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Vecchio 23-04-2014, 13.33.01   #51
kri
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Riferimento: La lotta tra bene e male

Una piccola parentesi

Citazione:
Originalmente inviato da donquixote
La morale o l'etica sono le discipline che regolano il comportamento umano e si esprimono nella costruzione di schemi di comportamento che semplicisticamente si sintetizzano nei giudizi di bene o male che si danno ai fenomeni.
So che vengono usate, morale ed etica, come sinonimi o al più come l'etica la scienza della morale. Però io una distinzione più approfondita la vorrei fare.
La morale è ciò che concerne la cultura e gli usi di un luogo in particolare, mentre l'Etica è ciò che concerne il giusto comporamento, il retto cammino dell'uomo in generale. Per fare un esempio aperto a tutti: i 10 comandamenti insegnano etica e non morale. In questo senso l'etica è l'unica che può indicare in maniera precisa e conformemente all'evoluzione storica dell'uomo il discernimento

***
Provo a rilanciare.

Abbiamo potuto definire insieme che devono esistere due fattori per creare movimento. L'automobile stessa senza scintilla o accensione pur essendo tutti gli elementi in armonia non si muove.
Quindi sembrerebbe che non bastano i soli poli a far muovere il sistema, a creare movimento ma ci vuole un terzo elemento, la tensione.
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Vecchio 23-04-2014, 22.21.54   #52
Davide M.
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Riferimento: La lotta tra bene e male

Citazione:
Originalmente inviato da donquixote
Il perché è molto semplice: ogni ente di questo mondo è sottoposto al divenire e quindi cambia costantemente. Se si definisce un concetto come quello di bene o male questo potrà essere valido, parlando rigorosamente, al massimo nel momento in cui lo si definisce, ma un attimo dopo il mondo è già qualcosa di diverso da un attimo prima e quindi anche i concetti di cui ci serviamo per descriverlo andranno adeguati e non potranno quindi essere immutabili ma saranno sempre relativi, approssimativi e variabili. Inoltre non esiste in questo mondo un ente che non sia dipendente da tutto ciò che gli sta intorno, e anche la pura definizione dei concetti dipende da una innumerevole serie di fattori in relazione fra loro. In un mondo come il nostro, in cui tutto è in relazione, non vi può quindi essere niente che sia ab-solutus, ovvero slegato, completamente indipendente e fine a se stesso. Tutto ciò che è assoluto deve necessariamente trascendere il mondo del divenire ed essere situato in quello dell'essere.

e se tutto è relativo come fai ad affermare che l'essere invece sia assoluto e non diveniente?
Se affermi che non esiste in questo mondo un ente che non sia dipendente dal resto che gli sta intorno, perché affermi che l'essere è assoluto e non relativo come qualsiasi altro ente di questo mondo?
L'essere è il pensiero, nulla che non sia pensato può essere, pertanto o l'essere è relativo al pensiero di qualcosa di esistente, oppure il concetto è assoluto perché trascendente come il pensiero che lo fa essere.
Se tutto fosse bianco, non esisterebbe il bianco.

Posso essere d'accordo solo sulla relatività del significato che si attribuisce a un concetto, ma non sul valore dello stesso, che essendo universale è assoluto in quanto tale: il significato del concetto di bene, oppure di quello di male, è relativo solo all'uso che ne facciamo, ma il suo valore universale è conosciuto anche da un bambino, perché è fondato sul senso del dovere, che è innato. Tutti sanno che cosa è il bene e che cosa è il male, e la differenza fra l'uno e l'altro.


Citazione:
Originalmente inviato da donquixote
L'uomo deve solo comprendere tale giustizia nel suo esprimersi, ed adeguarsi, nel suo proprio ambito, ad essa. È ovvio che bisogna prima comprendere che tale giustizia esiste, ma questo si può fare in innumerevoli modi e quotidianamente abbiamo l'occasione di poterlo fare anche solo osservando come il nostro corpo, indipendentemente dalla nostra volontà cosciente, si occupa di mantenere gli equilibri, di sintetizzare gli alimenti, di difendersi dagli attacchi esterni attraverso il sistema immunitario e così via.

Io osservo come il mio corpo quotidianamente e indipendemente dalla mia volontà funzioni come un meccanismo perfetto, ma questo non mi fa osservare la giustizia divina, né di quella mi dà consapevolezza, perché non è vivendo grazie a funzioni fisiologiche necessarie che si esplicita il bene divino, in quanto nessuno di noi ha scelto di venire al mondo consapevolmente.

Ultima modifica di Davide M. : 24-04-2014 alle ore 07.50.29.
Davide M. is offline  
Vecchio 24-04-2014, 15.01.30   #53
gyta
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Riferimento: La lotta tra bene e male

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Provo a rilanciare.

Abbiamo potuto definire insieme che devono esistere due fattori per creare movimento. L'automobile stessa senza scintilla o accensione pur essendo tutti gli elementi in armonia non si muove.
Quindi sembrerebbe che non bastano i soli poli a far muovere il sistema, a creare movimento ma ci vuole un terzo elemento, la tensione.

Al pari di come lo spazio e il tempo determinano una dimensione della realtà, nella nostra mente la realtà è data dall’interazione del carattere propositivo e del carattere accoglitore. C’è il pensiero, la capacità propositiva ed il suo spazio, quello spazio che in altro modo chiamiamo la capacità recettiva. Non possono esistere l’uno senza l’altro, l’uno è in virtù dell’altro. Non accadono in momenti separati ma sono la stessa estrinsecazione del reale. Alle fondamenta è l’intrinseca struttura interattiva del reale. Qualità solo apparentemente distinte come lo sono il senso della vista ed il vedere, come lo è il suono dalla sua sorgente che lo genera. Quando parliamo di carattere maschile e di carattere femminile come di due caratteri distinti e separati alimentiamo nostro malgrado il concetto di realtà distinta e non il concetto di relatività. L’aspetto concavo è l’aspetto convesso non sono proprietà separate ma prospettive attraverso cui rileviamo la medesima visione, non c’è un aspetto distinto e reale che funga da sfondo di riferimento, il riferimento è convenzione e concezione secondo un uso dei simboli che determinano il nostro immaginario. Simboli che determinano l’immagine e che ci danno modo di progettare l’interazione in quella che chiamiamo attività, creazione, invenzione o manipolazione del reale, ovvero l’attività o aspetto della dimensione spazio temporale. In realtà tutto ciò che possiamo dire del reale è che possiede un potenziale interattivo; così la forza del vento non è che risultato di questo potenziale.. espresso nell’aria. La tensione è il risultato stesso della differenza di potenziale, in realtà è quel “movimento”, è quel “vento”, è quella identità scaturita dall’interconnessione. Forse la cosa più difficile da individuare e comprendere è chi e cosa sia a relazionarsi e con chi soprattutto.. I discorsi filano liscio sino a quando ci si accontenta di chiamare ciò che appare e di misurare attraverso parametri ciò che appare.. tutto fila quasi liscio quando ci si chiede come interagiscano più o meno le cose che ci appaiono.. ma quando ci si chiede quale sia la realtà fondamentale di queste cose interagenti.. non possiamo che uscirne attraverso il nominarle.. se tutto fila liscio ad un certo esame più superficiale della questione, più cerchiamo di approfondire e più il terreno da sotto i piedi ci molla.. solo i simboli riescono a rispondere al nostro desiderio di conoscenza.. oltre questi non resta che l’immagine di una forza potenziale priva di identità che si autorappresenta nelle sue possibili e svariate forme apparenti.. al di sotto, al di dentro.. qualcosa senza nome e senza forma.. Eppure a livello della nostra presunta realtà la forma ha una o più ben determinate sostanze con identità proprie e condivise.. le stesse azioni giungono a animare differenti finalità e le stesse finalità personificano potenze amiche e nemiche.. così sino a realizzare identità malefiche e benefiche.. possiamo dire tutto o molto di ciò che appare e nulla di ciò che è.. inferni, paradisi, dimensioni, stati di coscienza, coscienze, dèi, moti e stasi ma nulla sull’identità intrinseca.. sembrerebbe un gioco di specchi dove anche gli specchi non sono che mere proiezioni apparenti.. cosa sia proiettato e su cosa si proietti resta il mistero stesso a base di una identità probabilmente coincidente con una folle ed incredibile proprietà non di un qualcosa ma a base stessa di ogni qualunque reale e proiezione.

[segue..]

Ultima modifica di gyta : 24-04-2014 alle ore 15.51.02.
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Vecchio 24-04-2014, 15.01.46   #54
gyta
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Resta il fatto che nell’apparenza della relatività il nostro moto di coscienza percepisce in virtù di bene e male ogni esperienza e tale limite fondamentalmente contraddistingue in questo mondo dei sensi il lecito e l’illecito.. e non ci è dato dal poter mutare tale percezione senza mutazione di stato.. Chi si volesse porre a giudice al di sopra del relativo non potendo prescindere da questi sensi fallirebbe di fatto l’obiettivo, presumendo di portare il campo del sentire e del pensiero umano laddove non può sussistere.. Non ci resta che rispondere al campo di realtà al quale seppure in apparenza apparteniamo.. E stupendo come più che altro sia il linguaggio a parlare di sé ed il tema che si presume discutere e svelare resti perennemente insondato.. come se altro non esistesse che qualcosa di cui nulla per davvero si può dire.. Questo è il terreno ambiguo e minato dell’uomo e della sua coscienza, dove si comprende il limite ma non ciò che ne rientra, dove si comprende l’infinito ma non si è affatto certi di cosa sia il finito, dove il suono e la sorgente restano fondamentalmente tutt’ora un mistero.. Meno misterioso però è lo spiegare il concetto di finalità entro cui si definisce il campo di male e bene. La finalità è quasi immediatamente rintracciabile dall’analisi al campo nella quale si applica pertanto a differenza di altre analisi è presto considerata la struttura entro la quale prende forma esplicandosi. Non rivestendo che il concetto ultimo di finalità non possiamo intendere il bene ed il male come caratteri contrapposti ad animare la nostra coscienza.

Non c’è dunque alcuna tensione fra forze opposte visto che la finalità non è un’anima né una forza. Ma allora di cosa stiamo parlando, quando discutiamo di male e bene come di entità ad animarci? Non ci stiamo forse solo domandando intorno al senso della nostra esperienza, alla nostra finalità che ravvisiamo in quella (esperienza)? Come può dunque il bene ed il male essere a fondamento del reale od anche solo personificare una presunta anima intrinseca al reale? Non c’è alcuna presunta lotta fra bene e male perché non sussistono come identità. L’unico conflitto che da sempre esiste consta tra una finalità apparente ed una finalità radicale. La finalità apparente è quella che tiene conto del fine senza conoscere il motivo scatenante; la finalità radicale è quella che riconosce il fine attraverso il motivo scatenante. In un contesto di relazione come è quello del bene e del male il motivo scatenante che anima una direzione è il fine stesso espresso dalla coscienza della propria identità. La nostra esperienza assume il significato in relazione alla coscienza che abbiamo della nostra identità. Ogni direzione risponde alla segreta domanda del ‘Chi Siamo?’. La risposta si svela nelle nostre direzioni. Il conflitto è tra ciò che sentiamo essere (desiderio) e ciò che crediamo essere (percezione apparente); più l’immagine di noi stessi è sfocata maggiore sarà la percezione esperita attraverso un desiderio che non ci appartiene. Così nella confusione tra la coscienza di essere e il desiderio di essere si originano tutte quelle direzioni incapaci di riconoscere l’altro e sé medesimi. Non c’è un bene ed un male ma azioni vivificanti ed azioni distruttive ovvero esiste una coscienza di sé ed esiste un sonno della coscienza di sé e tutte le possibili gradazioni. Chi non confonde se stesso, la propria identità coi bisogni apparenti, chi non è scisso insomma riconosce la propria identità nella relazione, in questa coscienza di interdipendenza le sue azioni non avranno finalità distruttive non avendo alcuna necessità di alimentare quel bisogno sotterraneo di eliminare l’altrui identità per possederne una propria nel tentativo maldestro di imparare a discernere.

Le difficoltà nell’animo umano continuano ad esistere per la carenza esasperata di una realtà di amore che non soffochi l’identità ma la sappia esprimere in tutta la sua necessità di creatività. Quando il fare si sostituisce all’essere la finalità sotterranea non potrà che andare nella direzione della distruttività confinando la potenza dell’anima alla stregua di un oggetto. Un oggetto non ha più necessità di apertura al mondo né di riscoprirsi come potere puro, la sua morte intesa come finitezza è la distruzione dell’uomo e dello spirito che anima l’essere. Pertanto il male non è alcun polo di possibile reale ma la negazione della creatività della coscienza. A torto molte semplificazioni teoriche traducono il bene ed il male come intrinseci all’espressione dell’essere ed a questa dimensione umana evitando completamente di domandarsi intorno ai bisogni profondi dell’esperienza umana, quello di essere, completamente, profondamente, interamente. Questa profondità, completezza, interezza sono l’essere stesso. Nell’omologazione, nell’uniformità non c’è spazio per un’identità che non possiede confini, ci si ritrova così a confondere questo terreno di potere infinito con un possesso apparente che tutto distrugge poiché incapace di riconoscersi tramite l’espressione piena e profonda di sé. I cammini spirituali nati come tentativo di liberazione giungono invece a strozzare al nascere quel potere di realizzazione che non può venire conformata ad una presunta espressione stereotipata, così spesso la presunta voce del bene si avvia a compiere i medesimi errori volti al soffocamento di una natura differentemente capace di una coscienza piena. La strada per un azzeramento del conflitto paradossalmente passa proprio attraverso l’espressione pura di un caos non soffocato ma illuminato dalla sottostante fiducia nelle qualità umane della coscienza. Un percorso che chiede ad ognuno di noi di farci carico di un karma, di un’eredità molto antica di estraneità dell’uomo a se stesso affinché quella spinta antica cessi gradualmente di alimentarsi attraverso una sempre nuova contaminazione seppure indossata di nuovi volti. Non è l’ordine né il caos l’anima propria all’essere ma l’esuberanza creativa che non conosce caos né presunto ordine. L’amore è l’espressione piena di essere, un essere capace di possedersi che riconoscendo sé comprende l’assenza di limiti e non ha più alcuna necessità di mimare possessi presunti. Il male è quella direzione presa dal tentativo di possedere ciò che già ci appartiene. Quindi un pensiero ed una cultura che alimentino la creatività umana nella sua forma più radicale, l’espressione piena di essere differente dal fare prevalentemente inteso come bene utile.

Ultima modifica di gyta : 24-04-2014 alle ore 15.45.07.
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Vecchio 05-08-2014, 22.56.20   #55
paul11
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Riferimento: La lotta tra bene e male

Trovo personalmente che la miglior spiegazione l'abbia data l'ebraismo.
Dio crea l'uomo dalla terra ,ma gli dà l'alito divino:l'uomo è natura, ma anche divino. Questo è il dualismo che nasce con l'uomo, la doppia inclinazione a poter fare del male e poter fare del bene
La cattiva inclinazione serve all'uomo per sopravvivere, nell'ordine della natura; non nasce con la disobbedienza nell'Eden, è già nell'atto della creazione dell'uomo, di Adamo.
Quindi il problema nella vita dell'uomo è costruire equilibri, il saper dominare la cattiva inclinazione che non è un male assoluto, lo può essere relativamente nell'atto, ecco perchè la morale è pratica.Il malvagio si lascia dominare dalla cattiva inclinazione.
Quindi è la bontà o la malvagità a fare la differenza nel giudizio divino, non c'entrano razze, culture, religioni, ma le azioni di bene che l'uomo compie nel suo cammino.

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Vecchio 05-02-2016, 16.52.39   #56
Jacopus
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Riferimento: La lotta tra bene e male

Riprendo questo discorso, con la premessa che intendo il bene e il male come discorso etico e sociale, omettendo il male che proviene dalla natura. Lo riprendo da una prospettiva multidimensionale.
Il bene e il male mi appaiono nella loro lotta quotidiana, dotati di potere differente: il male e' ben piu' forte, capace di scavare nella ns psiche, di annichilire la nostra resistenza. I traumi da atti di violenza non sono paragonabili, in termini di "efficacia esistenziale", al senso di serenita' prodotto da un atto buono equivalente.
Non nego che la bonta' si possa diffondere tramite il buon esempio, ma la malvagita' appare ben piu' pronta. Il dolore della violenza inferta intraspecie (cioe' homo versus homo) si trasmette di generazione in generazione. Secondo recenti studi viene addirittura registrata nel materiale genetico dei discendenti degli "umiliati e offesi".
Forse perche' consapevoli di tale asimmetria, gli artefici di molte religioni hanno opposto al male, il sacrificio , un atto di violenza che dovrebbe chiudere il ciclo della violenza, come per simulare gli aspetti potenti della violenza per piegarli ad uno scopo benefico. Cosa ne pensate? Quali gli antidoti a questa supposta disparita' di forze?
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Vecchio 06-02-2016, 09.53.50   #57
freedom
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Riferimento: La lotta tra bene e male

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Originalmente inviato da Jacopus
Il bene e il male mi appaiono nella loro lotta quotidiana, dotati di potere differente: il male e' ben piu' forte, capace di scavare nella ns psiche, di annichilire la nostra resistenza. I traumi da atti di violenza non sono paragonabili, in termini di "efficacia esistenziale", al senso di serenita' prodotto da un atto buono equivalente.
Boh non saprei. E' certo che ricordo quel pugno in faccia preso a 14 anni come se fosse adesso (anche perché mi spaccò un pezzo di dente ) ma è altrettanto certo che ricordo a 8/9 anni mia madre china sul letto che diceva, accarezzandomi: vorrei che la tua febbre lasciasse il tuo corpo e venisse nel mio. E quel sorriso pieno di umana compassione non mi abbandonerà mai. Chi è più forte, chi si è stampato di più nel mio cuore? Cosa darà più frutto?

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Originalmente inviato da Jacopus
gli artefici di molte religioni hanno opposto al male, il sacrificio , un atto di violenza che dovrebbe chiudere il ciclo della violenza, come per simulare gli aspetti potenti della violenza per piegarli ad uno scopo benefico. Cosa ne pensate? Quali gli antidoti a questa supposta disparita' di forze?
E' un problema complessissimo. Non ho la verità in tasca. In linea teorica il male si sconfigge SOLO con il bene. E' una verità intuitiva....come dire.....algebrica! (+ - = 0) (bene-male=0)
In pratica però.........quando i nazisti hanno invaso l'Europa non credo sarebbe stato vincente affrontarli lanciando loro rose e tulipani.

Tu hai sollevato un problema la cui risposta è ardua. Magari riproviamoci analizzando caso per caso. Forse ogni situazione merita un discorso a parte e generalizzare diventa quasi impossibile.
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Vecchio 07-02-2016, 00.16.44   #58
paul11
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Riferimento: La lotta tra bene e male

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Originalmente inviato da Jacopus
Riprendo questo discorso, con la premessa che intendo il bene e il male come discorso etico e sociale, omettendo il male che proviene dalla natura. Lo riprendo da una prospettiva multidimensionale.
Il bene e il male mi appaiono nella loro lotta quotidiana, dotati di potere differente: il male e' ben piu' forte, capace di scavare nella ns psiche, di annichilire la nostra resistenza. I traumi da atti di violenza non sono paragonabili, in termini di "efficacia esistenziale", al senso di serenita' prodotto da un atto buono equivalente.
Non nego che la bonta' si possa diffondere tramite il buon esempio, ma la malvagita' appare ben piu' pronta. Il dolore della violenza inferta intraspecie (cioe' homo versus homo) si trasmette di generazione in generazione. Secondo recenti studi viene addirittura registrata nel materiale genetico dei discendenti degli "umiliati e offesi".
Forse perche' consapevoli di tale asimmetria, gli artefici di molte religioni hanno opposto al male, il sacrificio , un atto di violenza che dovrebbe chiudere il ciclo della violenza, come per simulare gli aspetti potenti della violenza per piegarli ad uno scopo benefico. Cosa ne pensate? Quali gli antidoti a questa supposta disparita' di forze?

Il male è vincente nel dominio naturale della sopravvivenza.
Non vince il pacifico che sceglie un'attività ,un modo di essere che comprende senza prevaricare.Per questo i simboli dei demoni sono nella terra e quelli divini in cielo.Per questo il buono è tentato sulla terra. Non c' è una forma di fare ricchezza o raggiungere il potere senza una via compromissione con il male.Il fare il bene è anti naturale nel dominio della terra. La carità, la gratuità è fuori dalla regola delle leggi economiche, è un eccezione
La legge del più forte implica un ergersi sugli altri dominandoli per governarli, vale a dire utilizzare violenza fisica,psichica, che siano evidenti o con sotterfurgio.
Il premio del dominatore è l'esercizio del comando e i beni materiali,cioè la fattualità mondana che è comunque fondamentale,
perchè è il quì e ora.
Quindi sono d'accordo con la tua argomentazione.
E' quasi impossibile che una persona pacifica, buona, arrivi ai piani alti del potere anche ai nostri giorni, dove la violenza è sublimata dentro l'organizzazione sociale.Per essere accettati ai piani alti del potere bisogna eseguire un atto di compromissione,perdere parte di sè per la convenzione.
La bontà è un atteggiamento pacifico e quindi debole nelle regole del gioco, la violenza invece è intimidatoria da parte di chi vuole dominare e deve necessariamente "fare paura" per vincere.

Ma ci sono i buoni forti....sono un 'eccezione alla regola del gioco.
Sono coloro che non accettano la prevaricazione e l'intimidazione e quindi devono essere più forti dei forti e quell'energia devono trovarla dentro di sè.
I buoni forti storicamente finiscono per essere martiri.
E siamo quindi al sacrificio di sè per non perdere l'autenticità di sè.
E intanto il mondo continua nella regola del più forte.....
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Vecchio 07-02-2016, 10.26.46   #59
freedom
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Riferimento: La lotta tra bene e male

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Originalmente inviato da paul11
Quindi sono d'accordo con la tua argomentazione.
A me è sembrato di capire, però, che Jacopus attribuisce una valenza più forte al male versus bene non solo esteriore (su questo siamo tutti d'accordo) ma anche a quello interiore.

Invece, sul male interiore, come ho cercato di spiegare, non sono del tutto sicuro che esso sia vincente sul bene interiore.

E per concludere, sul male esteriore, sono molto d'accordo con quanto afferma Oroboros e cioè che:
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Originalmente inviato da oroboros
perché il bene guarisce il male solo quando gli si oppone attraverso il rifiuto di far del male. La chiave affinché questo rifiuto sia potente più dello stesso male è il sacrificio di sé. È necessario essere disposti a perdere tutto, pur di non nuocere a sé o ad altri. Non ci sono altri modi. La ragione è, come sempre, di principio, perché la realtà relativa è invertita rispetto a quella assoluta, e questo essere capovolta implica che la perdita al suo interno corrisponde al guadagno spirituale. È solo in questo senso che deve essere inteso il detto evangelico del: “Beati gli ultimi, poiché saranno i primi a entrare nel Regno dei Cieli”.
Quindi, in realtà, è possibile anche la vittoria sul male esteriore. Il problema è che il prezzo da pagare è un po' salatino........
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Vecchio 07-02-2016, 12.58.56   #60
paul11
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Citazione:
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A me è sembrato di capire, però, che Jacopus attribuisce una valenza più forte al male versus bene non solo esteriore (su questo siamo tutti d'accordo) ma anche a quello interiore.

Invece, sul male interiore, come ho cercato di spiegare, non sono del tutto sicuro che esso sia vincente sul bene interiore.

E per concludere, sul male esteriore, sono molto d'accordo con quanto afferma Oroboros e cioè che:

Quindi, in realtà, è possibile anche la vittoria sul male esteriore. Il problema è che il prezzo da pagare è un po' salatino........

E'una domanda parecchio complicata in cui le varie scienze, da quello dello spirito, alla psicologia, all'antropologia, rispondono argomentando in maniera diversa.
Basta vedere dagli anni Sessanta dello scorso secolo il rapporto individuo/società, vale a dire se e quanto il singolo è influito dal mondo esterno e quindi dai rapporti e relazioni sociali in un determinato tempo e luogo, rispetto ad una sua natura.
Di certo influisce e soprattutto lo vedrei a sua volta in rapporto all'educazione.
Ora se per educazione intendiamo un procedimento di acquisizione di conoscenze che maturano la coscienza e che avviene in primis in famiglia, poi a scuola, poi al lavoro, fra gli amici ,parenti,conoscenti, ecc. è altrettanto vero che per educazione potremmo anche supporre essere una via spirituale,Adatto che la pedagogia ha tecniche in cui insegnamento e psiche debbono accompagnarsi, significa, a mio modesto parere, che l'educazione e formazione devono forzare un'altra tipologia di natura che è dentro di noi .
Personalmente ritengo che una parte di noi sia animale, materiale e corporea e in quanto tale perchè la priorità è sopravvivere fisicamente.Nessuno vive senza bere e mangiare e tutto ciò che ne implica, il come approvvigionarsi di cibo e acqua.
L'istinto di sopravvivenza una volta che esiste un corpo fisico e adattativo si pone prioritariamente.Lo spirito è come se dovesse essere risvegliato in noi, reso cosciente.Guardiamo un bebè e vediamo infatti prima il sopravvivere, si dice puro spiritualmente in quanto incapace di fare del bene e del male,ma l'esperienza della vita lo maturerà alle domande del rapporto fra sè e sè e fra sè e il mondo .

Quindi noi siamo spirito e corpo , la fisicità primeggia per la sopravvivenza e ciò che noi chiamiamo coscienza può o non può risvegliare lo stato di coscienza dello spirito.

E' salato il prezzo da pagare se siamo in mezzo al guado, fra corpo e spirito, se siamo indecisi nella scelta.La via dello spirito rende incorruttibili ai tentativi della materialità, perchè basta davvero poco per vivere fisicamente.
Se lo spirito è un ordine superiore alla fisicità materiale, significa che lo sottomette, lo affranca dalla tentazione fisica dei continui desideri materiali, in quanto la via dello spirito è anche la via dell'amore, il nutrimento dell'anima. Un uomo fortemente spirituale è praticamente invincibile davanti ai poteri materiali, perchè è totalmente altro e fuori dalle regole di quel gioco.Devono essere eliminati fisicamente e lo abbiamo visto in Tibet con i cinesi.
paul11 is offline  

 



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