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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 06-02-2012, 11.45.09   #31
Plissken
Ospite
 
Data registrazione: 04-01-2012
Messaggi: 15
Riferimento: Emil Cioran l’uomo che non riusciva a dormire.

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
E' un modo di essere che stimo quello legato alla cultura indiana, ma che non condivido: ci si sottrae dal mondo e non si aggiunge nulla, si contempla e non si agisce.
Servirà a qualcosa il libero arbitrio?
Cioran si immerge nel mondo, si sporca le mani e l'anima, anche perchè è immerso dalla sua patologia . In altre parole vive il mondo non se ne sottrae.

La contemplazione a mio avviso non è un'esercizio sterile, ma è finalizzata alla vita. Quindi di per sè non elimina l'azione, anzi, cerca di indirizzare l'azione al meglio, anche questa azione fosse in realtà...l'inazione.

Il libero arbitrio è fondamentale per poterci determinare in quanto esseri umani e quindi poter vivere (e non solo sopravvivere o esistere come meccanismi determinati). Cioran ha vissuto, a modo suo, una vita piena e sicuramente ha penetrato molto più a fondo di molti l'enigma dell'esistenza...
Plissken is offline  
Vecchio 13-02-2012, 13.49.56   #32
CVC
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-01-2011
Messaggi: 747
Riferimento: Emil Cioran l’uomo che non riusciva a dormire.

Citazione:
Originalmente inviato da femmefatale
grazie per aver letto e commentato la mia riflessione.
è molto bella la tua e ci rifletterò nei prossimi giorni.
il problema è come modificare il giudizio che tu citi.
quindi, siamo punto a capo.
angoscia o giudizio, giudizio o angoscia, ci sono, persistono sempre, se non in contemporanea, uno prima dell'altro, ma che differenza fa in fondo?
è questo che non riesco più a valutare...o se preferite, mi è chiaro perfettamente.
PERCHè fare, agire, un qualcosa, se tutto è votato allo scacco?
(mi) manca lo scopo a questo "perchè".
Ti cito Zenone di Cizio "A seguito di una data rappresentazione si manifesta in noi una tendenza la quale, se non è controllata da un logos retto e forte che la giudica come cosa indifferente, ma è assecondata da un logos debole che la sopravvaluta, diviene una falsa opinione, cui consegue un movimento irrazionale dell'anima che va fuori misura e si ha quindi la passione"
Tutto dipende dalla nostra ragione, una ragione forte non deve permettere che nell'animo possano prendere il sopravvento le passioni nocive.
Se siamo in preda all'angoscia è perchè in qualche modo l'abbiamo assecondata, un qualcosa ci fa soffrire in seguito al valore che le attribuiamo, ma noi abbiamo il potere di giudicare indifferente ciò che ci fa soffrire e di togliergli quel potere che ha su di noi.
Non esiste un "puro irrazionale" che ci getta impotenti in balia delle nostre debolezze, è solo il sonno della ragione che genera i mostri.
CVC is offline  
Vecchio 20-07-2012, 16.37.19   #33
femmefatale
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Data registrazione: 04-07-2010
Messaggi: 154
Riferimento: Emil Cioran l’uomo che non riusciva a dormire.

Ritornando a Cioran, ho da poco scoperto alcuni aforismi molto cioraniani scritti da Ennio Flaiano;
ne riporto tre (ma ne trovate altri in "Diario degli errori", che è una raccolto da vari pensieri)

* Arriviamo delusi a ogni età della vita, perchè potremmo fare (anzi, ci viene offerto) ciò che ci sarebbe piaciuto in un'età precedente.
Oggi rifiutiamo ciò che ieri ci avrebbe lusingato. Tutto insomma, arriva tardi. Non parliamo poi della morte, che arriva quando non ci interessa più.

* Un altro anno ci lascia. Abbiamo vissuto commettendo errori, l'unico modo di vivere senza cadere. Vivere è una serie ininterrotta di errori, ognuno dei quali sostiene il precedente e si appoggia sul seguente. Finiti gli errori, finiti tutti.

* Che importanza ha essere vissuti per tanti anni, se un giorno solo ci fa capire che non ci resta niente?


Chissà se Ennio Flaiano li ha scritti avendo letto Cioran, oppure no...
mi chiedo quanti altri scrittori siano stati influenzati da Cioran e dal suo genio...
femmefatale is offline  
Vecchio 19-04-2013, 15.42.23   #34
femmefatale
Cioraniana Incrollabile
 
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Data registrazione: 04-07-2010
Messaggi: 154
Riferimento: Emil Cioran l’uomo che non riusciva a dormire.

Qualche mese fa mi chiedevo chi avesse raccolto l'eredità del pensiero di Cioran... qualche giorno fa ho scoperto questo scrittore (anche poeta) Michel Houellebecq, del quale riporto qualche stralcio per dare un'idea:

"La Ricerca della Felicità"

Dalla Postfazione di Simone Barillari. "Sono qui presenti, a un grado quasi intollerabile di atrocità, gli scenari e le sensazioni che possono dirsi ormai houellebecquiani: il mondo come "nodo di sofferenza dispiegata", l'universo alacre e metallico delle metropoli occidentali, gli ipermercati, i complessi di uffici e i parcheggi sotterranei come incessanti luoghi di produzione dell'ordine sociale, i "cieli vuoti", la prigione dei giorni, le notti insormontabili, l'attenuarsi della vita nella fatica di vivere, il lento disfacimento delle speranze... Michel Houellebecq enuncia la verità essenziale che scrivere è dilaniare se stessi, animati da una furia calma e precisa, che scrivere dev'essere assimilata a un atto di scarificazione: chi scrive è insieme la piaga e il coltello."

* Dapprima, la sofferenza. L'universo urla. Il cemento manifesta la violenza con cui è stato colpito come muro. Il cemento urla. L'erba geme sotto i denti dell'animale. E l'uomo? Che cosa diremo dell'uomo?

* Il mondo è una sofferenza dispiegata. Alla sua origine, c'è un nodo di sofferenza. Ogni esistenza è un'espansione e uno schiacciamento. Tutte le cose soffrono, finchè esistono. Il nulla vibra di dolore, fino a giungere all'essere: in un abietto parossismo.

* Gli esseri si diversificano e diventano più complessi, senza perdere nulla della loro natura originaria. A partire da un certo livello di coscienza, si produce l'urlo. Ne deriva la poesia. E anche il linguaggio articolato.

* Il primo passo poetico consiste nel risalire all'origine. Cioè: alla sofferenza.

* Amate il vostro passato o odiatelo, ma che resti presente ai vostri occhi. Dovete acquisire una conoscenza completa di voi stessi. Così, a poco a poco, il vostro io profondo si distaccherà, scivolerà sotto il sole; e il vostro corpo rimarrà sul posto; gonfio, tumefatto, irritato; maturo per nuove sofferenze. La vita è una serie di test di distruzione. Superare i primi test, essere bocciati agli ultimi. Fallire la propria vita, ma fallirla di poco. E soffrire, sempre soffrire. Dovete imparare a sentire il dolore attraverso tutti i vostri pori. Ogni frammento dell'universo deve essere per voi una ferita personale. Però dovete restare vivi, almeno per un certo tempo.


io credo siano abbastanza palesi i riferimenti a Cioran anche in Houellebecq
(e leggendo le sue belle poesie, tutte marchiate dall'analisi esistenzialista, ho trovato davvero triste che Cioran non ci abbia lasciato anche poesie!)
l'esistenza vista come sofferenza, il fallimento, l'arenamento, lo scrivere visto come terapia a tutta questa angoscia, un po' come nel Cioran giovanile, che passava le notti insonni a scrivere incessantemente...
femmefatale is offline  
Vecchio 21-04-2013, 11.14.55   #35
maral
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Messaggi: 1,314
Riferimento: Emil Cioran l’uomo che non riusciva a dormire.

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
Il suo dramma personale che ha sovrastato ogni altro avvenimento è rappresentato da un insonnia cronica che lo ha portato sull’orlo del suicidio e ha fatto di lui un filosofo anti-filosofia.

“Il culmine della disperazione” è per sua stessa ammissione il testo che riflette più di tutti la sua personalità filosofica.

Nella sofferenza atroce tutto perde significato ed ogni teoria appare risibile ed impotente a dare qualche sollievo nelle forma della speranza.
Il nulla è desiderabile, la morte agognata visto che il dono della fede non gli è concesso.


Nonostante tutto questo e paradossalmente lo definirei un credente.

E’ sostenibile questa tesi?

L'essere costretto all'insonnia significò per Cioran, come lui stesso dice, essere costretto a uno stato di continua coscienza, che non consente quelle pause di narrazione del mondo che permettono il ripetersi delle albe, dopo che l'astro che illumina e brucia tramonta finalmente nel buio notturno. Il nulla è desiderabile non perché non è concesso il dono della fede che illumina, ma perché il nulla è l'agognato oblio che giunge sempre troppo tardi per chi non può chiudere gli occhi, spegnere la luce nemmeno per un attimo. Potesse allora un attimo di buio totale essere eterno come eterna è la luce spietata che mostra senza requie la farsa vuota della quotidiana esistenza!
La filosofia dell'insonne è quella della luce che vuole il buio, del bianco che esige il nero, dell'esistenza che vuole l'essenza negandola perché non la crede, è la filosofia di chi anela l'ombra negata dalla troppa luce di una ragione spasmodica che vanifica ogni suo baluardo.
Non si riesce a dormire perché tanto si vuole dormire, non si riesce a dormire perché tanto terrorizza quel dormire che tanto si vuole. Si riesce a dormire solo permettendo alla propria volontà di svanire, solo arrendendosi per lasciare che il controllo del proprio io svanisca e con esso svanisca l'io stesso che vuole e dunque il mondo che da esso è voluto e rappresentato.
L'anelato buio di Cioran l'insonne può allora diventare luce per chi annaspa nel proprio doloroso incubo quotidiano, può restituire un significato all'essenza negata in ogni attimo dall'ipocrisia che l'esistere esige impietosamente, perché nel buio palpita la vera presenza di tutto, il suo senso integro che comprende ogni sognare e ogni fingere, fede compresa.
Grande è il dono della filosofia dell'insonne a chi dorme , come grande è il dono della follia alla salute, del morire al poter vivere.
maral is offline  

 



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