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Vecchio 08-04-2014, 16.01.29   #1
oroboros
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La lotta tra bene e male

La verità è tutto ciò che è, dunque un "vero" bene e un "vero" male, entrambi relativi uno all'altro. Ciò che noi stessi siamo è parte di queste verità alle quali non si sfugge, nonostante gli estenuanti sforzi che ognuno fa per evitare di essere al centro dell'interesse comune. La libertà più bella è quella che dona se stessa alla sacralità delle libertà altrui. Si vive cercando di convincere gli altri di essere degni rappresentanti del bene comune, e per far questo non ci si preoccupa di poter offendere la verità che sta nella realtà dei fatti. Fatti che sono il risultato del nostro agire quotidiano. Risultati che sono qualificati dalle intenzioni che abbiamo avuto prima di agire. Dentro noi stessi una continua lotta è in atto tra la nostra interiore centralità spirituale, quella che alimenta la nostra coscienza, e all'angolo opposto del ring il suo acerrimo nemico: l'egoismo che regna sulla superficie del nostro esclusivo desiderare. Quando un round è stato vinto dall'egoismo la nostra coscienza cerca giustificazioni al proprio aver perso. Quando è la coscienza a vincere il round successivo... l'egoismo si prepara a sferrare i suoi colpi bassi migliori. È un incontro-scontro che non ha nulla di sportivo, perché il bene non rispetta le ragioni del male, mentre il male è sicuro che dall'altro lato del ring ci sia un altro male, solo con desideri opposti ai suoi, ma sempre egoistici. Per il male è solo una questione di diversità di gradazioni malvagie, il volersi definire un bene. È questa diversa visione che impedisce al male l'accesso alla sfera spirituale che è causa dell'esistenza, perché il bene, in essenza, non è un male minore, ma è la conseguenza della volontà di sacrificarsi individuale a vantaggio dell'interesse generale. L'esistenza esiste in ragione della infinita volontà che motiva la trascendenza divina a donare se stessa in tutte le cose che fa. Per questa ragione il male è sempre destinato a perdere, perché il Bene non mira al guadagno.
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Vecchio 09-04-2014, 05.43.13   #2
acquario69
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Originalmente inviato da oroboros
La verità è tutto ciò che è, dunque un "vero" bene e un "vero" male, entrambi relativi uno all'altro. Ciò che noi stessi siamo è parte di queste verità alle quali non si sfugge, nonostante gli estenuanti sforzi che ognuno fa per evitare di essere al centro dell'interesse comune. La libertà più bella è quella che dona se stessa alla sacralità delle libertà altrui. Si vive cercando di convincere gli altri di essere degni rappresentanti del bene comune, e per far questo non ci si preoccupa di poter offendere la verità che sta nella realtà dei fatti. Fatti che sono il risultato del nostro agire quotidiano. Risultati che sono qualificati dalle intenzioni che abbiamo avuto prima di agire. Dentro noi stessi una continua lotta è in atto tra la nostra interiore centralità spirituale, quella che alimenta la nostra coscienza, e all'angolo opposto del ring il suo acerrimo nemico: l'egoismo che regna sulla superficie del nostro esclusivo desiderare. Quando un round è stato vinto dall'egoismo la nostra coscienza cerca giustificazioni al proprio aver perso. Quando è la coscienza a vincere il round successivo... l'egoismo si prepara a sferrare i suoi colpi bassi migliori. È un incontro-scontro che non ha nulla di sportivo, perché il bene non rispetta le ragioni del male, mentre il male è sicuro che dall'altro lato del ring ci sia un altro male, solo con desideri opposti ai suoi, ma sempre egoistici. Per il male è solo una questione di diversità di gradazioni malvagie, il volersi definire un bene. È questa diversa visione che impedisce al male l'accesso alla sfera spirituale che è causa dell'esistenza, perché il bene, in essenza, non è un male minore, ma è la conseguenza della volontà di sacrificarsi individuale a vantaggio dell'interesse generale. L'esistenza esiste in ragione della infinita volontà che motiva la trascendenza divina a donare se stessa in tutte le cose che fa. Per questa ragione il male è sempre destinato a perdere, perché il Bene non mira al guadagno.


il bene e il male fa parte della nostra dimensione relativa,mentre al di la del bene e del male ce ,l'assoluto (Dio/Uno)
si cerca di ricacciarlo indietro il male ma così facendo permettiamo a questo di ripresentarsi ogni volta..quante volte ad esempio pensiamo di fare bene e invece senza manco rendersene conto facciamo il male?
oppure,quante volte crediamo che il bene che sta da una parte e' bene e il male dall'altra e' male,per poi arrivare a capire di seguito che cio che pensavamo era bene si e' rivelato un male e viceversa?
proprio perche questo viene rimosso…in un post precedente ho fatto l'esempio dell'ombra che sempre ci accompagna,dunque e' inseparabile da noi.
accettare il male,non significa rassegnarsi al male ma avere la possibilità di comprenderlo per non subirlo,(e chissa se lo stesso male non andrebbe pure considerato come possibilità di trasformazione al bene) il male emerge proprio nel momento in cui vogliamo separarlo.
non saprei dire se va inteso come "lottare contro il male"..ma sarei più incline a pensare che lottare contro il male,non porta al bene,o diventa anch'esso un male..il bene e il male sono due polarità di una stessa realtà.

Ultima modifica di acquario69 : 09-04-2014 alle ore 07.09.02.
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Vecchio 09-04-2014, 08.05.40   #3
oroboros
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Originalmente inviato da acquario69
il bene e il male fa parte della nostra dimensione relativa,mentre al di la del bene e del male ce ,l'assoluto (Dio/Uno)
si cerca di ricacciarlo indietro il male ma così facendo permettiamo a questo di ripresentarsi ogni volta..quante volte ad esempio pensiamo di fare bene e invece senza manco rendersene conto facciamo il male?
oppure,quante volte crediamo che il bene che sta da una parte e' bene e il male dall'altra e' male,per poi arrivare a capire di seguito che cio che pensavamo era bene si e' rivelato un male e viceversa?
proprio perche questo viene rimosso…in un post precedente ho fatto l'esempio dell'ombra che sempre ci accompagna,dunque e' inseparabile da noi.
accettare il male,non significa rassegnarsi al male ma avere la possibilità di comprenderlo per non subirlo,(e chissa se lo stesso male non andrebbe pure considerato come possibilità di trasformazione al bene) il male emerge proprio nel momento in cui vogliamo separarlo.
non saprei dire se va inteso come "lottare contro il male"..ma sarei più incline a pensare che lottare contro il male,non porta al bene,o diventa anch'esso un male..il bene e il male sono due polarità di una stessa realtà.

Il male non deve essere accettato per essere compreso nelle sue intenzioni. Bene e male sono aspetti in correlazione tra loro dell'unità, e mai possono essere ridotti l'uno all'altro, nel senso che la visione monistica che riduce il male al bene è errata, trattandosi di un'opposizione che si trasforma in complementarità, come è per tutte le opposizioni, prima di risolversi nell'unità dalla quale l'opposizione è stata generata, Unità superiore sia al bene che al male, e questo reintegro non è attuato dalla riduzione di uno dei due poli nell'altro, ma dal superamento sia dell'opposizione che della complementarità, e questo superamento lo si ha nella centralità generatrice che è priva di opposizioni. Per fare un esempio che sia meno difficile da comprendere, userò l'immagine geometrica di un centro e della circonferenza che gli sta attorno: il centro è un punto unico, privo di estensione e di forma perché non sottomesso all'estensione, in quanto causa dell'estensione stessa, mentre la circonferenza è costituita dal capovolgimento dell'unico centro il quale, per moltiplicazione si riflette nelle sue speculari possibilità, dividendosi nella rifrazione dei molteplici punti unici di cui è composta la circonferenza. Punti geometricamente diversi tra loro a causa del loro differente orientamento all'interno dell'estensione che è stata generata. L'orientamento spaziale determina la qualità di ognuno dei punti sulla circonferenza, e la diversità della sua visuale nei confronti del punto centrale dal quale tutti i punti hanno avuto origine. Il centro è al di là del bene e del male, mentre sulla circonferenza bene e male convivono in relazione tra loro, definendosi vicendevolmente in relazioni mutevoli e, su un determinato piano di osservazione, questa relazione è inconciliabile, nel senso che un punto è bene e quello che gli si oppone è male e l'uno esclude necessariamente l'altro. Su un livello di considerazione più elevato l'opposizione diviene apparente e i due punti, che sono i due poli dell'opposizione appena considerata, cercano il loro equilibrio attraverso l'avvicinamento al punto centrale che è il fulcro del loro bilanciamento. La loro lotta persiste, ma diminuisce d'intensità con l'avvicinarsi di entrambi alla centralità d'origine. Le differenze che rendevano inconciliabile la loro opposizione diminuiscono, perché rappresentate dalla distanza tra i raggi che diminuisce col loro avvicinarsi alla centralità comune. Differenze che cesseranno di essere soltanto quando i due punti in lotta tra loro saranno sovrapposti al centro comune. Per entrambi i punti, in questa sovrapposizione, il bene e il male saranno estinti nell'unità del loro principio, e saranno stati i mezzi che hanno consentito loro di muoversi verso quel principio, al fine di identificarvisi nell'averlo riconosciuto al di sopra dell'illusione data dalla realtà relativa, che si trova a un grado minore di realtà, nel confronti della centralità generatrice. Sono consapevole che chi non "vede" i princìpi non può comprenderne le implicazioni in tutte le loro sfaccettature e i prolungamenti possibili, ma la rigorosità della logica derivata dall'applicazione ai princìpi universali non può sfuggire alle intelligenze sviluppate, e io è a queste poche intelligenze che mi rivolgo quando scrivo.
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Vecchio 09-04-2014, 08.55.23   #4
freedom
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Riferimento: La lotta tra bene e male

Uno dei problemi, forse il più grosso, che mi trovo ad affrontare nella lotta tra bene e male è che essi sono dentro di me. Anche fuori, per carità , ma il male dentro di me è il nemico più potente da affrontare.

Rilevo che sono automatismi mentali associativi a farlo scattare e, spesso, vince. Contro la mia volontà. Vorrei poter dire che sono fragile e debole e con un pò di palestra arriveranno dei miglioramenti ma, ahimè, vedo che siamo tutti così. Ricco e povero, colto e ignorante, spiritualmente elevato o non elevato. In sostanza è la natura umana.

Ipotizzo che il fine di questa lotta sia sviluppare il bene così come il bicipite cresce in opposizione al tricipite.

La tattica da usare mi sembra quella suggerita dai Vangeli e cioè rispondere al male con il bene. Non vedo altre possibilità poichè rispondere al male con il male può, al massimo, portare un beneficio immediato ma, alla lunga, si perde.
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Vecchio 09-04-2014, 09.15.51   #5
oroboros
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Uno dei problemi, forse il più grosso, che mi trovo ad affrontare nella lotta tra bene e male è che essi sono dentro di me. Anche fuori, per carità , ma il male dentro di me è il nemico più potente da affrontare.

Rilevo che sono automatismi mentali associativi a farlo scattare e, spesso, vince. Contro la mia volontà. Vorrei poter dire che sono fragile e debole e con un pò di palestra arriveranno dei miglioramenti ma, ahimè, vedo che siamo tutti così. Ricco e povero, colto e ignorante, spiritualmente elevato o non elevato. In sostanza è la natura umana.

Ipotizzo che il fine di questa lotta sia sviluppare il bene così come il bicipite cresce in opposizione al tricipite.

La tattica da usare mi sembra quella suggerita dai Vangeli e cioè rispondere al male con il bene. Non vedo altre possibilità poichè rispondere al male con il male può, al massimo, portare un beneficio immediato ma, alla lunga, si perde.

Non ha senso far del male, a sé o ad altri, e poi cercare di equilibrare il male fatto facendo del bene, perché il bene guarisce il male solo quando gli si oppone attraverso il rifiuto di far del male. La chiave affinché questo rifiuto sia potente più dello stesso male è il sacrificio di sé. È necessario essere disposti a perdere tutto, pur di non nuocere a sé o ad altri. Non ci sono altri modi. La ragione è, come sempre, di principio, perché la realtà relativa è invertita rispetto a quella assoluta, e questo essere capovolta implica che la perdita al suo interno corrisponde al guadagno spirituale. È solo in questo senso che deve essere inteso il detto evangelico del: “Beati gli ultimi, poiché saranno i primi a entrare nel Regno dei Cieli”.
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Vecchio 09-04-2014, 10.51.25   #6
acquario69
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Il male non deve essere accettato per essere compreso nelle sue intenzioni. Bene e male sono aspetti in correlazione tra loro dell'unità, e mai possono essere ridotti l'uno all'altro, nel senso che la visione monistica che riduce il male al bene è errata, trattandosi di un'opposizione che si trasforma in complementarità, come è per tutte le opposizioni, prima di risolversi nell'unità dalla quale l'opposizione è stata generata, Unità superiore sia al bene che al male, e questo reintegro non è attuato dalla riduzione di uno dei due poli nell'altro, ma dal superamento sia dell'opposizione che della complementarità, e questo superamento lo si ha nella centralità generatrice che è priva di opposizioni. Per fare un esempio che sia meno difficile da comprendere, userò l'immagine geometrica di un centro e della circonferenza che gli sta attorno: il centro è un punto unico, privo di estensione e di forma perché non sottomesso all'estensione, in quanto causa dell'estensione stessa, mentre la circonferenza è costituita dal capovolgimento dell'unico centro il quale, per moltiplicazione si riflette nelle sue speculari possibilità, dividendosi nella rifrazione dei molteplici punti unici di cui è composta la circonferenza. Punti geometricamente diversi tra loro a causa del loro differente orientamento all'interno dell'estensione che è stata generata. L'orientamento spaziale determina la qualità di ognuno dei punti sulla circonferenza, e la diversità della sua visuale nei confronti del punto centrale dal quale tutti i punti hanno avuto origine. Il centro è al di là del bene e del male, mentre sulla circonferenza bene e male convivono in relazione tra loro, definendosi vicendevolmente in relazioni mutevoli e, su un determinato piano di osservazione, questa relazione è inconciliabile, nel senso che un punto è bene e quello che gli si oppone è male e l'uno esclude necessariamente l'altro. Su un livello di considerazione più elevato l'opposizione diviene apparente e i due punti, che sono i due poli dell'opposizione appena considerata, cercano il loro equilibrio attraverso l'avvicinamento al punto centrale che è il fulcro del loro bilanciamento. La loro lotta persiste, ma diminuisce d'intensità con l'avvicinarsi di entrambi alla centralità d'origine. Le differenze che rendevano inconciliabile la loro opposizione diminuiscono, perché rappresentate dalla distanza tra i raggi che diminuisce col loro avvicinarsi alla centralità comune. Differenze che cesseranno di essere soltanto quando i due punti in lotta tra loro saranno sovrapposti al centro comune. Per entrambi i punti, in questa sovrapposizione, il bene e il male saranno estinti nell'unità del loro principio, e saranno stati i mezzi che hanno consentito loro di muoversi verso quel principio, al fine di identificarvisi nell'averlo riconosciuto al di sopra dell'illusione data dalla realtà relativa, che si trova a un grado minore di realtà, nel confronti della centralità generatrice. Sono consapevole che chi non "vede" i princìpi non può comprenderne le implicazioni in tutte le loro sfaccettature e i prolungamenti possibili, ma la rigorosità della logica derivata dall'applicazione ai princìpi universali non può sfuggire alle intelligenze sviluppate, e io è a queste poche intelligenze che mi rivolgo quando scrivo.


leggendo la tua descrizione mi e' venuta in mente anche un "immagine" che forse spiegherebbe alcune cose sull'argomento,per considerarne anche altre…insomma ci provo a farlo

i due punti opposti di bene e male (ma questo può essere valido a tutti i livelli di polarità) attraverso la dinamicità del loro interagire l'uno all'altro in cerca di un equilibrio,fa si che si avvicinino al centro da cui provengono,annullando così la loro stessa opposizione…nel caso contrario (qualora possa esistere) se i due punti rimangono statici ecco che si presentano tutte le versioni che dividono,da una parte il bene,dall'altra il male,così una esclude l'altra e la Verita non potrà mai essere dispiegata,e nell'esempio dei due punti significherebbe appunto non raggiungere il centro…da qui appunto il vero male e l'illusione di una vita,non-vita.
detto questo viene da chiedersi pure un altra cosa:
siamo sicuri che la stabilita (da noi sempre ricercata come punto d'arrivo ideale) e' da considerarsi "vita" e non al contrario "morte"?
quello che poi da il vero senso non e' appunto il ri-cercare incessantemente un equilibrio nello squilibrio sempre presente?…se ci fosse un equilibrio perpetuo,in un certo senso non sarebbe appunto la fine stessa del nostro essere venuti al mondo?
e in fondo non possiamo anche dire che questo sia stato pure il falso ideale,di un traguardo che si e' palesemente rivelato assurdo da raggiungere che ci ha poi condotti verso l'alienazione?
insomma mi sembra che l'uomo volesse raggiungere un suo punto di arrivo,ma chi pensa di essere arrivato,in realtà si ferma.
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Vecchio 09-04-2014, 11.04.10   #7
kri
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Originalmente inviato da oroboros
Il male non deve essere accettato per essere compreso nelle sue intenzioni.
Infatti il male deve essere compreso per poter essere accettato, il fattore si inverte.
Siamo inderogabilmente sul piano della dualità e siamo sottoposti alle sue Leggi, pochi individui (pochi vuol dire che su 6miliardi una decina per epoca storica sono in grado, sono le guide) sono in grado di soggiogare le Leggi a cui apparteniamo, pertanto il bene e il male sono elementi che nutrono la nostra evoluzione spirituale.
Il male è in primis da riconoscere in noi come elemento fondamentale, come hanno fatto ben notare Freedom e Acquario. La cosa si palesa immediatamente non appena dalla teoria pura e semplice si passa alla pratica profonda di Lavoro su stessi. Non si scappa per di là si passa. Sono energie che fanno siche la nostra struttura sia ciò che è.

Il "male" (a questo punto lo virgletto perchè essendo una forza non è da interpretare come cosa maligna) diventa fattore fondamentale per mostrarci la tensione e la pressione e la Forza che dobbiamo applicare ad esso per muoverci verso quel punto di cui ripeti. Quel famoso punto del cerchio, questione ben conosciuta in Geometria Sacra, non è un punto di partenza per l'uomo ma è un punto a cui si approda.
Teorizzarlo è certo utile per aprire un movimento mentale, ma pensare di doverlo raggiungere senza passare per certi passi fondamentali ... l'Alchimia insegna molto in questo senso... mi fa pensare che la pratica sia stata trascurata.





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Bene e male sono aspetti in correlazione tra loro dell'unità, e mai possono essere ridotti l'uno all'altro, nel senso che la visione monistica che riduce il male al bene è errata, trattandosi di un'opposizione che si trasforma in complementarità, come è per tutte le opposizioni, prima di risolversi nell'unità dalla quale l'opposizione è stata generata, Unità superiore sia al bene che al male, e questo reintegro non è attuato dalla riduzione di uno dei due poli nell'altro, ma dal superamento sia dell'opposizione che della complementarità, e questo superamento lo si ha nella centralità generatrice che è priva di opposizioni.


Tutto bene fino all'ultima parte che può essere messa meglio. Probabilmente perchè "superamento" non è affatto un termine felice per parlare di integrazione, confonde e fa pensare a qualcosa di diverso.

Chiariamo meglio: integrazione vuol dire che due elementi si uniscono a spirale (così che ti possa piacere meglio) e vanno a formare un terzo elemento diverso nella forma e nella sostanza che comprende entrambi gli elementi di cui è formato (due, tre, 10 elementi non importa). Nel nostro caso specifico vuol dire che la conoscenza del bene e del male è elemento fondamentale per poter far si che nel proprio Lavoro personale ciò possa avvenire. Perchè in tutti questi discorsi l'unica cosa davvero importante è come possa essere rapportato al Lavoro su se stessi, tutto il resto è intellettualismo e fuffa.
Pensare di dirigere tutta la propria attenzione all'UNO per far questo è un pò fantasioso a parer mio. Bisogna proprio sporcarsi tutti interamente di fango.




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Su un livello di considerazione più elevato l'opposizione diviene apparente e i due punti, che sono i due poli dell'opposizione appena considerata, cercano il loro equilibrio attraverso l'avvicinamento al punto centrale che è il fulcro del loro bilanciamento. La loro lotta persiste, ma diminuisce d'intensità con l'avvicinarsi di entrambi alla centralità d'origine. Le differenze che rendevano inconciliabile la loro opposizione diminuiscono, perché rappresentate dalla distanza tra i raggi che diminuisce col loro avvicinarsi alla centralità comune.


Nella tua teoria tu consideri solo e soltanto il cerchio... eppure dovresti considerare molto più attentamente la possibilità dell'Ellisse. Se Ermete aveva ragione, e ne ha, e Pitagora non era una sciocco, e non lo è, ciò che è in alto è come ciò che è in basso e la gemeometria si basa sull'Universo. Se vogliamo scoprire come funzionano le energie dobbiamo osservare anche il cielo. I pianeti non girano intorno al loro centro con un cerchio ma con una ellisse. Questo fa pensare che i punti non siano affatto equidistanti e che siamo probabilmente più vicini ad un polo elemento che ad un altro.

Se ci pensi/pensiamo bene sopra... potrebbe essere la risposta per Freedom, non riusciamo ad opporci direttamente al male se non con molta forza ed energia, un motivo c'è.. siamo maggiormente lontani dal punto più vicino al Sole, almeno in questo momento/eone.

Non è tutto così scontato come appare.

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Differenze che cesseranno di essere soltanto quando i due punti in lotta tra loro saranno sovrapposti al centro comune. Per entrambi i punti, in questa sovrapposizione, il bene e il male saranno estinti nell'unità del loro principio,

Questo contraddice il fatto che si integrano, non si estinguono, non ha senso dirlo, se integrano verranno compenetrati dal tutto e pertanto esisteranno in potenza ma non in forma e manifestazione.
QUesto dell'abolizione delle opposizioni è un concetto malinteso che viene dall'oriente. Non c'è niente da estinguere, c'è tutto da integrare per formare l'Uomo Nuovo.

Citazione:
e saranno stati i mezzi che hanno consentito loro di muoversi verso quel principio, al fine di identificarvisi nell'averlo riconosciuto al di sopra dell'illusione data dalla realtà relativa, che si trova a un grado minore di realtà, nel confronti della centralità generatrice.

Infatti, un pò quello che hanno detto tutti, ma se non si accettano e comprendono nella propria interiorità poco si farà.

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Sono consapevole che chi non "vede" i princìpi non può comprenderne le implicazioni in tutte le loro sfaccettature e i prolungamenti possibili, ma la rigorosità della logica derivata dall'applicazione ai princìpi universali non può sfuggire alle intelligenze sviluppate, e io è a queste poche intelligenze che mi rivolgo quando scrivo.

Queste sono frasi che trovano il tempo che trovano, evitarle sarebbe un grandissimo guadagno per te e per la discussione.

Ultima modifica di kri : 09-04-2014 alle ore 11.44.43.
kri is offline  
Vecchio 09-04-2014, 11.55.07   #8
oroboros
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Quando si prende un simbolo come riferimento è a quel simbolo che ci si riferisce, visto non sto scrivendo un trattato sulla simbologia. I risibili appunti fatti da Kri sono frutto della sua voglia di polemica e non voglio dedicar loro del tempo prezioso, ho i campi da concimare e zappare. La metafisica non è discutibile, né mi pare sia il caso di farlo con chi si attacca al nulla per mostrare muscoli che non servono all'intelligenza. Lascio Kri alla propria "cultura", e insieme a Kri anche questo sito. Quello che dovevo dire l'ho scritto, e chi ha l'intelligenza per comprendere, qualcosa o più di qualcosa, comprenderà. Nell'augurarmi che Kri non cancelli questo messaggio di congedo saluto tutti, con i migliori auguri possibili. Non è per Kri che esco dal sito, lo avevo già deciso. Ciao
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Vecchio 09-04-2014, 13.20.21   #9
Sancho
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Riferimento: La lotta tra bene e male

Citazione:
Nell'augurarmi che Kri non cancelli questo messaggio di congedo saluto tutti, con i migliori auguri possibili. Non è per Kri che esco dal sito, lo avevo già deciso. Ciao
Sono registrata da pochissimo,eppure leggendo le discussioni mi sono domandata ,come Oroboros potesse continuare ad argomentare visto che il linguaggio da lui usato non trova molte corrispondenze tra gli interlocutori,l'ho percepito come un essere solo ed ho pensato che al suo posto forse io non avrei avuto la sua perseveranza.Il mio non arrivare a comprenderlo pienamente o in alcuni casi affatto,non ha distolto il mio interesse per quanto ha scritto....sono le difficoltà dell'inizio mi sono detta,un mondo nuovo e sconosciuto che ho l'opportunità di conoscere.Mi spiace veramente tanto,non credo ci sia colpa nel non capire o nel non essere capiti, credo nelle potenzialità dell'intelletto e,... dove non arrivo oggi forse arriverò domani.Mi mancherai Oroboros ,un abbraccio!Tornando al bene e al male,come già detto essi sono parte della natura umana,la capacità di discernere oltre all'istinto, ci aiuta a riconoscere in noi stessi ,bene e male,per combattere il male in noi è necessario secondo me arrivare alla causa dl suo presentarsi,es: se ho subito un grande torto,la rabbia in me genererà diversi sentimenti ed emozioni,come la delusione ,il mio desiderio di giustizia da nobile e giusto che sia, può trasformarsi per mezzo della collera in crudele vendetta,...generando altro male,..è qui ,a questa comprensione che devo operare una trasformazione dell'energia prodotta dalla rabbia e convogliarla in un'altra direzione.Per anni ho creduto di essere una persona esente dall'invidia,fino a che un giorno mi sono soffermata sul mio sentire che non riuscivo o non volevo decifrare,ed ho scoperto tra le tante cose ,anche l'invidia in me,sono rimasta malissimo.Non sapendo come liberarmi da questa sensazione pur comprendendone la causa,ho trovato come unica possibile risoluzione,agire in contraddizione con quanto il sentimento stesso mi suggeriva,l'azione contraria sorprendentemente mi ha liberato in quell'occasione del sentimento "negativo".Adotto questo sistema ogni qual volta riconosco il male in me e sembra che funzioni. Credo sia importante imparare a guardare se stessi con lo stesso distacco con cui si guarda agli altri e soffermarsi sulla natura del proprio sentire per imparare a trasformarlo indirizzandolo in altra direzione.Non so se è possibile arrivare ad un punto in cui a forza di contrastare il male in se stessi, si possa arrivare ad eliminarlo e poter abbassare la guardia.... ma non credo.Ritengo si debba restare attenti fino alla fine della vita se la mente lo consente.Grazie.

Ultima modifica di Sancho : 09-04-2014 alle ore 15.11.40.
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Vecchio 09-04-2014, 19.18.16   #10
Duc in altum!
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Riferimento: La lotta tra bene e male

** scritto da oroboros:


Citazione:
La libertà più bella è quella che dona se stessa alla sacralità delle libertà altrui.

Non esiste libertà più o meno bella, esiste la Libertà o la schiavitù.
Infatti, se Libertà significa rendersi responsabili nei confronti della Verità, ogni altro obbligo conduce alla menzogna e quindi alla prigionia.


Citazione:
Si vive cercando di convincere gli altri di essere degni rappresentanti del bene comune, e per far questo non ci si preoccupa di poter offendere la verità che sta nella realtà dei fatti. Fatti che sono il risultato del nostro agire quotidiano. Risultati che sono qualificati dalle intenzioni che abbiamo avuto prima di agire.

Infatti la maniera più idonea per convincere quale sia l'origine ed il fine del bene comune è l'operato, poi, forse dopo, si commenta il perché teorico di quell'agire.

Citazione:
È questa diversa visione che impedisce al male l'accesso alla sfera spirituale che è causa dell'esistenza, perché il bene, in essenza, non è un male minore, ma è la conseguenza della volontà di sacrificarsi individuale a vantaggio dell'interesse generale.


Anche se con un grande giro dialettico non cambia mica il risultato: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici". - (Gv 15, 13)
Ecco perché la lotta tra il bene ed il male è comprensibile schiettamente nella vita, passione e morte di Gesù.


Citazione:
L'esistenza esiste in ragione della infinita volontà che motiva la trascendenza divina a donare se stessa in tutte le cose che fa. Per questa ragione il male è sempre destinato a perdere, perché il Bene non mira al guadagno.

Esegesi che copio ed incollo.
Duc in altum! is offline  

 



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