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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 27-01-2012, 17.41.39   #21
Giorgiosan
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-09-2004
Messaggi: 2,009
Riferimento: Emil Cioran l’uomo che non riusciva a dormire.

Leggo nelle biografie di Cioran che era affascinato dalle vite dei santi.
Non mi stupisce perchè la sua prosa è piena di riferimenti biblici.
Egli si lamenta di Dio, gli si contrappone, lo nega ma mi sembra più la reazione di chi, in fondo gli attribuisce la responsabilità del suo male fisico e del male oscuro che ha generato nella sua anima.
Una specie di Giobbe che si lamenta dell'operato di Dio nei proprii confronti. A differenza di Giobbe che, infine, si sottomette e riconosce la sua grandezza, Cioran preferisce assumere la parte del "Demonio".

Era figlio di un sacerdote ortodosso e come Nietszche ha una ribellione nei confronti del padre e la sua fede ma non è "convincente", in questo, come il filosofo tedesco.

Ha la stessa rabbia di un Cecco Angiolieri, vorrebbe vedere bruciare il mondo, veder finire ogni cosa nel caos, grida contro tutto e contro tutti.... eppure tiene in grande considerazione il rapporto con quanti gli erano vicini ai quali certamente non poteva imputare la sua insonnia.

Si proclama eroe della vita senza speranza e capisco che chi vive la disperazione possa trovare in lui un "amico".

Tante persone meno attrezzate intellettualmente di Cioran, immerse nel dolore, nella malattia (spesso assai più dolorosa e difficile da portare della sua) che vivono una esistenza più sacrificata, non hanno ceduta alla disperazione. Credo che anche queste persone abbiano qualcosa di pregevole da dire all'umanità.

Ultima modifica di Giorgiosan : 28-01-2012 alle ore 12.47.01.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 27-01-2012, 21.15.15   #22
paul11
Ospite abituale
 
Data registrazione: 17-12-2011
Messaggi: 899
Riferimento: Emil Cioran l’uomo che non riusciva a dormire.

Cioran appartiene alla schiatta dei pensatori che non possono lasciarti nell’indifferenza, nella parola c’è il sentimento, c’è il tormento dell’essere. Ma ciò che dicono è il contrario di quello che esprimono .
Ti dicono : “odio la vita”.C’è il risentimento di chi avrebbe voluto dire :“amo la vita”.
Sono quegli artisti ( perché in alcuni suoi passaggi la parola diventa arte) che comunicano ad un millimetro dall’anima , in una umanità che ha perso la sua umanità incapace di guardare negli occhi il dolore e la sofferenza e di saperne coniugare il significato nel reale e che si muove nei gesti automatici della quotidianità senza darne un senso. Questa umanità dice amore ipocritamente e lui allora dice il contrario .
La sofferenza dell’insonnia che percorre la lucidità folle della parola nello scavare l’anima, allorquando altri riposano nel sogno ristoratore della meschinità. “Odio la vita” e riavvicina all’essere un senso di verità, il contrario dei luoghi comuni di chi declama : “ Amo la vita” nella superficialità del coro dell’ipocrisia del branco.
Cioran è semplicemente un uomo che nell’autenticità della parola che finalmente si coniuga nell’essere ha cercato di dare un significato al malessere del suo tempo , vivendo la sua, in cui l’ umanità è muta ,senza parole di verità. Allora Cioran ,come altri , destabilizza e desacralizza gli archetipi e i paradigmi di questa umanità cialtrona .
Il vivere il proprio dolore diventa un processo antinomico in una realtà che non sa riconoscerla e allora :l’insonnia contro il sogno, l’odio contro l’amore, Lucifero contro Dio. Ma Cioran disse anche : “Ridatemi il paesaggi di quando ero bambino, valgono più di qualunque altro paesaggio di questo mondo”.Quando il ricordo dell’innocenza ha il significato dell’autenticità primordiale, quando i sogni erano veramente speranza.
Il Cioran anti ebraico e l’appoggio al nazismo nascono allorchè la speranza si nutre anche nella ingenua illusione del cambiamento che disancora dalla piattezza del conformismo . Ma quando il nazismo rivelò il suo volto disumano e Cioran riconobbe nei perseguitati e nel dolore degli ebrei se stesso,,allora la sua parola divenne” fratelli ebrei”:un'unione nella sofferenza.
Cioran,come purtroppo altri, rivela il sacrificio di autentico talento che sfiora la genialità al di sopra del coro di una umanità senza volto.

Ultima modifica di paul11 : 28-01-2012 alle ore 00.06.49.
paul11 is offline  
Vecchio 28-01-2012, 10.54.37   #23
Plissken
Ospite
 
Data registrazione: 04-01-2012
Messaggi: 15
Riferimento: Emil Cioran l’uomo che non riusciva a dormire.

Cioran è un filosofo, o meglio un pensatore, difficilmente inquadrabile, contradditorio e ricco di sfumature, così come di luci ed ombre.

Il suo pensiero è sicuramente ricco di fascino e ha qualche elemento di verità, però al fondamento c'è una lettura distorta della filosofia Mahayana buddhista (a cui Cioran nel libro di conversazioni, un apolide metafisico, dice d'essersi ispirato), in cui si identifica il "nulla" (che è un concetto) con la liberazione, cioè l'assenza di attaccamenti.
Ammirevole è il Cioran che fa a pezzi le idee (o meglio: dogmi) moderni del progresso e dell'utile, così come sono ammirevoli molte delle sue meditazioni, che non sempre però riescono a rendere bene il gioco di luci ed ombre di cui il suo pensiero si nutre. Inoltre ha il difetto d'essere molto ripetitivo, anche se dotato di una grazia e una leggiadria stilistica invidiabile.

Consiglio a tutti la lettura del libro di conversazioni, un apolide metafisico, perchè permette di capire molto meglio l'uomo Cioran e anche il lato del suo pensiero e del suo sentire che non emerge dalle sue opere, che per sua stessa ammisisone, spesso erano parziali e quasi uno sfogo.

In tutti i casi è un autore sicuramente da leggere, ricco di spunti e che punta lo sguardo sul lato nero dell'esistenza che fin troppo spesso è ignorato.

Personalmente, mi sentirei di consigliare "al culmine della disperazione" (il primo libro in cui già è presente la summa del pensiero cioraniano) e i "sommari di decomposizione", oltre al già citato "apolide metafisico".

Saluti.
Plissken is offline  
Vecchio 28-01-2012, 14.13.26   #24
jador
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Data registrazione: 19-08-2009
Messaggi: 154
Riferimento: Emil Cioran l’uomo che non riusciva a dormire.

Plissken
"Consiglio a tutti la lettura del libro di conversazioni, un apolide metafisico, perchè permette di capire molto meglio l'uomo Cioran e anche il lato del suo pensiero e del suo sentire che non emerge dalle sue opere, che per sua stessa ammisisone, spesso erano parziali e quasi uno sfogo."

Perche' questo aspetto non passi in secondo ordine, e' doveroso allora citare:

Cioran - Un apolide metafisico. Conversazioni
"Sebbene io abbia della vita una concezione tetra,, ho sempre avuto un grande amore per l'esistenza, un amore talmente grande da convertirsi in negazione della vita perchè non possedevo i mezzi per soddisfare la mia voglia di vivere."
jador is offline  
Vecchio 28-01-2012, 20.31.41   #25
femmefatale
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Riferimento: Emil Cioran l’uomo che non riusciva a dormire.

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
http://www.youtube.com/watch?v=vCQ2pQzaHy4

Guardate questa intervista su YT.

Risponde anche alla domanda che aveva posto Ulysse: come può essere che abbia fede senza averla?

Trovo che il contatto fisico, sia pur virtuale, vedere il suo viso, ascoltare la sua voce, osservare la sua espressione, lo disseppelisca dal cimitero dei filosofi e renda più "comprensibile" il suo pensiero.


infatti.
più si guardano le foto di Cioran, i suoi occhi, il suo volto stanco e segnato, dalla sofferenza, dal tedio, dall'apatia, più lo si trova "fratello", "amico","confidente".
Per questo ho sempre sostenuto che "bisogna imparare" a leggere tra le sue righe, il significato vero della sua sofferenza, e non fermarsi alle prime impressioni (è misantropo, è misogino ecc).
Io continuo a pensare che lui è morto nel 1995.
Io avevo 9 anni, ed ero felice di esistere, come lo sono le bambine prima di cadere nell'inferno dell'estetica femminile.
Lui se ne andava da questo mondo, finalmente trovava la pace, lasciandoci i suoi manoscritti e i suoi aforismi, come testimonianza di se stesso, della sua anima, di quello che pativa; ci ha lasciato questa enorme mole di pensieri e di antidoti contro il tedio della vita affinchè chi venisse dopo di lui potesse trovare giovamento dalle sue riflessioni.

Riporto questa frase tratta da "Cioran Un angelo sterminatore" di Fernando Savater:

" Anche se fosse un inganno, l'esperienza del Vuoto meriterebbe sempre di essere fatta.
Ciò che essa propone, ciò che tenta, è di ridurre a niente la vita e la morte al solo scopo di rendercele tollerabili."

"Colui che non si è abbandonato alle voluttà dell'angoscia e non ha assaporato nella mente i pericoli della propria estinzione nè provato annientamenti dolci e crudeli, non guarirà mai dall'ossessione della morte: ne sarà tormentato, poichè vi avrà fatto resistenza, mentre colui che, avvezzo a una disciplina dell'orrore, e meditando sulla propria putrefazione, si è deliberatamente ridotto in cenere, guarderà verso il passato della morte, e lui stesso sarà solo un risuscitato che non può più vivere.
Il suo "metodo" lo avrà guarito sia dalla vita sia dalla morte".
(dal "Sommario di decomposizione")

Per questo "si deve" vivere col pessimismo, per poter esorcizzare il senso di angoscia legato all'esistenza.
femmefatale is offline  
Vecchio 29-01-2012, 13.33.07   #26
Giorgiosan
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Riferimento: Emil Cioran l’uomo che non riusciva a dormire.

Citazione:
Originalmente inviato da femmefatale
infatti.
più si guardano le foto di Cioran, i suoi occhi, il suo volto stanco e segnato, dalla sofferenza, dal tedio, dall'apatia, più lo si trova "fratello", "amico","confidente".
Per questo ho sempre sostenuto che "bisogna imparare" a leggere tra le sue righe, il significato vero della sua sofferenza, e non fermarsi alle prime impressioni (è misantropo, è misogino ecc).
Io continuo a pensare che lui è morto nel 1995.
Io avevo 9 anni, ed ero felice di esistere, come lo sono le bambine prima di cadere nell'inferno dell'estetica femminile.
Lui se ne andava da questo mondo, finalmente trovava la pace, lasciandoci i suoi manoscritti e i suoi aforismi, come testimonianza di se stesso, della sua anima, di quello che pativa; ci ha lasciato questa enorme mole di pensieri e di antidoti contro il tedio della vita affinchè chi venisse dopo di lui potesse trovare giovamento dalle sue riflessioni.

Riporto questa frase tratta da "Cioran Un angelo sterminatore" di Fernando Savater:

" Anche se fosse un inganno, l'esperienza del Vuoto meriterebbe sempre di essere fatta.
Ciò che essa propone, ciò che tenta, è di ridurre a niente la vita e la morte al solo scopo di rendercele tollerabili."

"Colui che non si è abbandonato alle voluttà dell'angoscia e non ha assaporato nella mente i pericoli della propria estinzione nè provato annientamenti dolci e crudeli, non guarirà mai dall'ossessione della morte: ne sarà tormentato, poichè vi avrà fatto resistenza, mentre colui che, avvezzo a una disciplina dell'orrore, e meditando sulla propria putrefazione, si è deliberatamente ridotto in cenere, guarderà verso il passato della morte, e lui stesso sarà solo un risuscitato che non può più vivere.
Il suo "metodo" lo avrà guarito sia dalla vita sia dalla morte".
(dal "Sommario di decomposizione")

Per questo "si deve" vivere col pessimismo, per poter esorcizzare il senso di angoscia legato all'esistenza.

L’attitudine a cogliere e a rimarcare gli aspetti negativi e infelici della vita e della realtà umana è sempre stata presente nel pensiero e nei giudizi sia della persona incolta che di quella colta.
Una delle radici del nostro pensiero affonda nelle cultura greca e nel cuore di questa vi è la concezione del destino ineluttabile su cui l’essere umano non ha alcuna possibilità d’intervenire e di modificarlo. Il simbolo dell’impotenza è il Prometeo incatenato.
Anche libri biblici contengono un giudizio esplicitamente pessimistico sul’esistenza umana, come il Qoelet, e si può dire che, in una forma o nell’altra, l’intera Bibbia manifesta pessimismo riguardo all’umanità anche se nel contempo rivela quale sia la sola speranza possibile.
Le due radici, quella greca e quella ebreo-cristiana, si riverberano in tutto il percorso della cultura occidentale.
La cultura induista, quella buddista confermano, da parte loro, che le concezioni pessimistiche sono universali.
La storia degli avvenimenti umani testimonia drammaticamente che il pessimismo ha le sue ragioni di essere.
Credo che sia vera la tua affermazione, il pessimismo è l’esito di un giudizio realistico e quindi si “deve esserlo”, come dici. Qualsiasi rovesciamento delle possibilità dell’essere umano, deve partire dalla constatazione di una condizione negativa.
E’ la presenza del bene, dell’amore, di qualche attimo di felicità, di radicali aspirazioni umane, che potrebbe e dovrebbe mettere in dubbio la validità di un pessimismo assoluto ... da un punto di vista filosofico.

Ciao
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Vecchio 30-01-2012, 09.33.34   #27
CVC
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Riferimento: Emil Cioran l’uomo che non riusciva a dormire.

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Originalmente inviato da femmefatale
infatti.
più si guardano le foto di Cioran, i suoi occhi, il suo volto stanco e segnato, dalla sofferenza, dal tedio, dall'apatia, più lo si trova "fratello", "amico","confidente".
Per questo ho sempre sostenuto che "bisogna imparare" a leggere tra le sue righe, il significato vero della sua sofferenza, e non fermarsi alle prime impressioni (è misantropo, è misogino ecc).
Io continuo a pensare che lui è morto nel 1995.
Io avevo 9 anni, ed ero felice di esistere, come lo sono le bambine prima di cadere nell'inferno dell'estetica femminile.
Lui se ne andava da questo mondo, finalmente trovava la pace, lasciandoci i suoi manoscritti e i suoi aforismi, come testimonianza di se stesso, della sua anima, di quello che pativa; ci ha lasciato questa enorme mole di pensieri e di antidoti contro il tedio della vita affinchè chi venisse dopo di lui potesse trovare giovamento dalle sue riflessioni.

Riporto questa frase tratta da "Cioran Un angelo sterminatore" di Fernando Savater:

" Anche se fosse un inganno, l'esperienza del Vuoto meriterebbe sempre di essere fatta.
Ciò che essa propone, ciò che tenta, è di ridurre a niente la vita e la morte al solo scopo di rendercele tollerabili."

"Colui che non si è abbandonato alle voluttà dell'angoscia e non ha assaporato nella mente i pericoli della propria estinzione nè provato annientamenti dolci e crudeli, non guarirà mai dall'ossessione della morte: ne sarà tormentato, poichè vi avrà fatto resistenza, mentre colui che, avvezzo a una disciplina dell'orrore, e meditando sulla propria putrefazione, si è deliberatamente ridotto in cenere, guarderà verso il passato della morte, e lui stesso sarà solo un risuscitato che non può più vivere.
Il suo "metodo" lo avrà guarito sia dalla vita sia dalla morte".
(dal "Sommario di decomposizione")

Per questo "si deve" vivere col pessimismo, per poter esorcizzare il senso di angoscia legato all'esistenza.
Io credo alla teoria dell'assenso degli stoici, siamo noi che diamo il nostro assenso alle passioni (l'angoscia è una passione, per gli stoici una sottocategoria della paura), e nulla rimane nell'animo se non quello che noi stessi tratteniamo.
Noi non possiamo evitare che le passioni si affaccino nel nostro animo, ma possiamo decidere se accoglierle o se giudicarle indifferenti e lasciarle a se stesse. Come dice Seneca, non farle entrare è più facile che scacciarle, perchè le passioni una volta accolte diventano padrone e non si lasciano sfrondare o sminuire
In pratica l'angoscia, come tutte le passioni, nasce dal nostro giudizio. In base a come noi giudichiamo una nostra impressione o rappresentazione riguardo qualcosa, quel qualcosa diventa un' angoscia oppure una cosa indifferente.
Un'angoscia nasce dal nostro giudizio, e finchè non modifichiamo quel giudizio non ci togliamo l'angoscia di torno. Questo ragionamento deve necessariamente partire dal presupposto che l'angoscia, o altra passione, sia sempre e comunque figlia di un giudizio sbagliato.
CVC is offline  
Vecchio 03-02-2012, 17.49.25   #28
femmefatale
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Riferimento: Emil Cioran l’uomo che non riusciva a dormire.

Citazione:
Originalmente inviato da CVC
Io credo alla teoria dell'assenso degli stoici, siamo noi che diamo il nostro assenso alle passioni (l'angoscia è una passione, per gli stoici una sottocategoria della paura), e nulla rimane nell'animo se non quello che noi stessi tratteniamo.
Noi non possiamo evitare che le passioni si affaccino nel nostro animo, ma possiamo decidere se accoglierle o se giudicarle indifferenti e lasciarle a se stesse. Come dice Seneca, non farle entrare è più facile che scacciarle, perchè le passioni una volta accolte diventano padrone e non si lasciano sfrondare o sminuire
In pratica l'angoscia, come tutte le passioni, nasce dal nostro giudizio. In base a come noi giudichiamo una nostra impressione o rappresentazione riguardo qualcosa, quel qualcosa diventa un' angoscia oppure una cosa indifferente.
Un'angoscia nasce dal nostro giudizio, e finchè non modifichiamo quel giudizio non ci togliamo l'angoscia di torno. Questo ragionamento deve necessariamente partire dal presupposto che l'angoscia, o altra passione, sia sempre e comunque figlia di un giudizio sbagliato.

grazie per aver letto e commentato la mia riflessione.
è molto bella la tua e ci rifletterò nei prossimi giorni.
il problema è come modificare il giudizio che tu citi.
quindi, siamo punto a capo.
angoscia o giudizio, giudizio o angoscia, ci sono, persistono sempre, se non in contemporanea, uno prima dell'altro, ma che differenza fa in fondo?
è questo che non riesco più a valutare...o se preferite, mi è chiaro perfettamente.
PERCHè fare, agire, un qualcosa, se tutto è votato allo scacco?
(mi) manca lo scopo a questo "perchè".
femmefatale is offline  
Vecchio 05-02-2012, 16.15.06   #29
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Riferimento: Emil Cioran l’uomo che non riusciva a dormire.

Citazione:
Originalmente inviato da femmefatale
grazie per aver letto e commentato la mia riflessione.
è molto bella la tua e ci rifletterò nei prossimi giorni.
il problema è come modificare il giudizio che tu citi.
quindi, siamo punto a capo.
angoscia o giudizio, giudizio o angoscia, ci sono, persistono sempre, se non in contemporanea, uno prima dell'altro, ma che differenza fa in fondo?
è questo che non riesco più a valutare...o se preferite, mi è chiaro perfettamente.
PERCHè fare, agire, un qualcosa, se tutto è votato allo scacco?
(mi) manca lo scopo a questo "perchè".

Per poter autenticamente modificare un giudizio è necessario capire perchè in primo luogo è sorto; le sue ragioni, il suo scopo, la sua origine autentica e così via. Una volontà cieca, senza intelligenza o morale, non può agire con successo, l'esistenza non è un nodo gordiano che si possa recidere con una spada.

Perchè fare se tutto è destinato a collassare prima o poi? Perchè si può e perchè è ciò che autenticamente si desidera. Gli enti possono alternarsi nell'infinito ciclo di distruzione e rinascita che caratterizza l'universo, saper vivere pienamente significa, secondo me, saper accettare questo fatto e cercare di dipingere una bella tela da questa materia prima della vita, essere fine e mai semplice mezzo.
Plissken is offline  
Vecchio 05-02-2012, 18.36.46   #30
paul11
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Riferimento: Emil Cioran l’uomo che non riusciva a dormire.

Citazione:
Originalmente inviato da Plissken
Per poter autenticamente modificare un giudizio è necessario capire perchè in primo luogo è sorto; le sue ragioni, il suo scopo, la sua origine autentica e così via. Una volontà cieca, senza intelligenza o morale, non può agire con successo, l'esistenza non è un nodo gordiano che si possa recidere con una spada.

Perchè fare se tutto è destinato a collassare prima o poi? Perchè si può e perchè è ciò che autenticamente si desidera. Gli enti possono alternarsi nell'infinito ciclo di distruzione e rinascita che caratterizza l'universo, saper vivere pienamente significa, secondo me, saper accettare questo fatto e cercare di dipingere una bella tela da questa materia prima della vita, essere fine e mai semplice mezzo.

E' un modo di essere che stimo quello legato alla cultura indiana, ma che non condivido: ci si sottrae dal mondo e non si aggiunge nulla, si contempla e non si agisce.
Servirà a qualcosa il libero arbitrio?
Cioran si immerge nel mondo, si sporca le mani e l'anima, anche perchè è immerso dalla sua patologia . In altre parole vive il mondo non se ne sottrae.
paul11 is offline  

 



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