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Vecchio 07-06-2007, 08.27.55   #11
c&Nt0s
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comunque il dadaismo l'ho sentito dire, se non sbaglio dovrebbe essere il corrispettivo crepuscolarismo nell'arte...saprsti consigliarmi qualche opera per la tesina visto che siamo nell'argomento?


Il dada nasce ufficialmente nel 1916 con l'apertura, a Zurigo, del cabarèt voltaire..in cui gli artisti si incontravano..
Il nome ci rimanda già alla razionalità opposta alla stupidità della guerra..
Anche se il movimento Dada trova il proprio baluardo nel non senso puro..
Artisti come douchamp--hausmann--harp--man ray--che portano forme d'arte nuove come il readymade che nasce in questi anni.
Douchamp ci porta l'esempio della famosa latrina esposta in un museo..esempio geniale di come si possa fare arte decontestualizzando un oggetto di uso comune..
Cioè la latrina viene posta al di fuori del proprio contesto per diventare arte..
Questo diviene critica nei confronti di una società che si nasconde nella razionalità più assoluta agendo però nella guerra e nell'ottusità..
Per il resto penso che si possa trovare molto di più di ciò che ho sintetizzato qui in internet...facendo io un liceo artistico ho esposto qui quelo che maggiormente mi ricordavo..

Per tornare all'argomento del topic:

a trismegistus:

Non credo purtroppo che possa prescindere, il bello, dal mondo empirico..proprio perchè l'artista è di per sè un essere empirico..
Non si avrà mai un bello al di fuori e al di sopra del bello terreno..spesso il bello ci consola senza dover essere trascendente e sublime..
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Vecchio 07-06-2007, 08.49.54   #12
trismegistus
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comunque il dadaismo l'ho sentito dire, se non sbaglio dovrebbe essere il corrispettivo crepuscolarismo nell'arte...saprsti consigliarmi qualche opera per la tesina visto che siamo nell'argomento?


Un poco fuori tema ma cercherò di aiutarti.
Il dadaismo si manifestò maggiormente nell'immediato primo dopoguerra, opere celibri ho in mente alcune tele di George Grosz o Marcel Duchamp oppure Otto Dix, di quest'ultimo posso consigliarti o "il fiammiferaio" oppure il più celebre "trittico sulla guerra". Altre scene tipiche di Dix sono dipinti con mendicanti, mutilati, marinai, prostitute e scene di violenza sessuale, tecnicamente eseguiti tramite una pittura volutamente antiartistica e infantile, tipico della pittura dadaista.
Non saprei cos'altro consigliarti
Dal punto di vista dell'Estetica esiste un modo più giusto di un altro per giudicare un'opera d'arte o più in generale il Bello?
La risposta penso proprio sia no, comunque voi cosa ne pensate?

Ultima modifica di trismegistus : 07-06-2007 alle ore 09.36.03.
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Vecchio 07-06-2007, 08.56.11   #13
trismegistus
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Il valore estetico del bello è mutevole..

Come già dissi prima è schiavo della soggettività e della temporalità, però ci sono espressioni artistiche o in generale del Bello che non hanno mai perso la loro carica di bellezza.
Ora rigiro la domanda: un giudizio estetico quanto valore ha?
Soprattutto per quanto vale?
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Vecchio 07-06-2007, 10.58.41   #14
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Originalmente inviato da trismegistus
Come già dissi prima è schiavo della soggettività e della temporalità, però ci sono espressioni artistiche o in generale del Bello che non hanno mai perso la loro carica di bellezza.
Ora rigiro la domanda: un giudizio estetico quanto valore ha?
Soprattutto per quanto vale?


ha un valore soggettivo e relativo..
Ha un valore per il osggetto osservante e non può essere visto alla stessa maniera per tutti.
Ed ha un valore relativo anche riguardo al tempo..perchè l'osservatore non è mai lo stesso e muta nel tempo..l'arte potrebbe rimanere la stessa ma essere leta come mutata perchè il soggetto osservante è mutato.
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Vecchio 07-06-2007, 12.40.20   #15
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ha un valore soggettivo e relativo..
Ha un valore per il osggetto osservante e non può essere visto alla stessa maniera per tutti.
Ed ha un valore relativo anche riguardo al tempo..perchè l'osservatore non è mai lo stesso e muta nel tempo..l'arte potrebbe rimanere la stessa ma essere leta come mutata perchè il soggetto osservante è mutato.

Giustamente, la risposta che potevo aspettarmi, infatti l'arte non può essere ingabbiata e letta sotto un'unico e vincolante giudizio, attraverso una
"Weltanschauung"
avere anche una visione estetica dell'arte o più in generale del Bello senza dover per forza "violentare" questo attraverso una rigida visione o interpretazione.
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Vecchio 07-06-2007, 18.17.32   #16
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Vorrei ora aggiungere questo:
filosofare sul Bello è compito degli esteti, durante il loro filosofeggiare essi stessi hanno (volontariamente oppure no) generato l'oggetto della loro indagine. Ora vi chiedo chi dei nomi illustri della Filosofia ha raggiunto questo scopo: generare il Bello nella contemplazione del Bello?
(Personalmente uno dei miei preferiti, e penso c'è l'abbia fatta a raggiungere tale scopo, è Kierkegaard, comunque io non conosco i vostri gusti filosofici, per cui ditemi chi secondo voi ha raggiunto tale fine).

Ultima modifica di trismegistus : 07-06-2007 alle ore 18.38.26.
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Vecchio 07-06-2007, 19.23.47   #17
esteta_edonista
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Vorrei ora aggiungere questo:
filosofare sul Bello è compito degli esteti, durante il loro filosofeggiare essi stessi hanno (volontariamente oppure no) generato l'oggetto della loro indagine. Ora vi chiedo chi dei nomi illustri della Filosofia ha raggiunto questo scopo: generare il Bello nella contemplazione del Bello?
(Personalmente uno dei miei preferiti, e penso c'è l'abbia fatta a raggiungere tale scopo, è Kierkegaard, comunque io non conosco i vostri gusti filosofici, per cui ditemi chi secondo voi ha raggiunto tale fine).



io in filosofia amo benedetto croce, e heiddegar.... kierkegaard, non ho avuto tempo di studiarlo....peccato...e vabè dopo la maturità avrò tutto il tempo necessario.


Ma è vero che esiste anche un ramo della filosofia che è estetica? ho sentito parlare di una facoltà universitaria del genere...ne sapete qualcosa???
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Vecchio 07-06-2007, 23.18.47   #18
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io in filosofia amo benedetto croce, e heiddegar.... kierkegaard, non ho avuto tempo di studiarlo....peccato...e vabè dopo la maturità avrò tutto il tempo necessario.


Ma è vero che esiste anche un ramo della filosofia che è estetica? ho sentito parlare di una facoltà universitaria del genere...ne sapete qualcosa???

Io studio all'Università ed esiste unsettore specialistico chiamato estetica, già dal primo anno puoi effettuare un esame o più di questa materia, al secondo anno quando devi scegliere in cosa specializzare il tuo studio puoi scegliere tra Estetica, Teoretica, Morale, Storia della Filosofia, Logica-Filosofia della Scienza.

Vedo che hai menzionato Heidegger, di Filosofi tedeschi non hai affrontato dal punto di vista dell'Estetica Hegel oppure Kant?


Continuando la discussione possiamo anche citare alcune opere, come l' "Estetica" di Hegel, la "Critica del giudizio di Kant", l' "Estetica" e " Breviario di estetica. Aestetica in nuce" di Croce oppure "L'origine dell'opera d'arte" di Heidegger o vari scritti filosofici di Kierkegaard. Sono tanti i classici filosofici dedicati all'Estetica.
Anche qui quale dei gradi trattati ha raggiunto l'essenza del suo oggetto di studio, quale di queste manifestazioni del genio filosofico del Bello ha raggiunto, ghermito e fatta propria l'essenza propria e vera del Bello?
(Qua non presento preferenze particolari perchè ritengo i testi sopra citati dei capolavori della cultura filosofica anche se Kierkegaard ed Heidegger sono i miei preferiti, non conoscendo i vostri gusti estetici esprimetevi anche a voi, ed indicate il capolavoro che secondo voi ha fatto proprio il Bello al punto da diventare ess stesso parte del Bello)
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Vecchio 11-06-2007, 00.38.54   #19
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Continuando la discussione possiamo anche citare alcune opere, come l' "Estetica" di Hegel, la "Critica del giudizio di Kant", l' "Estetica" e " Breviario di estetica. Aestetica in nuce" di Croce oppure "L'origine dell'opera d'arte" di Heidegger o vari scritti filosofici di Kierkegaard. Sono tanti i classici filosofici dedicati all'Estetica.

A proposito di Kierkegaard, cosa ne pensate del valore estetico delle sue opere "Enten-Eller" (tradotta in Italia come "Aut-Aut") e "In vino veritas" ?
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Vecchio 11-06-2007, 16.42.57   #20
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“Morte dell’arte”: qualcuno ha attribuito a Hegel una sentenza che non ha mai pronunciato, anche se potrebbe averla pensata in quanto lo Spirito Assoluto, cui ascende la storia, squalifica e supera i gradi inferiori dello sviluppo, compresa l’arte che non può più rappresentare, come nell’antichità, quel supremo ideale che solo la filosofia può ora raggiungere. Così, anche se Hegel non ha annunciato la morte dell’arte, può aver visto incombere su di essa una condanna più dura di quella espressa da Platone, da moralisti, da religiosi e tiranni perché decretata dall’insindacabile procedere della storia del mondo. Naturalmente noi sorridiamo di tali profezie e assurdi anatemi (anche se qualche ostinato tradizionalista potrebbe insinuare che l’arte d’avanguardia ha proprio dimostrato che l’arte è finita….)
Eppure qualche cosa ci attrae, e ci costringe a pensare, davanti a questa ipotetica affermazione di Hegel. Credo però che più che di morte dell’arte si possa parlare di morte dell’estetica, che, per quanto posta in relazione con la storia e quindi con una fenomenologia mutevole delle forme, è ancora saldamente inserita nelle enciclopedie filosofiche e nei dipartimenti universitari. Che si possa parlare di estetica relativamente al passato può darsi, ma in un’epoca in cui si può “dire tutto”, ha ancora senso un’estetica? O bisogna mutare completamente la prospettiva e la capacità di giudizio? E in quali limiti? Con quali risultati per la storia dell’arte?
Quanti anni (o secoli) sono passati da quando i filosofi, da Aristotele a Kant, dallo stesso Hegel a Croce, per non parlare di strutturalisti e decostruzionisti, hanno preteso di dare leggi all’arte? E quale epoca dobbiamo attendere per un’effettiva liberazione? Del resto ciò che ha compromesso o frenato il concetto dell’arte è stato, per colmo d’ironia, quel legarla a un bello ideale, che è ciò che sublimandola la mistifica e ne smorza il misterioso potere. Del resto, perché evocare il bello se non per forza d’abitudine e quasi per riscattare Platone dalla macchia di aver condannato l’arte? Il bello dell’arte….chi ci pensa più? Quello che importa non è il poter esprimere ciò che urge dentro? Forse è proprio così che si dà nuova vita all’arte, dal momento che rimane di essa il nucleo generatore, che è la capacità di trarre dagli impulsi emotivi una lingua che contenga un senso – non solo estetico, già quasi filosofico, già quasi morale - cioè una ricomprensione, una rigenerazione del mondo, una risposta, morbida o saettante, comunque inattaccabile da roghi e anatemi, alla domanda: perché l’arte invece del nulla?
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