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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 20-09-2013, 05.49.23   #71
Soren
Ospite abituale
 
Data registrazione: 08-05-2009
Messaggi: 164
Riferimento: Il caos nella metafisica

Citazione:
Un linguaggio più sempliciotto no? Magari sono sempliciotta io...
Andiamo sul pratico, quando vedo cadere una pera dal pero, posso pensare che che l'ha fatto cadere il dio del pero, o che l'orologio biologico del pero ha dato la scadenza alla pera, o che l'albero voleva riprodursi e quindi ha lasciato cadere la pera, o che la pera matura ha un dispositivo per cadere, o che la gravità incide maggiormente nella pera matura perchè acquosa, o che dipende da quanto è resistente il picciolo in quella qualità di pera...
tutto questo per dire che le variabili di un'azione possono essere molto difficili da controllare per noi umani sia perchè innumerevoli sia perchè non le vediamo e nemmeno siamo tanto capaci di parlare di concause.
Così ciò che non riusciamo a individuare come prodotto di concause lo chiamiamo caso o caos... che belle le faccine..

Ehm ho compreso il ragionamento sulle concause ma credo di conoscerlo già bene: quel che mi chiedo io non è una particolare possibilità di qualcosa o del suo modo di verificarsi, causarsi o concausarsi insieme ad altre ma il salto che c'è dal non-essere ( che nella mia visione è primordiale ) all'essere, all'insieme tutto delle cause. Io cercavo la causa "impossibile" che genera tale "paradosso". per quanto riguarda la struttura interna del mondo sono un determinista abbastanza convinto ( anche se al momento sono sospeso sulla questione del quantistico: non avendo competenza non riesco a convincermi esattamente sulla sua irriducibile natura probabilistica: cioè se lo è davvero intrinsecamente e dunque vi sia un certo caos annesso, o sia semplicemente non-linearità imperscrutabile - propendo per la seconda ). Ti ringrazio per il tuo pensiero

Citazione:
...in effetti ,fatico un po' a comprendere cio' che intendi nella premessa che poni; perche' non esiste equazione che contempli il caso nel senso in cui sembri descriverlo. E' evidente , infatti, che non puo' esistere un'ontologia del caso, semmai, esistono eventi ritenuti possibili ed eventi che si verificano negli effetti del reale fisico, questi ultimi possono appartenere realmente all'insieme degli eventi supposti dal nostro inteletto, oppure , semplicemente , ve li facciamo rientrare noi arbitrariamente travisando il reale, il rapporto fra eventi posti e verificati nella realta'ed eventi ritenuti possibili genera cio' che chiamiamo concetto di probabilita', ma quest' ultimo non c'entra proprio nulla con il mito del Caos, il quale e' solo un'elaborazione culturale e religiosa che serve a placare i nostri timori verso il mistero e verso tutto cio' a cui non sappiamo dare una spiegazione.

Sull'ultima affermazione non sono d'accordo per nulla! :P semmai il caos è stata sempre l'origine del timore verso il mistero: la paura più grande infatti non mi pare il mistero, ma il fatto che dietro questo impenetrabile velo... non ci sia un bel nulla. Se fosse questa la risposta appagante, non vedo come le religioni avrebbero potuto ammaliare tante menti: non ci sarebbe stato bisogno di tanti miti! il mondo si è creato da sè, a caso, e noi siamo figli di questo caso insensato e inconcludente: non è questa piuttosto la realtà terribile che si cerca da sempre, attraverso le metafisiche teologicizzate, di scampare ? Queste infatti non prendono nemmeno in considerazione l'antitesi del loro dio, ma si limitano a utilizzare una faccia della medaglia ed assolutizzarla senza guardare il rimando ( per dio intendo il significato oggettivo sempre sotteso di essere ). Per il resto ti do ragione a metà: infatti un'ontologia del caso come lo intendo io nel senso comune di ontologia sarebbe impossibile, perché questa si occupa della parte positiva dell'esistenza mentre io questa problematica l'ho inserita a cavallo tra le due, a mo' di collegamento e per cui si esula. Ma mi pare che volere comprendere il mondo guardando soltanto il positivo ( quella che a me, almeno, torna come la sua struttura interna ) sia un po' come voler capire tutto della materia senza mai occuparsi di anti-materia, anche se mi rendo conto che trattandosi di ontologia la questione abbia dinamiche ben diverse: era solo un esempio, non so se si è capito il senso.
Come ho detto sopra io sono un determinista abbastanza convinto... è proprio per questo anzi che nel mio schemino concettuale ho sentito il bisogno di spostare la "libertà" di "creazione" completamente al dì fuori del sistema di "realtà", perché nel mondo che io mi rappresento non vi trovo alcun spazio e pur so che per esserci qualcosa si necessita di tale -creazione- e conseguentemente non posso non trattare del -nulla- come argomento metafisico. Ora se prima non c'era nulla e poi c'è qualcosa ( anche se ho già detto che la dinamica temporale è un problema linguistico non attinente, per me la questione si gioca tra "dentro" e "fuori", ma è veramente difficile intendersi con queste parole ) in mezzo inevitabilmente ci deve essere un caso, perché un ordine lega soltanto positivo e positivo, non negativo e positivo. Non so se sono stato più chiaro! purtroppo non essendo una tematica che ho trovato espressa in termini soddisfacenti nei libri che ho letto mi sforzo di trovare le parole "giuste" per esprimerla io stesso: ovviamente, essendo un semplice interessato più che un esperto, il caos anche linguistico è deterministicamente determinato. :P
Soren is offline  
Vecchio 28-09-2013, 22.30.29   #72
and1972rea
Moderatore
 
Data registrazione: 12-09-2004
Messaggi: 781
Riferimento: Il caos nella metafisica

Citazione:
Originalmente inviato da Soren



Sull'ultima affermazione non sono d'accordo per nulla! :P semmai il caos è stata sempre l'origine del timore verso il mistero: la paura più grande infatti non mi pare il mistero, ma il fatto che dietro questo impenetrabile velo... non ci sia un bel nulla. Se fosse questa la risposta appagante, non vedo come le religioni avrebbero potuto ammaliare tante menti: non ci sarebbe stato bisogno di tanti miti! il mondo si è creato da sè, a caso, e noi siamo figli di questo caso insensato e inconcludente: non è questa piuttosto la realtà terribile che si cerca da sempre, attraverso le metafisiche teologicizzate, di scampare ? Queste infatti non prendono nemmeno in considerazione l'antitesi del loro dio, ma si limitano a utilizzare una faccia della medaglia ed assolutizzarla senza guardare il rimando ( per dio intendo il significato oggettivo sempre sotteso di essere ). Per il resto ti do ragione a metà: infatti un'ontologia del caso come lo intendo io nel senso comune di ontologia sarebbe impossibile, perché questa si occupa della parte positiva dell'esistenza mentre io questa problematica l'ho inserita a cavallo tra le due, a mo' di collegamento e per cui si esula. Ma mi pare che volere comprendere il mondo guardando soltanto il positivo ( quella che a me, almeno, torna come la sua struttura interna ) sia un po' come voler capire tutto della materia senza mai occuparsi di anti-materia, anche se mi rendo conto che trattandosi di ontologia la questione abbia dinamiche ben diverse: era solo un esempio, non so se si è capito il senso.
Come ho detto sopra io sono un determinista abbastanza convinto... è proprio per questo anzi che nel mio schemino concettuale ho sentito il bisogno di spostare la "libertà" di "creazione" completamente al dì fuori del sistema di "realtà", perché nel mondo che io mi rappresento non vi trovo alcun spazio e pur so che per esserci qualcosa si necessita di tale -creazione- e conseguentemente non posso non trattare del -nulla- come argomento metafisico. Ora se prima non c'era nulla e poi c'è qualcosa ( anche se ho già detto che la dinamica temporale è un problema linguistico non attinente, per me la questione si gioca tra "dentro" e "fuori", ma è veramente difficile intendersi con queste parole ) in mezzo inevitabilmente ci deve essere un caso, perché un ordine lega soltanto positivo e positivo, non negativo e positivo. Non so se sono stato più chiaro! purtroppo non essendo una tematica che ho trovato espressa in termini soddisfacenti nei libri che ho letto mi sforzo di trovare le parole "giuste" per esprimerla io stesso: ovviamente, essendo un semplice interessato più che un esperto, il caos anche linguistico è deterministicamente determinato. :P

be'...mi pare difficile negare il fatto che, quando affermiamo che qualche cosa avviene per caso, noi consegnamo a questo evanescente concetto una sorta di causalita' quasi trascendentale, se non religiosa; il caso diviene causa e da esso si genera ogni realta' meccanicamente determinabile: non importa sapere dove si trovi un elettrone in un determinato istante, caso vuole che per un tot% del suo tempo si trovi in un certo volume dello spazio , e questo ci basta ( o meglio, bastava a molti ...)
and1972rea is offline  

 



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