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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 01-08-2015, 10.43.59   #1
maral
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Tutto ciò che è profondo ama la maschera

dice Nietsche in "Al di là del bene e del male", dunque «dammi una maschera, ti prego, una maschera ancora».
La maschera è l'illusione dell'inganno, l'unica cosa che permette di vivere, ma con la consapevolezza che essa è appunto illusione e inganno, poiché l'uomo per vivere deve darsi un senso, in vista della morte che è implosione di ogni senso.
La maschera che Nietzsche sceglie è la volontà di un'adesione totale alla necessità dell'esserci: «io sono il tuo sì», il sì a ogni illusione riconosciuta come necessità per poter vivere, senza però ingannarsi in merito ad esse, ma la volontà di questa consapevolezza lo conduce alla follia, poiché non c'è altra via per l' "Oltreuomo".
maral is offline  
Vecchio 01-08-2015, 11.28.45   #2
CVC
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Riferimento: Tutto ciò che è profondo ama la maschera

Citazione:
Originalmente inviato da maral
dice Nietsche in "Al di là del bene e del male", dunque «dammi una maschera, ti prego, una maschera ancora».
La maschera è l'illusione dell'inganno, l'unica cosa che permette di vivere, ma con la consapevolezza che essa è appunto illusione e inganno, poiché l'uomo per vivere deve darsi un senso, in vista della morte che è implosione di ogni senso.
La maschera che Nietzsche sceglie è la volontà di un'adesione totale alla necessità dell'esserci: «io sono il tuo sì», il sì a ogni illusione riconosciuta come necessità per poter vivere, senza però ingannarsi in merito ad esse, ma la volontà di questa consapevolezza lo conduce alla follia, poiché non c'è altra via per l' "Oltreuomo".
Un filosofo che sceglie una maschera sembrerebbe un po' poco filosofo. È vero che anche l'ironia di Socrate era una maschera, fingersi ingenuo per indurre l'interlocutore a sputare le sue false verità. Però esercitare una deliberazione come il dire di si alla vita e poi usare tale scelta come maschera nei confronti della vita stessa, mi pare un tantino equivoco. E la follia d'altronde è la scissione della personalità ( che etimologicamente mi pare significhi proprio maschera), l'io che mette il piede in due scarpe. Credo che in fondo anche la scrittura sia una gran bella maschera, infatti è molto più facile fingersi sapienti scrivendo che parlando. La penna può sempre trovare delle scappatoie, inventare una dissertazione, un romanzetto la dove necessiterebbe una risposta precisa e immediata. Per questo nell'antichità la scrittura stentò ad imporsi sull'oralità e molti filosofi non scrissero nulla. Anche Platone e Aristotele non affidarono i loro principi più importanti alla scrittura e le loro opere sono per lo più dialoghi scritti o meditazioni scritte, e non trattati sistematici.
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Vecchio 01-08-2015, 18.21.23   #3
paul11
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Riferimento: Tutto ciò che è profondo ama la maschera

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Originalmente inviato da maral
dice Nietsche in "Al di là del bene e del male", dunque «dammi una maschera, ti prego, una maschera ancora».
La maschera è l'illusione dell'inganno, l'unica cosa che permette di vivere, ma con la consapevolezza che essa è appunto illusione e inganno, poiché l'uomo per vivere deve darsi un senso, in vista della morte che è implosione di ogni senso.
La maschera che Nietzsche sceglie è la volontà di un'adesione totale alla necessità dell'esserci: «io sono il tuo sì», il sì a ogni illusione riconosciuta come necessità per poter vivere, senza però ingannarsi in merito ad esse, ma la volontà di questa consapevolezza lo conduce alla follia, poiché non c'è altra via per l' "Oltreuomo".


Etimologicamente la parola persona deriva dal greco e si riferisce alla maschera indossata dagli attori nel teatro.
Le persone sono maschere.
paul11 is offline  
Vecchio 02-08-2015, 16.10.06   #4
laridream
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Riferimento: Tutto ciò che è profondo ama la maschera

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Originalmente inviato da maral
dice Nietsche in "Al di là del bene e del male", dunque «dammi una maschera, ti prego, una maschera ancora».
La maschera è l'illusione dell'inganno, l'unica cosa che permette di vivere, ma con la consapevolezza che essa è appunto illusione e inganno, poiché l'uomo per vivere deve darsi un senso, in vista della morte che è implosione di ogni senso.
La maschera che Nietzsche sceglie è la volontà di un'adesione totale alla necessità dell'esserci: «io sono il tuo sì», il sì a ogni illusione riconosciuta come necessità per poter vivere, senza però ingannarsi in merito ad esse, ma la volontà di questa consapevolezza lo conduce alla follia, poiché non c'è altra via per l' "Oltreuomo".

Può darsi che la supplica di Nietsche sia rivolta al fatto di ritornare all'ignoranza,alla non consapvolezza...perché a volte raggiungere certe consapevolezze riuscire anche solo per poco scorgere quello che sta dietro l'illusione può causare il vuoto dentro di sé,può rendere la realtà di questo mondo più difficile da vivere se non abbiamo i mezzi, la conoscenza e sviluppato l'equilibrio necessario per rimanre equanimi in questo mondo pur avendo compreso la realtà illusoria.
Ciao
Se ti può interessare ho scritto qualcosa di simile qui http://narraredime.blogspot.it/2015/...hetta-mai.html
laridream is offline  
Vecchio 03-08-2015, 10.28.47   #5
Garbino
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Riferimento: Tutto ciò che è profondo ama la maschera

Tutto ciò che è profondo ama la maschera

X Maral

Prima di intervenire in questa discussione che riguarda l' aforisma 278 di Al di là del bene e del male, il cui soggetto è il viandante, ed è difficile che Nietzsche non si riferisca a sé stesso, ho voluto leggere attentamente e per intero l' introduzione all' opera della versione della Newton Compton ad opera di Ferruccio Masini. Di cui te ne consiglio la lettura.

Ho sempre pensato che il Masini fosse uno di quelli che più si avvicinano alla mia interpretazione di Nietzsche, anche se naturalmente non la condivido del tutto. Non condivido il suo sviluppo ontologico e il suo riferirsi ad aforismi non editi e che fanno parte di quel calderone che è La volontà di potenza.

Ma a pag.21 il Masini esprime un concetto interessante con una proporzione, cito testualmente:' La ragione sta alla verità come l' illusione alla maschera '. E il tutto è ampiamente raccolto, a mio avviso, nella necessità di menzogna di cui l' uomo si avvale per vivere.

Lungi da me il voler difendere Nietzsche dove non è difendibile. Anche se non è la consapevolezza dell' illusione a portarlo alla follia né che è l' unica strada per l' Oltreuomo, che secondo Nietzsche è percorribile soltanto se chi detiene il potere decide di allevare questo tipo d' uomo.
Tipo che in passato è già esistito ma non ha mai raggiunto la sua potenzialità effettiva e cioè quella di divenirlo.

E' necessario che a questo punto riproponga il punto in cui Nietzsche, a mio avviso, ha commesso l' errore che ha svelato in tutti i filosofi che lo hanno preceduto, e cioè il confondere un effetto con una causa, vedere cioè nella potenza che il vivente ricerca ed esprime, condizionato da ciò che lo circonda, una volontà che non esiste come lui stesso aveva indicato nella 'volontà' di volontà in Schopenhauer.

Ciò, come ricorderai ho espresso altrove in merito a Severino, lo ha portato all' Eterno Ritorno liberando la volontà di potenza da ogni immutabile.

Il problema inerisce alla funzione tempo che è una creazione umana, anzi un' intuizione pura ( KANT), e che, a mio avviso, esiste soltanto nella nostra mente. E di cui Nietzsche non riesce a liberarsi.

Tutto fluisce e diviene in un eterno presente.
E scusate l' eterno che può fuorviare, ma non esiste modo migliore per esprimere il concetto che intendo.

Grazie della cortese attenzione.

Garbino Vento di Tempesta.
Garbino is offline  
Vecchio 03-08-2015, 23.11.28   #6
maral
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Riferimento: Tutto ciò che è profondo ama la maschera

Ringrazio tutti per le risposte e cerco in breve di riassumere le mie impressioni.
Concordo con Garbino, di cui come sempre ho apprezzato l'accurato esame della questione, nella correlazione che sussiste tra maschera e menzogna (intendendo per menzogna l'illudersi e l'illudere) e sul fatto che essa sia intrinseca all'esistenza stessa. Si potrebbe dire che l'illusione è l'esistenza stessa, che non si può vivere senza illudersi e illudere, dunque che non si può vivere senza maschera, o, per riprendere il tema dell'equivalenza tra maschera e persona, accennato da paul11, che la maschera è l'interfaccia tra l'Io e il mondo che lo determina estroflettendolo. Se la maschera è l'esistenza che emerge dal mondo, è allora evidente che non può esserci nulla di più profondo della maschera e che senza contraddizione dire sì alla vita (e dunque anche al tempo che la scandisce) implica dire sì alle maschere con cui la vita si presenta, poiché è vero che solo il presente accade, dunque che solo il presente è reale, ma il presente accade come una narrazione, ossia come un accadere che è segno di un non accadere ancora e un non accadere più, poiché solo in tal modo al presente è dato significato, il significato di un immaginario, ma ineluttabile attimo che scorre. L'atto in atto che è tutto nel presente è sempre segno di un passato ove attualmente lo si immagina atto in potenza e di un futuro in cui attualmente lo si immagina potenza in atto.
Ma per Nietzsche la vita coincide con la volontà di potenza, dunque quel sì assoluto alla vita, che è sì a tutte le sue illusioni, implica anche il sì all'eterno ritorno che, abbiamo visto in altre riflessioni, è per Nietzsche indispensabile all'affermazione assoluta della vita come volontà. Ed è a questo punto che a mio avviso la mente si espone alla follia, ma non perché il ragionamento non torna, ma al contrario perché torna.
Dire sì a tutte le illusioni di cui la vita consiste significa non illudersi, significa averne quella piena consapevolezza che non si fa più alcuna illusione, poiché ogni attimo torna sempre eternamente identico senza alcun senso o maschera con cui illudersi. E' come se Nietzsche avesse intravisto il baratro infinito senza alcun senso che si nasconde dietro il gioco di tutte le illusioni di senso che il mondo offre e corresse ad abbracciarlo, dunque l'insensatezza radicale di tutte le volontà sensate in cui trova rappresentazione la volontà di potenza, ossia la vita stessa in ogni vita. E allora ha ragione pure laridream a cui dò il benvenuto nel forum: la consapevolezza estrema espone alla follia di non potersi più illudere e mascherare, ma questa consapevolezza è raggiunta in Nierzsche non rifiutando le maschere, non rifiutando il gioco mascherato della vita, ma dicendo ad esso sì fino in fondo .
Spero di non aver troppo ingarbugliato
maral is offline  
Vecchio 04-08-2015, 22.02.41   #7
paul11
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Riferimento: Tutto ciò che è profondo ama la maschera

La maschera non è finzione se la stessa identità fosse finzione, cioè se l'attore sul palcoscenico della vita trovasse che la maschera gli fa interpretare un ruolo a lui più congeniale.
Se invece si ritenesse che la verità e la sincerità fossero nell'identità, allora la maschera sarebbe una fuga.

La maschera ha più significati ed è in relazione con il rapporto Io e il mondo, ma anche con noi stessi, poichè il volto, il viso è la parte del corpo che più rappresenta simbolicamente l'interfacciia fra l'Io e i mondo.

Così dall'antica maschera mortuaria negli antichi Egizi, per aumentare lo spirito del defunto che dovrà affrontare gli spiriti maligni dell'al di là,
oppure il "lifting" nella postmodernità della nostra contemporaneità, ognuno tende a rifuggire o a ricercare ciò che è.

La maschera è l'interpretazione di un ruolo dentro una rappresentazione. è l'Io che mette il proprio corpo fisico dentro una realtà interpretata da una cultura.

La maschera può essere difesa del proprio Io, oppure fuggire dal proprio Io per poter essere altro,o ancora adattamento a ciò che gli altri vorrebbero che noi fossimo.

Noi non conosciamo noi stessi, noi conosciamo l'ansia e il disagio, la difficoltà. Noi indossiamo una maschera e la cambiamo dentro un ruolo che interpretiamo come un attore sul palcoscenico della vita.

Perchè a volta vivere un ruolo di finzione è meglio di vivere un ruolo nella realtà se questa è mediocrità, perchè fuggire è meglio di stare immobili, perchè la follia è più libera della costrizione nella normalità di una cultura che lo ha decisa.....Spesso è così e cambiare "pelle" tatuandosi o fare i "lifting" è tentare di essere il non essere.
paul11 is offline  
Vecchio 04-08-2015, 23.27.36   #8
maral
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Riferimento: Tutto ciò che è profondo ama la maschera

Ma la maschera, l'illusione che si interfaccia al mondo, non la sceglie l'io paul11, piuttosto ne è scelto e a volte ci si ritrova, altre no e questo è il dramma.
Quel "dammi una maschera" è una preghiera rivolta a un tu, al mondo fuori, poiché non sono io che costruisco la mia maschera, io sono originariamente senza volto. Nemmeno se mi faccio il lifting, credendo di sceglierlo liberamente tra i modelli che il chirurgo estetico mi presenta in catalogo scelgo davvero io, ma piuttosto sono scelto da una rappresentazione in immagine.
E il sì alla vita di Nietzsche cos'altro è se non un sì totale e radicale al mondo stesso che gli si presenta come assoluta volontà di potenza, la stessa volontà che implica la fine di ogni individuale volontà? L'io è soggetto poiché è soggetto al mondo, non perché è soggetto sul mondo suo oggetto. E' il mondo in immagine che viene a tatuarsi sul corpo del tatuato e lo incide per avere qualcosa da mostrare a se stesso, una maschera in cui poter credere di identificarsi almeno un po'.
maral is offline  
Vecchio 05-08-2015, 11.38.09   #9
paul11
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Riferimento: Tutto ciò che è profondo ama la maschera

278. - Chi sei tu, viandante? Ti vedo andare per la tua strada, senza scherno, senza amore, con uno sguardo indecifrabile; umido e triste come uno scandaglio che da ogni profondità riemerge insaziato alla luce - che cosa cercava là sotto? - con un petto che non sospira, con un labbro che cela il suo disgusto, con una mano che afferra ormai solo con lentezza: chi sei tu? che cosa hai fatto tu? Riposati qui: questo luogo è ospitale per ognuno - ristorati! E chiunque tu sia: che cosa gradisci ora? Che cosa ti serve per ristorarti? Non hai che a dirlo: quel che ho, te lo offro! - «Per ristorarmi? Per ristorarmi? Oh curioso che sei, che vai mai dicendo? Ma dammi, ti prego - - ». Cosa? Cosa? Parla! - «Una maschera ancora! una seconda maschera!»...

Se capisco bene ,Maral tu interpreti in maniera univoca il passaggio Mondo- Io e viceversa. Io lo interpreto come uno iato, come una scepsi, come una rottura fra essere ed esistenza, fra verità e conoscenza, fra Io e mondo.La follia è stare in bilico sul limite di ciò che si ritiene soggettivamente sia verità e ciò che il mondo della cultura propone come verità.
La maschera è la persona ed è la maschera che gli attori indossavano nella tragedia greca

La voce narrante, quello che tu definisci "mondo fuori", non è la cultura del tempo poichè descrive il viandante come privo di vitalità nelle secche della vita, scandagliandone quell'IO; entra nella profondità.
La maschera non serve quì per illudersi nel mondo esterno, ma serve per guarire la vitalità del proprio IO. Il volto quì si proietta nell' Io ,non nel mondo fuori. Insomma la maschera serve per riconoscersi un'altra volta e non per farsi riconoscere dal mondo "là fuori".

Il problema delle interpretazioni del pensiero di Nietzsche è che "mille" autori riconducono ad una loro interpretazione generale ogni singolo aforisma, dimenticando che non essendoci una struttura organica di un narrazione che debba dimostrare qualcosa come nel razionalismo, ne risulta l'ambiguità di Nietzsche, ed è proprio questa la sua forza:
ambigua come la maschera, ambigua come la persona

paul11 is offline  
Vecchio 05-08-2015, 21.15.24   #10
Garbino
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Tutto ciò che è profondo ama la maschera.

X Maral e Paul11

Concordo pienamente con Maral sulla maschera di ciò che è profondo, e che in alcune persone può essere anche molto meno profonda di quanto si creda. E cioè che è una maschera di cui non si ha coscienza.

X Paul.

Quello che si vuole intendere è che esistono vari livelli di maschere, e naturalmente il più immediato è quello che si riferisce alla maschera che si ci costruisce attorno a livello conscio. E cioè per tentare di nascondere di sé quello che non si vuol far notare.
Ma il livello più profondo, ed è questo quello a cui si riferisce Nietzsche, è quello che è necessario all' uomo per illudersi, per credere in verità inesistenti ma che gli diano sicurezza e gli facilitino in questo modo il vivere.

X Maral

Per quanto riguarda il precedente intervento non vi ho trovato alcun ingarbugliamento, naturalmente sulla dimensione tempo occorrerebbe aprire un altro post, anche se ritengo che non è che sia possibile trovare un punto d' incontro qualsiasi. O esiste o non esiste.
La mia opinione è che non esista e che sia il frutto della memoria stessa. Ma tutto è possibile e l' argomento molto controverso.

Invece oggi, mentre ero sul Lago di Garda, ho rintracciato un brano di Ecce Homo tratto dal sec. capitolo Perché sono così accorto par. 4:
-Shakespeare:che cosa deve aver sofferto un uomo per aver a tal punto bisogno di fare il pagliaccio! - Qualcuno comprende Amleto? Non il dubbio, la certezza è ciò che rende folle.... Ma bisogna essere profondi, bisogna essere abissi, bisogna essere filosofi per sentire così.... Noi tutti temiamo la verità.... E devo riconoscerlo: sono istintivamente sicuro e certo che Lord Bacon è il creatore di questo genere, il più inquietante......etc.-

Il brano, ma direi tutto il capitolo è favoloso. Ed a ogni rilettura trovo qualcosa di nuovo. E quello che volevo sottolineare è che anche la follia, come la maschera, si presenta sotto varie forme. E che un conto è la follia che può provenire dalla certezza che tutto è maschera e quindi menzogna, ed un conto è quella che può generarsi dalla solitudine in cui si viene lasciati, come a Nietzsche è successo, quando nessuno dei suoi contemporanei ne ha capito la profondità e la genialità.

L' ultima precisazione che vorrei fare riguarda la sua identità: Nietzsche non è un oltreuomo e mai si presenta come tale. Lui è lo Zarathustra, il profeta dell' Oltreuomo. Colui che, come ho accennato altrove anche se non ricordo dove, ha al massimo raggiunto il livello di Leone. E cioè di chi si appropria della conoscenza. Ma la fase fanciullo gli è negata. Lui non crea nuovi valori. Saranno i filosofi del domani, i filosofi del pericoloso forse a crearne.
Il suo massimo è quello di lavarsi le mani nei confronti di quelli vecchi.

Grazie della cortese attenzione.

Garbino Vento di Tempesta.
Garbino is offline  

 



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