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Vecchio 18-04-2008, 23.12.29   #1
Guido
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Pereunt et imputantur (Le ore passano e sono contate)

Ho stralciato da un’articolo apparso su “L’eco di Bergamo” l’intervento di S. Natoli in un corso di filosofia organizzato da “Noesis”. Lo propongo all’attenzione e al dibattito in quanto condensa molti temi che in questo forum vengono spesso trattati. Mi scuso per la lunghezza ma più di così non mi è stato possibile condensarlo.

Sul palazzo del municipio di Palermo c'era un orologio su cui campeggiava una scritta in latino: "Pereunt et imputantur", che vuol dire: le ore passano e sono contate. Questo motto rivela un profondo senso cristiano del tempo: ogni momento è decisivo per la salvezza, ogni istante è prezioso, per questo è «contato».
Natoli racconta l'aneddoto dell'orologio di Palermo per un motivo semplice e insieme inquietante: quel tempo, ci dice, che andava «computato» in vista della salvezza, che ci ricordava di minuto in minuto la destinazione di tutti i viventi, non è più il nostro tempo.
C'è stato un tempo in cui si pensava l'esistenza alla luce della salvezza, oggi si pensa solo al benessere, perché non c'è più la percezione del «dopo», che era caratteristico dei secoli cristiani. Nel passaggio dalla modernità alla contemporaneità non si pensa più all'immortalità, ma a far durare il più possibile la propria vita.
La salvezza non viene più da Dio, ma dalla tecnica. Questo significa, dice Natoli, che rischiamo di sottovalutare la potenza dei nostri atti, delle nostre decisioni, rischiamo la catastrofe che non significa tanto la distruzione totale (benché la crisi ecologica che stiamo attraversando non nasconda anche questa eventualità), quanto il raggiungimento di un punto di non ritorno.
La condizione contemporanea è caratterizzata da un sentimento diffuso di incertezza: siamo esposti costantemente al precario, al vano, al fatuo. Anche nella vita quotidiana, nella vita affettiva. Si fatica ad accettare un legame definitivo: l'amore si gioca sempre di più su accordi a scadenza. Gli affetti, come il lavoro, gli studi, gli svaghi, assumono una tonalità di emergenza.
C'è stato un passaggio, tra la modernità e la nostra era, che ha cancellato la fiducia nel futuro e ha reso problematica la speranza.
La «morte di Dio», con la quale si chiude la modernità, ci fa eredi di un mondo consegnato alla solitudine e all'immanenza: con Dio muore anche l'uomo dell'aldilà, uccidendo Dio l'uomo uccide se stesso come essere orientato verso l'altro mondo. Per questo oggi quella scritta sull'orologio che invita a contare le ore non è più «sentita»: tolto Dio, mortificata la storia, rimane solo il consumo, la vita perde gusto e spessore, diventiamo schiavi dei comandi sociali.

Per essere liberi, occorre avere il coraggio di sottrarsi a questa deriva, contrapponendole quella che Nietzsche chiamava la «gloria della vittoria», che è la vittoria sull'egoismo. Il mondo ci viene a noia perché vi cerchiamo solo la nostra soddisfazione e lo riduciamo al nostro desiderio.
Solo recuperando il senso della parola «prossimo» possiamo trovare la vita interessante, solo avendo cura degli altri è possibile quindi essere felici, dare pienezza al tempo, in ogni istante.
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Vecchio 19-04-2008, 08.11.12   #2
espert37
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Riferimento: Pereunt et imputantur (Le ore passano e sono contate)

Citazione da Guido:

Per essere liberi, occorre avere il coraggio di sottrarsi a questa deriva, contrapponendole quella che Nietzsche chiamava la «gloria della vittoria», che è la vittoria sull'egoismo. Il mondo ci viene a noia perché vi cerchiamo solo la nostra soddisfazione e lo riduciamo al nostro desiderio.
Solo recuperando il senso della parola «prossimo» possiamo trovare la vita interessante, solo avendo cura degli altri è possibile quindi essere felici, dare pienezza al tempo, in ogni istante.

Carissimo Guido,Condivido pienamente quanto tu esprimi in questo tuo post.Come io già mi sono espresso in molti miei interventi,Dio non è morto,ma molto vicino a noi tutti, Dio è sopratutto nel nostro prossimo perchè è lì la maggiore fonte di quella felicità che tanto ciecamente l'uomo va in cerca. Basterebbe la diffusa conoscienza e la messa in pratica di questa Verità e l'umanità intiera sarebbe molto migliore.Diminuirebbero anche tutte quelle vane ed inutili lamentele che si stanno riversando in questo blog contro questa o quella corrente politica che si accinge ad andarci a governare. Io auspicherei che la chiesa,(essendo già una istituzione consistente e ben radicata) trovasse un modo costruttivo ,efficace e convincente per insegnare quanto tu esprimi,e sono convinto che in due o tre generazioni i nostri nipoti potrebbero vivere in un mondo migliore.
Un Amichevole saluto espert37
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Vecchio 19-04-2008, 11.01.38   #3
frollo
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Riferimento: Pereunt et imputantur (Le ore passano e sono contate)

Io trovo invece che valori come la solidarietà, l'empatia, il buon senso, l'altruismo, l'onestà, ecc. non siano patrimonio solo dei credenti. Anzi mi spingerei fino a dire che Dio non c'entra nulla. Quello che è tato scritto è condivisibile, ma escludo che tutto possa discendere dalla religione o dalla religiosità delle persone.
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Vecchio 19-04-2008, 12.58.43   #4
pallina
...il rumore del mare...
 
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Riferimento: Pereunt et imputantur (Le ore passano e sono contate)

Citazione:
Originalmente inviato da Guido
Ho stralciato da un’articolo apparso su “L’eco di Bergamo” l’intervento di S. Natoli in un corso di filosofia organizzato da “Noesis”. Lo propongo all’attenzione e al dibattito in quanto condensa molti temi che in questo forum vengono spesso trattati. Mi scuso per la lunghezza ma più di così non mi è stato possibile condensarlo.

Sul palazzo del municipio di Palermo c'era un orologio su cui campeggiava una scritta in latino: "Pereunt et imputantur", che vuol dire: le ore passano e sono contate. Questo motto rivela un profondo senso cristiano del tempo: ogni momento è decisivo per la salvezza, ogni istante è prezioso, per questo è «contato».
Natoli racconta l'aneddoto dell'orologio di Palermo per un motivo semplice e insieme inquietante: quel tempo, ci dice, che andava «computato» in vista della salvezza, che ci ricordava di minuto in minuto la destinazione di tutti i viventi, non è più il nostro tempo.
C'è stato un tempo in cui si pensava l'esistenza alla luce della salvezza, oggi si pensa solo al benessere, perché non c'è più la percezione del «dopo», che era caratteristico dei secoli cristiani. Nel passaggio dalla modernità alla contemporaneità non si pensa più all'immortalità, ma a far durare il più possibile la propria vita.
La salvezza non viene più da Dio, ma dalla tecnica. Questo significa, dice Natoli, che rischiamo di sottovalutare la potenza dei nostri atti, delle nostre decisioni, rischiamo la catastrofe che non significa tanto la distruzione totale (benché la crisi ecologica che stiamo attraversando non nasconda anche questa eventualità), quanto il raggiungimento di un punto di non ritorno.
La condizione contemporanea è caratterizzata da un sentimento diffuso di incertezza: siamo esposti costantemente al precario, al vano, al fatuo. Anche nella vita quotidiana, nella vita affettiva. Si fatica ad accettare un legame definitivo: l'amore si gioca sempre di più su accordi a scadenza. Gli affetti, come il lavoro, gli studi, gli svaghi, assumono una tonalità di emergenza.
C'è stato un passaggio, tra la modernità e la nostra era, che ha cancellato la fiducia nel futuro e ha reso problematica la speranza.
La «morte di Dio», con la quale si chiude la modernità, ci fa eredi di un mondo consegnato alla solitudine e all'immanenza: con Dio muore anche l'uomo dell'aldilà, uccidendo Dio l'uomo uccide se stesso come essere orientato verso l'altro mondo. Per questo oggi quella scritta sull'orologio che invita a contare le ore non è più «sentita»: tolto Dio, mortificata la storia, rimane solo il consumo, la vita perde gusto e spessore, diventiamo schiavi dei comandi sociali.

Per essere liberi, occorre avere il coraggio di sottrarsi a questa deriva, contrapponendole quella che Nietzsche chiamava la «gloria della vittoria», che è la vittoria sull'egoismo. Il mondo ci viene a noia perché vi cerchiamo solo la nostra soddisfazione e lo riduciamo al nostro desiderio.
Solo recuperando il senso della parola «prossimo» possiamo trovare la vita interessante, solo avendo cura degli altri è possibile quindi essere felici, dare pienezza al tempo, in ogni istante.
Ciao Guido,
io penso che a "Dio" (nel quale personalmente non credo) l'uomo abbia in un certo senso demandato la sua felicità... L'universo, la terra proseguono comunque il loro cammino....L'uomo non è, a loro, nè necessario nè tantomeno indispensabile ..Allora perchè non diventarlo "per Dio"? L'uomo esiste perchè Dio possa esistere!!!! Salvo poi comprendere che esistiamo anche senza di lui e volenti o nolenti siamo noi a vivere la vita che in parte ci costruiamo e in parte ci cade addosso...
Per questo, una volta arrivato nel corso dei secoli, grazie alla scienza, a scoprire e a capire, esso si è improvvisamente trovato di fronte tutta la sua "finitezza", tutto il "non senso" della sua vita che va verso quell'unica meta esattamente al pari di quella di un ippopotamo, di un cane, di un pesce, di una farfalla....
E questa è la verità che molti non vogliono accettare.
L'uomo intelligente sa bene che nemmeno la tecnica lo potrà salvare quando giungerà la sua ora. Come sa bene che per quanti stratagemmi potrà mettere in atto riuscirà al massimo a cancellare dal suo corpo i segni del tempo ma l'orologio biologico non può essere fermato.
Su questo l'uomo, ma come singolo individuo, penso debba lavorare: deve cercare di riportare se stesso, con un profondo atto di umiltà, all'interno della logica "naturale" delle cose, della vita, del tempo....
pallina is offline  
Vecchio 19-04-2008, 14.50.06   #5
espert37
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Citato da Pallina:

Ciao Guido,
io penso che a "Dio" (nel quale personalmente non credo) l'uomo abbia in un certo senso demandato la sua felicità... L'universo, la terra proseguono comunque il loro cammino....L'uomo non è, a loro, nè necessario nè tantomeno indispensabile ..Allora perchè non diventarlo "per Dio"? L'uomo esiste perchè Dio possa esistere!!!! Salvo poi comprendere che esistiamo anche senza di lui e volenti o nolenti siamo noi a vivere la vita che in parte ci costruiamo e in parte ci cade addosso...

Carissima Pallina, sono daccordo con tè quando dici che l'uomo esiste perchè Dio possa esistere,ma,cerchiamo di capirlo una buona volta,Dio,con tutto ciò che gli segue è quell'importante indirizzo che l'uomo,da quando si è sentito responsabile della propria esistenza su questa terra,si è dovuto dare per poter vivere in armonia con il proprio prossimo,ed ovviare anche a tutte quelle incazzature che vengono espresse anche in questo forum. E' ciò che l'uomo ha espresso in secoli di esperienza.Mi sembra alquanto assurdo che qualche essere si senta di ritenersi nel giusto annullando tutto questo,o quantomeno disconoscerlo. L'umanità ha estremo bisogno di una regola di vita da seguire.La completa anarchia conduce al caos.Se qualcuno che non condivide queste regole riuscisse a proporre qualche cosa di migliore,si potrebbe analizzare ed eventualmente adottare,sempre per il bene della società,ma per ora,cerchiamo intelligentemente di analizzare queste già esistenti,interpretandole nel giusto modo ed eventualmente migliorarle. mi sembra alquanto controproducente annullare e gettare al vento tanta esperienza portataci dalla tradizione.Non ti pare?
Ciò che io esprimo,non è campato in aria,e tantomeno inculcato o trasmesso da qualche istituzione clericale,ma è il risultato di tanti anni di analisi personali atte a tentare di migliorare questa società della quale tutti facciamo parte.
Parlando terra,terra,mi riferisco anche al risanamento della nostra classe politica,perchè, siine convinta. Con le basi di maturità morale che ci ritroviamo,se salisse a governarci anche il più radicato idealista di socialità di sinistra,arrivato là si adatterebbe all'ambiente che lo circonda abiurerebbe se stesso diventando un classico borghese. Abbiamo tanto bisogno di istruzione morale,se tu hai qualche soluzione,ti prego esternala.

Un amichevole saluto espert37
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Vecchio 19-04-2008, 17.30.54   #6
frollo
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Le regole di cui parli, caro expert, ci sono in tutti i codici civili del mondo. Anzi, nel nostro, ce ne sono anche di più e migliori, proveniendo la nostra cultura giuridica dal diritto romano.
Ci sono le leggi degli stati e le regole di buon senso comune. E poi c'è anche la libertà di sentirsi religiosi, senza imporlo a chi religioso non si sente.
Ma soprattutto io credo che persino tra i più convinti religiosi, ci sarebbe quello che, arrivato al potere, si scorderebbe il precetto e farebbe un po' come gli pare: la religione non ti rende immune dall'essere umano.
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Vecchio 19-04-2008, 22.58.24   #7
Guido
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E mi piacerebbe sapere se quel dannato orologio con quella scabrosa scritta esiste ancora! Ma qualche amico/a di Palermo può confermarcelo!Mala tempora currunt! Mio caro orologio!
Se ancora segni il tempo di questa epoca in cui “computantur” pare un vocabolo di un altro tempo come afferma Natoli, certo non sei messo bene!
Chi dell’antico pensiero che si perde nella notte dei tempi come osserva Espert37 “E' ciò che l'uomo ha espresso in secoli di esperienza. Mi sembra alquanto assurdo che qualche essere si senta di ritenersi nel giusto annullando tutto questo,o quantomeno disconoscerlo.” conserva l’idea di un trascorrere attento perché “computantur” nell’agire (onesto) all’ombra di Dio e spera così nell’immortalità è oggi tutto sommato irriso in quanto sembra accertata la morte di Dio … e la fede pare non qualificata a dimostrarne l’esistenza. . In altra parte di questo sito si è detto che Dio è metafisico e questo direbbe molto sulla dimostrabilità ..e per altro sarebbe ancora una limitazione del concetto di Dio…Per carità non voglio entrare in simili complicatissimi sofismi… Io personalmente ho un diverso intendere Dio e preferisco una fede semplice!
Mio caro orologio tu comunque scandisci il tempo, un tempo biologico per l’uomo e come ha scritto Pallina: “Per questo, una volta arrivato nel corso dei secoli, grazie alla scienza, a scoprire e a capire, esso si è improvvisamente trovato di fronte tutta la sua "finitezza", tutto il "non senso" della sua vita che va verso quell'unica meta esattamente al pari di quella di un ippopotamo, di un cane, di un pesce, di una farfalla....” Già "grazie alla scienza" che come afferma Natoli sembra avere sostituito Dio… , fondata su teorie piuttosto relative visto che con il tempo continuamente vengono rimosse e sostituite…
Forse che quello che afferma Frollo: “Io trovo invece che valori come la solidarietà, l'empatia, il buon senso, l'altruismo, l'onestà, ecc. non siano patrimonio solo dei credenti. Anzi mi spingerei fino a dire che Dio non c'entra nulla.” sia la verità attuale e possa bastare?
Anche se poi alla fine negato Dio, negata l’immortalità che rimane all’uomo....dell’uomo?...un nulla?
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Vecchio 19-04-2008, 23.10.28   #8
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Citazione da Frollo:

Le regole di cui parli, caro expert, ci sono in tutti i codici civili del mondo. Anzi, nel nostro, ce ne sono anche di più e migliori, proveniendo la nostra cultura giuridica dal diritto romano.
Ci sono le leggi degli stati e le regole di buon senso comune. E poi c'è anche la libertà di sentirsi religiosi, senza imporlo a chi religioso non si sente.
Ma soprattutto io credo che persino tra i più convinti religiosi, ci sarebbe quello che, arrivato al potere, si scorderebbe il precetto e farebbe un po' come gli pare: la religione non ti rende immune dall'essere umano

Carissimo Frollo,Ciò che tu dici non fà una grinza,ed è condivisibile, esiste però una semplice ma enorme differenza, tra l'istruzione sociale e quella morale,la maturità morale è quel sentimento che non ha bisogno di imposizioni o di obblighi da osservare, è quella forza che quando tu ne hai appreso il valore,quando si è impossessata di tè,ti scaturiscie automaticamente dal di dentro e ti spinge verso il tuo prossimo sulle ali del bene,quel bene che nasce dall'anima o dal cuore e che è fondato su quel nostro grande sentimento che si chiama AMORE,conducendoti piano piano sulla strada della verità,donandoti contemporaneamente quegli attimi di felicità dei quali tutti noi umani costantemente andiamo in cerca.
Io auspicherei che ci fosse qualcuno che riuscisse a trovare il modo di insegnare e far capire questi valori,visto purtroppo che anche la chiesa non ne è all'altezza,chissà,forse dovrebbe tornare un nuovo Gesù Cristo e campare molto più di trentatrè anni.
Un amichevole saluto espert37
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Vecchio 20-04-2008, 00.01.53   #9
frollo
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Beh... caro Expert, non credo che se aiuti uno in difficoltà, se fai attraversare una vecchietta, se corri dietro a uno scippatore, se ti alzi sull'autobus per far sedere una donna incinta, lo fa perchè qualcuno ti obbliga. Nè occorre essere "cristiani" per farlo. Lo possono fare persino gli atei e gli agnostici. Si chiama buona educazione. Così come non c'è bisogno di andare in Chiesa per essere onesti e amministrare con dedizione integerrima. Insomma, le leggi e il buon senso, costituiscono la cornice e raccolgono tutti i casi possibili, ma uno non è che si comporta bene per paura delle leggi. Lo fa perchè è un valore non solo cristiano, ma assoluto.
Che poi all'uomo non resti nulla... che devo dirvi... se voi credete nella vita eterna e poi non c'è, resterete delusi. Io che non ci credo e magari poi la trovo sono in una posizione decisamente migliore
frollo is offline  
Vecchio 20-04-2008, 09.45.47   #10
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Citazione da Frollo:



Beh... caro Expert, non credo che se aiuti uno in difficoltà, se fai attraversare una vecchietta, se corri dietro a uno scippatore, se ti alzi sull'autobus per far sedere una donna incinta, lo fa perchè qualcuno ti obbliga. Nè occorre essere "cristiani" per farlo. Lo possono fare persino gli atei e gli agnostici. Si chiama buona educazione. Così come non c'è bisogno di andare in Chiesa per essere onesti e amministrare con dedizione integerrima. Insomma, le leggi e il buon senso, costituiscono la cornice e raccolgono tutti i casi possibili, ma uno non è che si comporta bene per paura delle leggi. Lo fa perchè è un valore non solo cristiano, ma assoluto.
Che poi all'uomo non resti nulla... che devo dirvi... se voi credete nella vita eterna e poi non c'è, resterete delusi. Io che non ci credo e magari poi la trovo sono in una posizione decisamente migliore

Carissimo Frollo, io vado un tantino più in là delle norme comuni della buona edecezione, per non dilungarmi troppo,ti faccio quì un piccolo esempio: sentire il bisogno di conraccambiare con una carezza ad uno che ti ha dato un pugno in faccia,senza pensare di fare la figura dello scemo.(è un esempio limite) ma prova a riflettere quante azioni simili si possono fare con la spinta del cuore e dell'amore.(RISPONDENDO CON IL BENE AL MALE,SI POTREBBERO ELIMINARE TUTTE LE GUERRE)
Come spesso afferma anche il simpatico Emmeci, la verità unica esiste,ci è arduo trovarla,ma cerchiamo almeno di intraprendere la strada che ci può indirizzare a Lei.

Un saluto amichevole espert37
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