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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 05-01-2014, 00.06.52   #1
Crondom
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Messaggi: 1
La vita e la paura di morire

Ciao a tutti, vorrei condividere con voi alcuni pensieri:
ultimamente rifletto molto sulle vita in generale (come tutti penso), io ho 16 e sono molto preoccupato del mio futuro, ci sono così tante cose che vorrei fare ma mi viene sempre in mente "quante sono le persone al mondo che non fanno quello che vorrebbero e sprecano la loro vita? perché io dovrei essere diverso?", e diciamo che mi sale molta depressione, poi questi pensieri scompaiono quando parlo con qualche mio a amico o mi diverto in generale ma restano sempre li, e appena tornano TUTTO perde importanza.
Avrei anche un'altro pensiero da condividere: voi avete paura di morire? io ho sempre sostenuto di non voler vivere fino alla vecchiaia, e tutti i vecchi mi dicevano "anche io alla tua età" ma ora mi sono reso conto che io non ho paura di morire, potrebbe anche succedere domani e non mi verrebbe "l'ansia", secondo voi è solo una cosa di cui mi sono convinto e se avessi un'esperienza di quasi morte cambierei idea? io non ho "tendenze suicide", la mia vita penso sia abbastanza bella fino ad ora e mi diverto molto, ma ho sempre questo pensiero, e se mentre sto scrivendo questo messaggio dovessi morire non mi importerebbe veramente...
Scusate, so che scrivo malissimo, non riesco minimamente a esprimere i miei pensieri in maniera ordinata ma spero ci capirete qualcosa, e spero qualcuno risponderà, non so a chi altro fare queste domande.
Crondom is offline  
Vecchio 05-01-2014, 17.29.34   #2
Koirè
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Data registrazione: 26-12-2012
Messaggi: 111
Riferimento: La vita e la paura di morire

Citazione:
Originalmente inviato da Crondom
Ciao a tutti, vorrei condividere con voi alcuni pensieri:
ultimamente rifletto molto sulle vita in generale (come tutti penso), io ho 16 e sono molto preoccupato del mio futuro, ci sono così tante cose che vorrei fare ma mi viene sempre in mente "quante sono le persone al mondo che non fanno quello che vorrebbero e sprecano la loro vita? perché io dovrei essere diverso?", e diciamo che mi sale molta depressione, poi questi pensieri scompaiono quando parlo con qualche mio a amico o mi diverto in generale ma restano sempre li, e appena tornano TUTTO perde importanza.
Avrei anche un'altro pensiero da condividere: voi avete paura di morire? io ho sempre sostenuto di non voler vivere fino alla vecchiaia, e tutti i vecchi mi dicevano "anche io alla tua età" ma ora mi sono reso conto che io non ho paura di morire, potrebbe anche succedere domani e non mi verrebbe "l'ansia", secondo voi è solo una cosa di cui mi sono convinto e se avessi un'esperienza di quasi morte cambierei idea? io non ho "tendenze suicide", la mia vita penso sia abbastanza bella fino ad ora e mi diverto molto, ma ho sempre questo pensiero, e se mentre sto scrivendo questo messaggio dovessi morire non mi importerebbe veramente...
Scusate, so che scrivo malissimo, non riesco minimamente a esprimere i miei pensieri in maniera ordinata ma spero ci capirete qualcosa, e spero qualcuno risponderà, non so a chi altro fare queste domande.
Ma forse se sull'attimo stai per morire e non è una cosa che ti sei cercato un poco di paura o rimpianto potresti averlo.Sento molti adolescenti dire che non hanno paura di morire...ma credo che molti sia solo per sentirsi forti,duri.Io personalmente la morte la temo se non la cerco.Perchè se arriva all'improvviso avrei ,probabilmente,ancora tante cose da dire...da fare..insomma sarebbe una cosa non voluta.Pensare alla morte è normale..come è normale divertirsi e una volta finito il divertimento pensare a cose più profonde...ma forse alla tua età sarebbe preferibile avere paura della morte,onorare la vita con amore e vivere alla giornata.Per mè non scrivi malissimo,anzi..ti esprimi con il cuore ed è quello che apprezzo molto.Comunque visto che non hai x fortuna tendenze suicide VIVI E REALIZZA QUELLO CHE TI STA' A CUORE...poi il destino ..il cosa cè domani...nessuno sà...Tu x il tempo che vivrai non SPRECARE la vita.
Con affetto.
Koirè is offline  
Vecchio 05-01-2014, 18.40.03   #3
maral
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Riferimento: La vita e la paura di morire

hai 16 anni, bene. E' comprensibile che tu abbia timore di sprecare la tua vita che intravedi nella nebbia degli anni che verranno, ma non soffermarti troppo su questo pensiero, nessuna vita è mai andata davvero sprecata se non a chi teme continuamente di sprecarla. vivila per come è, trovando nel sapore dolce e amaro di ogni istante la ragione per viverla. Come si suol dire vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo e progetta ogni giorno come se non dovessi morire mai affinché ogni giorno sia sempre il primo giorno.
Quanto alla paura della morte non ce l'hai perché la morte è nel tuo pensiero ancora troppo lontana, è solo un momento incomprensibile della vita ed è giusto che sia così, ma attento a non sfidarla a mostrarsi per quello che è.
Ciao e benvenuto.
maral is offline  
Vecchio 05-01-2014, 19.18.53   #4
sgiombo
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Messaggi: 1,234
Riferimento: La vita e la paura di morire

Citazione:
Originalmente inviato da Crondom
Ciao a tutti, vorrei condividere con voi alcuni pensieri:
ultimamente rifletto molto sulle vita in generale (come tutti penso), io ho 16 e sono molto preoccupato del mio futuro, ci sono così tante cose che vorrei fare ma mi viene sempre in mente "quante sono le persone al mondo che non fanno quello che vorrebbero e sprecano la loro vita? perché io dovrei essere diverso?", e diciamo che mi sale molta depressione, poi questi pensieri scompaiono quando parlo con qualche mio a amico o mi diverto in generale ma restano sempre li, e appena tornano TUTTO perde importanza.
Avrei anche un'altro pensiero da condividere: voi avete paura di morire? io ho sempre sostenuto di non voler vivere fino alla vecchiaia, e tutti i vecchi mi dicevano "anche io alla tua età" ma ora mi sono reso conto che io non ho paura di morire, potrebbe anche succedere domani e non mi verrebbe "l'ansia", secondo voi è solo una cosa di cui mi sono convinto e se avessi un'esperienza di quasi morte cambierei idea? io non ho "tendenze suicide", la mia vita penso sia abbastanza bella fino ad ora e mi diverto molto, ma ho sempre questo pensiero, e se mentre sto scrivendo questo messaggio dovessi morire non mi importerebbe veramente...
Scusate, so che scrivo malissimo, non riesco minimamente a esprimere i miei pensieri in maniera ordinata ma spero ci capirete qualcosa, e spero qualcuno risponderà, non so a chi altro fare queste domande.

Innanzitutto non scusarti per il modi in cui ti esprimi: certe questioni sono intrinsecamente difficili da esporre e considerare e tu mi sei parso decisamente chiaro nelle tue affermazioni.

Anch' io (che ho compiuto sessantun anni e ho corso almeno un paio di volte il rischio di morire), con Epicuro (oltre che con te) non temo il mio decesso, in quanto allorché si sarà verificato non proverò alcuna sensazione.

Temo invece la sofferenza che potrebbe precedere la morte.
Sono medico e vedo moltissime persone passare gli ultimi mesi o anni delle loro vita tra ricoveri in ospedale, brevi dimissioni e successivi ripetuti ricoveri, magari per insufficienza cardiaca con edema polmonare (che é come annegare ed essere salvati in extremis); e nei brevi intervalli di relativo benessere fra uno scompenso cardiaco e l' altro essere impossibilitati a fare sforzi fisici anche modesti o vivere emozioni minimamente intense (che sono il sale della vita), essere fortemente invalidi e di peso a i loro cari (che, anche nel caso in cui questi li curino con il massimo affetto e riconoscenza, credo sia qualcosa di decisamente frustrante).
Io spero di poter evitare da parte mia un simile destino, magari procurandomi l' eutanasia (che credo sia un diritto -e non affatto un dovere subito passivamente, come pretenderebbero i bigotti- umano elementare).

Questi casi sempre più numerosi di accanimento terapeutico, foriero di gravi sofferenze prolungate, inutili e non compensate da nulla di sufficientemente positivo, sono a mio avviso conseguenza dell' ideologia dominante della mancanza di limiti, per la quale appunto la vita e la gioventù non dovrebbero mai finire (e qualora finissero sarebbe sempre per colpa di qualcuno: ci sono stati casi di cause per presunta "malasanità" per persone ultranovantenni gravenente cardiopatiche decedute pochi giorni dopo essere state dimesse dall' ospedale!); la stessa ideologia del' assenza di limiti (in particolare a produzioni e consumi) che sta seriamente mettendo a repentaglio la spravvivenza della specie umana.

Quando ero bambino chi moriva di morte non violenta moriva a casa sua, nel suo letto, circondato dall' affetto, dalla riconoscenza e dal conforto dei suoi cari.
Salvo nel caso di "mangiapreti" sfegatati (come me, per la cronaca) che lo rifiutavano ostentatamente per ragioni di principio, in certe circostanze non si chaimava il 118 ma il prete per avere l' estrema unzione; oggi credo che ben pochi preti sappiano come di fa a somministrarla; alcuni credo non l' abbiano mai fatto anche dopo decenni di pratica.
sgiombo is offline  
Vecchio 06-01-2014, 04.34.37   #5
gyta
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Riferimento: La vita e la paura di morire

Citazione:
ci sono così tante cose che vorrei fare ma mi viene sempre in mente
"quante sono le persone al mondo che non fanno quello che vorrebbero
e sprecano la loro vita? perché io dovrei essere diverso?"

Il punto è che.. per fare ciò che vorremmo fare ci vogliono gli strumenti per poterlo fare.
Mi riferisco agli strumenti interiori, a quella preparazione interiore per fare fronte a ciò che richiede quel desiderio
nell’incontro con l’esterno, mi riferisco a quegli strumenti interiori capaci di far fronte man mano al nostro sentire emotivo
in relazione alle risposte che arrivano dall’esterno. Parte di questa preparazione si compie attraverso la maturazione nell’esperienza della vita che prosegue ed una base sostanziale di questa preparazione essenziale la si realizza nel percorso famigliare della prima infanzia. Nulla è predestinato se non ci appartiene nel profondo, sventura o realizzazione. Ed anche ciò che ci appartiene nel profondo può venire maturato. Solitamente chi è vivo per davvero, chi non tradisce il proprio sentire non teme la morte perché non teme la vita. Teme la morte chi tradisce se stesso, il proprio sentire, i propri ideali. Chi, insomma vive la vita di un altro, una vita che non gli appartiene per davvero.

Citazione:
"quante sono le persone al mondo che non fanno quello che vorrebbero
e sprecano la loro vita? perché io dovrei essere diverso?"

Perché ognuno è differente dall’altro. Perché c’è chi crede nella vita e chi non ci crede più.
C’è chi crede nella vita senza chiedersi perché e chi non ci crede più e non se lo chiede per davvero il perché.
Eppure quando le difficoltà sono spesse conoscersi è ancora più importante. Se sai chi sei e cosa senti allora
sei in grado di sapere dove puoi andare e –nell’umanamente possibile- ci arriverai anche. Ma se fingi di sentire
ciò che non senti, di voler andare dove non vuoi andare allora le forze non ti reggeranno più, potrai coprire di bugie
ciò che ti accade ma la sofferenza e la morte interiore purtroppo queste saranno vere.
Non è facile essere veri per questo le persone si perdono.
La realtà esterna è vasta, differente e simile dal nostro animo e da ciò che desideriamo.
Il problema non sta [mai] fuori ma nella capacità di rimanere integri viaggiando per il mondo.
Un’integrità/un’interezza che non è ottusità o incapacità di provare ed aprirsi alle emozioni
ma conoscenza profonda di se stessi, delle proprie emozioni, delle proprie paure, dei propri amori,
ciò che ci necessita per sentirci sempre e solo noi stessi, serenamente.

Citazione:
sono molto preoccupato del mio futuro, ci sono così tante cose che vorrei fare ma mi viene sempre in mente "quante sono le persone al mondo che non fanno quello che vorrebbero e sprecano la loro vita? perché io dovrei essere diverso?", e diciamo che mi sale molta depressione, poi questi pensieri scompaiono quando parlo con qualche mio a amico o mi diverto in generale ma restano sempre li, e appena tornano TUTTO perde importanza.

Cerca di comprendere se per davvero fai ciò che ti rende realizzato, sereno, felice..
Se come dici “tutto perde di importanza” di fronte ai pensieri sul futuro e sullo sprecare la vita
forse c’è qualcosa che non stai ascoltando in te, forse ti manca qualcosa nel presente,
forse ciò che fai non è esattamente ciò che vorresti fare, forse ciò che stai facendo non ti rende realmente contento,
forse sei alla ricerca di un calore interiore che in questo momento non ti è sufficiente, forse cerchi di nascondere a te stesso od agli altri ciò che ti manca, forse anche solo il poter parlare per davvero della vita e dei tuoi sentimenti, dei tuoi timori, delle domande che ti premono dentro..
L’unico consiglio che mi viene da suggerirti è di non fingere mai che ti vada bene ciò che non ti va bene, di essere te stesso e di non rinunciare mai a nessuna parte di te stesso per compiacere gli altri o per compiacere un’immagine di te che ipotizzi sia quella che dovresti essere. Sii te stesso sempre, non far tacere mai in te ciò che provi, che vorresti e che desideri. Il vivere sereno non consente compromessi interiori e richiede l’ascolto reale alle proprie emozioni ed una base di affetto autentico sul quale poter consolidare la propria forza ed il proprio coraggio. Un affetto che man mano diverrà parte di noi e ci aiuterà a trovare quella solidità per poter fare le scelte che sentiamo importanti per noi, per sentirci interi, felici di noi stessi.

Se siamo autentici, interi con le nostre emozioni ed i nostri sogni, i nostri ideali viviamo con amore e siamo pronti alle esperienze della vita. E’ quell’amore che portiamo dentro che non ci fa temere la morte ma la integra nel percorso dell’esistenza.

La forza interiore capace di suggerirti le scelte giuste per te e capace di sorreggerti nel percorso della tua esistenza
è risultato di una conoscenza interiore profonda, di un ascolto profondo alle proprie emozioni, di una capacità in grado
di comprendere il senso di quelle emozioni, ciò di cui ti stanno avvertendo, il loro linguaggio. Se comprendi quelle tue voci interiori allora potrai contare su quell’autenticità che ti consegnerà quella forza capace di vivere la tua vita e di alimentarla di quel calore e quella trasparenza interiore necessaria a far scaturire quella forza autentica attraverso la quale l’esperienza della vita si celebra e non si subisce.

E questa conoscenza, quest’ascolto non superficiale altro non è che quell’amore capace di spostare le montagne..

Il trucco in agguato pronto a corrodere quella forza è il pensiero che qualcosa non sia possibile, che quei sogni, quegli ideali in fondo in fondo non siano possibili.. Contro questo gioco alla disintegrazione non ci sono che quelle voci profonde che ci sussurrano dal fondo dell’anima.. che nulla è impossibile, quando siamo autentici, se disposti ad essere veri, se l’unica bussola che ci accompagna nel viaggio è quell’etica figlia di quella conoscenza autentica dell’animo umano.


Bonne chance..
gyta is offline  
Vecchio 07-01-2014, 12.29.56   #6
Duc in altum!
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Riferimento: La vita e la paura di morire

** scritto da Crondom:

Citazione:
io ho 16 e sono molto preoccupato del mio futuro, ci sono così tante cose che vorrei fare ma mi viene sempre in mente "quante sono le persone al mondo che non fanno quello che vorrebbero e sprecano la loro vita? perché io dovrei essere diverso?", e diciamo che mi sale molta depressione, poi questi pensieri scompaiono quando parlo con qualche mio a amico o mi diverto in generale ma restano sempre li, e appena tornano TUTTO perde importanza.


Infatti come puoi conoscere ciò che davvero dovresti fare per non sprecare la tua Vita se non distingui prima il senso d'Essa??!!!

Il destino s'incontra sul sentiero che uno percorre per sfuggirlo...non dimenticarlo mai...quindi non preoccuparti più del necessario del tuo futuro, assillati maggiormente sulla consequenzialità delle tue azioni presenti, se coincidono con quei pensieri che ti forniscono così tanta allegria e pace, se risaltano i consigli che avverti obiettivamente giusti di tuo padre, se non provocano lacrime silenziose nel cuore di tua madre, se davvero ti fanno essere diverso dalla normalità che logora l'amore e non esalta la dignità.


Citazione:
Avrei anche un'altro pensiero da condividere: voi avete paura di morire? io ho sempre sostenuto di non voler vivere fino alla vecchiaia, e tutti i vecchi mi dicevano "anche io alla tua età" ma ora mi sono reso conto che io non ho paura di morire, potrebbe anche succedere domani e non mi verrebbe "l'ansia", secondo voi è solo una cosa di cui mi sono convinto e se avessi un'esperienza di quasi morte cambierei idea? io non ho "tendenze suicide", la mia vita penso sia abbastanza bella fino ad ora e mi diverto molto, ma ho sempre questo pensiero, e se mentre sto scrivendo questo messaggio dovessi morire non mi importerebbe veramente...


Penso che la percentuale di 16enni che non abbiano paura di morire sia molto alta, altissima direi, ed il tuo: "...la mia vita penso sia abbastanza bella fino ad ora e mi diverto molto...", rinvigorisce il perché, e considero anche che, se il senso della Vita è donarla agli altri, la vera difficoltà non consiste nel non avere paura di morire, ma nell'avere il coraggio di viverla totalmente!!




P.S.= Epicuro, dopo essere morto, non ha fornito prove di non aver provato nessuna sensazione...gli si può credere solo per fede...ma questa è tutt'altra discussione!!
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Vecchio 07-01-2014, 15.50.11   #7
gyta
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Riferimento: La vita e la paura di morire

Citazione:
il destino s'incontra sul sentiero che uno percorre per sfuggirlo..

Bella frase.. ma senza trarci un pronostico di direzione..
Citazione:
..quindi non preoccuparti più del necessario
ma qual è “il necessario”, (se non ciò che “ci assilla” nel presente) se non preoccuparsi di ciò che accade nel presente..
visto che quella preoccupazione sul destino fa parte del suoi sentimenti presenti?

La consapevolezza del presente è proprio comprendere ciò che stiamo vivendo e sentendo
e non in relazione ad un tempo ipotetico proiettato “fuori” (quello del “passato” o del “futuro”)
ma del tempo interiore, dei movimenti interiori e soprattutto del cosa significano quei movimenti interiori,
cosa stanno cercando di comprendere e sperimentare ora.

Ma il discorso sulla consapevolezza è lungo e va fatto in sede di riflessione appropriata
per non finire con lo stilare una lista di equivocabili massime che come quella da te citata all’inizio lasciano
in tale ambiente discorsivo “del mordi e fuggi” il tempo che trovano. “Mordi e fuggi” perché non solo sono punti
che abbisognano di profondissima riflessione ma pure per il più chiaro motivo che non li si può sviolinare come centrali ad una discussione che mira proprio alla reale consapevolezza interiore e quelle conclusioni, come tali, non sono che la fine del percorso in cui uno si accorge che: il fuggire la consapevolezza non fa che rinviare il momento della prova del nove, quello in cui ciò che "ci affanna” ha un suo ben preciso perché e per come.

Citazione:
assillati maggiormente sulla consequenzialità delle tue azioni presenti, se coincidono con quei pensieri che ti forniscono così tanta allegria e pace, se risaltano i consigli che avverti obiettivamente giusti di tuo padre, se non provocano lacrime silenziose nel cuore di tua madre, se davvero ti fanno essere diverso dalla normalità che logora l'amore e non esalta la dignità.
Sulle “lacrime silenziose nel cuore della madre” avrei qualche cosa da dire..
Le madri non sono tutte uguali, le lacrime nemmeno, quelle silenziose neppure..
per cui non ne trarrei una linea inequivocabile da seguire..

Al di là di tutto.. concluderei che la dignità -alla quale anche tu, come me, accenni- non è che il frutto del seguire quella libertà
interiore libera da proiezioni esterne inconsapevoli e destabilizzanti che si realizza attraverso quella conoscenza alla propria anima e quella trasparenza priva di compromessi interiori che è l’amore o per essere più precisi, l’amare, la capacità di amare.

Lungo e caro discorso alla sottoscritta..

Poi, riguardo ai sedici anni, sembra che abbiamo scordato come eravamo a quest’età.. io rammento di essere stata la medesima persona di adesso con molte domande e capacità di elaborarle forse meglio di ora..

Ciao..
gyta is offline  
Vecchio 07-01-2014, 17.00.50   #8
baylham
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Riferimento: La vita e la paura di morire

Sei sul marciapiede di una strada trafficata e devi attraversare sulle strisce pedonali. Domanda: guardi se gli automobilisti a destra e sinistra ti danno la precedenza oppure attraversi comunque?
Se guardi hai paura di morire, come la maggioranza degli uomini e delle specie viventi che hanno il più forte istinto di sopravvivenza, di autoconservazione.
In breve, se sei giunto all’età di 16 anni significa che hai paura di morire come la maggioranza degli uomini. Lo stesso accadrà nella vecchiaia.
baylham is offline  
Vecchio 07-01-2014, 20.19.59   #9
Duc in altum!
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Riferimento: La vita e la paura di morire

** scritto da gyta:

Citazione:
Poi, riguardo ai sedici anni, sembra che abbiamo scordato come eravamo a quest’età.. io rammento di essere stata la medesima persona di adesso con molte domande e capacità di elaborarle forse meglio di ora..


Tutt'altro, per questo suggerisco di non preoccuparsi più del necessario sul futuro.


Citazione:
ma qual è “il necessario”, (se non ciò che “ci assilla” nel presente) se non preoccuparsi di ciò che accade nel presente..
visto che quella preoccupazione sul destino fa parte del suoi sentimenti presenti?




Il necessario lo ha definito Crondom: "...poi questi pensieri scompaiono quando parlo con qualche mio amico...", è lui, così come chiunque, a dover eleggere le priorità nel suo presente: deprimersi per qualcosa che non si è sicuri di vivere o conversare e godersi la vita presente con qualche suo amico ("... la mia vita penso sia abbastanza bella fino ad ora e mi diverto molto, ma ho sempre questo pensiero, ...").

Inoltre come può produrre ansia l'esito del suo destino se solo la morte, che lui sostiene di non temere, è l'unica certezza comprovata nel suo destino.


Citazione:
Sulle “lacrime silenziose nel cuore della madre” avrei qualche cosa da dire..
Le madri non sono tutte uguali, le lacrime nemmeno, quelle silenziose neppure..
per cui non ne trarrei una linea inequivocabile da seguire..


Certamente, ma io non sto giudicando se si tratta di figli o di figliastri, ho solo fiducia e speranza nelle lacrime silenziose di una madre quale campanello d'allarme nei confronti della dissolutezza.


Citazione:
Bella frase.. ma senza trarci un pronostico di direzione.. [...] per non finire con lo stilare una lista di equivocabili massime che come quella da te citata all’inizio lasciano in tale ambiente discorsivo “del mordi e fuggi” il tempo che trovano.


La frase non è mia, io solo l'ho sperimentata, la vivo...così come forse anche tanti altri...non è possibile un pronostico su qualcosa che supponi finché non accade.
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Vecchio 07-01-2014, 23.45.08   #10
paul11
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Riferimento: La vita e la paura di morire

Il mondo oggettivo è aperto all’analisi logica, poiché ha mappe linguistiche; il mondo soggettivo può soffrire di percezioni non valide per una serie di motivi. Sebbene il mondo interiore mappi l’esterno, la mente può essere offuscata da abitudini ed errori deduttivi a causa di errati presupposti.
L’evoluzione si verifica a causa di un cambiamento di equilibri e proporzioni fra una serie di obiettivi e di mondi soggettivi.
Tutto è all’interno dei limiti fra statica e inerzia da una parte e cambiamento e fluttuazione dall’altra.
Se la mente riesce a non più fluttuare per capire, si comprende la vita e la morte(sono i limiti di una stessa essenza), perché si è arrivati all’essenza e non si conosce più solo per attributi e proprietà.
La paura è il moto generato dalla non conoscenza che fluttua fra eros e thanatos.

p.s. un pò di sano ermetismo misterico e mistico...sarà l'effetto delle....bollicine

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