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Cultura e Società - Problematiche sociali, culture diverse.
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Vecchio 26-11-2004, 13.39.49   #21
neman1
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Data registrazione: 24-04-2004
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Scusami Rodi, è solo per lo spunto dato

Citazione:
Messaggio originale inviato da rodi
cultura è qualità e non quantità...

La cultura è avvicinare la qualità attraverso la quantità. Ciao
neman1 is offline  
Vecchio 26-11-2004, 19.48.04   #22
rodi
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Citazione:
Messaggio originale inviato da VanLag

... - come stabiliamo la qualità nella cultura? – ...

P.S. se guardi sul Devoto e la definizione non è troppo lunga, posso chiederti di riportarla qui per tutti noi?


si hai ragione si potrebbe entrare nel solito 'discorso oggettivo' che spoglia le cose di tanti dei loro significati...
però un fatto è inequivocabile...
l'effetto...
parliamo di trasmissione di valori, di crescita di un popolo o di una società, di un'evoluzione...
se ciò che viene trasmesso è valido gli effetti lo saranno altrettanto...le parole e le polemiche le devono lasciar stare per argomenti meno imporanti per il nostro vivere.


Per il devoto Oli non sarà poi così facile raggiungerlo...

ora mando un appello...


rodi is offline  
Vecchio 26-11-2004, 19.50.39   #23
rodi
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cultura

c'è un'anima gentile che abbia sotto mano il Devoto Oli e che ci possa trasmettere la definizione della parola 'cultura' che viene data?

grazie grazie grazie grazie grazie
rodi is offline  
Vecchio 26-11-2004, 20.20.16   #24
ancient
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aspetta che lo tiro giù dallo scaffale...
dunque:

"Quanto concorre alla formazione dell'individuo sul piano intellettuale e morale e all'acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società" [...]
"In senso antropologico, il complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo o di un gruppo etnico, in relazione alle varie fasi di un processo evolutivo o ai diversi periodi storici o alle condizioni ambientali" [...]


ciao
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Vecchio 26-11-2004, 20.50.20   #25
antonio greco
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CULTURA, COMPORTAMENTI

CITAZIONE
parliamo di trasmissione di valori, di crescita di un popolo o di una società, di un'evoluzione...
se ciò che viene trasmesso è valido gli effetti lo saranno altrettanto...

FINE CITAZIONE

Aggiungerei anche che é utile paragonare la cultura di un popolo in in dato momento colla cultura di un popolo vicino allo stesso momento;
e un altro paragone, colla cultura di una popolo di particolare intersse per qualche motivo, di altro continente, stesso tempo.

Questi paragoni mostrano delle note interssanti .

Teniamo presente:

SVILUPPO. Non c’é sviluppo e sottosviluppo. Ci sono invece comportamenti che impediscono o che favoriscono lo sviluppo. Essi sono inegualmente distribuiti nelle diverse società (Peyrefitte, nel “La societé de confiance”).

Cultura, comportamenti e risultati di un popolo sono legati.

Prendiamo lo Stivale oggi: finita la competitività, l' economia arranca. Non sappiamo gestire un Paese...Motivo primario: i comportamenti italiani, come si sono degradati, sono ormai latino- americani. Cosa ci si puo' aspettare di buono ?

Chi desidera brevi testi su differ. fra Italia e Francia, me li chieda.
Antonio Greco

ANGREMA@wanadoo.fr
antonio greco is offline  
Vecchio 27-11-2004, 13.35.24   #26
rodi
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Citazione:
Messaggio originale inviato da ancient
aspetta che lo tiro giù dallo scaffale...
dunque:

"Quanto concorre alla formazione dell'individuo sul piano intellettuale e morale e all'acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società" [...]
"In senso antropologico, il complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo o di un gruppo etnico, in relazione alle varie fasi di un processo evolutivo o ai diversi periodi storici o alle condizioni ambientali" [...]


ciao

a parte il grazie di cuore ad ancient per la cortesia...

mi sembra che di tutto si parli fuorchè di nozionismo e di trasposizione di nozioni


Ultima modifica di rodi : 27-11-2004 alle ore 13.38.36.
rodi is offline  
Vecchio 27-11-2004, 22.34.52   #27
VanLag
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Citazione:
Messaggio originale inviato da ancient
"Quanto concorre alla formazione dell'individuo sul piano intellettuale e morale e all'acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società" [...]
"In senso antropologico, il complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo o di un gruppo etnico, in relazione alle varie fasi di un processo evolutivo o ai diversi periodi storici o alle condizioni ambientali" [...]

Grazie ancient, a Natale lo regalano anche a me, così non dovrò più chiedere a rodi che poi neppure lei ha il Devoto.

P.S. sarebbe bello che questa discussione avesse seguito.
VanLag is offline  
Vecchio 28-11-2004, 15.46.01   #28
giovanni
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Data registrazione: 29-08-2004
Messaggi: 464
livelli

Salute e buona domenica a tutti
Il fatto che vi siate appassionati al dibattito sulla cultura conferma l'importanza del tema, specie in questi tempi di riflusso culturale.
Gradita la citazione tratta dal dizionario, ma non credo ahimé che possa risolvere più di tanto. Il link proposto dal nostro webmaster fornisce una definizione un po' più approfondita, ma il problema posto dalla parola resta.
"cultura" è un termine il cui uso, senso e significato agisce e si colloca su più livelli, ed a seconda del prescelto livello di indagine può definirsi in modi che contrastano con quelli appropriati per livelli differenti.
Dunque il senso è: come si intende usarlo qui ed a quale scopo?
Per mio conto abbozzo questa risposta (abbozzo per cronica mancanza di tempo):
Cultura è il complesso delle conoscenze personali in accordo con quanto ritenuto vero o in accordo al sapere scientifico (nel senso più ampio del termine, e perdonate l'uso leggero della parola "vero"). La cultura serve a sviluppare strategie di intervento che possano garantire più di altre la nostra sopravvivenza su questo pianeta al prezzo del minor disagio possibile.
Stop.
A più tardi
Giovanni
giovanni is offline  
Vecchio 28-11-2004, 16.45.58   #29
r.rubin
può anche essere...
 
Data registrazione: 11-09-2002
Messaggi: 2,053
Citazione:
Messaggio originale inviato da VanLag
Parrebbero essere così, ma non credo che la vastità basti da sola a dare alla cultura il giusto riconoscimento. Il termine deve avere un’accezione più profonda e provo a formularla. In fondo l’uomo di cultura, nei secoli, è colui che, usando il suo sapere, è riuscito ad estrapolare delle sintesi che hanno fatto evolvere la cultura stessa, rendendone possibile l’adattamento alle mutate condizioni sociali che si sviluppavano di volta in volta. In questo senso non è più la quantità delle nozioni bensì, la qualità delle nozioni che produce una cultura adatta a generare se stessa. Qualche cosa di sempre in movimento capace di fare da ammortizzatore alle mutate condizioni di vita.
Il temporaneo, (mi auguro che sia temporaneo), inceppamento che oggi sembra avere la cultura, risiede proprio nella sua incapacità di evolvere alla stessa velocità con cui il progresso e la tecnologia fanno mutare le condizioni di vita. Vista la sua incapacità di assolvere al suo scopo, la cultura “sbraga” e partorisce figli come - il grande fratello - o - l’isola dei famosi - in un ciclo vizioso dove bruttura genera bruttura. Per trasformare il ciclo vizioso, in ciclo virtuoso occorre un fattore alchemico che rimetta in moto la qualità e quel fattore può solo essere l’intelligenza.

mi sembra di non condividere quello che hai detto.
perchè, come prima cosa, disgiungi "l'uomo di cultura" da quello "comune", affidando in esclusività al primo il compito di far evolvere la cultura. Ma se è evidente che un tipo di cultura specialistico non può che essere compreso, approfondito e quindi sviluppato da un grande esperto della materia, e non dall'uomo di metropolitana, è altrettanto vero che la cultura non è solo "cultura accademica", ma anche "stile di vita", "modo di esprimersi", cose di tutti i giorni e di ognuno, anzi, di tutti, dal momento che viene a crearsi attraverso la comunicazione (comunicazione significa -mettere in comune- che è il quotidiano processo che ci permette di costruire ed apprendere il -senso comune-, lo sfondo di conoscenze condivise grazie alle quali entriamo in relazione, ci creiamo aspetattive, ci adattiamo all'ambiente). Questo della costruzione del sapere condiviso è un processo quindi comunitario, un processo in cui qualcuno darà un contributo più o meno personale (d'altra parte il cervello è pur sempre individuale), un processo in cui confluisce tutto ciò che è percepito, quindi comunicato, che sia una barzelletta vecchia o nuova, un'osservazione, un articolo scientifico letto e poi discusso al bar, un programma televisivo visto, le strade su cui circoliamo... tutto, tutto è cultura, l'uomo è cultura, crea cultura, si adatta alla cultura, apprende e mette in pratica.
da questo punto di vista quindi (cultura e creazione di cultura = processo tanto comune quanto il respiro), non quadra l'idea di un'uomo di cultura che ha il compito di far evolvere la cultura in modo da adattarla all'ambiente tecnologico: 1) perchè l'uomo di cultura è l'uomo, e la creazione di nuova cultura è raramente intenzionale (così come il respiro) 2) perchè la tecnologia stessa è cultura 3) perchè, anche mantenendo la distinzione tra cultura cumune, e cultura tecnologica, mi riesce difficile distinguere nettamente una causa ed un effetto: un'idea geniale si poggia sempre su qualcosa, non piove dal cielo, probabilmente non è che la rielaborazione individuale di idee apprese da esperienze radicate nel già fatto, e che quindi lo fanno evolvere: l'uomo è come un eleboratore con circuiti personalissimi, in cui entrano input definti, elaborazione, output a volte originalissimo, ma "nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma". Ad esempio la teoria della relatività ha avuto bisogno: della mente di Einstein, della scienza già fatta, e probabilmente di una moltitudine di contingenze che ignoriamo.
4) da questo punto di vista non si può dire che: "Il temporaneo, (mi auguro che sia temporaneo), inceppamento che oggi sembra avere la cultura, risiede proprio nella sua incapacità di evolvere alla stessa velocità con cui il progresso e la tecnologia fanno mutare le condizioni di vita."
perchè come già detto progresso e tecnologia sono cultura, secondo, perchè non vedo di questi straordinari mutamenti tecnologici (l'ultimo di straordinario credo sia stato il computer), e non riesco a capire a cosa dovremmo ma non riusciamo ad adattarci... che la cultura si sia inceppata, mi sembra poi un affermazione un pò generica..
r.rubin is offline  
Vecchio 28-11-2004, 18.00.03   #30
rodi
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Quello che scrivi mi suscita alcune considerazioni.
Se guardiamo all’aspetto della cultura che è conoscenza, credo questa conoscenza si possa riferire a vari aspetti della vita, quello scientifico, quello psicologico, quello morale, tutti quelli che vogliamo metterci dentro per me vanno bene.
Ed allora proprio non siamo in tema con cultura in mano a pochi sapienti, ma più ad una apertura verso il contributo che ciascuno può dare, possibilmente contributi differenti in modo che non ci si fossilizzi in unica direzione o in poche.
Parlavamo di conoscenza, di elaborazione, di comunicazione, di trasmissione ma se mettiamo insieme tutte queste cose ci si rende conto che la capacità di assorbire ogni contributo sia importante in questo processo.
Quello del grande ricercatore scientifico, come quello della ‘persona comune’ perché è dall’elaborazione di più aspetti che mettiamo in moto un vero processo di elaborazione e di crescita.
Gli esseri umani hanno ciascuno infinite sfaccettature, figurati messi tutti insieme con le loro diverse esperienze!
Ma la cosa bella è proprio tutta questa massa variegata, altrimenti sai che p…e!
E’ chiaro poi che ognuno guarderà le cose dal suo punto di osservazione…ed allora ben venga l’input di Van Lag che trova causa di un inceppamento nel rapido evolversi della tecnologia, come quello di rubin che non trova causa della crisi in questo evolversi (e che mi trova d’accordo su questo).

La cultura evolve proprio quando manteniamo aperto questo scambio.

Ed allora, anche se può apparire strambo, fa cultura anche il famigerato ‘grande fratello’ (& company), non fosse altro che per suscitarci lo stimolo di andarci a chiedere per quale motivo si manifesta un fenomeno di così grande passività…

Cultura è mantenere aperto il dialogo e lo scambio e non insabbiarlo…
Le nostre singole certezze fanno poco se prese singolarmente.



rodi is offline  

 



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