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 Riflessioni sul Senso della Vita - Commenti sugli articoli della omonima rubrica presente su WWW.RIFLESSIONI.IT - Indice articoli rubrica
Vecchio 13-12-2012, 00.11.59   #1
Il_Dubbio
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l'esistenza della sofferenza

https://www.riflessioni.it/senso-della-vita/index.htm

Volevo inaugurare una sottorubrica sulle domande di Ivo Nardi, questa volta prese singolarmente e aperte alla discussione. Ho scelto la terza per iniziare (poi se l'idea piace, ognuno potrebbe far proprio una di quelle domande e aprire una discussione in merito) perchè è indubbio che la vita oltre ad essere stupefacente, per certi aspetti, significa sofferenza.

Quindi, come spiegaRE l’esistenza della sofferenza in ogni sua forma?


La domanda sembrerebbe di quelle banali. Ognuno di noi, anche inconsciamente, pensa che la sofferenza sia la conseguenza della vita, e quindi l'accetta proprio come si accetta la vita. Non la si accetta mai passivamente, la si combatte sempre, ma è pur sempre presente, e in agguato, per tutta la vita. Si soffre anche quando apparentemente non ce ne sarebbe bisogno, ma solo come angoscia del vivere, del non sapere quel ci aspetta o sapendo perfettamente che la vita in qualche modo ce la farà assaporare in una delle sue molteplici forme.
Molte risposte a questa domanda si sono rivelate abbastanza simili. Esigenza biologica, mistero, a volte opportunità di assaporare la vita (che sembra una contraddizione)... altre volte vissuta come la consapevolezza della nostra debolezza difronte alle leggi dell'universo.

Io ricordo che quando risposi a questa domanda, pensai ad un'altra cosa: la sofferenza si deve alla presenza dell'amore.

L'amore per i genitori, per i figli, per gli amici, mogli, mariti o fidanzate/i. Amore per i propri libri, per le proprie conoscenze ed anche per le scoperte ancora da fare. Tutte queste normali attività della vita solitamente sembra non portino alcuna sofferenza, anzi, sembra portino piacere, soddisfazione, gioia, felicità ecc. Eppure, è come se in ognuno di esso ci sia un sottofondo di sofferenza, che sfocia, apparentemente, nel piacere o nella felicità ecc., ma che crea in continuazione amore, rendendolo, nella sua globalità, sempre più grande. E' come se tutte queste forme positive siano solo singole sfaccettature di una stessa grande manifestazione d'amore. Ma questo grande amore, che man mano diventa sempre più grande, rende grande, sempre di più, anche il dolore.

Quando scrissi quella risposta, lo feci intuitivamente, senza pensarci molto su; ci sto ritornado solo ora, per razionalizzare quel che pensai all'epoca.
Credo che si possa trovare un modo per rendolo razionale.
Suppongo che tra amore e sofferenza non ci sia mai un perfetto equilibrio, spesso è il dolore a prevalere. Se prevele il dolore allora abbiamo bisogno di aumentare l'amore. Ecco perchè alla fine se non ami davvero tanto... ti lasci andare al dolore. Questo diventerà piccolo piccolo, come un "fastidio"...l'amore dimuirà di conseguenza, e la vita stessa diventerà solo una cosa inutile da estirpare.
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Vecchio 13-12-2012, 00.54.28   #2
paul11
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Riferimento: l'esistenza della sofferenza

La sofferenza è generata dal legame, dalla relazione dell’amore perché nel profondo di noi stessi c’ è la paura, l’assenza.
Allora come si costruisce un legame d’amore con i genitori, figli, amici , ecc, dentro di noi scatta la paura della perdita di questo legame, la sofferenza di perdere i genitori, i figli, gli amici , la propria salute. E’ il cambiamento di stato direi fisico/emotivo, fisico perché non c’è più fisicamente la persona che si ama ed emotivo perché di conseguenza viene a mancare la relazione, il legame.
L’accettazione del nuovo stato è un qualcosa facile a dirsi e difficile a farsi. A volte si “muore dentro”. Quindi mi trovo d’accordo, è paradossale , ma è così, tanto è più grande l’amore e più forte il legame, tanto la paura della mancanza genera sofferenza.
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Vecchio 15-12-2012, 08.53.17   #3
acquario69
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Riferimento: l'esistenza della sofferenza

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
La sofferenza è generata dal legame, dalla relazione dell’amore perché nel profondo di noi stessi c’ è la paura, l’assenza.
Allora come si costruisce un legame d’amore con i genitori, figli, amici , ecc, dentro di noi scatta la paura della perdita di questo legame, la sofferenza di perdere i genitori, i figli, gli amici , la propria salute. E’ il cambiamento di stato direi fisico/emotivo, fisico perché non c’è più fisicamente la persona che si ama ed emotivo perché di conseguenza viene a mancare la relazione, il legame.
L’accettazione del nuovo stato è un qualcosa facile a dirsi e difficile a farsi. A volte si “muore dentro”. Quindi mi trovo d’accordo, è paradossale , ma è così, tanto è più grande l’amore e più forte il legame, tanto la paura della mancanza genera sofferenza.

..eppure io ho potuto riscontrare di persona che non sempre le cose stanno cosi.
diversi mesi fa e' venuto a mancare mio padre e probabilmente al contrario di come verrebbe da credere io non ho sentito e non sento tutt'ora una sua "mancanza" e non ho provato nessuna paura per la sua perdita,bensi il contrario!...ci volevamo bene,c'era l'immenso l'amore che un genitore prova per un figlio e viceversa.
fatto sta',che lo sento presente come e piu di prima e oltretutto mi sento estremamente sereno in questa predisposizione dopo l'evento..di seguito mi e' capitato di pensarci a tale "strana" predisposizione,a cui io non avevo mai nemmeno immaginato prima..non provo sofferenza,tutt'altro..il legame,l'amore e la relazione che ho avuto con lui e' come se questa non si sia mai interrotta..forse "solo" trasformata..
difficile da spiegare forse ancora piu difficile da comprendere,magari..

forse..rispondendo piu direttamente a dubbio mi viene da pensare,ma piu che pensare direi avere la sensazione,che la sofferenza e' causata dall'attaccamento che abbiamo per le cose,di qualsiasi natura esse siano e che questo poi distorce la nostra capacita di valutare la percezione della realta nel suo insieme.
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Vecchio 15-12-2012, 10.30.45   #4
jador
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Riferimento: l'esistenza della sofferenza

da Il Dubbio
Io ricordo che quando risposi a questa domanda, pensai ad un'altra cosa: la sofferenza si deve alla presenza dell'amore.

da acquario69

..eppure io ho potuto riscontrare di persona che non sempre le cose stanno cosi.
diversi mesi fa e' venuto a mancare mio padre e probabilmente al contrario di come verrebbe da credere io non ho sentito e non sento tutt'ora una sua "mancanza" e non ho provato nessuna paura per la sua perdita,bensi il contrario!...ci volevamo bene,c'era l'immenso l'amore che un genitore prova per un figlio e viceversa.
fatto sta',che lo sento presente come e piu di prima e oltretutto mi sento estremamente sereno in questa predisposizione dopo l'evento..di seguito mi e' capitato di pensarci a tale "strana" predisposizione,a cui io non avevo mai nemmeno immaginato prima..non provo sofferenza,tutt'altro..il legame,l'amore e la relazione che ho avuto con lui e' come se questa non si sia mai interrotta..forse "solo" trasformata..
difficile da spiegare forse ancora piu difficile da comprendere,magari..



Infatti le cose non stanno sempre cosi'.

Mio padre si e' ammalato, senza speranze di guarigione, e quando non ci sara' più la mia grande sofferenza sara' quella di un amore che non mi e' stato mai dato.

Bello e comprensibilissimo ciò che dici acquario69.

Ultima modifica di jador : 15-12-2012 alle ore 19.31.41.
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Vecchio 16-12-2012, 04.57.46   #5
acquario69
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Riferimento: l'esistenza della sofferenza

Citazione:
Originalmente inviato da jador
da Il Dubbio
Io ricordo che quando risposi a questa domanda, pensai ad un'altra cosa: la sofferenza si deve alla presenza dell'amore.

da acquario69

..eppure io ho potuto riscontrare di persona che non sempre le cose stanno cosi.
diversi mesi fa e' venuto a mancare mio padre e probabilmente al contrario di come verrebbe da credere io non ho sentito e non sento tutt'ora una sua "mancanza" e non ho provato nessuna paura per la sua perdita,bensi il contrario!...ci volevamo bene,c'era l'immenso l'amore che un genitore prova per un figlio e viceversa.
fatto sta',che lo sento presente come e piu di prima e oltretutto mi sento estremamente sereno in questa predisposizione dopo l'evento..di seguito mi e' capitato di pensarci a tale "strana" predisposizione,a cui io non avevo mai nemmeno immaginato prima..non provo sofferenza,tutt'altro..il legame,l'amore e la relazione che ho avuto con lui e' come se questa non si sia mai interrotta..forse "solo" trasformata..
difficile da spiegare forse ancora piu difficile da comprendere,magari..



Infatti le cose non stanno sempre cosi'.

Mio padre si e' ammalato, senza speranze di guarigione, e quando non ci sara' più la mia grande sofferenza sara' quella di un amore che non mi e' stato mai dato.

Bello e comprensibilissimo ciò che dici acquario69.

..potremmo allora ipotizzare (anche) che,come gia istintivamente affermato il dubbio che la sofferenza sia implicita alla presenza/assenza dell'amore?
ad ogni modo,subito dopo aver letto il tuo intervento mi e' tornato alla mente un bellissimo racconto di dino buzzati;

i giorni perduti

Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa su di un camion.
Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in
auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città,
fermandosi sul ciglio di un vallone. Kazirra scese dall’auto e andò a vedere.
Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò
nel botro [fossato]; che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse
uguali.
Si avvicinò all’uomo e gli chiese: «Ti ho visto portar fuori quella cassa dal
mio parco. Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?».
Quello lo guardò e sorrise: «Ne ho ancora sul camion da buttare. Non sai?
Sono i giorni».
«Che giorni?» «I giorni tuoi.» «I miei giorni?»
«I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti.
Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso...»
Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la scarpata e
ne aprì uno.
C’era dentro una strada d’autunno, e in fondo Graziella la sua fidanzata che
se n’andava per sempre. E lui neppure la chiamava. Ne aprì un secondo.
C’era una camera d’ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e
lo aspettava. Ma lui era in giro per affari. Ne aprì un terzo. Al cancelletto
della vecchia misera casa stava Duk il fedele mastino che lo attendeva da due
anni, ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare. Si sentì prendere da
una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava diritto sul
ciglio del vallone, immobile come un giustiziere.
«Signore!» gridò Kazirra. «Mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre
giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che
vuole.»
Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto
irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era
più possibile. Poi svanì nell’aria, e all’istante scomparve anche il gigantesco cumulo delle casse misteriose. E l’ombra della notte scendeva.
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Vecchio 17-12-2012, 09.58.16   #6
jador
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Riferimento: l'esistenza della sofferenza

da acquario69
..potremmo allora ipotizzare (anche) che,come già istintivamente affermato il dubbio che la sofferenza sia implicita alla presenza/assenza dell'amore?

eggia', ma poi una vita senza amore (e senza nutella) che vita sarebbe?

Amore per i propri figli, ma anche per tutti i figli del mondo, per il proprio cane, ma anche per tutta la natura che ci circonda, e via di seguito.

Ma se per amore intendiamo attaccamento, cioè possesso, beh allora sbagliamo qualcosa.

L'amore di una madre che rinuncerebbe alla sua vita per quella del figlio è ben diverso dall'amore di una donna che uccide un'altra donna per riavere il "suo" uomo (o il contrario, come pare accada sempre più spesso).

Direi che in certi casi la sofferenza l'essere umano se la va a cercare col lanternino.

Credo che quando si ama davvero si fa molta attenzione a non arrecare sofferenza all'altro...anzi no...credo che avvenga automaticamente.

Potremmo allora dire che e' la non qualità dell'amore che fa soffrire?

L'amore tra te e tuo padre dovrebbe essere da esempio ed insegnamento.
jador is offline  
Vecchio 18-12-2012, 05.10.09   #7
acquario69
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Riferimento: l'esistenza della sofferenza

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Originalmente inviato da jador
da acquario69
..potremmo allora ipotizzare (anche) che,come già istintivamente affermato il dubbio che la sofferenza sia implicita alla presenza/assenza dell'amore?

eggia', ma poi una vita senza amore (e senza nutella) che vita sarebbe?

Amore per i propri figli, ma anche per tutti i figli del mondo, per il proprio cane, ma anche per tutta la natura che ci circonda, e via di seguito.

Ma se per amore intendiamo attaccamento, cioè possesso, beh allora sbagliamo qualcosa.

L'amore di una madre che rinuncerebbe alla sua vita per quella del figlio è ben diverso dall'amore di una donna che uccide un'altra donna per riavere il "suo" uomo (o il contrario, come pare accada sempre più spesso).

Direi che in certi casi la sofferenza l'essere umano se la va a cercare col lanternino.

Credo che quando si ama davvero si fa molta attenzione a non arrecare sofferenza all'altro...anzi no...credo che avvenga automaticamente.

Potremmo allora dire che e' la non qualità dell'amore che fa soffrire?

L'amore tra te e tuo padre dovrebbe essere da esempio ed insegnamento.

si certo..l'amore inteso come possesso non si puo certo definire tale..ed ecco allora che scatta la sofferenza che poi si ripercuote alle persone piu vicine..in realta mai cosi lontane,anzi probabilmente in questi casi non credo possa esistere alcun tipo di "contatto"

Credo che quando si ama davvero si fa molta attenzione a non arrecare sofferenza all'altro...anzi no...credo che avvenga automaticamente.

quello che dici qui sopra mi riporta a riflettere sul rapporto che ho avuto con mio padre e probabilmente ai motivi di non-sofferenza che mi sono venuti di esprimere nel mio post precedente..in effetti mio padre non mi ha lasciato "nessun conto in sospeso",nessun senso di colpa,nessun possesso,ci siamo lasciati senza che lui mi abbia fatto crescere in me possibili semi della sofferenza (non saprei come meglio descriverli) che poi avrebbero messo radici difficili da estirpare...cosa che invece temo possa avvenire nei confronti di mia madre.
ma lasciando da parte la mia vicenda personale,penso che debba comunque esistere una matrice comune alla sofferenza..intanto credo sia un utopia pensare di arrivare ad eliminarla dalla nostra vita,mi sembra che un tale atteggiamento porti con se solo effetti opposti a quelli desiderati e (azzardando un po) chissa se una chiave di interpretazione risiederebbe proprio nell'aspettativa..

penso che la sofferenza abbia un duplice aspetto..da una parte e' come un campanello di allarme che ci avverte che qualcosa nella nostra vita andrebbe modificato ecc..dall'altra puo trasformarsi (qualora non riusciamo a identificare questo allarme o facciamo finta di non sentirlo) in qualcosa che ci porta a una profonda sensazione di separazione,intesa come non-armonia e non-scambio.

forse ho messo molte cose mischiate insieme ma cio che mi ha portato a sentirle e poi scriverle credo abbiano una valenza in comune (almeno per me)
acquario69 is offline  
Vecchio 18-12-2012, 13.53.17   #8
paul11
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Riferimento: l'esistenza della sofferenza

Ci credo poco ad un amore senza sofferenza, si tratta di averne il meno possibile(di sofferenza).
Perchè l'amore è un arte di equilibri dinamici, dove bisogna capire anche i silenzi e le mancanze dell'altro e viceversa; così come gli stati umorali, i problemi esistenziali. E' una condivione di presenze ed assenze.
La mancanza fisica di una persona amata(la morte) è una definitiva scomparsa senza appelli. Non voglio entrare su fatti personali.
Ma comunque crea sofferenza, è quel che viene definito dalla psicologia "elaborazione del lutto".
Non esiste amore senza attaccamento, o si ama o non si ama, il problema è non eccedere.
Ma è come parlare di "buon senso": cos'è, come quantificarlo?
Non esistono penso risposte compiute e definitive.

Ultima modifica di paul11 : 18-12-2012 alle ore 16.23.30.
paul11 is offline  
Vecchio 18-12-2012, 20.55.48   #9
0xdeadbeef
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Riferimento: l'esistenza della sofferenza

Io credo che la sofferenza si origini, in radice, dal senso di insensatezza di tutto quel che ci circonda.
Come ci ricorda Sartre, nel meraviglioso romanzo "La Nausea", quando un bel (...) giorno usciamo di casa e
prendiamo consapevolezza della "gratuità" (cioè dell'instabilità) del mondo che ci circonda e di noi stessi,
allora un irrefrenabile senso di "nausea" ci assale: quella consapevolezza che tutto, in noi ed attorno a noi,
è "finito", e che non esiste nulla di infinito (nemmeno quell'amore che così tanta parte del romanzo ottocentesco
ha "cantato" come infinito).
La condizione umana come la condizione dell'essere-gettati-nel-mondo (riprendendo ancora Sartre); come la
condizione in cui tutto è possibile, anche la cosa più atroce, è a mio avviso la radice ultima della sofferenza.
0xdeadbeef is offline  
Vecchio 18-12-2012, 23.06.18   #10
jador
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Riferimento: l'esistenza della sofferenza

da acquario69
forse ho messo molte cose mischiate insieme ma cio che mi ha portato a sentirle e poi scriverle credo abbiano una valenza in comune (almeno per me)


Le cose che hai messe tutte insieme non sono mischiate, ma sono legate l'una all'altra, conseguenziali.
E quel "nessun conto in sospeso" e', almeno per me, una frase magica.

Non possiamo lasciarla da parte questa tua vicenda personale, significherebbe non cogliere un'opportunità di riflessione,

E se la sofferenza fa parte dell'amore, come intende paul11, qualsiasi tipo di amore esso sia, e' un amore malato.
jador is offline  

 



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