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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 20-08-2015, 15.25.04   #31
memento
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 02-08-2015
Messaggi: 177
Riferimento: La contraddizione fenomenologica originaria

Citazione:
Originalmente inviato da maral
Per Severino l'essere è il destino, ossia ciò che immutabilmente soggiace al continuo apparire e passare oltre degli essenti che, in base al principio di non contraddizione non possono essere e non essere, ossia non possono divenire. Tutti gli essenti sono destinati all'infinito ad apparire per ciò che da sempre e per sempre sono.
Non credo di aver compreso l'ultima frase: Perché gli essenti sono destinati ad apparire all'infinito?
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Vecchio 20-08-2015, 16.00.42   #32
maral
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Data registrazione: 03-02-2013
Messaggi: 1,314
Riferimento: La contraddizione fenomenologica originaria

Citazione:
Originalmente inviato da memento
Non credo di aver compreso l'ultima frase: Perché gli essenti sono destinati ad apparire all'infinito?
Poiché gli essenti sono molteplicità infinita (a differenza dell'Essere che è unità assoluta e non appare se non negli essenti) e il mostrarsi l'uno agli altri corrisponde alla loro essenza autentica. Il problema è che qui sorge una contraddizione, ossia da un lato l'essente non può che mostrarsi nella completezza che totalmente gli corrisponde in quanto è ciò che è per ogni sua manifestazione, mentre dall'altro ogni apparire non può che essere limitato e parziale per potersi realizzare (ciò che appare appare sempre e solo rispetto a ciò che resta nascosto all'apparire), per questo la totalità di ogni essente si manifesta fenomenologicamente come un infinito fluire che rimanda continuamente oltre, mentre logicamente è fissata eternamente nella struttura dell'iassoluta dentità logica originaria.
maral is offline  
Vecchio 21-08-2015, 20.09.00   #33
memento
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 02-08-2015
Messaggi: 177
Riferimento: La contraddizione fenomenologica originaria

Citazione:
Originalmente inviato da maral
Poiché gli essenti sono molteplicità infinita (a differenza dell'Essere che è unità assoluta e non appare se non negli essenti) e il mostrarsi l'uno agli altri corrisponde alla loro essenza autentica. Il problema è che qui sorge una contraddizione, ossia da un lato l'essente non può che mostrarsi nella completezza che totalmente gli corrisponde in quanto è ciò che è per ogni sua manifestazione, mentre dall'altro ogni apparire non può che essere limitato e parziale per potersi realizzare (ciò che appare appare sempre e solo rispetto a ciò che resta nascosto all'apparire), per questo la totalità di ogni essente si manifesta fenomenologicamente come un infinito fluire che rimanda continuamente oltre, mentre logicamente è fissata eternamente nella struttura dell'iassoluta dentità logica originaria.
Chiaro e conciso,molte grazie della spiegazione. Da ciò che ho capito,l'essere di Severino è una possibilità logica che non si esaurisce mai fenomenologicamente e per questo rimane sempre presente e identico a se stesso. Il principio di non contraddizione viene riformulato per poter negare il divenire (e accettare quindi la contraddizione fra gli essenti,che però non ha mai una sua conclusione e perciò una sua affermazione).
memento is offline  
Vecchio 22-10-2015, 13.45.46   #34
elsire
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Data registrazione: 27-08-2014
Messaggi: 162
Riferimento: La contraddizione fenomenologica originaria

MARAL scrive:
"Partendo dalla esperienza fenomenica ogni fenomeno può significare solo come storia di contraddittorio molteplice accadere che contraddice l’eterna identicità logica dell’ente. A questa foglia che mi appare ora verde e non può in alcun modo essere verde e non verde (o è l’uno o è l’altro) pur tuttavia appartiene il suo non apparire verde come sfondo significante necessario del suo attuale apparire verde, ossia del suo attuale significato. L’essenza di questa foglia, la sua struttura originaria, è pertanto la storia infinita degli apparire sempre contraddittori di questa stessa foglia. Essa non è quindi un concetto astratto che sovrasta alla maniera platonica i diversi contingenti apparire, ma al contrario è la storia unica e specifica di termini in contrasto che vengono via via a prevalere escludendosi reciprocamente, ma tutti compresi nella identicità originaria propria di questa foglia in cui si trovano in contraddizione."
La problematica è intrigante.
In effetti, se il molteplice accadere riguardasse effettivamente l'"ente", questo contraddirrebbe l’eterna identicità logica dello stesso.
Però, si potrebbe anche sostenere che l'"ente" (rectius: l'"essere"), è sempre immobile e identico a sè stesso; e ciò che (sembra) accadere, sono solo le proiezioni della nostra mente su di esso.
Mi spiego meglio con un esempio, rifacendomi alla "foglia verde" di MARAL.
L'Essere è un bianco schermo cinematrografico, sempre immobile ed eguale a sè stesso: su di esso, noi (con la nostra mente) proiettiamo il videoclip di una foglia, che si sviluppa, inverdisce, ingiallisce...e poi appassisce definitivamente, e muore.
Senza lo sfondo fisso dello schermo bianco, noi non potremmo proiettare le immagini in movimento della nostra coscienza; ma, in realtà, il movimento (e il presunto "divenire") è illusorio, perchè non c'è NULLA che "realmente" accada sullo schermo.
O meglio, il movimento, l'"accadimento", il succedere del "verde", "giallo", "marrone" della foglia, in qualche modo, fantasmaticamente, "esistono" a livello di rappresentazione mentale "proiettata" sullo schermo dell'Essere immoto (un po' come nel caso dei sogni, delle allucinazioni o dei miraggi).
Ma attenzione: la foglia, in quanto tale, "in sè" non esiste:
a) nè come singola specifica foglia;
b) nè come "idea platonica" di FOGLIA.
Non "esiste" proprio, in quanto "ente" (se mi si consente il "calembour"): nè come particolare, nè come universale.
Per cui, la contraddizione per la quale, come scrive MARAL: "...la foglia che mi appare ora verde, non può in alcun modo essere verde e non verde (o è l’uno o è l’altro)...", secondo me, è superata dalla circostanza "ontologica", per cui non c'è nessuna foglia di nessun colore; e quelle che a noi appaiono contraddizioni di un "ente", in realtà sono come i paradossi e le contraddittorie assurdità dei sogni.
Chi mai se ne scandalizzerebbe, o cercherebbe di spiegarle razionalmente?
Forse, quando un giorno ci "sveglieremo", realizzaremo che non c'è niente altro che un unico infinito schermo bianco; e, forse, un'unica infinita autoscienza dello stesso.
Ma ammetto che tutto questo, va ben al di à delle mie facoltà di comprensione e di "asserzione"; per cui, quanto sopra ho scritto, valga solo come un fragile spunto euristico...che non vale nulla, fino a che non si riesca, in qualche modo, a "realizzarlo" direttamente.
Sempre che le cose stiano veramente così.
elsire is offline  

 



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