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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 22-10-2005, 12.35.24   #31
r.rubin
può anche essere...
 
Data registrazione: 11-09-2002
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Messaggio originale inviato da lobelia
Solitario non proverà forse un'emozione profonda, quasi orgasmica, il giorno che riuscirà a fare transitare davanti a sè una bella ragazza senza distrarsi dal suo compito del momento oppure quando un altro giorno per un attimo riuscirà a sentirsi solo in mezzo a chiunque?
E questa emozione, non lo distrarrà inficiando paradossalmente la sua ricerca?

Piccola premessa: secondo me una completa repressione delle emozioni è impossibile. Ma credo sia possibile controllare il proprio stato emotivo per mantenerlo all'interno dei limiti di un particolare stato emotivo che favorisce il pensiero razionale. Cioè esistono emozioni e stati d'animo che disturbano il pensiero, e altri che lo favoriscono. Si tratta di trovare e mantenere lo stato d'animo che favorisce il pensiero.
Quindi non è che sia doveroso diventare dei sassi, possiamo restare soggetti e mntenerci all'interno di uno stato emotivo più o meno stabile, con le sue piccole e innoffensive fluttuazioni.


Non è detto che proverà un emozione fortissima, come conseguenza dell'aver raggiunto il suo obiettivo.
A me succede spesso di raggiungere obbiettivi, che non mi sembrano mai irraggiungibili ma alla portata delle mie capacità,
e una volta raggiunti provo una certa soddisfazione;
ma mai un'esplosione di entusiasmo, esplosione che forse potrei provare in un altro caso, ossia nel caso in cui ritenessi che l'obiettivo che desideravo ardentemente raggiungere sia un obbiettivo quasi impossibile da raggiungere..così quando mi capita, straordinariamente, di raggiungerlo, vengo preso da un esntusiasmo misto a sbalordimento eccetera..

Ma solitario potrebbe provare solo una certa soddisfazione che male non fa.

comunque la repressione totale delle emozioni è impossibile, si tratta di averne il controllo, per quanto possibile, saperle gestire, e anche dirigere se possibile, e soprattutto trovare lo stato d'animo che più ci piace provare, quello che preferiamo, che può benissimo essere quello di una certa freddezza e distacco dal mondo.
r.rubin is offline  
Vecchio 22-10-2005, 13.38.00   #32
Vaniglia
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Non sono per la repressione delle emozioni...e l'ho gia' scritto...
forse per il percorso che ho seguito...ma dovremmo avere una bilancia interna per calibrare le nostre emozioni...non si puo' vacillare da uno stato di entusiamo totale...ad una disperazione totale...in un certo senso dobbiamo lasciarle fluire...ma controllarle



Vani
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Vecchio 22-10-2005, 13.43.27   #33
r.rubin
può anche essere...
 
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Messaggio originale inviato da Vaniglia
Non sono per la repressione delle emozioni...e l'ho gia' scritto...
forse per il percorso che ho seguito...ma dovremmo avere una bilancia interna per calibrare le nostre emozioni...non si puo' vacillare da uno stato di entusiamo totale...ad una disperazione totale...in un certo senso dobbiamo lasciarle fluire...ma controllarle



Vani

e come fare per controllarle?
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Vecchio 22-10-2005, 13.54.17   #34
Vaniglia
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con il pensiero razionale...



Vaniglia
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Vecchio 22-10-2005, 13.56.10   #35
lobelia
Utente bannato
 
Data registrazione: 28-07-2005
Messaggi: 448
...e non è questa la ricerca di un equilibrio dove niente viene mai escluso ma eventualmente controllato perchè comunque utile, di cui parlavo?
Certo che ho estremizzato un po' per puro divertimento, ma ciò non toglie che a mio parere provare genericamente freddezza e distacco dal mondo, implica un feedback da parte dello stesso non sempre soddisfacente per noi stessi anche quando ci affanniamo a volerci convincere che l'importante è avere raggiunto il nostro obiettivo personale e non ci interessa il riconoscimento da parte dell'altro.
L'uomo è un animale sociale, non si può prescinderne da questo dato di realtà (sarà un difetto, un pregio, ma è cos') e tutto il sistema che regola il suo "funzionamento" considera potentemente il riconoscimento da parte dell'altro per la formazione dell' identità.
Ci possono essere ricerche estreme che intendono provare che l'uomo con la propria volontà può liberarsi da esigenze vitali considerandole spregevoli o fuorvianti dai veri obiettivi, come ad esempio quelle persone che pare riescano a vivere per anni immobili, silenziose e senza nemmeno mangiare (dicono) facendosi crescere quelle orribili unghie a dismisura in cerchi concentrici, ci sono gli eremiti, o più semplicemente quelli che sfidano l'istinto di sopravvivenza dedicandosi ad attività pericolosissime per la propria incolumità, i killer senza anima e senza paura, ma io sono convinta (posso certamente sbagliare) che la loro ricerca, in fondo in fondo, non sia solo per se stessi, ma sia rivolta al mondo al quale vogliono dimostrare delle cose perchè dal mondo sono stati feriti.
Questo invece è un giudizio di merito, lo so benissimo e me ne prendo tutta la responsabilità
lobelia is offline  
Vecchio 22-10-2005, 14.06.03   #36
r.rubin
può anche essere...
 
Data registrazione: 11-09-2002
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Messaggio originale inviato da lobelia
...e non è questa la ricerca di un equilibrio dove niente viene mai escluso ma eventualmente controllato perchè comunque utile, di cui parlavo?
Certo che ho estremizzato un po' per puro divertimento, ma ciò non toglie che a mio parere provare genericamente freddezza e distacco dal mondo, implica un feedback da parte dello stesso non sempre soddisfacente per noi stessi anche quando ci affanniamo a volerci convincere che l'importante è avere raggiunto il nostro obiettivo personale e non ci interessa il riconoscimento da parte dell'altro.
L'uomo è un animale sociale, non si può prescinderne da questo dato di realtà (sarà un difetto, un pregio, ma è cos') e tutto il sistema che regola il suo "funzionamento" considera potentemente il riconoscimento da parte dell'altro per la formazione dell' identità.
Ci possono essere ricerche estreme che intendono provare che l'uomo con la propria volontà può liberarsi da esigenze vitali considerandole spregevoli o fuorvianti dai veri obiettivi, come ad esempio quelle persone che pare riescano a vivere per anni immobili, silenziose e senza nemmeno mangiare (dicono) facendosi crescere quelle orribili unghie a dismisura in cerchi concentrici, ci sono gli eremiti, o più semplicemente quelli che sfidano l'istinto di sopravvivenza dedicandosi ad attività pericolosissime per la propria incolumità, i killer senza anima e senza paura, ma io sono convinta (posso certamente sbagliare) che la loro ricerca, in fondo in fondo, non sia solo per se stessi, ma sia rivolta al mondo al quale vogliono dimostrare delle cose perchè dal mondo sono stati feriti.
Questo invece è un giudizio di merito, lo so benissimo e me ne prendo tutta la responsabilità


Le motivazioni che ispirano queste scelte possono essere molteplici, non so se sia sempre una sorta di reazione un pò nevrotica..
Non so nemmeno dirti se alla lunga, un'atteggiamento di distacco dal mondo, possa nuocere.. hai ragione sugli effetti del feedback, ma questi possono essere molto nocivi per qualcuno e più leggeri per altri, perchè dopotutto ci sono persone che hanno un forte bisogno di stare in società, e persone più solitarie che possono tranquillamente vievre da soli senza provare un costrittivo bisogno di compagnia.. anche se non credo nemmeno io che tali persone possano vivere benissimo da sole, per sempre.. però chissà..

comunque sono anch'io per non escludere nulla a priori. E dopotutto, se esiste un percorso per raggiungere quel distacco di cui parliamo, sarà probabilmente possibile ripercorrere quello stesso percorso al contrario per tornare indietro, e magari imboccare un'altro percorso che ci porta in una diversa situazione, e poi tornare indietro eccetera.. Solo che trovo ancora difficile capire come possa effettivamente, e non solo in teoria, una persona gestire le propie emozioni in modo completo, ossia come possa attivare e disattivare delle emozioni, degli stati d'animo, a piacimento... credo sia possibile, ma non saprei come e non saprei se sia effettivamnente possibile farlo con questa scientifica precisione.
r.rubin is offline  
Vecchio 22-10-2005, 14.07.18   #37
r.rubin
può anche essere...
 
Data registrazione: 11-09-2002
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Citazione:
Messaggio originale inviato da Vaniglia
con il pensiero razionale...



Vaniglia

spiegaci meglio
r.rubin is offline  
Vecchio 22-10-2005, 14.24.24   #38
Vaniglia
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le emozioni non le possiamo bloccare, a meno che non le indirizziamo verso qualcosa...ci sono uomini che si isolano, ma spesso si isolano per anaffettivita', e questo e' gia' un blocco emozionale, ad esempio causato da problemi pischici come puo' essere il disturbo bipolare dovuto a manzanza di litio nel sangue...o uomini che bloccano il loro stato emozonale vivendo soltanto nella sfera lavorativa...e non all'infuori di essa, razionalizzando qualsiasi cosa e reprimento la loro affettivita'...puoi provare odio, rabbia verso un individuo...lascia sgorgare questa rabbia...puoi esternare quello che pensi di lui,....ma non calpestarlo...



Vaniglia
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Vecchio 22-10-2005, 14.54.38   #39
lobelia
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Messaggio originale inviato da r.rubin
Le motivazioni che ispirano queste scelte possono essere molteplici, non so se sia sempre una sorta di reazione un pò nevrotica..
Non so nemmeno dirti se alla lunga, un'atteggiamento di distacco dal mondo, possa nuocere.. hai ragione sugli effetti del feedback, ma questi possono essere molto nocivi per qualcuno e più leggeri per altri, perchè dopotutto ci sono persone che hanno un forte bisogno di stare in società, e persone più solitarie che possono tranquillamente vievre da soli senza provare un costrittivo bisogno di compagnia.. anche se non credo nemmeno io che tali persone possano vivere benissimo da sole, per sempre.. però chissà..

comunque sono anch'io per non escludere nulla a priori. E dopotutto, se esiste un percorso per raggiungere quel distacco di cui parliamo, sarà probabilmente possibile ripercorrere quello stesso percorso al contrario per tornare indietro, e magari imboccare un'altro percorso che ci porta in una diversa situazione, e poi tornare indietro eccetera.. Solo che trovo ancora difficile capire come possa effettivamente, e non solo in teoria, una persona gestire le propie emozioni in modo completo, ossia come possa attivare e disattivare delle emozioni, degli stati d'animo, a piacimento... credo sia possibile, ma non saprei come e non saprei se sia effettivamnente possibile farlo con questa scientifica precisione.

Ci sono persone che hanno meno bisogno di stare in società e che comunque sono fortemente interessate al riconoscimento di sè da parte del mondo, anche a distanza di sicurezza enon lo ammetteranno mai nemmeno con se stessi.
C'è un po' di tutto in tutte le infinitesime sfumature possibili, ma non c'è nessuno che può prescindere dalla propria natura. Magari la rifiuta per protesta, ma non può prescinderne.
In ogni caso io credo che chiunque sia scontento della propria condizione, prima di decidere quale strada imboccare, sia prima doverosamente chiamato a chiedersi il perchè del proprio disagio. E quando si è dato una prima risposta, chiedersi di nuovo perchè ha sentito il bisogno di darsi quella risposta e così via fino a che non diventa consapevole delle profonde e reali motivazioni e scoprire magari che se la stava raccontando e che la strada scelta inizialmente è una boiata pazzesca e non risolverebbe mai il proprio disagio.
Io sono convinta che moltissime volte scelte e ragionamenti razionalissimi, sui quali nessuno potrà avere mai nulla da ridire, vengano scelti come migliori di altri ugualmente logici ed efficaci che sceglieremmo se spostassimo leggermente lo sguardo di osservazione, magari per gli stati emotivi che al momento viviamo o per le ferite che abbiamo subite, ma anche per condizioni concrete che ci inducono a non considerare altre possibilità.
Io sono convinta che non esistano scelte e ragionamenti razionali assoluti e unici per ogni singola situazione che ci troviamo ad affrontare. E non è colpa delle emozioni, ma solo perchè basta spostare il punto d'osservazione e tutto cambia. E spesso, chi ti fa spostare lo sguardo salvando l'empasse è proprio anche una diversa emozione che ti fa trovare una via logica e razionale insapettatamente diversa e molto più funzionale al nostro progetto o problema.
Mai sentito parlare dell'intuito? Del colpo di genio? Non sempre la strada che percorrono per emergere è razionale.
Solitario dice che le emozioni spesso provocano errori nel processo di scelta della cosa migliore da fare.
Io, come ho cercato di dimostrare fin'ora, dico che la razionalità spesso provoca errori nel processo di scelta della cosa migliore da fare.
Abbiamo entrambi ragione, perchè nessuno dei due esclude totalmente emozioni e razionalità. Cambia solo l'angolatura dello sguardo.
Perchè lui ha quello sguardo e io l'altro?
C'è parecchia roba lì sotto da indagare se vogliamo sapere cosa è davvero bene per noi e come perseguirlo



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Vecchio 22-10-2005, 15.10.16   #40
feng qi
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Data registrazione: 15-10-2005
Messaggi: 560
Re: Repressione delle emozioni

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Messaggio originale inviato da Solitario
Io considero le emozioni come un residuo evolutivo primitivo ed ormai inutile in una società moderna, so che è sicuramente un' opinione singolare, al meno al giorno d'oggi visto che il mondo e i mass media ci bombardano di esempi (a mio avviso da non imitare) di persone che fanno le loro scelte servendosi della razionalità solo come ultima spiaggia (vedi politici, esponenti religiosi, personaggi dello spettacolo, e purtroppo anche criminali e terroristi.......) quando invece sarebbe molto più logico comportarsi nel modo opposto.

Riguardo a cio io volevo sapere se è possibile reprimere o meglio ancora non avere proprio emozioni e desideri, ma soltanto obbiettivi logicamente definiti da raggiungere.

Dalla mia esperienza personale so che per quanto uno in pubblico non dia a vedere i propri stati emotivi comunque li prova, in più occasioni sono riuscito a non mostrare la mia soddisfazione o il mio dispiacere ma non provarli è un' altra cosa.


So che, per esempio, si riesce ad annullare l'attrazione sessuale con procedimenti di castrazione chimica ma, al di la del fatto che credo sia una procedura che possa dare dipendenza e creare danni fisici per l'uso prolungato di medicinali, mi pongo il dubbio se si tratta di una pura questione chimica per tutte le emozioni o se dipende anche da fattori psicologici, educativi e sociali.

Vorrei anche sapere se è vero che certe tecniche di meditazione orientali permettono di ottenere risultati del genere (i classici monaci vestiti d'arancione davvero riescono ad essere indifferenti davanti a una bella ragazza?).


ciao, solitario
il tuo messaggio é interessante perché evidenzia una ferita che ancora fa male: la dipendenza dalle emozioni. tutti quanti proviamo emozioni, belle o brutte che siano e talvolta ne siamo completamente schiacciati. Specie poi quando chi suscita in noi una certa emozione sembra non condividerla affatto, oppure infanga la nostra.

Al di là di questo io penso che più che le emozioni, ciò che ci arreca danno e la dipendenza da esse. E qui si arriva all'ego.

Il nostro ego é estremamente allenato fin da quando siamo in fasce, ad attaccarsi alle sensazioni, e più avanti andiamo e più ci alleniamo nel nutrire l'attaccamento a sensazioni che suscitano emozioni buone quali il piacere fisico, la vanità, ma straordinariamente anche l'attaccamento a emozioni negative quali rabbia, gelosia, accidia..

Io ancora non ho le idee chiarissime su questi processi,
però ho capito che anche se non posso assolutamente evitare di provare tutta l'infinita gamma di emozioni del mio cuore, però posso allentarne la morsa, posso lavorare piano piano sull'impatto che esse hanno sul mio spirito e sul mio corpo. Posso limitare i danni.

Come?
In Medicina Tradizionale Cinese(che ha come base fiosofica il Taoismo) si impara a mantenere lo shen tranquillo. In italiano non si può tradurre la parola shen però lo si può paragonare all'insieme dello spirito, delle emozioni e della mente.

In sostanza si lavora sulla abitudine deleteria di attaccarsi alle sensazioni e di esasperarle fino al dolore.

Per esempio:mi piace quella persona.

Di norma la guardo fino a riempirmi gli occhi, fino a che il piacere di guardarla non genera in me piacere mentale e fisico, attaccamento ad essa, pensiero morboso e incontrollabile, senso di incapacità, dolore del rifiuto o del distacco. Ok?

Invece nel Taoismo se ci piace una persona, la guardiamo, sì, ma senza attaccarci alla visione, senza portarcela a casa, etc.

si dice"tenere un po' chiuso il cuore".

Questo é un allenamento abbastanza difficile visto così dal di fuori, ma io che lo pratico da un po' qualcosa l'ho imparata: comincio a vedere le emozioni nel momento in cui si generano in me. Da qui poi decido, in base a cosa vedo. Mitigo, tempero, modifico un po', elimino..perdo il controllo e poi cerco di riprenderlo.

Siamo tutti in crescita penso, per cui piano piano..troveremo la strada giusta. Ognuno deve scegliere la propria e qui ti daranno tantissimi buoni consigli.

un saluto e buon lavoro

feng qi


feng qi is offline  

 



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