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Vecchio 13-08-2011, 08.43.57   #31
Il_Dubbio
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Riferimento: Homo oeconomicus

Poi... c'è l'ultima (forse non ultimissima) questione importante.

Il lavoro.

Vorrei tentare di mettere il lavoro in relazione sia all'homo economicus, che al mercato.

Rispetto all'homo oeconomicus esso è una "preferenza" in una lista di preferenze (scelgo il lavoro x a y e y a z)
Rispetto al mercato esso è un valore economico, che scende o sale proprio come scende o sale il valore del petrolio o di altri beni.

In questo caso lo sciocco razionale non ha molto da essere razionale anzi ha motivo di essere ancora più sciocco, visto che non è l'uomo a scegliersi il lavoro (che per esempio sa far meglio) ma è il mercato che lo sceglie per lui.

Riducendo quindi tutto al mercato, l'uomo perde definitivamente quella libertà residua che gli era rimasta.

Purtroppo però questo sciocco riduzionismo del lavoro al mercato fa si che un uomo oltre al fatto di non poter scegliersi il lavoro, deve anche cambiarlo più volte. Forse l'evoluzione permetterà di "selezionare" super uomini capaci di far bene nello stesso tempo più lavori, o è forse meglio preparare prima una società in cui si esige un uomo polifunzionale.
A me sembra invece che la società imponga una rigida preparazione funzionale all'unico lavoro da svolgere. Non c'è una università dove si studiano per esempio i 100 lavori più richiesti.
Comunque fate ammenda di ciò che sto dicendo..e se c'è qualcuno fra voi che conosce Tremonti, glielo proponga.
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Vecchio 13-08-2011, 11.05.16   #32
Eretiko
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Riferimento: Homo oeconomicus

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
... visto che non è l'uomo a scegliersi il lavoro (che per esempio sa far meglio) ma è il mercato che lo sceglie per lui.

Non sarei così drastico: scelgo un lavoro fra quelli possibili mediante un compromesso tra le mie aspettative e la richiesta; se ad esempio io so fare il calzolaio, ed è quello che mi piace fare, nessuno mi impedisce di farlo, pur sapendo che rischierei di guadagnare zero. Dato però che "Il mercato" siamo noi, abbiamo la possibilità di creare bisogni e quindi anche lavori nuovi. Talvolta siamo in grado di creare bisogni inutili ed anche lavori inutili.

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Riducendo quindi tutto al mercato, l'uomo perde definitivamente quella libertà residua che gli era rimasta.

Se penso ad esempio ad una società socialista, non esisterebbe comunque quella libertà, perchè sarebbe un'altra entità a stabilire le richieste di lavoro. Ma lo stesso accadrebbe in una ideale società evangelica, dove comunque i lavori utili alla comunità sono in numero finito, diciamo pari ad N: dovrò necessariamente scegliere uno degli N, e non è detto che posso scegliere quello che mi piace. E comunque ho sempre la scelta di non lavorare (poi ci sono le conseguenze sociali, ma questo è un altro problema).
Però se hai in mente una possibile "società" che permette di avere la libertà di scegliersi il lavoro fammi esempi pratici, a me non vengono in mente per quanto ci pensi sopra.

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
A me sembra invece che la società imponga una rigida preparazione funzionale all'unico lavoro da svolgere. Non c'è una università dove si studiano per esempio i 100 lavori più richiesti.

Qui però non ti seguo: quale è secondo te l'unico lavoro che la società impone di svolgere ?
Comunque i dati circa l'assorbimento di laureati da parte del mondo del lavoro sono pubblici, quindi chiunque può farsi un'idea di massima delle richieste. Se scelgo un corso di laurea con bassa probabilità di sbocco professionale avrò avuto la liberta di studiare ciò che mi piace, ma dovrò subirne le conseguenze.
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Vecchio 13-08-2011, 12.24.03   #33
Il_Dubbio
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Citazione:
Originalmente inviato da Eretiko
Non sarei così drastico: scelgo un lavoro fra quelli possibili mediante un compromesso tra le mie aspettative e la richiesta

Assolutamente non volevo essere drastico. La possibilità che si riesca a svolgere un lavoro che si è scelto di fare c'è... basta non scegliere un lavoro che il "mercato" rifiuta. Ed è questo il punto. Nel momento in cui scelgo un lavoro che il mercato (alcune volte dall'oggi al domani) rifiuta, io rimango senza lavoro...
Deve essere studiato bene questo problema, però se non l'hai già letto, c'è l'articolo di Alberto Viotto da leggere (spesso faccio pubblicità ai suoi articoli )
https://www.riflessioni.it/scienze/in...ta-sociale.htm

da cui poi è scaturito il mio argomento:
https://www.riflessioni.it/forum/rifl...el-lavoro.html

Prima di riscrivere le stesse cose forse è piu "economico" che vengano lette (oltre l'articolo di Viotto) almeno il primo e ultimo mio intervento. Diciamo che tento di guardare il problema più che trovare una soluzione. Per esempio avere milioni di giovani e non, senza lavoro quando invece il lavoro c'è ma quello richiesto è per lo più riservato a specialisti, ci da l'idea che esiste anche questo problema che andrebbe massimizzato.
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Vecchio 13-08-2011, 16.29.16   #34
Eretiko
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Riferimento: Homo oeconomicus

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Ed è questo il punto. Nel momento in cui scelgo un lavoro che il mercato (alcune volte dall'oggi al domani) rifiuta, io rimango senza lavoro...

E' vero, ma io volevo solo farti notare che non è peculiarità del mercato, e che potrebbe benissimo accadere in strutture basate su altri principi economici. Nel merito, tale problema è più forte in europa che non negli USA, eppure il mercato è lo stesso, solo che lì hanno imparato da molto tempo a convivere con la flessibilità e la mobilità (anzi, direi che sono congenite). Ovviamento il mio non è un giudizio, ma solo un tentativo di individuazione di cause.
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Vecchio 14-08-2011, 08.50.03   #35
Il_Dubbio
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Citazione:
Originalmente inviato da Eretiko
E' vero, ma io volevo solo farti notare che non è peculiarità del mercato, e che potrebbe benissimo accadere in strutture basate su altri principi economici. Nel merito, tale problema è più forte in europa che non negli USA, eppure il mercato è lo stesso, solo che lì hanno imparato da molto tempo a convivere con la flessibilità e la mobilità (anzi, direi che sono congenite). Ovviamento il mio non è un giudizio, ma solo un tentativo di individuazione di cause.

Infatti non è semplice trovare una soluzione in quanto ci è difficile dare un "giudizio" che possa risolvere il problema. Ogni soluzione comporta infatti almeno un risultato negativo.

Per esempio, per ritornare un attimo alla borsa, è di questi giorni il tentativo di arginare i saliscendi delle azioni con il blocco delle "vendite allo scoperto". Tecnicamente non ho compreso cosa siano (e nemmeno mi sono preso l'impegno di capirlo), però dopo averle bloccate, i saliscendi sono stati effettivamente bloccati. Dopo però è arrivata la minaccia degli operatori che se il blocco si fosse perpetuato nel tempo, avrebbero continuato le loro operazioni in un "mercato parallelo" a quello borsistico.

Per quanto invece riguarda il lavoro e il mercato i problemi sono simili.
Non vivendo in America non posso dire come si vive e quanto incide da loro la flessibilità e la mobilità, o per esempio il fatto di non avere alcuna tutela per la salute. Forse si sono "abituati"... oppure c'è una criminalità che assorbe quelle fasce di "disadattati". Quindi l'aumento del crimine è quel risultato negativo di troppa flessibilità e mobilità. Per un certo senso la spiegazione dei disordini in Inghilterra è la fotocopia di questa mia (sicuramente semplicista) analisi.
Quando una società non si cura di trovare un equilibrio, diventa normale sia la flessibilità e la mobilità del lavoro che la criminalità. La criminalità si fa presto a bloccarla se si manifesta come si è manifestata in Gran Bretagna, basta incominciare a buttare tutti dentro, ma non la si cura in anticipo, perchè quello è il prezzo che bisogna pagare per quel sistema economico. Addirittura negli Usa vige ancora la pena di morte (e forse non è un caso).
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Vecchio 14-08-2011, 14.16.16   #36
ulysse
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Originalmente inviato da Il_Dubbio
Poi... c'è l'ultima (forse non ultimissima) questione importante.
Il lavoro.
Vorrei tentare di mettere il lavoro in relazione sia all'homo economicus, che al mercato.

In effetti il mercato del lavoro c’è ed è un vero mercato d’una merce preziosa e insostituibile…per’altro scarsamente valutata: SI VALUTA, IN GENERE, CHI NON LAVORA!.

Comunque è sufficiente consultare i siti dedicati alla ricerca su Internet.
Si cercano e si offrono idraulici, si cercano e si offrono manager, programmatori informatici, commercialisti, badanti, ecc…o anche tuttofare improvvisati nel lavoro autonomo.

Il guaio è che le abilità o prestazioni richieste/offerte raramente si corrispondono trovando un incontro…tanto meno in questo tempo di crisi in cui la corrispondenza sarebbe appunto essenziale.

Sono soprattutto delusi i più giovani e acculturati che devono entrare in un mercato che sembra richiedere esclusivamente lunghe e collaudate esperienze specifiche, o, viceversa, offre mansioni di infimo livello, sottopagate, ad una massa di neolaureati magari con master…che pure accettano persino: si adeguano!

Il famoso ascensore sociale tanto declamato e auspicato fino a qualche decennio fa si è realizzato, ma alla rovescia: i figli, è vero, sono tanto più acculturati dei padri, ma la società li impiega nel modo peggiore perdendoci due volte: una volta per le spese votate al fallimento di istruzione pubblica fino al diploma e magari fino alla laurea, un’altra volta perchè tali spese non sono in alcun modo recuperate e sfruttate da una società in veloce declino etico, esperienziale ed economico: un infinito spreco di tante competenze e conoscenze!....di tanto sapere inutile non di per sé, ma per incuria di una società degradata…che del sapere non sa che farne!
A darne eclatanza è' rimasto famoso l'aforisma di un noto ministro: la cultura non si mangia!

Magari sulla cultura recupera singolarmente e specula invece chi intraprende l’avventura dell’estero andando a giocare per un’altra squadra ove, probabilmente, si è ricompensati per merito e resa personale.

Pensare che il merito e la resa possano essere ricompensati in Italia è fuori del tempo.

In primo luogo perchè siamo un popolo non di cittadini, ma di padroni e clienti… e magari intimamente di servi: tutto avviene o può avvenire solo per conoscenze, amicizie e favori…in mancanza delle quali cose, resti un escluso, un paria sociale, e arrivi all’età della pensione che ancora sei precario a progetto.

In secondo luogo perché un tale popolo non può esprimere una classe dirigente capace di gestire e programmare uno stato...al massimo lo puo' fare per una azienda!
Infatti è mancata specialmente la programmazione culturale nel costruire competenze adeguate: infinite riforme scolastiche andate a vuoto cui non è corrisposta una programmazione economica e industriale adeguata…anzi nessuna programmazione…solo promesse elettorali.

Vent’anni sono trascorsi in chiacchiere, discussioni, promesse e reciproci sfottimenti…ironici o fangosi a seconda del caso... coi politici d’ogni parte esclusivamente impegnati a scambiarsi scanni, prebende, escort, favori e voti…non raramente... a sfuggire la giustizia.

Ora che i nodi sono giunti al pettine qualcuno mette finalmente e dolorosamente le mani nelle nostre tasche: ma non potevano pensarci prima…magari meno dolorosamente?
Citazione:
In questo caso lo sciocco razionale non ha molto da essere razionale anzi ha motivo di essere ancora più sciocco, visto che non è l'uomo a scegliersi il lavoro (che per esempio sa far meglio) ma è il mercato che lo sceglie per lui.
Magari fosse il mercato a scegliere: oggi nemmeno quello c'è! il mercato è esaurito!
Citazione:
Riducendo quindi tutto al mercato, l'uomo perde definitivamente quella libertà residua che gli era rimasta.
Supponendo che una qualche possibilità ancora esista la cosa è aggravata dal credere che si dia in noi dal cielo l’attitudine a certe attività piuttosto che ad altre e queste perseguiamo indefessi incuranti delle disponibilità del mercato piu' o meno previste …Avremmo insomma come una sorta di bernoccolo genetico da cui non possiamo derogare pena un senso di depauperata libertà.

Accade invece che, escludendo i pochi geni dell’umanità tipo Michelangelo, Mozart, Einstein, ecc…nonché il citato sciocco razionale, le nostre abilità e propensioni sono socialmente "indotte" piuttosto che "genetiche" e siamo effettivamente, invece, geneticamnte polifunzionali…magari senza saperlo.
La scuola infatti non avrebbe il compito di insegnarci come svolgere un particolare lavoro nel quale cristallizzarci e spegnerci per tutta la vita, ma dovrebbe insegnarci a imparare... come, cioè, imparare a svolgere un sempre nuovo lavoro quando rispetto al vecchio questo sia suscettibile di maggior convenienza e soddisfazione.

Quindi non si tratta di imparare una mansione o attività concreta o astratta che sia valida per tutta la vita, ma di imparare a imparare…verso sempre nuove attività, ove una mente sveglia possa trovare il suo nutrimento intellettuale e affettivo…di soddisfazione!
La libertà, quindi, non cosiste nel poter sceglire, ma nel non dover scegliere perchè tutto abbiamo nelle nostre mani...potenzialmente.
Credo sia questo il senso della nuova libertà ed anche di ciò che possiamo fare per noi e per la società…in una società di cittadini… ovviamente.

L’idea di un lavoro o attività valida per tutta la vita è la premessa di un orripilante destino.
Il cambiamento è la nuova frontiera…e dobbiamo imparare a perseguirlo: non imparare pedissequamente e male 100 diversi mestieri, ma apprendere come scambiarli all’occasione con nuovi e sconosciuti.
Si tratta di imparare ad imparare continuamente insomma!...Cosa già nota, ma che abbiamo per lo piu’ dimenticato presi dalla frenesia di una scuola orientata che insegni direttamente il mestiere per subito...quando il subito non c'è: se mi iscrivo oggi alla facoltà di ingegneria informatica e fra 5 anni i computer sono quantici...sono fregato!

Quindi non c’è bisogno di una mutazione genetica! …e nemmeno di scomodare un Tremonti sempre più perso nei suoi tagli: basta riprendere una adeguata didattica.

Ultima modifica di ulysse : 14-08-2011 alle ore 19.28.12.
ulysse is offline  
Vecchio 14-08-2011, 17.19.34   #37
Il_Dubbio
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Condivido quello che dice Ulisse. La soluzione c'è ed è nella preparazione scolastica. Come già dicevo nell'argomento che aprii per commentare un articolo di Alberto Viotto, ci hanno insegnato troppo la matematica ma non a far di conto.
Tanta istruzione che è diventata uno spreco inutile.

Ricordo una mia esperienza di scuola elementare dove andavo (con altri compagni di scuola) a fare interviste presso le botteghe. Ricordo nitidamente una bottega di falegnameria. E' stato il mio primo incontro con il lavoro. Se ci avessero fatto "lavorare" anche per tre mesi, forse avremmo imparato anche qualcosa.

Io ho sempre pensato (come se fosse un pensiero filosofico "innato") che l'uomo lavora perchè deve mangiare. Mentre ci hanno insegnato che il lavoro nobilita l'uomo. Così abbiamo fatto presto a convertire la nobiltà dell'uomo con il lavoro che fa.

Dopo di che arriva Brunetta (si legge anche questo in uno dei miei interventi in quella discussione, perchè scritti un attimo dopo che lo stesso aveva parlato) e violenta i precari della pubblica amministrazione con un "sfaticati".

Si dimentica molto presto però che le "menti" sono educate da una istruzione.

Una notizia dell'ultima ora (giusto per capire cos'è un mestiere): un contadino, mentre vendeva al dettaglio i suoi prodotti, presso una spiaggia, è stato fermato, multato di 5000 euro e sequestrato l'intero prodotto. Fine della notizia.
Poi quando gli avvocati, i commercialisti (medici-ingegneri ecc.) non emettono alcuna fattura e vengono presi, la multa è si e no di qualche centinaio di euro. Nella nuova manovra pare abbiano introdotto il rischio di chiusura per i furbi, ma sarà così?
Voglio proprio vedere quanti studi medici chiuderanno. Si perchè per un medico pagare 5000 euro di multa non è nulla, mentre per il contadino potrebbe essere la completa rovina.

E questo perchè? Perchè si è infiltrato nel nostro cervello che se a fare il furbo è il povero cristo significa che è un criminale, se invece a fare il furbo è una persona istruita... allora la sua azione è normale.

Bellissimo (da piangere per dire la verità) è stata una dichiarazione di Brunetta, che durante un'intervista ha praticamente messo per iscritto l'equazione di prima. Lui raccontava di aver fatto con il padre, il lavoro di ambulante. Continua nel suo racconto (su yuo Tube si può ricercare) che si mise a studiare perchè altrimenti la sua vita sarebbe finita con il lavorare 12 mesi l'anno.
Ahhhhh, allora lo ammetti!?! Hai studiato per non lavorare!
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Vecchio 17-08-2011, 17.29.42   #38
ulysse
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Originalmente inviato da Il_Dubbio
Infatti non è semplice trovare una soluzione in quanto ci è difficile dare un "giudizio" che possa risolvere il problema. Ogni soluzione comporta infatti almeno un risultato negativo.
In effetti di soluzioni perfette non esistono: qualcosa devi sempre pagare, ma si tratta di scegliere quelle soluzioni che danno di più a minor prezzo.
Purtroppo credo che non abbiamo ancora ben appreso quell'arte sia noi che gli USA...magari per motivi opposti.
Citazione:
Per esempio, per ritornare un attimo alla borsa, è di questi giorni il tentativo di arginare i saliscendi delle azioni con il blocco delle "vendite allo scoperto". ......... Dopo però è arrivata la minaccia degli operatori che se il blocco si fosse perpetuato nel tempo, avrebbero continuato le loro operazioni in un "mercato parallelo" a quello borsistico.

Vale sempre l'antico adagio: "fatta la legge ...trovato l'inganno!"...tanto piu' con gente particolarmente furba e poco etica. Ma nessuno si aspettava che il blocco fosse la soluzione globale e potesse durare a lungo.
Citazione:
Per quanto invece riguarda il lavoro e il mercato i problemi sono simili.
Non vivendo in America non posso dire come si vive e quanto incide da loro la flessibilità e la mobilità, o per esempio il fatto di non avere alcuna tutela per la salute. Forse si sono "abituati"...

Ovviamente di fronte alla mancanza di protezione sociale i cittadini si premuniscono e trovano soluzioni alternative...in tempi normali. Andava bene finchè il mercato del lavoro tirava e non c'èra bisogno del posto fisso..anzi era visto come una specie di legame costrittivo.

L'insorgere della crisi credo abbia trovato i cittadini americani più scoperti di noi, con l'aggravante che la loro mancanza di cultura di wellfare li ha portati ad insorgere contro Obama che cercava invece di dargliela una protezione. Ovviamente si è rivoltata la destra...probabilmente i piu' ricchi…ma anche i democratici sono stati, e sono in parte, un pò fessacchiotti... a mio parere.
....Un pò come da noi del resto!
Citazione:
oppure c'è una criminalità che assorbe quelle fasce di "disadattati". Quindi l'aumento del crimine è quel risultato negativo di troppa flessibilità e mobilità. Per un certo senso la spiegazione dei disordini in Inghilterra è la fotocopia di questa mia (sicuramente semplicista) analisi.

Non tanto la flessibilità (che potrebbe essere di per sè un pregio), ma l'incertezza e mancanza, persino, del lavoro, non può che ingrossare le fila della manovalanza del crimine, comunque dell'antistato.
Lo sappiamo bene noi in Italia ove la disoccupazione endemica nel sud ha portato ad uno stato di criminalità endemica che si protrae da secoli...tanto che ne abbiamo pure fatto oggetto di esportazione negli USA dall’800 alla prima parte del secolo scorso...quando …”partivano i bastimenti per terre assai lontane”.
Il fenomeno inglese di questi giorni è cosa assai diversa: lì è una questione di ragazzini e possono elimininarlo con la repressione, per ora, ma da noi occorre ben altro.
Noi abbiamo oramai uno stato nello stato,(anzi 2 o 3 stati nello stato) con i suoi leader, sua propria etica, leggi ed economia intrinseca che sugge dalla nostra...un sistema organizzato e ramificato di infiltrazioni nelle istituzioni e, forse, anche un esercito…di picciotti.
Vien da pensare che sia come una emulazione delle diverse tribù in Libia!
Citazione:
Quando una società non si cura di trovare un equilibrio, diventa normale sia la flessibilità e la mobilità del lavoro che la criminalità.

Direi che non c'è più distinzione: da noi il lavoro a progetto comunque lavoro a tempo determinato, in mancanza di controlli da parte di ispettori appositi istituzionali, è diventato pure “criminale” per lo sfruttamento dei poveri precari e mancanza di sicurezza nei posti di lavoro…manca solo che gli impiegati a tempo vengano incatenati alle scrivanie ed ai computer come nella prima rivoluzione industriale i bambini venivano incatenati alle macchine…
Forse lo ha suggerito Brunetta in una delle sue veline.
Citazione:
La criminalità si fa presto a bloccarla se si manifesta come si è manifestata in Gran Bretagna, basta incominciare a buttare tutti dentro, ma non la si cura in anticipo, perchè quello è il prezzo che bisogna pagare per quel sistema economico. Addirittura negli Usa vige ancora la pena di morte (e forse non è un caso).

Se negli USA credono ancora di bloccare la criminalità con la pena di morte stanno freschi!
Ma è solo un rimasuglio dello spirito di frontiera!
La cosa, come ovunque, deve essere curata all’origine con intensa formazione scolastica...ma mi pare che anche da loro vigano i tagli all’istruzione...e i privati non sono più così ricchi…ancora.
Forse può sopperire il fatto che da loro si comincia a mettere da parte per il college non appena i pargoli sono nati.
ulysse is offline  
Vecchio 18-08-2011, 17.37.47   #39
Il_Dubbio
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Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
Non tanto la flessibilità (che potrebbe essere di per sè un pregio), ma l'incertezza e mancanza, persino, del lavoro, non può che ingrossare le fila della manovalanza del crimine, comunque dell'antistato.
Lo sappiamo bene noi in Italia ove la disoccupazione endemica nel sud ha portato ad uno stato di criminalità endemica che si protrae da secoli...tanto che ne abbiamo pure fatto oggetto di esportazione negli USA dall’800 alla prima parte del secolo scorso...quando …”partivano i bastimenti per terre assai lontane”.

Non sarei così "categorico"
Potrebbe anche essere vero il contrario.
L'esistenza della criminalità rallenta la creazione di posti di lavoro.

Un imprenditore che oltre a pagare le tasse allo Stato, mazzette ai partiti, il caffè al posteggiatore abusivo ecc. ed anche il pizzo ai malviventi, potendo scegliere dove aprire la sua impresa, sicuramente non sarà incoraggiato ad aprirla in questi luoghi.
Se poi leggiamo la vita che fanno quelli che si sono ribellati a tutto questo, ci si chiede se ne vale la pena.

No, per me le questioni sono più semplici ma anche più complesse.
La questione semplice, secondo me, è che si formano (naturalmente?) due tipi di uomini: un uomo etico e un uomo non etico.

La questione complessa è trovare una via maestra che incanali gli uomini verso un'etica condivisa, in modo da far nascere la maggior parte degli uomini in società sane. Chiaramente si troverà sempre il "pazzo", ma una cosa è il singolo caso, un conto è far fronte ad una organizzazione di pazzi.
Un esempio di singolo pazzo in una società sana è il cosa norvegese.
Un esempio di una organizzazione di pazzi in una società malata è il caso londinese.

I norvegesi ora dovrebbero stare attenti a non modificare troppo in senso negativo la loro vita, mentre gli inglesi dovrebbero interrogarsi maggiormente su come migliorare la propria società.

Ascoltando un'intervista di Eugenio Scalfari, ad una domanda sulla politica (la domanda era: è tutta sangue e merda?) lui risponde: la politica si distingue in diritti e potere, ma questa distinzione non vale solo per la politica è la vita stessa.

Una delle questioni etiche, secondo me, riguarda i diritti. Potremmo dire forse che gli uomini non nascano con dei diritti, sia il potere a distinguere per tutti chi deve avere diritti. Ecco perchè poi una società malata, che fa crescere dentro di se la consapevolezza di essere manipolata da un potere, si ribella. Avere un diritto però non dovrebbe costituire esso stesso un potere. Sarebbe meglio che nessuno abbia consapevolezza di avere un potere e quindi trovare naturale esercitare solo il proprio diritto.

La questione si complica chiaramente in quanto è vero che dovremmo avere tutti gli stessi diritti (anche se ciò non è una conseguenza di cause riconducibili ad un qualche tipo di razionalità) il fatto però da considerare è che ognuno nasce in epoche diverse, in luoghi diversi e in condizioni diverse.
Faccio un esempio: se un uomo nasce ricco non è questa una condizione che può dargli il diritto alla ricchezza. Solo se i diritti fossero una conseguenza naturale di cause naturali, allora uno avrebbe il diritto a mantenere la sua ricchezza.
Non è possibile, altro esempio, mantenere il diritto al benessere. Un bambino che nasce in una famiglia di ricchi, avrà ottenuto naturalmente un certo benessere. Questo benessere però non è un diritto acquisito.
Del resto questo è il mito di Robin Hood.
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 18-08-2011, 23.07.17   #40
and1972rea
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Riferimento: Homo oeconomicus

il mercato e' forse una bestia cieca o rispecchia il nostro libero ed incomprensibile estro interiore?...basta osservare come volumi enormi di richezza si spostino visionariamente verso una sicurezza dorata che con l' utile e il necessario per l'uomo ha ben poco a che vedere, persino un criceto ci prenderebbe per stupidi...ci vedrebbe riporre ogni nostra fiducia nel rifugio piu' insensato ,un metallo luccicante che nemmeno si puo' mangiare, e lo si ritiene di "valore" solo perche' si pensa che tutti gli altri lo credono di valore...ma quando non si mangera' e non si respirera' piu' che valore potra' mai acquistare quell'elemento e presso quante persone potra' far valere il suo valore?
...boh

and1972rea is offline  

 



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