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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 12-11-2012, 12.35.40   #21
oroboros
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Riferimento: Parmenide: una nuova visione dell'universo?

Parmenide compie un errore fondamentale che consente di escludere possa essere stato un metafisico (come invece è possibile dire per Eraclito) nel credere che la realtà chiamata "Non essere" sia correlativa e, dunque, prima ancora di quella correlazione… anche in opposizione a quella riferita all'essere. I limiti del linguaggio consequenziale impongono di definire con la negazione "Non essere" ciò che non si riesce a definire perché superiore all'essere. In metafisica il Non essere comprende l'essere in potenza, ma anche tutto quello che non è suscettibile di manifestazione e pure ciò che sarà, ma che ancora non è. Il Non essere comprende dunque l'essere e non è opposto a questi, perché non ci può essere opposizione tra la causa che contiene e il suo effetto che è contenuto. Dio stesso, in quanto primo Essere è causa dell'essere e, di conseguenza, in quanto causa non partecipa ai suoi effetti, analogamente a tutte le cause dell'universo manifestato le quali non partecipano ai propri effetti né da questi possono essere modificate. È per questo che l'aspetto affermato dell'Essere primo non è all'interno della realtà relativa, ma al suo esterno se così si può dire, e rientra nella realtà nominata con la negazione del "Non essere". Non ci può essere alcuna visione diversa da quella dell'ortodossia metafisica che è una a immagine dell'universale. La Verità non relativa non è sottomessa a mutazioni ed è sempre identica a se stessa, così come non cambiano i suoi princìpi essenziali. Il principio universale del movimento non partecipa al muoversi del tutto e ne costituisce l'asse. Se si muovesse a propria volta il movimento al quale l'universo deve la propria sussistenza cesserebbe, e con esso l'universo intero finirebbe di esistere. Parmenide pensava che Infinito significasse incompleto, ma l'Infinito non è incompleto e neppure completo, perché entrambe queste espressioni sono relative. Lo pensava perché considerava l'Infinito come rientrante nel finito, e non occorrerebbe dire dove si trova la contraddizione, perché ciò che non ha limiti non può stare all'interno di una realtà caratterizzata da una somma di limiti.

Ultima modifica di oroboros : 12-11-2012 alle ore 17.58.30.
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Vecchio 12-11-2012, 13.08.12   #22
paul11
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Riferimento: Parmenide: una nuova visione dell'universo?

Da una parte il nostro modello percettivo/intuitivo è conformato a questa “serra” del pianeta Terra, siamo un adattamento evolutivo e dall’altra essendo come noi parte del Tutto dovremmo avere un barlume di intuizione che ci dovrebbe permettere di “agganciarci” prima o poi con il raziocinio .

Parmenide inizia da una premessa fondamentale : le cose e gli enti, con le loro proprietà e predicati, non vengono dal nulla e non svaniscono nel nulla.
Io la leggo , nella logica delle scienze fisiche, che il tutto era già nel big bang, come potenza , prima ancora che fossero atti esistenti, così come l’atto ritorna in potenza. Significa che l’osservatore o lo strumento di misura che testa “chiama a manifestarsi” un ente con le sue proprietà che diventa atto che prima era in potenza e alla fine del test da atto ritorna in potenza. Ciò che è stato non svanisce e l’ente o cosa con le sue proprietà e predicati non ha locazione.
Penso che forse questa “risonanza” sia un barlume di memoria, una riminiscenza di relazione. Perché se cerco di proseguire con questa ipotesi in effetti mi chiedo come le proprietà dei composti appaiano e si manifestino diversamente dagli elementi che lo compongono. Intendo dire che se idrogeno e ossigeno sono gassosi a certe temperature e pressioni , allo stato libero sulla Terra , quando si combinano diventando acqua cambia lo stato, le proprietà. Ma arrivo a pensare che queste proprietà siano già in potenza negli elementi ed è ciò che verrà poi manifestato nel composto , nell’organizzazione. D’altra parte mi chiedo come delle proteine, cioè composti organici le cui sequenze costituiscono il dna possano tutto ad un tratto costituire una memoria. Deve esserci una proprietà intrinseca già nell’azoto o nel carbonio, e forse ancora più microscopicamente in alcuni tipologie di corpuscoli microscopici. La logica formale non l’abbandonerei, semmai la relazionerei, perché ci aiuta a capire che le tavole periodiche degli elementi della fisica e della chimica, che i numeri nella matematica, che gli alfabeti nelle parole, seguono una logica interdisciplinare. Che l’idrogeno, il numero 1 e la lettera a singolarmente hanno una proprietà , ma quando diventano composti, ad esempio: acqua, 21, aia, assumono segni e significati diversi organizzandosi nella complessità. Ma non per questo perdono il significato originario nel momento in cui li richiamiamo come elementi semplici. Così potrebbe avvenire per gli stessi composti che hanno predicati e proprietà diverse, ma queste non apparirebbero se non ci fosse una logica che è già intrinseca , in potenza, all’origine.
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Vecchio 13-11-2012, 15.17.23   #23
and1972rea
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Riferimento: Parmenide: una nuova visione dell'universo?

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
Da una parte il nostro modello percettivo/intuitivo è conformato a questa “serra” del pianeta Terra, siamo un adattamento evolutivo e dall’altra essendo come noi parte del Tutto dovremmo avere un barlume di intuizione che ci dovrebbe permettere di “agganciarci” prima o poi con il raziocinio .

Parmenide inizia da una premessa fondamentale : le cose e gli enti, con le loro proprietà e predicati, non vengono dal nulla e non svaniscono nel nulla.
Io la leggo , nella logica delle scienze fisiche, che il tutto era già nel big bang, come potenza , prima ancora che fossero atti esistenti, così come l’atto ritorna in potenza. Significa che l’osservatore o lo strumento di misura che testa “chiama a manifestarsi” un ente con le sue proprietà che diventa atto che prima era in potenza e alla fine del test da atto ritorna in potenza. Ciò che è stato non svanisce e l’ente o cosa con le sue proprietà e predicati non ha locazione.
Penso che forse questa “risonanza” sia un barlume di memoria, una riminiscenza di relazione. Perché se cerco di proseguire con questa ipotesi in effetti mi chiedo come le proprietà dei composti appaiano e si manifestino diversamente dagli elementi che lo compongono. Intendo dire che se idrogeno e ossigeno sono gassosi a certe temperature e pressioni , allo stato libero sulla Terra , quando si combinano diventando acqua cambia lo stato, le proprietà. Ma arrivo a pensare che queste proprietà siano già in potenza negli elementi ed è ciò che verrà poi manifestato nel composto , nell’organizzazione. D’altra parte mi chiedo come delle proteine, cioè composti organici le cui sequenze costituiscono il dna possano tutto ad un tratto costituire una memoria. Deve esserci una proprietà intrinseca già nell’azoto o nel carbonio, e forse ancora più microscopicamente in alcuni tipologie di corpuscoli microscopici. La logica formale non l’abbandonerei, semmai la relazionerei, perché ci aiuta a capire che le tavole periodiche degli elementi della fisica e della chimica, che i numeri nella matematica, che gli alfabeti nelle parole, seguono una logica interdisciplinare. Che l’idrogeno, il numero 1 e la lettera a singolarmente hanno una proprietà , ma quando diventano composti, ad esempio: acqua, 21, aia, assumono segni e significati diversi organizzandosi nella complessità. Ma non per questo perdono il significato originario nel momento in cui li richiamiamo come elementi semplici. Così potrebbe avvenire per gli stessi composti che hanno predicati e proprietà diverse, ma queste non apparirebbero se non ci fosse una logica che è già intrinseca , in potenza, all’origine.
Nei post che precedono si ricorre disinvoltamente, senza farne menzione ,alle categorie di atto e di potenza aristotelici per analizzare Parmenide, ponendo come fatto assodato , come positum, il dogma della logica aristotelica ( dogma, peraltro, ancora ben presente in molti dei concetti della fisica moderna e contemporanea); mi pare evidente che usare Aristotele per spiegare Parmenide sarebbe come usare Newton per spiegare Tolomeo, o usare Picasso per spiegare Michelangelo...o usare la forchetta per mangiare il brodo... ; il fatto ,poi ,di volere ,in assoluto, ipotizzare delle proprieta' latenti ed intrinseche nelle particelle che diano conto del comportamento di un aggregato locale di esse , mi sembra altrettanto fuorviante; basta infatti rispolverare qualche vecchia pagina di scuola per riscoprire che in natura valgono, per taluni accostamenti locali di particelle , come ad esempio le soluzioni chimiche, delle proprieta' che non dipendono affatto e in alcun modo dalla natura delle particelle che li compongono, ma soltanto, per esempio, dal loro numero ( proprieta' colligative ...cioe': pressione osmotica, innalzamento ebulloscopico , abbassamento crioscopico e abbassamento di tensione di vapore...) ; e questo e' solo un esempio di come un insieme di parti possa costituire un intero la cui identita' emerge in talune proprieta' fisiche che nulla hanno a che vedere con le proprieta' delle singole parti che lo costituiscono ; un sistema fisico puo' detenere , cioe', un proprio status identitario a prescindere dallo stato dei propri componenti particolari, e , da nemmeno un secolo a questa parte, si e' ormai certi che possono esistere sistemi indipendenti non solo dalle proprieta' intrinseche dei loro costituenti, ma pure dalla localizzazione spaziale delle parti che li compongono ; il loro essere sistema, quindi, emerge solamente dalle relazioni delle parti in gioco e non dalle parti stesse, e poco importa in cosa e dove queste relazioni abbiano luogo, se “trovano luogo”, il sistema sussiste. In fondo, questo concetto di indipendenza di un insieme dalle sue parti e' banale se consideriamo un qualsiasi oggetto fisico , il quale puo' benissimo rimanere tale e quale ,se tutto cio' che muta in lui non interessa le proprieta' che ce lo fanno identificare come tale ( il mio gatto non cambia per il fatto che all'interno di esso cambiano ,scambiandosi ed intercambiandosi, tutte le particelle subatomiche che lo compongono, ma cambierebbe se quelle stesse particelle cambiassero anche solo alcune fra le loro relazioni ,dalle quali emergerebbe qualcosa di diverso dal gatto che e') ; quindi, se le proprieta' che emergono dalla relazione delle parti rappresentano l'intero, tutte le proprieta' che emergono da tutte le parti messe totalmente e non mediatamente in relazione fra loro ..rappresentano logicamente il Tutto Realmente immutevole di Parmenide; questa e' , a mio avviso, l'enorme intuizione rivoluzionaria implicita nel nostro grande filosofo.
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Vecchio 13-11-2012, 16.48.45   #24
oroboros
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Riferimento: Parmenide: una nuova visione dell'universo?

La verità dei princìpi che regolano la manifestazione della realtà relativa è stabile in relazione alla realtà manifestata, e lo è fino a quando quest'ultima sussiste, per questo non ci sono innovazioni rivoluzionarie di alcun genere che possano modificare i princìpi sui quali la verità si afferma manifestandosi. Aristotele era un metafisico e conosceva i princìpi, allo stesso modo di Giordano Bruno e la concezione, che dici essere aristotelica, di potenza e atto non appartiene ad Aristotele quanto non è appartenuta al Bruno. È frutto di considerazione logica, derivata dalla consapevolezza dei princìpi universali, senza la conoscenza dei quali ogni ipotesi resta relegata nel suo proprio inconsistente regno. Potenza e atto, per l'Assoluto, sono una unica indivisa realtà, per questa ragione ciò che è possibile si attua e quello che è impossibile no. Per quanto si riferisce agli insiemi resta da dire che non ci sono, nell'universo, insiemi privi di legami con le altre parti delle quali l'universo è formato, ma ci sono soltanto diversità nelle distanze continue che possono dividere gli insiemi tra loro. Il tuo gatto resta il gatto che è perché attorno al suo centro sono aggregate, in uniche proporzioni, le forme e le energie che determinano la specie alla quale appartiene, e se queste variassero, perdendo il filo che le collega… il gatto cesserebbe di vivere. È singolare la propensione che hanno alcuni di spiegare le leggi di un'esistenza, il cui aspetto materiale corrisponde a un basso grado di realtà, attraverso ipotesi esclusivamente di natura materiale, e in più con la pretesa di negare le analogie che legano alto e basso, analogie che sono di un ordine inverso. Le relazioni in cui stanno le parti infinitesimali che compongono un gatto non sono esclusivamente il frutto delle sostanze intese quantitativamente, ma del loro aspetto qualitativo misurato dalla direzione spaziale in cui tutte quelle particelle sono orientate, e se questa cambiasse... col gatto non ci faresti un berretto da scout.
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Vecchio 13-11-2012, 23.14.37   #25
and1972rea
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Riferimento: Parmenide: una nuova visione dell'universo?

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Originalmente inviato da oroboros
Potenza e atto, per l'Assoluto, sono una unica indivisa realtà, per questa ragione ciò che è possibile si attua e quello che è impossibile no. ...
...e cosi' si giunge esattamente al contrario di cio' che sono le conclusioni della scienza contemporanea, la quale ,scartando radicalmente ogni logica puramente deduttivista, afferma che cio' che e' possibile non sempre si attua , e che la nostra realta' mette in atto solamente alcune delle numerose possibilita' del tutto ugualmente plausibili; gia', seppur del tutto possibili , potenzialmente consentite , logicamente lecite e prevedibili, chissa' perche', molte possibilita' non diventano atto... ... probabilmente non vanno a nozze con la logica aristotelica, del tutto deduttivista ,la quale , a quanto pare , poi cosi' assoluta non sembra essere, visto che del mondo reale non e' mai riuscita a spiegare assolutamente nulla procedendo apoditticamente dall'universale verso il particolare.
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Vecchio 14-11-2012, 00.22.30   #26
paul11
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Riferimento: Parmenide: una nuova visione dell'universo?

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Nei post che precedono si ricorre disinvoltamente, senza farne menzione ,alle categorie di atto e di potenza aristotelici per analizzare Parmenide, ponendo come fatto assodato , come positum, il dogma della logica aristotelica ( dogma, peraltro, ancora ben presente in molti dei concetti della fisica moderna e contemporanea); mi pare evidente che usare Aristotele per spiegare Parmenide sarebbe come usare Newton per spiegare Tolomeo, o usare Picasso per spiegare Michelangelo...o usare la forchetta per mangiare il brodo... ; il fatto ,poi ,di volere ,in assoluto, ipotizzare delle proprieta' latenti ed intrinseche nelle particelle che diano conto del comportamento di un aggregato locale di esse , mi sembra altrettanto fuorviante; basta infatti rispolverare qualche vecchia pagina di scuola per riscoprire che in natura valgono, per taluni accostamenti locali di particelle , come ad esempio le soluzioni chimiche, delle proprieta' che non dipendono affatto e in alcun modo dalla natura delle particelle che li compongono, ma soltanto, per esempio, dal loro numero ( proprieta' colligative ...cioe': pressione osmotica, innalzamento ebulloscopico , abbassamento crioscopico e abbassamento di tensione di vapore...) ; e questo e' solo un esempio di come un insieme di parti possa costituire un intero la cui identita' emerge in talune proprieta' fisiche che nulla hanno a che vedere con le proprieta' delle singole parti che lo costituiscono ; un sistema fisico puo' detenere , cioe', un proprio status identitario a prescindere dallo stato dei propri componenti particolari, e , da nemmeno un secolo a questa parte, si e' ormai certi che possono esistere sistemi indipendenti non solo dalle proprieta' intrinseche dei loro costituenti, ma pure dalla localizzazione spaziale delle parti che li compongono ; il loro essere sistema, quindi, emerge solamente dalle relazioni delle parti in gioco e non dalle parti stesse, e poco importa in cosa e dove queste relazioni abbiano luogo, se “trovano luogo”, il sistema sussiste. In fondo, questo concetto di indipendenza di un insieme dalle sue parti e' banale se consideriamo un qualsiasi oggetto fisico , il quale puo' benissimo rimanere tale e quale ,se tutto cio' che muta in lui non interessa le proprieta' che ce lo fanno identificare come tale ( il mio gatto non cambia per il fatto che all'interno di esso cambiano ,scambiandosi ed intercambiandosi, tutte le particelle subatomiche che lo compongono, ma cambierebbe se quelle stesse particelle cambiassero anche solo alcune fra le loro relazioni ,dalle quali emergerebbe qualcosa di diverso dal gatto che e') ; quindi, se le proprieta' che emergono dalla relazione delle parti rappresentano l'intero, tutte le proprieta' che emergono da tutte le parti messe totalmente e non mediatamente in relazione fra loro ..rappresentano logicamente il Tutto Realmente immutevole di Parmenide; questa e' , a mio avviso, l'enorme intuizione rivoluzionaria implicita nel nostro grande filosofo.

Un mio post precedente non è stato publicato sarà andato nell'eterno etere di internet.

L'induttivo tentativo di ragionamento del post quotato pensa che il sottoscritto abbia mischiato Parmenide ad Aristotele; da quale analisi logica del periodo lo abbia intuito, dedotto, indotto, abdotto non lo so.Inizio con una premessa con Parmenide e per me finisce lì; poi inizio con "IO penso" cioè parlo con il mio pensiero, se ogni volta che si dice atto e potenza bisogna necessariamente avere riferimenti ad Aristotele significa che ogni volta che si parla ci riferiamo all'Homo Sapiens Sapiens. Il mischiare Picasso Michelangelo in battuta è ridicolo ancora di più se chi lo dice mischia Parmenide e Heisenberg facendo una analisi da metafisica imponderabile mischiando eterni e immutevoli con fermioni e....

Se qualcuno m iriesce a tradurre quello che dice in cocreto questa metafisica materica che sa di panteismo e animismo mi fa un favore.
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Vecchio 14-11-2012, 00.39.33   #27
paul11
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Nei post che precedono si ricorre disinvoltamente, senza farne menzione ,alle categorie di atto e di potenza aristotelici per analizzare Parmenide, ponendo come fatto assodato , come positum, il dogma della logica aristotelica ( dogma, peraltro, ancora ben presente in molti dei concetti della fisica moderna e contemporanea); mi pare evidente che usare Aristotele per spiegare Parmenide sarebbe come usare Newton per spiegare Tolomeo, o usare Picasso per spiegare Michelangelo...o usare la forchetta per mangiare il brodo... ; il fatto ,poi ,di volere ,in assoluto, ipotizzare delle proprieta' latenti ed intrinseche nelle particelle che diano conto del comportamento di un aggregato locale di esse , mi sembra altrettanto fuorviante; basta infatti rispolverare qualche vecchia pagina di scuola per riscoprire che in natura valgono, per taluni accostamenti locali di particelle , come ad esempio le soluzioni chimiche, delle proprieta' che non dipendono affatto e in alcun modo dalla natura delle particelle che li compongono, ma soltanto, per esempio, dal loro numero ( proprieta' colligative ...cioe': pressione osmotica, innalzamento ebulloscopico , abbassamento crioscopico e abbassamento di tensione di vapore...) ; e questo e' solo un esempio di come un insieme di parti possa costituire un intero la cui identita' emerge in talune proprieta' fisiche che nulla hanno a che vedere con le proprieta' delle singole parti che lo costituiscono ; un sistema fisico puo' detenere , cioe', un proprio status identitario a prescindere dallo stato dei propri componenti particolari, e , da nemmeno un secolo a questa parte, si e' ormai certi che possono esistere sistemi indipendenti non solo dalle proprieta' intrinseche dei loro costituenti, ma pure dalla localizzazione spaziale delle parti che li compongono ; il loro essere sistema, quindi, emerge solamente dalle relazioni delle parti in gioco e non dalle parti stesse, e poco importa in cosa e dove queste relazioni abbiano luogo, se “trovano luogo”, il sistema sussiste. In fondo, questo concetto di indipendenza di un insieme dalle sue parti e' banale se consideriamo un qualsiasi oggetto fisico , il quale puo' benissimo rimanere tale e quale ,se tutto cio' che muta in lui non interessa le proprieta' che ce lo fanno identificare come tale ( il mio gatto non cambia per il fatto che all'interno di esso cambiano ,scambiandosi ed intercambiandosi, tutte le particelle subatomiche che lo compongono, ma cambierebbe se quelle stesse particelle cambiassero anche solo alcune fra le loro relazioni ,dalle quali emergerebbe qualcosa di diverso dal gatto che e') ; quindi, se le proprieta' che emergono dalla relazione delle parti rappresentano l'intero, tutte le proprieta' che emergono da tutte le parti messe totalmente e non mediatamente in relazione fra loro ..rappresentano logicamente il Tutto Realmente immutevole di Parmenide; questa e' , a mio avviso, l'enorme intuizione rivoluzionaria implicita nel nostro grande filosofo.

E adesso passiamo alla fisica.
Tu che ritieni che Parmenide sia nel giusto e che quindi ci siano gli immutevolie ed eterni spiegami da dove saltano fuori le proprietà fisiche chimiche. Ritieni che la memoria nelle sinapsi sia eterna? Come può una proteina contenere memoria, il pensiero da quale materia fisica nasce?
Che cosa è una relazione per te, spiegalo fisicamente e collegalo con il principio di non locazione? Perchè se credi che ci siano gli eterni non ha senso che esistano relazioni: è già tutto lì bello pronto da sempre e per sempre. Ammetendo che esistano le relazioni nel stuo sistema ,l'universo sarebbe un'inverosimile memoria esplosiva che collassa perchè deve tenere tutto in memoria le relazioni e per quale senso poi? . Hai poche idee ma ben confuse perchè oltrettutto mischi eterni immutevoli e divenire
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Vecchio 14-11-2012, 11.31.53   #28
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La logica è un procedimento consequenziale del pensiero che si svolge utilizzando il principio di non contraddizione, e nulla che sia consequenziale può avere carattere di assolutezza, dunque che ci possa essere una logica assoluta è una tua deduzione errata. La logica, Aristotelica non ha senso chiamarla, può essere, in dipendenza delle necessità e delle opportunità che le si offrono, sia deduttiva che induttiva. Non è mia intenzione impedirti di lucidare il tostapane in titanio che ti ha donato la scienza e che pare affascinarti tanto. In fondo è utile anche quello, quando si vuole fare una saporita e croccante colazione… diversamente occorre ammettere che le scienze hanno una sfera di applicazione riservata alla ripetibilità sperimentale, la quale non conviene sempre a un universo dove tutto è in perenne agitazione.
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Vecchio 14-11-2012, 14.40.33   #29
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Un mio post precedente non è stato publicato sarà andato nell'eterno etere di internet.

L'induttivo tentativo di ragionamento del post quotato pensa che il sottoscritto abbia mischiato Parmenide ad Aristotele; da quale analisi logica del periodo lo abbia intuito, dedotto, indotto, abdotto non lo so.Inizio con una premessa con Parmenide e per me finisce lì; poi inizio con "IO penso" cioè parlo con il mio pensiero, se ogni volta che si dice atto e potenza bisogna necessariamente avere riferimenti ad Aristotele significa che ogni volta che si parla ci riferiamo all'Homo Sapiens Sapiens. Il mischiare Picasso Michelangelo in battuta è ridicolo ancora di più se chi lo dice mischia Parmenide e Heisenberg facendo una analisi da metafisica imponderabile mischiando eterni e immutevoli con fermioni e....

Se qualcuno m iriesce a tradurre quello che dice in cocreto questa metafisica materica che sa di panteismo e animismo mi fa un favore.
Mi spiace di leggere un tono cosi' risentito nell'incalzare un mio semplice post, se ho piazzato qualche battuta un po' troppo tagliente , me ne scuso , e me ne rammarico; rimango , comunque, convinto che nel dibattere di filosofia, e non solo, non possiamo fare a meno di usare strumenti concettuali che abbiamo fatto nostri , ma che spesso non ci appartengono; se parlassimo di democrazia ed ordinamento repubblicano dello Stato , non potremmo non usare e persino condividere nel profondo almeno meta' di tutto lo scibile prodotto durante l'eta' dei lumi in Europa, cosi', quando parliamo di diritti fondamentali dell'Uomo, non potremmo non fare nostre le categorie prodotte da un substrato culturale del tutto Cristiano anche per un perfetto ateo contro innumerevoli altre culture estranee al nostro amato continente e altrettanto millenarie, che quelle categorie ancora non le comprendono del tutto; quando ti esprimi usando ad hoc e lecitamente gli strumenti antichi della nostra cultura occidentale ,creati da persone in carne ed ossa come noi molti secoli orsono, non commetti certo un abominio , io mi limito ad osservare che l'oggetto di questa nostra conversazione virtuale implica la messa in discussione di quegli stessi strumenti concettuali; dobbiamo ,cioe', cercare di spogliarci il piu' possibile di tutto l'armamentario dialettico preconfezionato ed osservare Parmenide su una base scevra da ogni successivo ricamo dell'intelletto altrui, usiamo il piu' possibile il nostro cervello .... La meta stabilita e' gia' stata raggiunta innumerevoli volte con altre attrezzature battendo sempre la medesima strada, vi esorto , ora, a cercare una nuova via e ad attrezzarci di tutto punto con gli strumenti nuovi che reputiamo piu' adatti e che non possiamo che trovare soltanto nei nostri sacchi.
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Vecchio 14-11-2012, 15.22.32   #30
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Originalmente inviato da paul11
E adesso passiamo alla fisica.
Tu che ritieni che Parmenide sia nel giusto e che quindi ci siano gli immutevolie ed eterni spiegami da dove saltano fuori le proprietà fisiche chimiche. Ritieni che la memoria nelle sinapsi sia eterna? Come può una proteina contenere memoria, il pensiero da quale materia fisica nasce?
Che cosa è una relazione per te, spiegalo fisicamente e collegalo con il principio di non locazione? Perchè se credi che ci siano gli eterni non ha senso che esistano relazioni: è già tutto lì bello pronto da sempre e per sempre. Ammetendo che esistano le relazioni nel stuo sistema ,l'universo sarebbe un'inverosimile memoria esplosiva che collassa perchè deve tenere tutto in memoria le relazioni e per quale senso poi? . Hai poche idee ma ben confuse perchè oltrettutto mischi eterni immutevoli e divenire

Parlare al plurale di immutevoli ed eterni e' , a mio avviso , fuorviante; semmai si potrebbe discorrere di immutevole ed eterno una volta che comprendiamo che tutto cio' che ci appare mutevole e plurale appartiene alla prospettiva parziale con cui siamo in grado di cogliere apparentemente il Tutto.E' chiaro che un universo non totalmente e assolutamente relazionato diviene mutevole ,poiche' diviene parziale, ma dovremmo convincerci che questa parzialita', nelle relazioni che riusciamo a cogliere del Tutto , e' presente solo in noi stessi, e solamente in apparenza.Il Tutto puo' essere concepito logicamente come Tuttuno immutevole soltanto se assolutamente e immediatamente realzionato in ogni sua parte, ogni sua parte cessa , cioe' , di rimanere ontologicamente parte ,e diviene solo apparenza, nel momento in cui essa viene assorbita dalla totalita' delle relazioni che la legano e la fondono insieme a tutte le altre parti nel Tutto...rifletteteci. Se provate ad immaginare il Tutto come ad una pagnotta ( meglio una sfera ... ? ) di materia omogenea ultradensa scoprirete che cio' che vi appare non puo' essere considerato immutevole ed assolutamente omogeneo senza che ogni parte circoscrivibile in esso dalla vostra immaginazione non entri immediatamente in relazione con ogni altra parte immaginabile di esso.
La memoria delle sinapsi?? ..., le proteine... , il pensiero...; ... siamo davvero certi che basti conoscere la posizione relativa e la sequenza spaziale di ogni amminoacido in una proteina per poterla determinare univocamente in tutto cio' che la circonda ( cioe' l'intero universo...)? ...potrebbe essere che le relazioni di quegli amminoacidi nel contesto di tutto cio' che pare esterno a quella molecola siano molto piu' profondi e ramificati di quel che ci pare..., e' solo una possibilita' logica, ma non la scarterei a priori. Quando cogliamo un fungo nel bosco, davvero possiamo pensare di aver colto tutto il fungo nella sua totalita' per il solo fatto di credere all'apparenza di cio' che vediamo parzialmente? in realta' il fungo si protende e si ramifica altrove, e molto piu' profondamente ed estesamente di come ci appare.
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