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 Riflessioni sul Senso della Vita - Commenti sugli articoli della omonima rubrica presente su WWW.RIFLESSIONI.IT - Indice articoli rubrica
Vecchio 23-12-2012, 22.06.05   #21
0xdeadbeef
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Data registrazione: 14-12-2012
Messaggi: 381
Riferimento: l'esistenza della sofferenza

@ Acquario69
Ma no che non sono "parole gigantesche". O meglio: forse lo sono ma solo in apparenza (in fondo, dimostri
intelligenza e curiosità, ed è tutto ciò che basta).
Ma se ritieni davvero che quanto ti ho sommariamente e sinteticamente esposto possa, in un certo qual modo,
"attagliarsi" alla tua personalità ed ai tuoi interessi, ti consiglio vivamente di approfondire il pensiero
di Kant.
In fin dei conti, io ritengo, la Critica della Ragion Pura arriva a quello che era stato il medesimo risultato
cui era giunto Socrate: l'unica cosa che posso sapere è di non sapere (evidentemente qui si parla di ciò che
abbiamo concordato di definire "sapere ultimo"). Il successivo passo di Kant è stato allora chiedersi: "cosa
posso fare?". E a questa domanda egli risponde nella Critica della Ragion Pratica: si deve agire come se si
sapesse (ecco dove appare la credenza: Kant accetta di credere di sapere, anche se, razionalmente, sa di non
sapere).
Se ti rileggi la mia precedente risposta, scoprirai come io segua un pò questo filo conduttore.
un saluto
mauro
0xdeadbeef is offline  
Vecchio 03-01-2013, 16.59.50   #22
Jeko
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Messaggi: 2
Riferimento: l'esistenza della sofferenza

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
https://www.riflessioni.it/senso-della-vita/index.htm
....La domanda sembrerebbe di quelle banali. Ognuno di noi, anche inconsciamente, pensa che la sofferenza sia la conseguenza della vita, e quindi l'accetta proprio come si accetta la vita. Non la si accetta mai passivamente, la si combatte sempre, ma è pur sempre presente, e in agguato, per tutta la vita..........
La sofferenza è una delle condizioni a cui è sottoposto il genere umano... la combattiamo perchè un'altra forza (interiore in noi) ci spinge a rifiutarla... a non accettarla... ma è solo un'illusione.... e prenderne consapevolezza è il modo più idoneo per combatterla.
La combattiamo per tutta la vita perchè le illusioni non muoiono mai, o meglio:... muoiono con noi... o per dirla in un'altro modo ancora... perchè "la speranza è l'ultima a morire" ... (v. "Vaso di Pandora"...se hai voglia di riflettere sul significato allegorico di alcune leggende in relazione alle problematiche dell'esistenza).
Saluti.
Jeko is offline  
Vecchio 03-01-2013, 20.23.27   #23
253647
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Messaggi: 14
Riferimento: l'esistenza della sofferenza

Trovo il 3D un po’ strano nel suo sviluppo.
La sofferenza, intesa come angoscia a livello psicologico, non è diversa dal dolore fisico e con esso interagisce attraverso la psicosomatica che è reciproca: soffro (diciamo per amore) e mi viene la gastrite. Ho mal di testa e divento irritabile.
E’ semplicemente un segnale che la mia immaginazione è in conflitto con la fisicità degli eventi (non ero psicologicamente preparato alla morte di un amico, soffro per la sua assenza).
Il rapporto amore-sofferenza è in questi termini. Soffro perchè condizionato ad amare una certa persona, sia di amore filiale che sensuale. Posso anche soffrire per odio, per stress, per eventi che non ero preparato ad affrontare dal punto di visita mentale.

Passando ad oxdeadbeef, perchè mai dovrei mettermi a “credere” se la filosofia non mi dà quelle risposte che cerco? Come potrei evitare così di essere dogmatico? Cos’è l’irrazionalità ultima? Ce n’è una precedente?
Non ti sembra un ragionamento un po’ contorto?;o)))))
253647 is offline  
Vecchio 04-01-2013, 10.26.59   #24
Il_Dubbio
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Data registrazione: 03-12-2007
Messaggi: 1,706
Riferimento: l'esistenza della sofferenza

Citazione:
Originalmente inviato da 253647
Trovo il 3D un po’ strano nel suo sviluppo.

La stranezza probabilmente è causata dal tentativo di razionalizzare una sensazione. Credo che nel passaggio si perda qualcosa che invece rimane ancorata solo nella sensazione.


Citazione:
Originalmente inviato da 253647
La sofferenza, intesa come angoscia a livello psicologico, non è diversa dal dolore fisico e con esso interagisce attraverso la psicosomatica che è reciproca: soffro (diciamo per amore) e mi viene la gastrite. Ho mal di testa e divento irritabile.
E’ semplicemente un segnale che la mia immaginazione è in conflitto con la fisicità degli eventi (non ero psicologicamente preparato alla morte di un amico, soffro per la sua assenza).
Il rapporto amore-sofferenza è in questi termini. Soffro perchè condizionato ad amare una certa persona, sia di amore filiale che sensuale. Posso anche soffrire per odio, per stress, per eventi che non ero preparato ad affrontare dal punto di visita mentale.

Non avevo definito precisamente la sensazione di amore e nemmeno di sofferenza. Noi sappiamo che c'è sia l'amore sia la sofferenza, e riusciamo a riconoscerli. Sappiamo dire: questo è amore e questa è sofferenza. Siccome però le parole amore e sofferenza sono sensazioni, ognuno ne ha interiorizzato solo alcuni aspetti. Per questo è problematico definire in modo preciso cos'è l'amore e in modo altrettanto netto cos'è la sofferenza.
Ognuno di noi attinge dalle proprie esperienze e in modo induttivo cerca una generalizzazione. Il processo però potrebbe non essere rigoroso. Potrebbero anche esserci casi in cui generalizzare porta ad assunti sbagliati. Per questo motivo ho elencato una serie (che può essere molto più lunga) di situazioni che ricordano l'amore o la sofferenza. Qualcuno poteva anche obiettare su alcuni spunti. Il piacere o la felicità, la gioia o soddisfazione, potrebbero non essere sentiti come aspetti particolari dell'amore. Io li ho messi tutti insieme ad identificare, ognuno come crede o come sente, aspetti particolari dell'amore. Quando ho dovuto dire cos'è l'amore ho detto in modo speculare, la presenza di una grande sofferenza. Per grande non si vuole intendere nulla di specificamente misurabile. La mia razionalizzazione mi ha portato a dire che l'amore deve essere più grande della sofferenza o al massimo in equilibrio con essa. Se io eliminassi l'amore otterrei infatti solo una grande sofferenza che se non fosse mai equilibrata dall'amore (in tutte le sue forme), diventerebbe sempre più piccola quasi a diventare un fastidio (come il ronzio di una zanzara). Il fastidio non è piccolo in se (non sto parlando di grandezze misurabili). E' un momento in cui l'essenza della esistenza viene ad essere identificata come un fastidio (alla fine il fastidio è identificato con l'inutilità della vita).
Siamo partiti però dal presupposto, generale, che la sofferenza c'è. Ora potremmo chiederci, se non ci fosse la sofferenza avremmo bisogno di amare (in tutte le sue molteplici forme)? Se vogliamo questa è la prova del nove. Se amassimo senza provare mai sofferenza (supponendo che non sia un presupposto della vita) allora l'amore sarebbe qualcosa di assoluto che esiste a prescindere da tutto. Questo però non possiamo saperlo, perchè esiste la sofferenza (e questo è il presupposto ineliminabile) e non sappiamo se esista un amore slegato da essa.
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 05-01-2013, 19.54.00   #25
ulysse
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Riferimento: l'esistenza della sofferenza

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
La stranezza probabilmente è causata dal tentativo di razionalizzare una sensazione. Credo che nel passaggio si perda qualcosa che invece rimane ancorata solo nella sensazione.
Non ho seguito l'evolversi del thread e, probabilmente, quanto è stato detto ha sue giustificazioni nella logica e nel sentimento...direi, però, che anche i sentimenti e le sensazioni non emergono per forza propria ...non compaiono senza uno scopo o una causa che magari si ritrova risalendo la filogenesi della specie e le loro spiegazioni non stanno solo in elucubrazioni dialettico/filosofiche o in situazioni di attuale esperienza.
.................
Citazione:
Siamo partiti però dal presupposto, generale, che la sofferenza c'è.
In effetti accade che a volte siamo soggetti a sofferenza, ma non sempre è conseguenza di amore perduto.
Certo che se scompare una persona cara patiamo dolore, o anche se una persona amata ci respinge o tradisce.
Ma la sofferenza non è solo correlata a persone per cui proviamo amore: possiamo anche soffrire per mancanza o per la fine prossima della nostra stessa vita...o per insufficienze fisiche ed handicap che ci colpiscono.

Oppure soffriamo per cattive azioni altrui che possono portare danno a noi o alla società …oppure semplicemente la nostra sofferenza può essere di carattere ecologico ed etico: la distruzione delle foreste ad esempio, ci fa provare rabbia e dolore dovuto alla nostra impotenza, ecc…o potremmo soffrire per il riscaldamento globale...incremento di CO2…se non fosse patologico!?
Ma anche la mancanza di riforme sociali ci porta sofferenza.

Comunque ogni mala azione che colpisca il nostro senso umano, etico e sociale ci causa dolore più o meno intenso.

Sul piano personale può essere che una certa sofferenza sia dovuta ad un progetto o ad una aspettativa che sfuma: faccio domanda di partecipare ad un concorso e non sono ammesso...oppure mi aspettavo una promozione sul lavoro che invece è assegnata ad altri…magari insieme con la sofferenza può insorgere invidia ed odio...ecc..
Citazione:
Ora potremmo chiederci, se non ci fosse la sofferenza avremmo bisogno di amare (in tutte le sue molteplici forme)?
Veramente non capisco bene la domanda...ma penso non ci sia relazione!
Infatti, possiamo amare o non amare in presenza di sofferenza o in assenza o in successione: ci può essere correlazione, ma non la vedo come necessaria.

Credo che ognuno di questi sentimenti possa avere in noi esistenza autonoma....e tanto più vale per il sentimento di amore che potrebbe avere una derivazione genetica...anche se già a livello spirituale.

Probabilmente, i nostri progenitori ominidi, dai semplici rapporti fisici a scopo di riproduzione sessuata, sono passati evolutivamente alla convivenza per reciproca attrazione, simpatia e amore che, da esigenza fisica, è evoluta in sentimento.
Naturalmente è seguita la cura e l’amore per la prole...sentita anche come esisgenza, non solo fisica, ma anche affettiva.
Viceversa la prole prova, a risalire, amore per i generanti, ecc...

In generale accade che la convivenza... per ragioni di reciproco sostegno alimentare e difesa...determina assuefazione ed un reciproco voler bene e amore… in certi casi fautore, se non di felicità, almeno di un sentirsi bene nella reciproca interazione… se non ne emerge antipatia e odio, dolore e sofferenza …ma non necessariamente.
Oggi un rimedio sociale sarebbe il divorzio..comunque la separazione!
Citazione:
Se vogliamo questa è la prova del nove. Se amassimo senza provare mai sofferenza (supponendo che non sia un presupposto della vita) allora l'amore sarebbe qualcosa di assoluto che esiste a prescindere da tutto.
Non credo si possa pensare all’amore come entità astratta o metafisica che aleggia su di noi e forse non è nelle intenzioni.

Per me l’amore è un senso che emerge da pulsioni e sensazioni fisiche ed evolve in sentimento di bene e di amore…oppure è subito simpatia, desiderio e sentimento autonomo che non necessariamente produce dolore...anzi!!!

Comunque amare senza provare dolore non è un presupposto della vita: si può amare predisponendosi così al susseguente dolore...ma potrebbe anche non conseguire dolore...anzi una lunga felicità.

Oppure accade che non si ama affatto…e si soffre egualmente di una qualche sofferenza intrinseca…forse per esigenza o soddisfazione culturale…come per chi aderisce alla filosofia esistenziale, ad esempio.

Ma, dicevo appunto, che non ci vedo correlazione necessaria o ineffabile destino!
Spesso il soffrire è un qualcosa che si cerca, ma è questione di una propria particolare formazione psico-intellettuale...magari masochistica.
Citazione:
Questo però non possiamo saperlo, perchè esiste la sofferenza (e questo è il presupposto ineliminabile) e non sappiamo se esista un amore slegato da essa.
Credo che l’amore sia caratteristico delle specie sessuate e può esistere anche come sentimento autonomo…disgiunto da sentimenti collaterali di dolore, odio, insofferenza , ecc…
Per le specie sessuate, l'amore ha origine, appunto, nella istintuale esigenza della procreazione e cura della prole: l’istinto è insorto a difesa e rinforzo della specie e per la sua prosecuzione.

Il dolore fisico, come quello psichico esistono in noi, nel nostro DNA, come strumenti di difesa…se non degenerano sul piano culturale.

Comunque soffriamo per la mancanza o intervenuta mancanza di cose, riconoscimenti, entità o persone che non vorremmo perdere e che desidereremmo avere o con cui vorremmo interagire.

Un tale tipo di sofferenza è una delle forze che sospingono e sostengono l’umanità verso migliori destini…se noi ci diamo da fare per perseguire il desiderato, progettato e atteso... e non essere in sofferenza.

Per questo ritengo che il dolore, come l’amore…, siano essi fisici o intellettuali e spirituali… siano, in qualche modo codificati nel nostro DNA…o dai geni sollecitati…all’occorrenza.
Esistono persino, nella nostra morfologia ed evidenze comportamentali,tattili e odorifere, specchietti adatti a sollecitare o respingere l'altrui attenzione, favorevole o sfavorevole che sia, nei nostri confronti.
Se uno è bravo ad attivare di tali specchietti si dice che è un comunicatore.


Nota:
Come già si è detto il percepire dolore fisico, nei limiti opportuni, è una difesa del nostro organismo.

Un caso particolare (da un articolo di neurologia) è quello del gene SCN9A che presiede alla percezione del dolore superficiale ed al relativo invio codificato al cervello di tali percezioni.

Una mutazione di un tale gene che, fortunatamente, avviene solo in rari individui, non predispone l’invio al cervello dei segnali codificati per il dolore.

Questi individui, fin dalla nascita, non percepiscono assolutamente dolore fisico conseguente a contatti o traumi dovuti allo scontro con altri corpi, a tagli, bruciature ecc,…

E’ sorprendente, dice l’articolo, quanto possa essere complicata la vita per queste persone prive della senzazione del dolore che faccia loro da guida nell’evitare ogni motivo di frizione e scontro...con riscontri e consegunze anche sul piano psichico sentimentale e intellettule.

Per loro il percepire dolore fisico sarebbe un dono ancor più prezioso della vista, dell’udito o di qualunque altra capacità percettiva.

Chi ci dice che anche le sensazioni di sofferenza psichica o di amore o di altri sentimenti (empatia, odio, invidia ecc..) non siano regolati da un qualche gene nella loro codifica ed invio al cervello per l’elaborazione?
Questo tuttavia non significa che i sentimenti siano prodotti dai geni…significa solo che determinati geni ne posono costituire il canale molecolare o percorso da e per il cervello.
Se il canale manca...o non è attivato...manca la sensazione del sentimento…il che, tuttavia, equivale a dire che manca il sentimento stesso.

Ultima modifica di ulysse : 06-01-2013 alle ore 18.09.27.
ulysse is offline  
Vecchio 13-03-2013, 16.32.51   #26
Tornelius83
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Riferimento: l'esistenza della sofferenza

L'esistenza della sofferenza è presente nella nostra esistenza per fortificarci, uscendo dalla guerra feriti ma vivi, e per insegnarci che la vita non è fatta solo di felicità, ma che implica l'infelicità. Ritengo anche che la costruzione di una società civile, in cui è presente la felicità, dipenda dai nostri sforzi, purtroppo a volte inefficaci quando incontriamo gente che sfoga le proprie frustrazioni sul prossimo nella speranza di rendere il prossimo sofferente come sono loro.
Se ci impegnamo possiamo rendere la società migliore, incrementando la felicità. La perfezione è irraggiungibile, tuttavia il mondo può essere migliorato, rendendo maggiormente piacevole la vita.
Dipende da noi.
Tornelius83 is offline  
Vecchio 03-07-2014, 14.17.44   #27
FMJ
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Riferimento: l'esistenza della sofferenza

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
https://www.riflessioni.it/senso-della-vita/index.htm

Volevo inaugurare una sottorubrica sulle domande di Ivo Nardi, questa volta prese singolarmente e aperte alla discussione. Ho scelto la terza per iniziare (poi se l'idea piace, ognuno potrebbe far proprio una di quelle domande e aprire una discussione in merito) perchè è indubbio che la vita oltre ad essere stupefacente, per certi aspetti, significa sofferenza.

Quindi, come spiegaRE l’esistenza della sofferenza in ogni sua forma?


La domanda sembrerebbe di quelle banali. Ognuno di noi, anche inconsciamente, pensa che la sofferenza sia la conseguenza della vita, e quindi l'accetta proprio come si accetta la vita. Non la si accetta mai passivamente, la si combatte sempre, ma è pur sempre presente, e in agguato, per tutta la vita. Si soffre anche quando apparentemente non ce ne sarebbe bisogno, ma solo come angoscia del vivere, del non sapere quel ci aspetta o sapendo perfettamente che la vita in qualche modo ce la farà assaporare in una delle sue molteplici forme.
Molte risposte a questa domanda si sono rivelate abbastanza simili. Esigenza biologica, mistero, a volte opportunità di assaporare la vita (che sembra una contraddizione)... altre volte vissuta come la consapevolezza della nostra debolezza difronte alle leggi dell'universo.

Io ricordo che quando risposi a questa domanda, pensai ad un'altra cosa: la sofferenza si deve alla presenza dell'amore.

L'amore per i genitori, per i figli, per gli amici, mogli, mariti o fidanzate/i. Amore per i propri libri, per le proprie conoscenze ed anche per le scoperte ancora da fare. Tutte queste normali attività della vita solitamente sembra non portino alcuna sofferenza, anzi, sembra portino piacere, soddisfazione, gioia, felicità ecc. Eppure, è come se in ognuno di esso ci sia un sottofondo di sofferenza, che sfocia, apparentemente, nel piacere o nella felicità ecc., ma che crea in continuazione amore, rendendolo, nella sua globalità, sempre più grande. E' come se tutte queste forme positive siano solo singole sfaccettature di una stessa grande manifestazione d'amore. Ma questo grande amore, che man mano diventa sempre più grande, rende grande, sempre di più, anche il dolore.

Quando scrissi quella risposta, lo feci intuitivamente, senza pensarci molto su; ci sto ritornado solo ora, per razionalizzare quel che pensai all'epoca.
Credo che si possa trovare un modo per rendolo razionale.
Suppongo che tra amore e sofferenza non ci sia mai un perfetto equilibrio, spesso è il dolore a prevalere. Se prevele il dolore allora abbiamo bisogno di aumentare l'amore. Ecco perchè alla fine se non ami davvero tanto... ti lasci andare al dolore. Questo diventerà piccolo piccolo, come un "fastidio"...l'amore dimuirà di conseguenza, e la vita stessa diventerà solo una cosa inutile da estirpare.

La sofferenza è una tua costruzione. E' uno degli innumerevoli stati possibili del tuo sistema biologico. Di per sé, non esiste. E' una tua distinzione e una tua attribuzione di significato. Quello che fa soffrire te, a me, fa una pippa. Quello che tu chiami sofferenza per un altro è speranza, espiazione, piacere, soddisfazione, esser vivo, punizione...

Tu, identifichi la sofferenza con il dolore? Io li costruisco su piani fenomenici diversi. Per me il dolore esiste solo sul piano fenimenico biologico, mentre la sofferenza, io la costruisco sul piano fenomenico psicologico. Un uomo privato del cervello, non credo sperimenti sofferenza ma "costruisce" il dolore in termini neurologici.

FMJ
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Vecchio 02-12-2014, 12.30.44   #28
Mariano
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Riferimento: l'esistenza della sofferenza

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
https://www.riflessioni.it/senso-della-vita/index.htm

Volevo inaugurare una sottorubrica sulle domande di Ivo Nardi, questa volta prese singolarmente e aperte alla discussione. Ho scelto la terza per iniziare (poi se l'idea piace, ognuno potrebbe far proprio una di quelle domande e aprire una discussione in merito) perchè è indubbio che la vita oltre ad essere stupefacente, per certi aspetti, significa sofferenza.

Quindi, come spiegaRE l’esistenza della sofferenza in ogni sua forma?


La domanda sembrerebbe di quelle banali. Ognuno di noi, anche inconsciamente, pensa che la sofferenza sia la conseguenza della vita, e quindi l'accetta proprio come si accetta la vita. Non la si accetta mai passivamente, la si combatte sempre, ma è pur sempre presente, e in agguato, per tutta la vita. Si soffre anche quando apparentemente non ce ne sarebbe bisogno, ma solo come angoscia del vivere, del non sapere quel ci aspetta o sapendo perfettamente che la vita in qualche modo ce la farà assaporare in una delle sue molteplici forme.
Molte risposte a questa domanda si sono rivelate abbastanza simili. Esigenza biologica, mistero, a volte opportunità di assaporare la vita (che sembra una contraddizione)... altre volte vissuta come la consapevolezza della nostra debolezza difronte alle leggi dell'universo.

Io ricordo che quando risposi a questa domanda, pensai ad un'altra cosa: la sofferenza si deve alla presenza dell'amore.

L'amore per i genitori, per i figli, per gli amici, mogli, mariti o fidanzate/i. Amore per i propri libri, per le proprie conoscenze ed anche per le scoperte ancora da fare. Tutte queste normali attività della vita solitamente sembra non portino alcuna sofferenza, anzi, sembra portino piacere, soddisfazione, gioia, felicità ecc. Eppure, è come se in ognuno di esso ci sia un sottofondo di sofferenza, che sfocia, apparentemente, nel piacere o nella felicità ecc., ma che crea in continuazione amore, rendendolo, nella sua globalità, sempre più grande. E' come se tutte queste forme positive siano solo singole sfaccettature di una stessa grande manifestazione d'amore. Ma questo grande amore, che man mano diventa sempre più grande, rende grande, sempre di più, anche il dolore.

Quando scrissi quella risposta, lo feci intuitivamente, senza pensarci molto su; ci sto ritornado solo ora, per razionalizzare quel che pensai all'epoca.
Credo che si possa trovare un modo per rendolo razionale.
Suppongo che tra amore e sofferenza non ci sia mai un perfetto equilibrio, spesso è il dolore a prevalere. Se prevele il dolore allora abbiamo bisogno di aumentare l'amore. Ecco perchè alla fine se non ami davvero tanto... ti lasci andare al dolore. Questo diventerà piccolo piccolo, come un "fastidio"...l'amore dimuirà di conseguenza, e la vita stessa diventerà solo una cosa inutile da estirpare.

La mia convinzione è che la sofferenza sia alla base della vita, è il motore della vita: la sofferenza ci porta ad agire per cercare di eliminarla e quando ci riusciamo ne ricaviamo una soddisfazione ed una gioia che costituiscono l'alimento della vita....e così la vita continua
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Vecchio 02-12-2014, 20.52.11   #29
jolly666
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Riferimento: l'esistenza della sofferenza

La sofferenza è l'opposto dell'amore, non esiste una se non esiste l'altra, devi amare prima di soffrire d'amore e viceversa, tutto nella vita è fatto di ambiguità, dove esiste tutto solo se esiste tutto altrimenti non esisterebbe niente, è tutto correlato, poi ne esistono le interpretazioni personali, quelle sono soggettive, c'è chi trova amore nell'odio c'è chi nell'odio poi scopre l'amore, ma esistono entrambi e sono inseparabili, vai alla ricerca di amore non ti meravigliare se troverai odio, vai alla ricerca di odio non ti meravigliare se troverai amore, poi c'è la terza strada chi dice ok non voglio più soffrire e la prima cosa istintiva che gli viene in mente non troverò più un ragazzo/a, ecco tralasciando il cosa, badiamo al non troverò, non cercherò, non andrò alla ricerca..si solo questo è il modo per non soffrire, ma comporta che non devi rinunciare anche all'amore..io il libero arbitrio l'ho visto sempre un pò limitato in realtà, infatti le strade sono sempre tre alla fine...di cui due sono cconseguenziali quindi non hai scelta in realtà, la scelta è solo di stare fermi in pratica tipo piante...
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Vecchio 11-02-2015, 22.23.34   #30
sebastianb
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Riferimento: l'esistenza della sofferenza

Citazione:
Originalmente inviato da Mariano
La mia convinzione è che la sofferenza sia alla base della vita, è il motore della vita: la sofferenza ci porta ad agire per cercare di eliminarla e quando ci riusciamo ne ricaviamo una soddisfazione ed una gioia che costituiscono l'alimento della vita....e così la vita continua


Non so se è il motore della vita.. motore della vita semmai è il perdurare della specie.

Nel Libri Sapienziali la sofferenza era associata alla nostra intrinseca inclinazione a compiere il male.

Questa perversa attitudine umana è stata amaramente ammessa dallo stesso Dio della Genesi.. allorquando stava soavemente gustando la fragranza del sacrificio del riconoscente Noè.. dovette constatare:
come il cuore del fantoccio di fango ( da Lui stesso creato a Sua immagine.. ) fosse incline al Male .. fin dalla sua adolescenza ( Gn. 8.21 ) -

Ecco allora che la punizione divina ( malattia - poverta' - morte ) era considerata la " risposta " del Dio biblico nei confronti del peccatore, colui che aveva abbandonato e/o tradito il Patto.

Hai letto il Libro di Giobbe ?? E qoelet /Ecclesiaste ?
Libri che cercano di dare " una qualche " risposta all' angoscioso problema del significato del vivere - che perennemente accompagna l' esistenza dell' uomo..

( e che Qoelet riporta come "" penosa occupazione " esistenziale di ogni uomo / di ogni epoca

sebastianb is offline  

 



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