell'immane derisione è posto precisamente il problema della responsabilità razionale dell'uomo e delle meccaniche perversioni del potere. L’immagine stupenda e decisiva dell'uomo a cavalcioni della bomba, nell'ineluttabile esplosione provocata dal “caso”, è violenta e precisa contestazione dell'apparenza, stessa di ineluttabilità; se l'esplosione è cosmica, all'origine di essa v'è ancora l'uomo (come mostra la struttura, denudata nel film, dell'atto sessuale e della procreazione), anche se non molto più cosciente delle sue macchine (il che sarà ironicamente estremizzato in 2001).[..] >>


di Enrico Ghezzi
da http://www.municipio.re.it/cinema/ca...2?opendocument

[segue..]
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"[..]Due tendenze, la determinazione sempre meno istintiva del comportamento e la crescita del cervello, particolarmente della neocorteccia, rendono il primate uomo fornito della minima dotazione istintiva e del massimo sviluppo cerebrale (Fromm, 1973, p. 201). Questo singolare sviluppo biologico diventa il dato contraddittorio della situazione umana: far parte della natura e insieme trascenderla, proprio per la debolezza degli istinti e la consapevolezza di sé, estranea ad ogni altro animale. Nell'essere umano l'armonia dello stato naturale è rotta, al suo posto c'è il conflitto (Fromm, 1947, pp. 29 e sgg.).
Dalla frattura che vive dentro gli esseri umani deriva una fondamentale "dicotomia esistenziale": progredire, cioè individuarsi, o regredire (Fromm, 1955). Il processo di individuazione è accentuare sempre più lo specifico umano della situazione, che paga ogni passo d' autonomia con la solitudine in seno alla natura e anche in seno al gruppo di appartenenza, solitudine affrontata con inevitabile angoscia. Sotto questo profilo, libertà e angoscia sono la stessa cosa. La recisione del legame primario dà angoscia mentre libera. Lungo la via dell'individuazione l'essere umano consegue gradi di libertà che gli consentono di amare, dando profilo alla libertà come gioia. Angoscia e gioia si imperniano su uno stesso perno, la libertà derivante dal cammino di individuazione.
In alternativa, la "fuga dalla libertà" (Fromm, 1941) è la risposta regressiva alla paura della solitudine, inevitabile costo dell'individuazione. Tornare indietro è ricerca di un impossibile rifugio ad uno stadio preumano, o anche di un impossibile ritorno all'utero. E' risposta regressiva anche restare incrodati al seno e ai suoi simboli. Le mete regressive estreme, che non è dato raggiungere, vengono surrogate dalla permanenza nella simbiosi incestuosa, dal rapporto sadomasochista, dall'indifferenza del distacco emotivo, dalla distruttività.[..]

di Romano Biancoli


<<[..] Da sempre si assiste al processo inesorabile di disumanizzazione, per mezzo del quale comuni esseri umani vengono trasformati in cose, in oggetti, la cui capacità di amare, di godere della vita e il cui benessere hanno smesso di avere importanza per il gruppo sociale, in particolare per coloro per i quali l’AVERE rappresenta il sommo valore. Le richieste della società e dell’economia nei confronti degli esseri umani sono il lavoro, la procreazione di manodopera a basso costo, il guadagno di danaro e il consumo di beni.

“tale critica ha la massima importanza ed è una condizione per far progredire la società, l’assenza di visioni che proiettino un uomo ‘migliore’ ed una società ‘migliore’ ha avuto l’effetto di paralizzare la fede dell’uomo in se stesso e nel suo futuro (mentre è, nello stesso tempo, il risultato di tale paralisi)”.(Fromm)

Effettivamente queste parole sono vere, qualsiasi cambiamento spaventa poiché potrebbe minacciare il nostro modo personale di vivere e di essere. È inquietante, perché ci pone di fronte a domande del tipo: Come sarà il cambiamento? Sarò in grado di vivere e trovare mezzi di sostentamento?
Diventa necessario affrontare le forze sociali che si oppongono ad una crescente umanizzazione, che potremmo raggiungere individualmente, ovvero la nostra capacità di ESSERE.[..]>>
(di Jorge Silva-García)

"La paura di vivere è la paura di individuarsi nella propria unicità. Questo timore genera aggressività maligna. La vita non vissuta, la vita storpiata diventa risentimento, rancore, odio (Fromm, 1973)."


"Data la comune propensione a fuggire dall'angoscia e a cercare rassicurazioni, è possibile governare le società manipolando la formazione di idoli. Senza entrare in temi di psicoanalisi sociale che esulano dalla presente ricerca, basti fare cenno al divismo vigente nel campo dello spettacolo, dello sport e della stessa politica, dove la cura nella costruzione di immagini personali produce effetti seduttivi sul largo pubblico e viene retribuita dalla devozione e dall'adorazione di seguaci e di fans, che costituiscono gran parte degli odierni fenomeni idolatrici di massa (Bianchi, 2004).

La paranoia del cittadino medio investe gli idoli su larga scala: quando in una società l'odio e la paura del nemico raccolgono le proiezioni di contenuti interni individuali, allora si tributano a tale nemico affetti ostili idolatrici "

(di Romano Biancoli )
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