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Vecchio 05-10-2014, 11.11.09   #31
maral
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Originalmente inviato da paul11
Ti risulta che qualcuno nasca "imparato" e con la verità nel palmo della mano?
...
Mille dubbi assalgono, ma lo scopo rimane se la volontà è forte, e il cammino dell'esperienza a sua volta insegna.
La volontà è un mezzo non lo scopo,se questa volontà a sua volta non è domata dalla ragione allora diventa fanatismo e colui che ne è preda camminerà come un pazzo per la montagna perchè perderà l'umiltà, la temperanza che relaziona volontà e ragione.
Il punto che mettevo in discussione non è la quanto mai necessaria ricerca della verità che vive di un dubbio continuo (che possiamo chiamare dia-logo innanzitutto interiore), ma dell'esigenza di avere una verità (scritta in un libro, pronunciata da un profeta o da chi dice di parlare per bocca della trascendenza) a cui sia doveroso umilmente uniformarsi per sedare ogni conflitto. E questo "umilmente" a me suona falso e del tutto ipocrita.
Ma torniamo al cuore della discussione per evitare di andare fuori tema. Il tema è riassunto in questa domanda di acquario69: "perché (nel confronto) e' la distanza a prevalere che non un avvicinamento?" e la risposta suggerita è il prevalere dell'ego (dunque della volontà che l'ego incarna) e ogni ego vuole imporre il proprio linguaggio determinando una confusa babele di incomprensioni e laceranti conflitti. Il problema che resta aperto è allora come si supera questo stallo così dolorosamente conflittuale che pur tuttavia pare avere una forza di attrazione enorme? Basta l'invito all'umiltà o proprio questo invito rivolto all'altro non finisce con il provocare conflitti ancora peggiori, come sempre è successo? Perché la manifestazione dell'umiltà se è sincera richiede il silenzio e non la predica, la mia predica, anche se predica l'umiltà, non può essere umile.
Parlando di babele di linguaggi vorrei riferirmi al racconto biblico che ne parla (Genesi 11,1-9) ove si dice che c'era un tempo in cui gli uomini avevano una sola lingua e le stesse parole, finché non decisero di costruire una città con una torre che arrivasse al cielo. Allora il Signore, considerato che erano un solo popolo con un unico intento, vide che era a loro possibile e quindi decise di confondere le loro lingue cosicché non si comprendessero più e si disperdessero nel mondo.
E' un passo molto interessante, tutto giocato sulla volontà di potenza: letteralmente è il Signore stesso che spezza l'armonia di intenti tra gli uomini e crea confusione e conflitti affinché la sua signoria non sia messa in discussione dalla costruzione di una torre che potrebbe arrivare fino in Cielo e conquistarlo profanandolo, quindi la risposta al perché di acquario qui è chiara e inequivocabile: perché Dio ha voluto che il conflitto e la dispersione ci fossero. Ma possiamo andare oltre a questa lettura letterale e intuire che quella confusione di linguaggi non è una punizione preventiva, ma un dono prezioso in quanto nega che la volontà di potenza così allettante del linguaggio unico possa costruire alcunché e lascia capire che solo in questa differenza di linguaggi che si contrappongono e si confondono la verità può apparire, una verità che non ha nulla a che fare con la volontà di potenza e quindi una verità vera che è tale e non si vuole tale. Confusione e conflitto sono dunque non solo ineliminabili, ma assolutamente necessari se si riesce a comprenderne i termini di verità senza tenerli isolati, sono l'unico modo per perseguire la tanto auspicata armonia, un'armonia che vive della propria apparente continua disarmonia che esprime il valore della differenza, poiché solo la differenza è valore, non l'omogeneità e per accogliere la differenza occorre sentire tutto il valore dell'Altro da me che la incarna proprio perché non è come me, proprio perché il suo è un linguaggio diverso che pur tuttavia risuona in me se per un po' riesco a far tacere il mio ascoltando senza pretese il suo (e forse solo in questo far tacere il mio per dispormi all'ascolto sincero di quello che l'altro in quanto altro ha da dirmi c'è vera umiltà, ma è difficile, molto difficile).
Fin qui ho predicato e quindi non sono stato per nulla umile, ora vi ascolto ed è molto più difficile.

Ultima modifica di maral : 05-10-2014 alle ore 14.03.44.
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Vecchio 05-10-2014, 13.27.49   #32
acquario69
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Originalmente inviato da maral
Il punto che mettevo in discussione non è la quanto mai necessaria ricerca della verità che vive di un dubbio continuo (che possiamo chiamare dia-logo innanzitutto interiore), ma dell'esigenza di avere una verità (scritta in un libro, pronunciata da un profeta o da chi dice di parlare per bocca della trascendenza) a cui sia doveroso umilmente uniformarsi per sedare ogni conflitto. E questo "umilmente" a me suona falso e del tutto ipocrita.
Ma torniamo al cuore della discussione per evitare di andare fuori tema. Il tema è riassunto in questa domanda di acquario69: "perché (nel confronto) e' la distanza a prevalere che non un avvicinamento?" e la risposta suggerita è il prevalere dell'ego (dunque della volontà che l'ego incarna) e ogni ego vuole imporre il proprio linguaggio determinando una confusa babele di incomprensioni e laceranti conflitti. Il problema che resta aperto è allora come si supera questo stallo così dolorosamente conflittuale che pur tuttavia pare avere una forza di attrazione enorme? Basta l'invito all'umiltà o proprio questo invito rivolto all'altro non finisce con il provocare conflitti ancora peggiori, come sempre è successo? Perché la manifestazione dell'umiltà se è sincera richiede il silenzio e non la predica, la mia predica, anche se predica l'umiltà, non può essere umile.
Parlando di babele di linguaggi vorrei riferirmi al racconto biblico che ne parla (Genesi 11,1-9) ove si dice che c'era un tempo in cui gli uomini avevano una sola lingua e le stesse parole, finché non decisero di costruire una città con una torre che arrivasse al cielo. Allora il Signore, considerato che erano un solo popolo con un unico intento, vide che era a loro possibile e quindi decise di confondere le loro lingue cosicché non si comprendessero più e si disperdessero nel mondo.
E' un passo molto interessante, tutto giocato sulla volontà di potenza: letteralmente è il Signore stesso che spezza l'armonia di intenti tra gli uomini e crea confusione e conflitti affinché la sua signoria non sia messa in discussione dalla costruzione di una torre che potrebbe arrivare fino in Cielo e conquistarlo profanandolo, quindi la risposta al perché di acquario qui è chiara e inequivocabile: perché Dio ha voluto che il conflitto e la dispersione ci fosse. Ma possiamo andare oltre a questa lettura letterale e intuire che quella confusione di linguaggi non è una punizione preventiva, ma un dono prezioso in quanto nega che la volontà di potenza così allettante del linguaggio unico possa costruire alcunché e lascia capire che solo in questa differenza di linguaggi che si contrappongono e si confondono la verità può apparire, una verità che non ha nulla a che fare con la volontà di potenza e quindi una verità vera che tale e non si vuole tale. Confusione e conflitto sono dunque non solo ineliminabili, ma assolutamente necessari se si riesce a comprenderne i termini di verità senza tenerli isolati, sono l'unico modo per perseguire la tanto auspicata armonia, un'armonia che vive della propria apparente continua disarmonia che esprime il valore della differenza, poiché solo la differenza è valore, non l'omogeneità e per accogliere la differenza occorre sentire tutto il valore dell'Altro da me che la incarna proprio perché non è come me, proprio perché il suo è un linguaggio diverso che pur tuttavia risuona in me se per un po' riesco a far tacere il mio ascoltando senza pretese il suo (e forse solo in questo far tacere il mio per dispormi all'ascolto sincero di quello che l'altro in quanto altro ha da dirmi c'è vera umiltà, ma è difficile, molto difficile).
Fin qui ho predicato e quindi non sono stato per nulla umile, ora vi ascolto ed è molto più difficile.

hai colto l'essenziale di cio che volevo esprimere dall'inizio

"perché e' la distanza a prevalere che non un avvicinamento?"

questa differenza e' il VALORE su cui partire (confronto-dialogo-avvicinamento)
al contrario diventa contrapposizione (separazione-monologo-ego-distanza)

a me rende bene l'idea con il cerchio (periferico) col punto in mezzo (centrale) ed equidistante.
ora vorrei provare a spiegarlo attraverso l'immagine..con la premessa dei difetti e delle imperfezioni che comporta una tale descrizione!
partendo dalla circonferenza (periferia) dove ognuno di noi e' situato in punti diversi,lo sguardo consentito di ognuno sarà limitato al suo raggio di azione che ovviamente non può comprendere tutto.
il punto centrale rappresenta il principio da cui tutto trae origine e a cui tutto ritorna,ed e' il "luogo" dove una volta raggiunto si potrà "vedere" da una prospettiva che dara la visione del tutto.
il cerchio gira intorno al punto centrale che al contrario e' immobile,essendo IL punto

ammettiamo che in mezzo al cerchio ci sia un elefante…da visioni "opposte" uno vedrà la coda e l'altro la proboscide…solo convergendo i due punti sarà possibile realizzare che sarà' un elefante
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Vecchio 05-10-2014, 17.40.06   #33
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Originalmente inviato da acquario69
ammettiamo che in mezzo al cerchio ci sia un elefante…da visioni "opposte" uno vedrà la coda e l'altro la proboscide…solo convergendo i due punti sarà possibile realizzare che sarà' un elefante
Esatto! Ora ci resta da capire cos'è che permette alle due visioni opposte di mettere insieme l'immagine di un elefante, anziché di litigare sostenendo una che c'è una coda e l'altra una proboscide.
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Vecchio 05-10-2014, 18.54.05   #34
freedom
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Esatto! Ora ci resta da capire cos'è che permette alle due visioni opposte di mettere insieme l'immagine di un elefante, anziché di litigare sostenendo una che c'è una coda e l'altra una proboscide.
Non è possibile.

Infatti partire da un punto di vista solamente intellettuale per appianare le divergenze o accorciare le distanze che dir si voglia è molto difficile. A mio modo di vedere, impossibile.

A mio giudizio la ricetta (se così posso dire e se esiste una ricetta) è contestualmente uno slancio del cuore, un afflato dello spirito e dunque un ragionamento che validi o invalidi. Cioè che illumini.

In ultima analisi un atto di umiltà che bada, non è un guardare dall'alto fingendo di guardare dal basso, ma è un vero e proprio guardare le cose nella verità. La verità di cosa? La verità che, tutto sommato, può essere più utile e giusto prenderla persa. Perchè è raro avere la certezza della ragione, perchè l'altro ha diritto di sbagliare, perchè prenderla persa ti lascia più margine di manovra, perchè, in ultima analisi, per prenderla persa ci vuole una forza e una mente non comuni. E una grande maturità.

Sono queste le ragioni per le quali considero l'umiltà sinonimo di realtà delle cose e non melliflua volontà di sottomettere gli altri.

Qui nel Forum poi........parliamoci chiaro: che sarà mai prenderla persa? Siamo ricercatori spirituali o strenui difensori di chissà quali sacrosanti e inviolabili principi? Cavalieri del santo graal delle nostre (spesso) banali e rimescolate idee disposti a tutto contro i profanatori?
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Vecchio 05-10-2014, 21.08.34   #35
vanina
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Non è possibile.

Infatti partire da un punto di vista solamente intellettuale per appianare le divergenze o accorciare le distanze che dir si voglia è molto difficile. A mio modo di vedere, impossibile.

A mio giudizio la ricetta (se così posso dire e se esiste una ricetta) è contestualmente uno slancio del cuore, un afflato dello spirito e dunque un ragionamento che validi o invalidi. Cioè che illumini.

Scusa Freedom,
premetto che mi dispiace sul serio la "Torre di Babele"...non lo so...forse è che potrei fare anche a meno di qualunque dio ma non mi rassegno proprio a non intenderci fra Umani....
Comunque : io (per me) ci sto a riconoscere che un punto di vista solo intellettuale possa non essere in grado di accorciare le distanze.

Ma...proprio per accorciare le distanze : Tu ci stai a riconoscere che quello che chiami "slancio del cuore e afflato dello spirito" possa essere letto...come slancio di fantasia e desiderio di "oltre" ?

Spero accoratamente che si percepisca: NON c'è NULLA di ironico in quel che ho scritto qui...
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Vecchio 05-10-2014, 22.33.06   #36
maral
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Non è possibile.

Infatti partire da un punto di vista solamente intellettuale per appianare le divergenze o accorciare le distanze che dir si voglia è molto difficile. A mio modo di vedere, impossibile.

A mio giudizio la ricetta (se così posso dire e se esiste una ricetta) è contestualmente uno slancio del cuore, un afflato dello spirito e dunque un ragionamento che validi o invalidi. Cioè che illumini.

Se permetti Freedom proporrei una soluzione diversa allo slancio del cuore (non perché svaluti gli slanci del cuore, ma perché offrono un'enorme problematicità a parlarne).
Tornando all'ottimo esempio di Acquario: c'è qualcosa al centro di un cerchio di osservatori: A vede e dice che c'è una proboscide, B, dall'altra parte vede e dice che c'è una coda. Cosa possono fare per non mettersi a litigare? Secondo me basterebbe che ciascuno dei 2 cominciasse a dubitare un po' dell'assolutezza di ciò che vede con i propri occhi (o magari sente con il proprio cuore) e, tentando di superare questo fastidioso dubbio auto-diretto provassero a mettere insieme quello che vedono per trovare, magari anche con l'aiuto di altri che stanno intorno al cerchio e sinceramente (non per compiacenza o per esserne stati convinti) dicono ciò che vedono, a combinarle insieme in una figura che comprenda insieme proboscide e coda di modo che l'una abbia senso per l'altra. Nota che non si tratta di dubitare di ciò che si vede o si sente nel cuore, ma di dubitare dell'assolutezza di ciò che si vede o si sente.
In questo senso il dubbio può essere visto come un vero atto di umiltà dell'io e lo slancio del cuore viene alla fine, ossia quando la nuova figura che integra coda e proboscide è apparsa nel suo significato: lo slancio è allora gratitudine per l'altro che vedeva quello che non vedevo io, ma proprio in quanto lo vedeva ha permesso che mi apparisse qualcosa di più completo, che mi appare più coerente e che da solo non sarei mai riuscito a vedere. Grazie al ricordo di questa gratitudine la prossima volta forse smetteremo prima di litigare su ciò che vediamo o sentiamo.
Dopotutto il dubbio può essere il più grande nemico della volontà di potenza finché non è fine a se stesso. E ci vuole anche un cuore grande per accoglierlo senza sentirsene troppo turbati.
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Vecchio 06-10-2014, 01.20.41   #37
paul11
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Il punto che mettevo in discussione non è la quanto mai necessaria ricerca della verità che vive di un dubbio continuo (che possiamo chiamare dia-logo innanzitutto interiore), ma dell'esigenza di avere una verità (scritta in un libro, pronunciata da un profeta o da chi dice di parlare per bocca della trascendenza) a cui sia doveroso umilmente uniformarsi per sedare ogni conflitto. E questo "umilmente" a me suona falso e del tutto ipocrita.
Ma torniamo al cuore della discussione per evitare di andare fuori tema. Il tema è riassunto in questa domanda di acquario69: "perché (nel confronto) e' la distanza a prevalere che non un avvicinamento?" e la risposta suggerita è il prevalere dell'ego (dunque della volontà che l'ego incarna) e ogni ego vuole imporre il proprio linguaggio determinando una confusa babele di incomprensioni e laceranti conflitti. Il problema che resta aperto è allora come si supera questo stallo così dolorosamente conflittuale che pur tuttavia pare avere una forza di attrazione enorme? Basta l'invito all'umiltà o proprio questo invito rivolto all'altro non finisce con il provocare conflitti ancora peggiori, come sempre è successo? Perché la manifestazione dell'umiltà se è sincera richiede il silenzio e non la predica, la mia predica, anche se predica l'umiltà, non può essere umile.
Parlando di babele di linguaggi vorrei riferirmi al racconto biblico che ne parla (Genesi 11,1-9) ove si dice che c'era un tempo in cui gli uomini avevano una sola lingua e le stesse parole, finché non decisero di costruire una città con una torre che arrivasse al cielo. Allora il Signore, considerato che erano un solo popolo con un unico intento, vide che era a loro possibile e quindi decise di confondere le loro lingue cosicché non si comprendessero più e si disperdessero nel mondo.
E' un passo molto interessante, tutto giocato sulla volontà di potenza: letteralmente è il Signore stesso che spezza l'armonia di intenti tra gli uomini e crea confusione e conflitti affinché la sua signoria non sia messa in discussione dalla costruzione di una torre che potrebbe arrivare fino in Cielo e conquistarlo profanandolo, quindi la risposta al perché di acquario qui è chiara e inequivocabile: perché Dio ha voluto che il conflitto e la dispersione ci fossero. Ma possiamo andare oltre a questa lettura letterale e intuire che quella confusione di linguaggi non è una punizione preventiva, ma un dono prezioso in quanto nega che la volontà di potenza così allettante del linguaggio unico possa costruire alcunché e lascia capire che solo in questa differenza di linguaggi che si contrappongono e si confondono la verità può apparire, una verità che non ha nulla a che fare con la volontà di potenza e quindi una verità vera che è tale e non si vuole tale. Confusione e conflitto sono dunque non solo ineliminabili, ma assolutamente necessari se si riesce a comprenderne i termini di verità senza tenerli isolati, sono l'unico modo per perseguire la tanto auspicata armonia, un'armonia che vive della propria apparente continua disarmonia che esprime il valore della differenza, poiché solo la differenza è valore, non l'omogeneità e per accogliere la differenza occorre sentire tutto il valore dell'Altro da me che la incarna proprio perché non è come me, proprio perché il suo è un linguaggio diverso che pur tuttavia risuona in me se per un po' riesco a far tacere il mio ascoltando senza pretese il suo (e forse solo in questo far tacere il mio per dispormi all'ascolto sincero di quello che l'altro in quanto altro ha da dirmi c'è vera umiltà, ma è difficile, molto difficile).
Fin qui ho predicato e quindi non sono stato per nulla umile, ora vi ascolto ed è molto più difficile.

Proverò a risponderti, ma sapendo che l’umiltà è al centro del problema umano se si vuole sottrarre quell’ego inteso come superbia, a volte anche come atteggiamento involontario, proprio perché profondamente insinuato nella natura umana.
Ma dobbiamo prima farci una riflessione seria e corretta di onestà umana e intellettuale: sicuri che questa problematica investe il mondo religioso e spirituale e non invece tutte le forme di comunicazione umana? Sicuri che siano neutre ed esenti le filosofie, le scienze e le diverse culture?
Intendo dire che il problema è l’uomo a prescindere dai percorsi, dalle passioni che ogni umano sceglie e asseconda.

L’umiltà nasce dalla consapevolezza di essere fallibili e che per quanto noi conosciamo, vale il famoso detto”un bicchiere non può contenere tutta l’acqua del mare” ;posso io confrontare la mia logica e conoscenza per quanto possa essere possente con il mistero divino (ammettendo che Dio esista),cioè con colui che ha architettato me stesso e l’intero creato?

Passiamo alla seconda parte relativa alla divisione delle lingue dei popoli,anche so ho già scritto.
Gli ebrei nella Genesi lo spiegano con la superbia umana del peccato originale che fuoriesce dal sacro.
In concreto vuol dire che l’uomo da quel momento che era in perfetto allineamento con Dio e il creato e attenzione “sapeva senza conoscere”, cioè Adamo e lo dice il Talmud vedeva con gli occhi dell’aquila e percepiva i sensi degli animali dentro di sé, cioè era in perfetta empatia con il creato:è Adamo a dare il nome alle creature che significa “io conosco”.
Dal peccato per superbia l’umanità decade anche fisicamente anche nel cervello. E se perde l’empatia , o meglio “quell’empatia” l’uomo significa che non è più in sintonia armonica con il creato, allora deve lottare contro la natura e se stesso, quindi la conoscenza diventa soggettiva intesa come individualistica e di conseguenza avviene la divisione.
Tant’è che alcuni grandi maestri ebrei tentarono con la mistica di ritornare all’origine adamitica.


La torre di Babele lo hanno costruita gli uomini, perché vogliono materialmente arrivare lassù in alto,dove c’è Dio. E scendendo dalla torre si accorgono che non si capiscono più, non sanno comunicare , perché ognuno ora ha una sua lingua.


Aggiungerei che i maestri spirituali insegnano a come leggere un testo e commentarlo, per capire cosa si è capito. In altre parole fanno ciò che gli uomini comuni non fanno più:la capacità di ascolto della parola, i significati e i simboli che stanno nella parola e nei concetti, tant’è che esistono dottrine ermetiche addirittura che studiano come decifrare il testo in quanto ritengono che la verità si nasconda all’interno della Sacra Scrittura.


AD ACQUARIO
rispondo che l’uomo era al centro del cerchio, cioè all’origine e non alla periferia quando era nell’Eden per cui da lì vedeva equamente tutti i punti periferici essendo dello stesso raggio .
Come rappresenta l’uomo vetruviano Leonardo nel suo famoso cerchio?
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Vecchio 06-10-2014, 03.28.22   #38
acquario69
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Nota che non si tratta di dubitare di ciò che si vede o si sente nel cuore, ma di dubitare dell'assolutezza di ciò che si vede o si sente.

sono d'accordo,secondo me questa e' la chiave che consente l'accesso.
ci riprovo ad esprimere un pensiero…per quanto ogni definizione comporta inevitabili imperfezioni..e lo sottolineo io non sono da meno!

secondo me succede che si scambiano verita relative per Verita assoluta,ma questa e una e unica soltanto (l'elefante al centro)

secondo me questo "processo" (logico) verso la Verita una volta diciamo così "raggiunta",lo riporterà all'intuizione immediata e non mediata,..poiche la Verita in se non e' esprimibile…ed e' il motivo per cui si fatica a spiegarlo,essendo appunto non spiegabile…ma chi "sa"…chi arriva all'elefante,non avra (e non potrà più avere) più bisogno delle parole
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Vecchio 06-10-2014, 09.26.14   #39
freedom
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Originalmente inviato da freedom
A mio giudizio la ricetta (se così posso dire e se esiste una ricetta) è contestualmente uno slancio del cuore, un afflato dello spirito e dunque un ragionamento che validi o invalidi. Cioè che illumini.

In ultima analisi un atto di umiltà
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Perchè è raro avere la certezza della ragione

Esattamente le cose che avete espresso voi. Non ho specificato, ma credevo fosse implicito, che la sola qualità intellettuale, che pur deve essere presente e lavorare, non è sufficiente a garantire la reciproca comprensione. Non è che la ritengo non utile.

P.S.
forse con slancio del cuore e afflato dello spirito ho scritto parole troppo "pesanti e poetiche" ma volevo semplicemente esprimere che senza l'empatia e la comprensione delle altrui debolezze non si va da nessuna parte. Debolezze che comprendo e magari mi fanno anche tenerezza perchè sono anche le mie!
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Vecchio 06-10-2014, 16.35.56   #40
donquixote
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Tornando all'ottimo esempio di Acquario: c'è qualcosa al centro di un cerchio di osservatori: A vede e dice che c'è una proboscide, B, dall'altra parte vede e dice che c'è una coda. Cosa possono fare per non mettersi a litigare? Secondo me basterebbe che ciascuno dei 2 cominciasse a dubitare un po' dell'assolutezza di ciò che vede con i propri occhi (o magari sente con il proprio cuore) e, tentando di superare questo fastidioso dubbio auto-diretto provassero a mettere insieme quello che vedono per trovare, magari anche con l'aiuto di altri che stanno intorno al cerchio e sinceramente (non per compiacenza o per esserne stati convinti) dicono ciò che vedono, a combinarle insieme in una figura che comprenda insieme proboscide e coda di modo che l'una abbia senso per l'altra. Nota che non si tratta di dubitare di ciò che si vede o si sente nel cuore, ma di dubitare dell'assolutezza di ciò che si vede o si sente.
In questo senso il dubbio può essere visto come un vero atto di umiltà dell'io e lo slancio del cuore viene alla fine, ossia quando la nuova figura che integra coda e proboscide è apparsa nel suo significato: lo slancio è allora gratitudine per l'altro che vedeva quello che non vedevo io, ma proprio in quanto lo vedeva ha permesso che mi apparisse qualcosa di più completo, che mi appare più coerente e che da solo non sarei mai riuscito a vedere.

Questo è un esempio che funziona solo se si verificano determinate condizioni, ovvero se i contendenti sono entrambi consapevoli di trovarsi in un punto qualsiasi della circonferenza. E come si fa a verificarlo? E se qualcuno si trova già al centro deve negare questo suo "status" per assumere quello del suo interlocutore? Chi si trova al centro saprà certamente verificare se l'altro si trova sulla circonferenza o in una via intermedia, ma l'opposto non è possibile: come regolarsi, allora? Se colui che si trova all'esterno umilmente dubita, colui che si trova al centro ha già dubitato per anni, ed ha raggiunto la certezza che cercava, per quanto la metta in discussione costantemente: in questo caso deve forse sentirsi superbo?

Credo che nessuno, neanche fra i cosiddetti "non credenti", abbia dubbi sul fatto che Gesù Cristo fosse un tipo umile, tanto umile da essersi piegato al suo destino senza una parola di stizza, ma anzi implorando il Padre di perdonare i suoi aguzzini.
Ma forse che nel Vangelo esiste una qualunque affermazione di Gesù pronunciata in forma dubitativa?
Tutte le sue affermazioni più solenni sono inoltre precedute da "In verità, in verità vi dico...": forse che questa premessa denota dubbio e umiltà intellettuale? Non mi sembra proprio, e tutte le affermazioni di coloro che nella storia sono noti come "maestri spirituali" sono tutto meno che dubbiose.
Forse che Socrate, nei suoi dialoghi, si metteva sullo stesso piano del suo interlocutore e dubitava di ciò che pensava? Sapeva perfettamente quel che sapeva e quel che voleva e, conoscendo bene la strada per arrivare al "centro", e i suoi tranelli, vi accompagnava per mano l'interlocutore. Nel caso di Socrate, come in tanti altri similari, il dialogo è totalmente asimmetrico, poiché uno si pone come maestro e gli altri come allievi, per cui i secondi tendono a riconoscerlo ed affidarsi a lui, almeno fino a quando non sono in grado di riconoscere autonomamente che il maestro li sta magari portando su di una strada completamente sbagliata.

Solo i papi, i sacerdoti e i teologi moderni hanno preso l'abitudine, così di moda oggi, di dubitare, ma questo anziché essere segno di umiltà è invece indice d'ignoranza, perché se io per primo posso solo dubitare come potrò mai aiutare un altro a superare i propri dubbi come la mia condizione e il mio ruolo mi impongono di fare?
Un sacerdote che dubita è come un barbiere col morbo di Parkinson, e sarebbe molto meglio per sé e per gli altri che cambiasse mestiere.

Vi è inoltre un altra considerazione da fare, anche se già Acquario ha raccomandato di stare attenti a prendere questo esempio come perfettamente adatto allo scopo: se io vedo la proboscide e tu la coda molti altri che staranno sul cerchio potranno vedere un orecchio, o un dente, o un occhio, o la schiena eccetera, ma tutti questi "pezzi", che potranno essere tra l'altro scambiati per parti di altri animali, o per piante, o per rocce, aumentando di fatto la confusione e la incomprensione, costringeranno tutti a rimanere sempre sulla circonferenza senza raggiungere mai il centro, perché il centro non è l'elefante intero, che si può anche avere davanti agli occhi quando ne siano state identificate tutte le parti, ma è l'essenza dell'elefante (come di ogni altra cosa), che non ha parti e non si vede con gli occhi, ma è il principio dell'elefante come di ogni cosa che può essere divisa in parti. E all'essenza non si arriva sommando le parti di un qualcosa, o dividendo un qualcosa in parti, perché facendo questo ci si allontana da essa.

Non si tratta quindi di dubitare del fatto che quel che io vedo sia una proboscide, o una corda, o un serpente: questo può anche accadere ed è sicuramente giusto che accada; ma perché ciò possa accadere vi deve essere almeno la possibilità teorica che quel che vedo io sia una cosa diversa dalla realtà, ovvero si può dubitare di ciò che si vede solo rimanendo ad un livello di conoscenza meramente superficiale, quindi camminando sulla circonferenza.

Quando invece si va oltre il dubbio che è sempre insito nel divenire (quel che oggi giudico in un modo domani potrebbe cambiare e costringermi a mutare il giudizio) e si raggiunge il centro ci si ritrova a constatare che "non può essere che così" semplicemente perché non vi è alcuna possibilità che sia altrimenti: e in questo caso di cosa si dovrebbe mai dubitare?

E per quanto riguarda l'umiltà non bisogna certo scambiarla per umiliazione, e i veri umili lo sono dinnanzi all'immensità di ciò che hanno avuto la ventura di intuire, e non certo di fronte alla supponenza di propri simili che dall'alto della loro ignoranza ("Quid est veritas?" chiese retoricamente e ironicamente Pilato) anziché ammettere, quantomeno per ipotesi, che vi possa essere qualcuno che sa più di loro e magari "andare a vedere" danno per scontato che se una cosa non la capiscono loro allora non la può capire nessun altro. Il dubbio e l'umiltà non si implicano a vicenda, e il dubbioso che contesta ad altri il fatto di non essere egli stesso dubbioso non è affatto umile ma solo arrogante.
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