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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 29-03-2007, 09.55.21   #1
arsenio
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certi condizionamenti dall'infanzia

Certi condizionamenti appresi durante l'infanzia


In un discorso sui rapporti amorosi confermo che se da certe precedenti esperienze – anche non sempre positive – si può far tesoro, si deve pure guardarsi dal replicare situazioni di coppia già in partenza sbagliate e dannose. Come la coazione a ripetere infatuazioni fatali verso partner inadatti, problematici e con vari disturbi di personalità, che risalirebbe a situazioni sperimentate nell'ambito familiare. Ad esempio una bambina trascurata dal padre anaffettivo e assente potrebbe cercare più o meno consapevolmente maschi con uguali o peggiori caratteristiche, con l'intento di replicare e illusoriamente forse concludere un'antica dolente situazione rimasta in sospeso. Oppure perchè riaffiora il bisogno rimosso di qualcuno che non la rifiuti, le conceda attenzione , abbia bisogno di lei. Vanamente perchè in genere non si tratta proprio di amore ma di un legame perverso.

Addentrandoci in tale discorso riguardante i modelli educativi all'origine, quello rigido e autoritario , senza tema di potere sbagliare, può essere responsabile di personalità, anche oltre le apparenze, sfiduciate, dipendenti e immature. Mentre una madre gratificante suscita un attaccamento sicuro ed equilibrato, quella insicura e imprevedibile genera una attaccamento insicuro e ambivalente. Una madre insensibile e scostante è responsabile di un attaccamento incerto ed evitante. Con conseguenze di disorganizzazione e caos mentale. Né va meglio con i genitori lassisti che non sanno imporre chiare regole e indurre una necessaria conoscenza dei propri limiti e inevitabili ragionevoli confini. Alle teorie di Bowlby aggiungerei che una madre iperpreoccupata e troppo protettiva potrebbe modellare tratti caratteriali di tipo ansioso.
L'educazione corretta è quella autorevole e affettiva, nelle parole sentite e soprattutto nei fatti concreti, di chi sa spiegare le regole e giustifica sempre i propri legittimi “no” In particolare genitori distaccati e freddi rischiano di rendere i figli a loro volta incapaci di amare, con conseguenze transgenerazionali. Si deve garantire al bambino il bisogno primario di una sicura base affettiva, con il valorizzarlo , accoglierlo, assecondarne le potenzialità senza proiezioni di proprie ambizioni fallite.

Comunque nulla è irrimediabile. Sono utili le relazioni, anche a posteriori, affettive e compensatorie, educative e psicoterapeutiche. Che possono modificare i modelli operativi acquisiti nel tempo da ciascuno. Dipende molto da come si diventa consapevoli delle proprie ferite e da come si imparano ad affrontare e risolvere i problemi interpersonali in vari contesti. Anche con l'incontro di un partner di cui parimenti, e previsionalmente, si valuti il suo passato familiare, e la sua capacità di dare sostegno. Si dovrebbe esplorare la propria storia emotiva familiare e capire quali punti di forza e quali problemi abbiamo ereditato dl nostro ambiente originario.

Oggi il modello evolutista postfreudiano rivaluta l'indagine di tali relazioni precoci e preedipiche soprattutto tra madre e bambino, ed il carattere relazionale - oggettuale dell'inconscio. Il suo obiettivo è la capacità di costruire relazioni stabili e mature.
Mentre la psicoterapia cognitivo-comportamentale, più attenta ai sintomi in superficie ed a rettificare apprendimenti di credenze inadeguate e nocive che ne stanno alla base, non dà gran rilievo ai primi significativi scambi comunicativi spesso disfunzionali. Secondo tale teoria non è detto che tutto dipenda dalle prime relazioni nefaste, anche perchè in effetti certi nessi causali non sono ancora stati compiutamente indagati.

Tuttavia è indubbio che la prima conoscenza di sé, degli altri, dello stile relazionale, ecc. si sviluppa sin dall'infanzia quando si possono apprendere convinzioni,aspettative, credenze che condizioneranno emozioni e comportamenti. Se non per conclamate psicopatologie, per disagi a volte inclassificabili di tipo esistenziale.

Può risultare vano o controproducente cercare di convincere l'altro con la razionalità dei propri soggettivi schemi di riferimento. Si dovrebbe comprendere il perchè di certe rappresentazioni, immagini e pensieri, di una realtà interpretata , ed educare a contrastare da sé le distorsioni rispetto a un pensiero più realistico, a far saltare certe contraddizioni. Oppure si possono rispecchiare le espressioni emotive solo riformulandole, astenendosi da un'istintiva interpretazione o dal consigliare anche male, per favorire piuttosto l'autocomprensione in un clima di “maternage” (materna accoglienza).

Oggi si è propensi all'eclettismo terapeutico, il terapeuta stesso preventivamente dovrebbe sottoporsi a un onesto e accurato autoesame. Ritengo che la ricostruzione della storia personale sia in certi casi opportuna, catartica, autoconoscitiva e vantaggiosa per una migliore qualità di vita. Con una discussione di tipo maieutico e senza imposizioni, che metta in crisi il dialogo interno sostenuto dalla inverificata fiducia dell' interlocutore in un mondo univoco, privo di sfumature e irrazionale, con cui legge se stesso , il suo mondo ed il suo futuro.
arsenio is offline  
Vecchio 29-03-2007, 18.22.21   #2
nevealsole
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La figlia perfetta

Caro Arsenio,
alle volte il tuo tempismo nel ricercare l'argomento di cui ho bisogno mi sorprende.
E' di oggi l'ennesimo litigio "tra me e me" per mio padre.
Ed è forse giunto il momento che affronti la realtà di quanta parte può avere un padre nel condizionare l'affettività della propria figlia, ormai adulta.
Sto scrivendo, sai, delle mie emozioni, in un libricino che tengo nel cassetto.
Sono spesso emozioni di "assenza".
Ciò di cui avrei bisogno e non ho, e non chiedo.
Ancora penso, evidentemente, che la figlia perfetta deve dare e non chiedere.
Ancora penso, evidentemente, che la fidanzata perfetta deve dare e non chiedere.
Ed oggi avrei voluto dire a mio padre, per una cosa banale per carità, "ti detesto perché chiedendomi questo mi metti davanti la scelta tra deluderti e fare qualcosa che non voglio fare".
Mi ha preso una rabbia indicibile e, dopo due mesi di dieta, un bisogno disperato di soffocare la rabbia mangiando.
Sono contenta, perché per la prima volta sono riuscita a riconoscere l'emozione, e il comportamento di reazione all'emozione mal gestita.
La verità, è che i miei rapporti con gli uomini sono così.
Mi è spesso difficile dire "no" o "sei egoista" o "voglio che tu sia presente" o "lasciami sbagliare"... perché in fondo ho sempre paura di disturbare.
E così capita che non mi ribelli, o non mi sia ribellata, a tutti quei piccoli "soprusi" che ho subito e sentito come tali.
E così come mi sono abituata all'incapacità affettiva di mio padre, che ti dà tutto e di più ma solo quando va a lui, mi sono abituata all'incapacità affettiva dei partner scelti, che spesso gli assomigliavano.
In verità, dev'essere a causa di quella bambina che in fondo, in fondo, crede che se dice ciò che pensa o fa come vuole deluderà il papà e non meriterà più il suo affetto.
Eppure se non ho il coraggio di fare le mie scelte, che cosa mi resta?

Scusate lo sfogo, come dire... un'esperienza in diretta...

nevealsole is offline  
Vecchio 02-04-2007, 09.54.30   #3
arsenio
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Riferimento: La figlia perfetta

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Caro Arsenio,
alle volte il tuo tempismo nel ricercare l'argomento di cui ho bisogno mi sorprende.
E' di oggi l'ennesimo litigio "tra me e me" per mio padre.
Ed è forse giunto il momento che affronti la realtà di quanta parte può avere un padre nel condizionare l'affettività della propria figlia, ormai adulta.
Sto scrivendo, sai, delle mie emozioni, in un libricino che tengo nel cassetto.
Sono spesso emozioni di "assenza".
Ciò di cui avrei bisogno e non ho, e non chiedo.
Ancora penso, evidentemente, che la figlia perfetta deve dare e non chiedere.
Ancora penso, evidentemente, che la fidanzata perfetta deve dare e non chiedere.
Ed oggi avrei voluto dire a mio padre, per una cosa banale per carità, "ti detesto perché chiedendomi questo mi metti davanti la scelta tra deluderti e fare qualcosa che non voglio fare".
Mi ha preso una rabbia indicibile e, dopo due mesi di dieta, un bisogno disperato di soffocare la rabbia mangiando.
Sono contenta, perché per la prima volta sono riuscita a riconoscere l'emozione, e il comportamento di reazione all'emozione mal gestita.
La verità, è che i miei rapporti con gli uomini sono così.
Mi è spesso difficile dire "no" o "sei egoista" o "voglio che tu sia presente" o "lasciami sbagliare"... perché in fondo ho sempre paura di disturbare.
E così capita che non mi ribelli, o non mi sia ribellata, a tutti quei piccoli "soprusi" che ho subito e sentito come tali.
E così come mi sono abituata all'incapacità affettiva di mio padre, che ti dà tutto e di più ma solo quando va a lui, mi sono abituata all'incapacità affettiva dei partner scelti, che spesso gli assomigliavano.
In verità, dev'essere a causa di quella bambina che in fondo, in fondo, crede che se dice ciò che pensa o fa come vuole deluderà il papà e non meriterà più il suo affetto.
Eppure se non ho il coraggio di fare le mie scelte, che cosa mi resta?

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Cara nevealsole il tuo punto di forza è la chiarezza con cui riesci ad analizzare le situazioni conflittuali, tra cui quella paterna è alla base dei disagi. E' positivo che tu riconosca e sappia definire le emozioni negative che ne derivano, ma mi dispiace che non sei riuscita ancora a risolvere tale problema familiare. In questi casi, e per ogni giovane adulto, come dicevo, sarebbe opportuna una separazione della famiglia di origine per vivere la propria vita in piena autonomia. Tuttavia riconosco che per varie ragioni tale emancipazione possa risultare difficile.
L”assenza” del padre nel o maschio può causare fatica nell' identificazione con il proprio genere, ma è altrettanto grave per le femmine che avranno difficoltà a relazionarsi con l'uomo permanendo il rapporto simbolico solo con il proprio genere. L'accoglimento della madre è importante subito dopo la nascita e poi ancora per alcuni anni, mentre il padre nel suo aspetto simbolico e archetipico è necessario soprattutto nella preadolescenza e adolescenza.
Da amico paterno ho la massima comprensione per tutte le donne che hanno sofferto a causa di padri in qualche modo dannosi anche loro malgrado (non esiste una “scuola per padri”) Tale problema è molto diffuso. Padri nevrotici e contradditori possono costituire un rischio a livello di una comunicazione destabilizzante perchè incongrua e ambigua.
Molti condizionano le scelte del partner delle figlie anche nel loro subconscio, e ciò spiega molto dell'universo femminile. Alcune idealizzano indebitamente il genitore , a volte ne lamentano l'educazione autoritaria che le ha rese psicologicamente fragili. Altre in conseguenza del silenzio del padre che le trascura trovano un uomo simile accettando tutto per il bisogno di essere amate e rassicurate. Ricordo alcuni casi emblematici: una ragazza si trovò un uomo della stessa età e problema del padre alcolista tentando di salvarlo. Un'altra aveva genitori che disapprovavano le sue scelte professionali adatte a valorizzare le sue attitudini letterarie. Fino a picchiarla, e trattandola da bambina sebbene trentenne. S'innamorò di un ragazzo con disturbi psichici, pure di origine familiare, che la sottopose a varie umiliazioni. Sono molte le ragazze che cercano di suscitare in maschi indifferenti – oggi sono in prevalenza – quelle attenzioni mai ottenute. Una signora mi raccontò della sua infanzia contrassegnata da dolorosissimi maltrattamenti e assenza di affetti. Per fortuna fu capace di assumere una posizione di distacco , pur senza poter mai dimenticare tale esperienza traumatica.. Beneficiò di figure parentali ed educative in sostituzione e poi di un marito comprensivo.

Le femmine da una primaria figura maschile capace di amarle e apprezzarle dovrebbero ricavare una base per la loro sicurezza, evitando in seguito atteggiamenti rinunciatari ed autolesionistici. Sono rari i genitori che avviano i figli alle varie forme di socializzazione come dovrebbero, rendendoli autonomi, avveduti ed equilibrati di fronte agli eventi della vita, ed è facile sbagliare anche senza rendersene conto.

La società attuaule lamenta il declino transgenerazionale di una solida figura paterna, che si ripete di famiglia in famiglia. Ma non era certo meglio il padre freudiano-edipico e patriarcale, autoritario e normativo. Modello per fortuna decaduto dopo le guerre e intorno agli ani '60. Neppure approvo certi attuali stereotipi retorici, pericolosi e svianti, di padri “saggi”, amiconi alla pari, “aggiustatutto”, infallibili e saccenti, ecc.

Ho insegnato a mia figlia che i genitori non vanno mai sopravvalutati, e presi a modello con discernimento. Si trova d'accordo, forse un po' troppo ...

Devi essere assertiva in famiglia e con i partner, ma so che sovente si conosce cosa sarebbe il proprio bene eppure è difficile cambiare certi propri schemi comportamentali.
Va bene il tuo trascrivere le emozioni su un libriccino, anche le stesse, e più volte, avendo una funzione sempre più autochiarificante, per elaborarle e potersene liberare. Ma il linguaggio influenza il pensiero e sarebbero da evitare parole troppo negative e autocommiseranti.

arsenio is offline  
Vecchio 02-04-2007, 22.38.05   #4
Mary
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Caro Arsenio,
alle volte il tuo tempismo nel ricercare l'argomento di cui ho bisogno mi sorprende.
E' di oggi l'ennesimo litigio "tra me e me" per mio padre.
Ed è forse giunto il momento che affronti la realtà di quanta parte può avere un padre nel condizionare l'affettività della propria figlia, ormai adulta.
Sto scrivendo, sai, delle mie emozioni, in un libricino che tengo nel cassetto.
Sono spesso emozioni di "assenza".
Ciò di cui avrei bisogno e non ho, e non chiedo.
Ancora penso, evidentemente, che la figlia perfetta deve dare e non chiedere.
Ancora penso, evidentemente, che la fidanzata perfetta deve dare e non chiedere.
Ed oggi avrei voluto dire a mio padre, per una cosa banale per carità, "ti detesto perché chiedendomi questo mi metti davanti la scelta tra deluderti e fare qualcosa che non voglio fare".
Mi ha preso una rabbia indicibile e, dopo due mesi di dieta, un bisogno disperato di soffocare la rabbia mangiando.
Sono contenta, perché per la prima volta sono riuscita a riconoscere l'emozione, e il comportamento di reazione all'emozione mal gestita.
La verità, è che i miei rapporti con gli uomini sono così.
Mi è spesso difficile dire "no" o "sei egoista" o "voglio che tu sia presente" o "lasciami sbagliare"... perché in fondo ho sempre paura di disturbare.
E così capita che non mi ribelli, o non mi sia ribellata, a tutti quei piccoli "soprusi" che ho subito e sentito come tali.
E così come mi sono abituata all'incapacità affettiva di mio padre, che ti dà tutto e di più ma solo quando va a lui, mi sono abituata all'incapacità affettiva dei partner scelti, che spesso gli assomigliavano.
In verità, dev'essere a causa di quella bambina che in fondo, in fondo, crede che se dice ciò che pensa o fa come vuole deluderà il papà e non meriterà più il suo affetto.
Eppure se non ho il coraggio di fare le mie scelte, che cosa mi resta?

Scusate lo sfogo, come dire... un'esperienza in diretta...



Il mestiere del genitore è quello più difficile in assoluto.

Il guaio è che nessuno insegna come si fa il genitore, nella migliore delle ipotesi lo si impara sulla pelle dei propri figli. Per chi vuole imparare, per gli altri, quelli perfetti, esiste qualcosa di scontato, qualcosa di giusto e basta.

Mai sentito il termine "lo faccio per il tuo bene" ?

Orribile termine, non è assolutamente vero. Se stai facendo del male stai facendo del male. Se tratti tuo figlio o figlia come una cosa da plasmare e usare per i propri bisogni stai sbagliando.
Ma esiste un detto che dice: "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire" ed io aggiungo "non c'è peggior errore di chi con vuol imparare".

Io ho imparato che l'amore, quello vero, non chiede nulla, non rinfaccia mai nulla, non giudica, non critica, non impone, non ricatta.

Ho commesso tanti e tanti errori con i miei figli e vorrei poter tornare indietro. Con estrema difficoltà ho accettato che era la loro storia, come è stata la mia storia quella vissuta con i miei genitori.

Una madre (e spero anche i padri) non ama il figlio per questo o per quello lo ama per quello che è, e basta. Una madre che ama non chiede nulla al figlio non si aspetta nulla in cambio, ciò che la rende felice è poter dare e basta.

E non solo beni materiali ma attenzione, ascolto, comprensione.

Nell'amore non esiste gratitudine o ingratitudine, esiste l'amore e basta.

La gioia più grande per una madre che ama è vedere il figlio felice di essere se stesso, e vederlo staccarsi da lei, libero.
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Vecchio 03-04-2007, 00.50.28   #5
cannella
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Una domanda: quando uno dei due genitori è assente, puo' il genitore presente sostituirlo?

Ovvero: seppure in buona fede, quali errori puo' commettere?
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Vecchio 03-04-2007, 09.25.02   #6
pallina
...il rumore del mare...
 
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Originalmente inviato da cannella
Una domanda: quando uno dei due genitori è assente, puo' il genitore presente sostituirlo?

Ovvero: seppure in buona fede, quali errori puo' commettere?

Non capisco cosa intenda per assente ma posso raccontarti la mia esperienza. Il padre dei miei ragazzi fà da sempre un lavoro che lo tiene tutto il giorno lontano da casa a volte anche per più giorni. A suo tempo la mia scelta, tenendo presente le esigenze del suo lavoro, fu di non lavorare più per stare con i nostri figli. Mio marito non ha praticamente mai conosciuto un insegnante, un pediatra, il dentista (avrò passato almeno dieci anni tra un apparecchio ortodontico e l'altro ), non ha presenziato alle riunioni scolastiche, ai colloqui. Niente di niente. Ma lui è sempre "stato presente", sempre informato di tutto. Ci siamo praticamente divisi i compiti: uno il lavoro, l'altra la famiglia (che è un lavoro dal quale non ti stacchi mai!!!! ...). Solo nel momento più difficile (che è durato qualche anno!!!) della crisi adolescenziale della figlia, solo allora ho chiesto a lui di "esserci", in alcuni momenti di prendere proprio il mio posto. Mi rendevo conto che per problematiche mie non riuscivo ad trovare un canale per poter dialogare con lei. Eravamo muro contro muro. Un periodo difficilissimo durante il quale lui è stato davvero bravo, severo, paziente e soprattutto presente. Intanto avevo partecipato ad un corso per "genitori consapevoli" organizzato dalla sua scuola che mi ha aiutato davvero tanto a cambiare il mio approccio verso di lei. Io non penso di essermi sostituita a lui, ho sempre fatto in modo che i ragazzi capissero che se non c'era era per un motivo valido e importante. I nostri ragazzi oggi quando raccontano della loro infanzia parlano delle assenze del padre con consapevolezza, non hanno avuto traumi, hanno un ottimo rapporto con lui e lui con loro. Per esperienza quindi posso dirti che l'importante è che i ragazzi non sentano la mancanza, che l'assenza sia solo "fisica" e che nella "testa" dei figli il genitore sia sempre presente....

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Vecchio 03-04-2007, 10.31.49   #7
arsenio
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Una domanda: quando uno dei due genitori è assente, puo' il genitore presente sostituirlo?

Ovvero: seppure in buona fede, quali errori puo' commettere?

Se chiedi a me, sì.
Anche se sono presenti entrambi i genitori e si verifica a volte uno scambio di ruoli, ad esempio il padre che si dimostra molto affettivo e la madre intraprendente, tanto meglio, è qualcosa che torna a vantaggio dei figli.

Errori nel non saper svolgere un doppio ruolo: madre iperprotettiva e ansiogena, Padre eccessivamente “mammo”, amicone del figlio privo di autorevolezza, ecc.
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Vecchio 03-04-2007, 16.20.02   #8
falbala48
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In un discorso sui rapporti amorosi confermo che se da certe precedenti esperienze – anche non sempre positive – si può far tesoro, si deve pure guardarsi dal replicare situazioni di coppia già in partenza sbagliate e dannose. Come la coazione a ripetere infatuazioni fatali verso partner inadatti, problematici e con vari disturbi di personalità, che risalirebbe a situazioni sperimentate nell'ambito familiare. Ad esempio una bambina trascurata dal padre anaffettivo e assente potrebbe cercare più o meno consapevolmente maschi con uguali o peggiori caratteristiche, con l'intento di replicare e illusoriamente forse concludere un'antica dolente situazione rimasta in sospeso. Oppure perchè riaffiora il bisogno rimosso di qualcuno che non la rifiuti, le conceda attenzione , abbia bisogno di lei. Vanamente perchè in genere non si tratta proprio di amore ma di un legame perverso.

Addentrandoci in tale discorso riguardante i modelli educativi all'origine, quello rigido e autoritario , senza tema di potere sbagliare, può essere responsabile di personalità, anche oltre le apparenze, sfiduciate, dipendenti e immature. Mentre una madre gratificante suscita un attaccamento sicuro ed equilibrato, quella insicura e imprevedibile genera una attaccamento insicuro e ambivalente. Una madre insensibile e scostante è responsabile di un attaccamento incerto ed evitante. Con conseguenze di disorganizzazione e caos mentale. Né va meglio con i genitori lassisti che non sanno imporre chiare regole e indurre una necessaria conoscenza dei propri limiti e inevitabili ragionevoli confini. Alle teorie di Bowlby aggiungerei che una madre iperpreoccupata e troppo protettiva potrebbe modellare tratti caratteriali di tipo ansioso.
L'educazione corretta è quella autorevole e affettiva, nelle parole sentite e soprattutto nei fatti concreti, di chi sa spiegare le regole e giustifica sempre i propri legittimi “no” In particolare genitori distaccati e freddi rischiano di rendere i figli a loro volta incapaci di amare, con conseguenze transgenerazionali. Si deve garantire al bambino il bisogno primario di una sicura base affettiva, con il valorizzarlo , accoglierlo, assecondarne le potenzialità senza proiezioni di proprie ambizioni fallite.

Comunque nulla è irrimediabile. Sono utili le relazioni, anche a posteriori, affettive e compensatorie, educative e psicoterapeutiche. Che possono modificare i modelli operativi acquisiti nel tempo da ciascuno. Dipende molto da come si diventa consapevoli delle proprie ferite e da come si imparano ad affrontare e risolvere i problemi interpersonali in vari contesti. Anche con l'incontro di un partner di cui parimenti, e previsionalmente, si valuti il suo passato familiare, e la sua capacità di dare sostegno. Si dovrebbe esplorare la propria storia emotiva familiare e capire quali punti di forza e quali problemi abbiamo ereditato dl nostro ambiente originario.

Oggi il modello evolutista postfreudiano rivaluta l'indagine di tali relazioni precoci e preedipiche soprattutto tra madre e bambino, ed il carattere relazionale - oggettuale dell'inconscio. Il suo obiettivo è la capacità di costruire relazioni stabili e mature.
Mentre la psicoterapia cognitivo-comportamentale, più attenta ai sintomi in superficie ed a rettificare apprendimenti di credenze inadeguate e nocive che ne stanno alla base, non dà gran rilievo ai primi significativi scambi comunicativi spesso disfunzionali. Secondo tale teoria non è detto che tutto dipenda dalle prime relazioni nefaste, anche perchè in effetti certi nessi causali non sono ancora stati compiutamente indagati.

Tuttavia è indubbio che la prima conoscenza di sé, degli altri, dello stile relazionale, ecc. si sviluppa sin dall'infanzia quando si possono apprendere convinzioni,aspettative, credenze che condizioneranno emozioni e comportamenti. Se non per conclamate psicopatologie, per disagi a volte inclassificabili di tipo esistenziale.

Può risultare vano o controproducente cercare di convincere l'altro con la razionalità dei propri soggettivi schemi di riferimento. Si dovrebbe comprendere il perchè di certe rappresentazioni, immagini e pensieri, di una realtà interpretata , ed educare a contrastare da sé le distorsioni rispetto a un pensiero più realistico, a far saltare certe contraddizioni. Oppure si possono rispecchiare le espressioni emotive solo riformulandole, astenendosi da un'istintiva interpretazione o dal consigliare anche male, per favorire piuttosto l'autocomprensione in un clima di “maternage” (materna accoglienza).

Oggi si è propensi all'eclettismo terapeutico, il terapeuta stesso preventivamente dovrebbe sottoporsi a un onesto e accurato autoesame. Ritengo che la ricostruzione della storia personale sia in certi casi opportuna, catartica, autoconoscitiva e vantaggiosa per una migliore qualità di vita. Con una discussione di tipo maieutico e senza imposizioni, che metta in crisi il dialogo interno sostenuto dalla inverificata fiducia dell' interlocutore in un mondo univoco, privo di sfumature e irrazionale, con cui legge se stesso , il suo mondo ed il suo futuro.


Sei come sempre “ILLUMINANTE”, ma che caos ne viene fuori….il mio problema è opposto , direi che non è stato mio padre, ma mia madre, non ricordo un suo bacio, una sua carezza, donna dal pugno di ferro lei, ribelle sino alla fuga io, anche se questo suo carattere forte le ha permesso di portare avanti me ed i miei fratelli nel momento in cui (avevo 14 anni) mio padre morì. Ma se ci ripenso ho passato mezza vita a sfidarla, a fare l'opposto di ciò che lei voleva con lo splendido risultato di aver rovinato alla fine la mia di vita.
falbala48 is offline  
Vecchio 03-04-2007, 16.23.04   #9
falbala48
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Originalmente inviato da Mary
Il mestiere del genitore è quello più difficile in assoluto.

Il guaio è che nessuno insegna come si fa il genitore, nella migliore delle ipotesi lo si impara sulla pelle dei propri figli. Per chi vuole imparare, per gli altri, quelli perfetti, esiste qualcosa di scontato, qualcosa di giusto e basta.

Mai sentito il termine "lo faccio per il tuo bene" ?

Orribile termine, non è assolutamente vero. Se stai facendo del male stai facendo del male. Se tratti tuo figlio o figlia come una cosa da plasmare e usare per i propri bisogni stai sbagliando.
Ma esiste un detto che dice: "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire" ed io aggiungo "non c'è peggior errore di chi con vuol imparare".

Io ho imparato che l'amore, quello vero, non chiede nulla, non rinfaccia mai nulla, non giudica, non critica, non impone, non ricatta.

Ho commesso tanti e tanti errori con i miei figli e vorrei poter tornare indietro. Con estrema difficoltà ho accettato che era la loro storia, come è stata la mia storia quella vissuta con i miei genitori.

Una madre (e spero anche i padri) non ama il figlio per questo o per quello lo ama per quello che è, e basta. Una madre che ama non chiede nulla al figlio non si aspetta nulla in cambio, ciò che la rende felice è poter dare e basta.

E non solo beni materiali ma attenzione, ascolto, comprensione.

Nell'amore non esiste gratitudine o ingratitudine, esiste l'amore e basta.

La gioia più grande per una madre che ama è vedere il figlio felice di essere se stesso, e vederlo staccarsi da lei, libero.



Ho sbagliato coi miei figli perché ho dato troppo amore , sono stata troppo comprensiva, protettiva, non volevo che crescessero come me che a 49 anni non ricordo un gesto tenero di mia madre, non ho saputo mescolare la severità con la dolcezza, ho dato loro pochissime dritte, poi li ho sempre lasciati liberi anche di sbagliare forse avrei dovuto dare più regole, mettere più divieti, ma non saprei andare contro natura, intendiamoci sono due ragazzi sanissimi, per fortuna di sani principi ma li vedo fragili. Ho sempre preferito il dialogo a ciò che per me sarebbe stata prevaricazione.



P.S.Parlo di me perché il padre ha giusto pensato di mollarci quando loro erano adolescenti.
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Vecchio 03-04-2007, 20.30.11   #10
ciclico
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Riferimento: certi condizionamenti dall'infanzia

Uno degli ostacoli più grandi alla comprensione dei fenomeni psichici, sia su di un piano individuale, ma per lo più nelle relazioni familiari, è costituito dall' immancabile offuscamento di due piani di ragione. Uno connotato dalla matrice ratio e l 'altro determinato dalla circolarità dei vissuti.
Lo snodo centrale è posto nella linea di demarcazione delle due dimensioni opposte, ma complementari.
In fondo una volta compresa la meccanicità degli eventi è possibile "giocare" al piccolo chimico, e sperimentare già situazioni vissute al cospetto di un presente sempre più plausibile.
ciclico is offline  

 



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