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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 22-06-2013, 14.54.46   #1
La_viandante
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Antispecismo

Siamo davvero una specie superiore o non differiamo granché da tutte le altre specie animali? Con gli animali e persino con i vegetali condividiamo molto del nostro DNA, e se guardiamo a tante di quelle sperimentazioni su abilità cognitive degli animali, a guardar bene, non differiamo nemmeno tantissimo.
http://associazioneparteincausa.word...elo-e-le-rime/
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Vecchio 23-06-2013, 08.45.44   #2
La_viandante
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Riferimento: Antispecismo

Quando ho scritto il testo qui sopra non avevo ancora una posizione sull'argomento e speravo che leggendo il confronto tra le opinioni altrui me ne sarei fatta una anche io. Invece una piccola opinione ancora in embrione e in via di perfezionamento me la son già fatta. Il termine specie non è altro che una ipostatizzazione, un concetto astratto che abbiamo inteso come reale, ma che in realtà non esiste. Un esempio è quello dell'homo oeconomicus, un modello che per secoli è servito a costruire teorie economiche e che vediamo invece oggi fallire miseramente perché costruite su questa fallacia. Whitehed la chiama di concretezza mal posta. Cosa ne pensate?
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Vecchio 23-06-2013, 09.54.04   #3
gyta
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Riferimento: Antispecismo

L’argomento è tutt’altro che facile, le distinzioni a comodo discriminano senza in realtà
conoscere nulla di nessuno, che si parli di specie o di razze il tentativo di discernere parte
sempre da basi grossolane e superficiali nonché antiscientifiche, se per scienza intendiamo conoscenza
e non esattamente esperimento mirato a declinare una determinata cernita di ideologie.. subliminali.

Se l’essere in quanto essere è ancora lontano dall’indubbio primo posto in una intima scala di valori personali, il discriminare è atto maccheronico a semplificare al fine di risparmiarci lo sforzo di un pensare attivo, così l’automatismo prevale sulla sensibilità ed il ragionamento e ci ritroviamo spesso nostro malgrado a confermare follie per la sola forza inerziale dell’abitudine a ciò che è assodato costume sociale, in realtà perpetuando antichi riti dal sapore magico quanto crudele. In un periodo di mutismo (ed autismo) mentale della mia vita mi sono ritrovata a fare sfiziosi doni natalizi prelevati da pelli animali, forse mi sentivo tanto indiana d’america, forse a livello subliminale avrei tanto voluto incarnare lo spirito libero dell’antico homo animalis che vince sulla morte (altrui) impadronendosi così dell’anima defunta, simbolo di un istinto (personale) rinnegato. Quadernetti dalla copertina di pelle incisa da figure totem. Spesso ciò che uccidiamo (direttamente o meno) non è che il tentativo di uccidere il terrore di un’impotenza che ci pervade. Così la vittoria sulla vita diventa l’affermazione del potere di dare la morte. Piccola soddisfazione necrofila di chi sente che la strada per giungere alla conferma di una reale identità umana è costellata di sforzi mal ripagati. Di fronte ad una verità scomoda spesso la sua omissione diventa l’unico modo per preservare una vita non troppo drammatica. Ma il fio attende con imperturbabile pazienza ed ogni scorciatoia equivale al punto più lungo di unione fra ciò a cui tendiamo e il nostro possibile giungervi. Ciò che neghiamo si ripropone instancabile sul nostro tragitto assumendo le più svariate forme al fine di sedurci prima o poi all’ambito passo dell’ascolto alla sostanza negletta, dove le distinzioni ci si ergeranno contro come cartine al tornasole a fotografarci nella nostra intera gamma di appartenenza.
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Vecchio 23-06-2013, 17.20.15   #4
david strauss
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Purtroppo. Ma la superiorità della nostra specie è soltanto funzionale, volendo abbiamo la capacità (o l'incapacità) di distruggere tutte le altre specie (e quindi anche la nostra).
Prendi ad esempio i cani, scodinzolano quando gli si da' un biscotto e ringhiano quando gli si mostra un bastone, eppure non credo che un cane reputi l'uomo più intelligente di lui. Nella realtà delle cose l'uomo si dice che valga più di un cane soltanto perchè sembra soffra di più le pene di questa vita, non dovrebbero quindi i cani avere pietà di noi? Credo che i cani si vergognino dei loro padroni quando li tengono al guinzaglio e che lo facciano per compatirli.
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Vecchio 24-06-2013, 20.53.29   #5
ulysse
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Citazione:
Originalmente inviato da david strauss
Purtroppo. Ma la superiorità della nostra specie è soltanto funzionale, volendo abbiamo la capacità (o l'incapacità) di distruggere tutte le altre specie (e quindi anche la nostra).
Prendi ad esempio i cani, scodinzolano quando gli si da' un biscotto e ringhiano quando gli si mostra un bastone, eppure non credo che un cane reputi l'uomo più intelligente di lui. Nella realtà delle cose l'uomo si dice che valga più di un cane soltanto perchè sembra soffra di più le pene di questa vita, non dovrebbero quindi i cani avere pietà di noi? Credo che i cani si vergognino dei loro padroni quando li tengono al guinzaglio e che lo facciano per compatirli.
Penso che tu abbia voluto esprimere un paradosso...per i cani!
...Per gli umani è un altro discorso: senza pretendere di essere superiore o inferiore è un fatto che la specie Homo Sapiens Sapiens è l'unica, fra gli altri animali, che si interessa, oltre le esigenze del sopravvivere, di ragionare di se medesima e di interpretare e capire i fenomni dell'universo ed anche sperimentarlo ed esplorarlo...oltre ad altre faccenduole come l'arte, l'etica, la filosofia, ecc.

Comunque, non credo che il cane domestico abbia la facoltà, per lui cosciente, di valutare eticamente l'uomo: scodinzola di fronte a chi gli si mostra amico (non sempre) e gli butta un biscotto e ringhia a chi lo minaccia: è la pulsione di base di tutti i viventi che sarebbe il difendersi ed attaccare ed il tirare l'acqua al proprio mulino in modo da trarre il massimo vantaggio dall'abiente biofisico in cui ci trova e...sopravvivere!

C'è chi lo sa fare meglio... e chi peggio: tutte le specie viventi...proprio per qusto vivono... e sono geneticamente abbastanza dotate in proposito anche se puo' accadere che certi individui non ce la facciano o non riescano ad adattarsi al mutare dell'ambiente.

Ovvio che se, in una specie, il numero di chi non ce la fa oltrepassa un certo limite allora la specie stessa entra in sofferenza...e infatti accade oggi che molte specie si estinguono causa l'eccessiva invadenza del'uomo che troppo si espande demograficamente con conseguente consumo e sottrazione di risorse alle altre specie...finchè tutte le risorse non sarano esaurite...e allora saranno cavoli amari.
Comunque, per le specie in sofferenza, già da tempo si cerca di attivare una qualche protezione: le specie protette...per il possibile. Certo si potrebbe e dovrebbe fare qualcosa di più!

Ritornando al cane domestico, occorre tener presente che esso è un caso molto particolare: è un esempio eclatantante di quanto si possa agire col condizionamento sul DNA di una specie...nel caso specifico la specie lupo, la specie cane selvatico, e quindi cane domestico...da cui si son fatte derivare infinite razze... grandi, piccole, nane e microbiche... coi più diversi caratteri appositamente selezionati e affinati per servire l'uomo in ogni senso...per picere o per lavoro: cane da compagnia, cane da caccia, cane da guardia, cane da tartufo, cane da slitta, cane bagnino, cane guida ecc.....fino alla tragedia del beagle...cane da esperimento!

Ciascuna razza è stata ottenuta e affinanta selezionando artificialmente le specifiche caratteristiche agendo sugli accoppimenti, la riproduzione, i condizionamenti ambientali, l'addestramento, ecc...

Pavlov fu un pioniere del condizionamrnto: cane di Palov!
Ovviamente ne emerse l'idea che il condizionamento sia possibile in relazione a tutte le specie viventi...tanto più per quelle più psichicamente dotate...anche per l'uomo...al quale i regimi totalitari hanno riservato e riservano, fra l'altro, il lavaggio del cervello.

Comunque un qualche condizionamento è sempre in atto in tutte le società...in particolare c'è il condizionamento della propaganda politica o commerciale...e, più estesamente, siamo sempre condizionati dalla cultura dominante che non è detto sia solo quella economica (homo economicus) o quella tecnologica (homo tecnologicus) oppure "homo casalingus" od "homo itinerantis", homo da shopping, sportivo, tifoso, calciatore ecc...persino l'Homo Philosophicus..che sarebbe una risorsa... quando non mal condizionato.
Comunque, queste ultime non si possono definire specie o razze, ma solo tipologie relativa a particolari tipi di attività... alle quali certi diversi individui della specie Homo Sapiens Sapiens preferiscono dedicarsi in prevalenza.

Comunque direi che siamo inevitabilmnte...seconda una qualche cultura, condizionati: se non lo fossimo non potremmo vivere..non dico in una certa società...ma proprio vivere non potremmo!
Già la madre infatti, ci condiziona ...cui ci ribelliamo piangendo e strillando e, in qualche modo, sfuggiamo ad un condizionamento rigido...ma finiamo comunque per appartenere (per condizionamento biologico e di comportamento) ad una certa razza o tipologia di umani...sia essa fisica che culturale: la formazione, l'educazione, l'istruzione...l'essere individui sociali...sono, qualunque ne sia il senso, condizionamenti indispensabili per il nostro essere ed esistere..e forse è anche l'unica possibilità che abbiamo per mutare e migliorare...se lo vogliamo...biologicamente (forse), culturalmente ed eticamente.

I discorsi sulla "essenza" (l'essere noi stessi) costante e continua del nostro essere intrinseco, che tale sempre è stato e sarà...per destino, ecc..sono discorsi fasulli e incongruenti: se così fosse saremmo ancora all'Homo Abilis o all'uomo della pietra: nessuna variazione o mutazione avverrebbe...la specie sarebbe cristallizzata alla sua origine...forse in branchi di scimmioni...nessun succedersi delle specie...nessuna razza diversificata...o forse saremmo già perfetti...o tragicamnte primitivi e imperfetti.

L'antropologia credo si dedichi, fra l'altro, a questi studi anche partendo dall'antico: la definizione e attribuzione di nomi alle specie, razze, e tipoligie, per quanto costituisca convenzione è comunque essenziale per capire di che si parla: fa parte della organizzazione del pensiero, del discorso...in definitiva dell'indagine...anche se, nei casi complessi, le definizioni non sempre sono dirimenti.

Fra due insiemi contigui, infatti, A contiguo a B, difficilmente esiste una linea divisoria assuluta..è facile esistano in contemporanea individui AB...o ACB...o AHB, ecc....

Infatti, fra il genere naschile ed il genere femminile esistono infinite possibilità intermedie o, addirttura insiemi che potrebbero definirsi terzi o quarti generi, ecc...ma una definizione si cerca di darla anche per dare all'individuo una certa possibilità e forma di identità e aggragazione.

Procedendendo per gli umani si possono oggi definire le razze africane, asiatiche, caucasiche ecc...che si sono spontanemente formate per le distanze geografiche e conseguenti difficolta di accoppiamento...cosa normale quando di mezzo cè un mare, una catena di monti o anche solo una diversa formazione culturale e religiosa...un diverso condizionamento!

Oggi, con la facilità dei viaggi e delle migrazioni...tutto tendenzialmente diventa un melting pot.

Le definizione, oggi, delle razze umane ha proprio lo scopo di studiarne (antropologia) l'andamento delle modalità di comparsa antica e scomparsa e di rimescolamento odierno..per quanto sia oramai preferibile utilizzare la mappatura del genoma...quando c'è.

Per gli animali, in particolare per i cani, i cavalli , i colombi, le mucche da latte ecc... la suddivisione e definizione di "razze" artificialmente selezionate ha lo scopo di definire, conoscere e mantere intatte le relative carateristiche...a volte preziose!...per quanto il melting pot dei bastardini, in specie fra i cani, prevalga sempre più.

Per cavalli e mucche ovviamente confondere non sarebbe propizio: una mucca da latte non può figliare vitelli da carne...a meno che non diventiamo tutti vegetariani...idem per cavalli da corsa o da lavoro, ecc...se li confondiamo non curando l'accoppiamnto gli ippodromi falliscono!

Magari c'è anche altro, ma, in definitiva, la divisione e definizione di specie e razze non è cosa così artificiosa e di poco momento se non per i piccolo bastardini cani!

Per gli umani, a parte i tragici tentativi di Hitler per creare il superuomo della razza ariana, ...e tutto un altro discorso.

Ultima modifica di ulysse : 25-06-2013 alle ore 13.55.26.
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Vecchio 25-06-2013, 07.41.09   #6
La_viandante
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A Ulysse
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Per gli umani, a parte i tragici tentativi di Hitler per creare il superuomo della razza ariana, ...e tutto un altro discorso.

Non solo Hitler, fin dai tempi antichi con la suddivisione in caste, l'aristocrazia, la schiavitù o verso i neri e poi gli Ebrei, anche tra gli uomini sono esistite le differenziazioni, si nasce in una determinata cultura, con certe credenze, e si accettano per inerzia, finché qualcuno un giorno si sveglia e comincia a dubitare e dubitando insinua il dubbio che, forse, quella gente, anche se ha il colore della pelle diverso dal nostro, non è diversa realmente da noi. E forse quello che facciamo è profondamente, eticamente sbagliato. Con l'antispecismo sta forse emergendo un nuovo senso etico, una nuova coscienza e sensibilità verso altre forme di vita. Ma abbiamo troppi sensi di colpa e ricacciamo via il pensiero, non vogliamo fare i conti con la nostra coscienza, o dovremmo accettare che tutto quello che abbiamo fatto e continuiamo a fare agli animali è identico a quanto i nostri antenati han fatto ai neri considerandoli una specie inferiore. I tempi cambiano, le culture si evolvono, cambiano i paradigmi, chissà che non siamo proprio nel bel mezzo di un cambiamento di paradigma.
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Vecchio 25-06-2013, 14.17.56   #7
ulysse
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Originalmente inviato da gyta
L’argomento è tutt’altro che facile, le distinzioni a comodo discriminano senza in realtà
conoscere nulla di nessuno, che si parli di specie o di razze il tentativo di discernere parte
sempre da basi grossolane e superficiali nonché antiscientifiche, se per scienza intendiamo conoscenza
e non esattamente esperimento mirato a declinare una determinata cernita di ideologie.. subliminali.
Veramente Darwin, oltre che i fringuelli delle Galapagos, studiò a fondo le modalità degli allevatori inglesi per ottenere razze dedicate ed efficaci agli scopi prefissi.

In particolari Dewin studiò gli allevatori di colombi: come presumo sia noto, a qui tempi non esisteva il telefono e nessun altro mezzo di comunicazione veloce a distanza se non il cavallo.

Gli allevatori di colombi, a quei tempi, curavano moltro le tecniche di accoppiamento e di selezione dei colombi affinchè si perfezionassero la loro capacità di percorrere "veloci" grandi distanze e la loro capacità di orientemento.

Molto di cio' che Darwin apprese da quegli allevatori contribuì alla elaborazione della famosa teoria.
Quindi se oggi sappimo qualcosa di "Evoluzione del vivente per selezione naturale" lo dobbiamo anche ai colombi.

Non accuserei quegli allevatori di essere stati superficiali ed antiscientifici nelle loro denominazioni e nei loro metodi di selezione artificiale delle varie razze, nell'intento di migliorerne le prestazioni...anche perchè su qulle attività essi ci campavano: un colombo capace di portare mesaggi a distanza, specie in tempo di guerra, era prezioso al massimo!
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Vecchio 25-06-2013, 15.39.22   #8
Soren
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"superiore" da che punto di vista ? in generale ? che punti di vista riassume una "superiorità" in generale, quali fattori tiene in considerazione ?

perché ad esempio dal punto di vista della consapevolezza e dell'intelligenza, e di tutta la tecnologia che ne viene, pur se la variazione nel DNA è "bassa" ( anche qui, è una grandezza alquanto relativa in tutti i casi ) il risultato finale è enormemente distante dal secondo posto ( le scimmie ? i delfini ? ), e per cui viene facile dire "sì, siamo superiori".

Se si intendono invece altri ordini di superiorità, come per esempio quello morale, allora direi che siamo nettamente sotto la media: non che sia un ordine vero e proprio in realtà ( è costruito sui generis in correlazione e funzione all'integrazione ) però gli animali non conoscendo il significato delle loro azioni per gli altri viventi non hanno nemmeno colpa: "sapere è potere, e chi ha potere ha responsabilità" e loro non sanno alcunché: Così è innocente il gatto che gioca col topo pure se il suo divertimento fosse dovuto alla paura del ratto... ma non è lo stesso di un uomo che ne tortura un altro per lo stesso motivo: forse per ragioni di coerenza più ancora che di equità ( "l'unica possibile vittima di un uomo è la sua coscienza" con riferimento al fatto che il riconoscimento della legge di equità è dato solamente dopo, e tramite via, alla coerenza interna dell'individuo ad un sistema di valori - anche se spesso si fa l'errore di considerarlo un substrato comune nelle società - perciò la devianza morale non può essere tale per il soggetto deviante, è un giudizio necessariamente esterno ). Tipico esempio di questa carenza di coerenza: l'esaltazione della vita umana, la sua sacralità, e lo sfruttamento e menefreghismo nei confronti di un miliardo buono di vite nel terzo mondo, che sfrattiamo regolarmente dalle terre e dalle case, ma poi gli mandiamo un paio di jeans usati e la coca cola per aiutarli a sopravvivere ( con tutto rispetto delle loro usanze! ) e sentire così di aver adempiuto ai nostri valori.

Che altri ordini di giudizio esistono comuni a tutti gli enti biologici ? solo quelli funzionali alla specie ed all'ambiente mi vengono in mente, dunque: siamo più funzionali nel nostro adattamento e nella capacità e qualità di riproduzione ?

Qui la risposta si fa complicata: da una parte, al naturale, siamo molto più impediti degli animali ad adattarci ad un ambiente; dall'altra tramite ingegno possiamo rendere quasi qualsiasi ambiente confacente al nostro gusto, per cui pur se non a monte... a valle è tutto a posto: il cammino non è dei più agevoli ma alla fine pare un trionfo, almeno nell'immediato: non mi pare difficile pensare che il prezzo per questa vittoria "lampo" a tutto spiano potrebbe culminare in un disastro di proporzioni colossali; purtroppo alla più grande potenza del mondo manca uno strumento di controllo di pari proporzioni ( cioè con scopo sovraordinato ai singoli ed estensione mondiale ).
Dal punto di vista della riproduzione mi pare che in occidente siamo piuttosto bravi a giudicare dal tasso di natalità e quelli di mortalità e la longevità media. Anche come qualità della vita, per a chi apprezza la fiction, non mi pare che siamo messi male.

Scrivendo mi sono venuti in mente forse l'ordine più rilevante alla tua domanda ed anche controverso, che ho parzialmente trattato negli argomenti qui sopra... vale a dire in merito all'organizzazione sociale dal punto di vista della specie e del singolo... Ma oggi me ne scampo essendo argomento anche più spinoso che la morale, anche perché ripensandoci è quello su cui gli altri e tu La_viandante, mi parete più centrati. Però se dovessi valutare la superiorità di una specie è l'ultimo indicatore che userei probabilmente, anzi sicuramente dato che così ho fatto partendo in bianco dalla domanda, è l'ultimo che mi è venuto in mente. Bisogna vedere da che parte si vuol prendere la superiorità, con riferimento a cosa: all'individuo ? alla specie ( hai ragione a dire che è solo un utile astrazione, secondo me ) ? al gene ? e come la valuti ?
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Vecchio 25-06-2013, 17.36.27   #9
CVC
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Significa che di fronte a un serpente velenoso dovrei riflettere se è più giusto schiacciargli la testa o lasciarmi mordere? Ma la vita è la lotta per la sopravvivenza.
L'uomo predomina il pianeta perchè ha un vantaggio: possiede la ragione. Non è nemmeno possibile paragonare l'uomo con le altre specie perchè manca il termine di paragone. Gli animali in base all'istinto possono essere sempre assolti o sempre condannati per le loro azioni. Noi grazie alla ragione abbiamo la capacità di giudicare, non mi sembra poco.
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Vecchio 25-06-2013, 20.43.50   #10
ulysse
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Originalmente inviato da Soren
"superiore" da che punto di vista ? in generale ? che punti di vista riassume una "superiorità" in generale, quali fattori tiene in considerazione ?
Ma direi che oggi parlare di superiorità o di inferiorità di una specie animale sull'altra è argomento frusto...trito e ritrito.

Ogni specie si adatta per mutazione all'ambiente in cui si trova a vivere ed alle esigenze che, quando soddisfatte, in tale ambiente ed in relazione agli altri viventi concorrenti, le permettono di sopravvivere e riprodursi.

Ecco, il riprodursi forse è indice di una superiorità biologica di una specie in un determinato ambiente: se una determinata specie riesce, per adattamento ed eventi contingenti, a disporre di abbondanti risorse, si riproduce di più e la sua demografia cresce: in quella contingenza si può dire che le sue caratteristiche prevalgono...e può vantare certe superiorità rispetto ai concorrenti nel territorio.

Comunque tutte le specie, prima o poi, devono fare i conti con crisi incombenti ed allora prevale chi meglio si adatta sia che si tragga rimedio da mutazioni che da evoluzione culturale...diversamnte la specie si estingue o si riduce...o diventa un'altra specie,

Ad esempio, i gabbiani proprio in questi anni hanno avuto una interessante evoluzione culturale: i pesci nel mare sono fortemnte diminuiti ed essi hanno invaso le discariche.

Come sia avvenuto questo accorrere alle discariche è difficile dire (magari hanno seguito torrenti e fiumi melaodoranti che sboccano in mare) ma è nell'ordine naturale delle cose che la necessità aguzzi l'ingegno: sembra essere insito nel DNA del vivente cercare sempre un miglior modo di vita...pena la scomparsa...l'estinzione.

Tale carattere sembra essere tanto più sviluppato proprio nelle specie viventi più psichicamente evolute ed è presente nella specie umana al massimo grado.

Negli umani infatti (o almeno in certa parte) è presente la capacità progettativa strategica e previdente di pensare al futuro... (ancora poco per ora...a giudicare dai nostri politici)...fino ad un lontano futuro quando le insufficienze e ristrettezze del nostro pianeta indurranno i cosmonauti ad esplorare il cosmo fino a trarre risorse dallo spazio ...da altri endo/esopianeti!

Sarà proprio cone succede ora per i gabbiani: alcuni cosmogabbiani hanno esplorato l'entroterra (il cosmo per loro)...hanno trovato le discariche...pianeti abitabili ricchi di risorse... e sono accorsi in frotte dal mare...solo che loro hanno le ali!
Per noi non sarà così facile.

Osservo che sul versante della adattabilità a sempre nuove condizioni di vita gli umani sono estremamente dotati proprio per le risorse insite nel loro enorme cervello che elabora strategie e tecnologie tali da permettere non solo di adattarsi, ma di adattare l'ambiente a sè medesimi.

Ma anche in questo niente di strano o eccezionale...qualcosa del genere fanno, in nuce, anche i castori....o anche gli uccelli giardinieri della Indonesia, ecc...

Non c'è nessuna ragione, infatti, di inorgoglirsi per una tale maggiore capacità di pensiero, previsione sensazione a lungo termine degli umani rispetto agli altri animali: è solo questione del tipo di evoluzione che le specie umane...dal loro apparire, hanno imboccato...strada che, in forza dei relativi successi si è via via confermata e rinforzata con trend esponenzialmente crescente...nel distaccare le altre specie nella capacità elucubrativa...sempre rinforzata dal continuo osare, cercare e sviluppare...nell'elucubrare.. .in definitiva.

La questione della strada evolutiva imboccata dalle origini (magari casualmente) è fondamentale: l'aquila ad esempio ha imboccato la strada della acutezza visiva...per cui può volare alto...o, viceversa, siccome vola alto ha dovuto sviluppare l'acutezza visiva!...
Comuque anche questa acutezza, causa i successi ed i vantaggi di chi vedeva i conigli a terra da tre mila metri e piu'...si è sempre più evolutivamente incrementata.

Il pollo, ad esempio, non c'è riuscito...nè a volare alto, ne in fatto di acutezza visiva...in compenso fa ottime uova...specie se allevato ruspante nell'aia!

Chi è superiore... il pollo o l'aquila?
Direi che è anche una questione di preferenza!

Personalmente, per quanto l'aquila mi affascini col suo frequentare le cime non vorrei essere ne l'uno nè l'altra...preferisco l'umano!
Non che mi senta superiore...ma penso di cavarmenla meglio in tante cose..nonostante la miopia..nello scrivere ad esempio ...anche se è poca cosa...nel mio caso!!!

Se poi vogliamo cosiderare il campo delle emozioni, del sentimento, della affettività, dell'etica, ecc.. credo che il confronto non abbia campo!...manco si pone l'idea!

E' pur vero che alcuni amano dire che gli animali sono eticamnte meglio di noi e quindi "superiori" perchè sono innocenti: mi limiterei a dire che è un discorso che non sta in piedi!

Anche gli umani, nostri progenitori, infatti, furono feroci e incoscienti la loro parte, milioni di anni fa...nonstante tutto credo che, da allora, abbiano migliorato...per quanto non tutti, forse!
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