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 Storia - Fatti e personaggi, passato e attualità.


Vecchio 28-08-2007, 03.26.36   #1
cato27
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Alle radici della "legittimità " di Israele

Women for Palestine

I fantasmi di Deir Yassin
Alle radici della "legittimità" di Israele.

Sonja Karkar



La vernice di “legittimità” che si è data Israele non può nascondere il marciume che danneggia il nucleo della sua esistenza - il suo peccato originale di spoliazione violenta e la sua attuale politica colonialistica di apartheid. E senza il riconoscimento di, e il risarcimento per, le atrocità commesse contro i palestinesi, i fantasmi di Deir Yassin e di altri posti in Palestina continueranno a profilarsi minacciosamente in ogni discorso di pace.


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Israele ha giocato a lungo sulle sue eroiche origini per sollecitare il supporto alle sue meno eroiche imprese odierne. Il problema è che quelle eroiche origini sono sempre state una storia inventata. La nascita di Israele nel sangue e le sue azioni successive furono crimini contro l’umanità che continuano ancora oggi. La vernice di “legittimità” che si è data Israele non può nascondere il marciume che danneggia il nucleo della sua esistenza - il suo peccato originale di spoliazione violenta e la sua attuale politica colonialistica di apartheid. E senza il riconoscimento di, e il risarcimento per, le atrocità commesse contro i palestinesi, i fantasmi di Deir Yassin e di altri posti in Palestina continueranno a profilarsi minacciosamente in ogni discorso di pace.

Era il 9 aprile 1948 quando una banda di terroristi ebrei entrò nel quieto villaggio rurale di Deir Yassin alla periferia di Gerusalemme con il chiaro scopo di distruggerlo. Vivevano 750 persone in quel villaggio, per la maggior parte spaccapietre. Le loro case erano state costruite con materiale calcareo, con porte e finestre ad arco e quelle case stavano là da secoli. Gli abitanti sapevano che erano già state compiute altri stragi all’inizio di quell’anno in altri villaggi e quindi avevano aderito ad un patto di non aggressione con l’Hagana, un altro gruppo di terroristi.

Ma questo patto era privo di valore: Deir Yassin era già destinata ad essere distrutta e per evitare questa responsabilità l’Hagana chiamò in aiuto due gruppi terroristici, l’Irgun e la Stern Gang per eseguire il piano. I capi sionisti nel marzo di quell’anno avevano concepito una strategia militare che chiamarono Piano Dalet o Piano D, il cui esplicito scopo era di sgomberare dai palestinesi tutte le città e i villaggi per consentire la nascita di uno stato ebraico. La prima operazione nota come Nachshon era destinata ad evacuare i paesi rurali lungo la strada fra Gerusalemme e Tel Aviv, occupando, espellendo e/o uccidendone gli abitanti – e Deir Yassin si trovava all’interno di quel piano. Benché non sia stata la strage più grande compiuta in quell’anno, Dein Yassin rappresentò un punto di svolta per la pubblicità che gli fu data, intesa a diffondere un’atmosfera di terrore in tutto il paese, sollecitando la pulizia etnica che seguì. Prima di questo piano erano già stati distrutti circa 30 villaggi ma, una volta conclusa, l’Operazione Nachshon costituì la traccia per le successive campagne sioniste che finirono col distruggere 531 villaggi e 11 centri urbani circostanti. In quel solo anno il gruppo sionista (che fu poi comunemente noto come Esercito della Difesa Israeliana) commise 33 stragi documentate, con qualche storico che fa arrivare questa cifra a un centinaio. I palestinesi che non furono uccisi, fuggirono o furono espulsi con la forza. E chi avendone la possibilità non sarebbe fuggito, vedendo o sentendo le atrocità che erano state commesse? Donne violentate, uomini torturati, bambini costretti a guardare, senza rispetto per l’età o per il sesso, a nessuno fu risparmiata la morte, e i loro corpi mutilati riempirono i pozzi o restarono abbandonati in mucchi informi di corpi straziati.

Almeno un centinaio di abitanti di Deir Yassin subirono questa sorte, anche se il numero dato in un primo tempo era più alto – 254 morti – probabilmente gonfiato dai sionisti stessi per terrorizzare i palestinesi di ogni parte. Senza considerare quanti morirono, l’uccisione di uomini inermi, di donne e bambini erano ricorrenti, così non c’è da stupirsi che i palestinesi scappassero quando sentivano che bande di terroristi sionisti erano nelle vicinanze dei lori paesi e villaggi. Il cibo rimaneva ancora caldo sulle tavole, i vestiti appesi negli armadi, e i giocattoli, le fotografie e i documenti venivano abbandonati nella fretta della fuga. Ma i 750.000 profughi palestinesi che neanche chiusero la porta della loro casa dietro di sé, pensavano tutti di ritornare.

Oggi nell’ironia più amara e deplorevole, il museo israeliano che commemora l’olocausto ebraico, lo Yad Vashem si trova sulla cima di una collina che sovrasta il cimitero di Deir Yassin, mentre le costruzioni di pietra di quello che era il villaggio palestinese sono utilizzate da un istituto israeliano per le malattie mentali. C’è da stupirsi che i fantasmi di Deir Yassin perseguitino ancora la memoria collettiva dei palestinesi e di coloro che sanno che Deir Yassin è stato il catalizzatore del piano per la creazione di uno stato di Israele solo per gli ebrei?

Nel frattempo i milioni di espropriati nei campi di Gaza, nella West Bank, nella Giordania e nel Libano aspettano di ritornare e/o di ricevere un risarcimento per le loro incalcolabili perdite e nessuno ha l’autorità di barattare i loro diritti umani per accondiscendenza ad uno stato razzista nato dall’espropriazione e dalla disgrazia palestinese. Accettare qualcosa di meno senza il loro consenso significherebbe tradire i 60 anni di lotta palestinese per il riconoscimento e l’auto-determinazione in opposizione all’apartheid israeliana.


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Documento originale The Ghosts of Deir Yassin
Traduzione di CV
Riferimento: Pappe, Ilan – “The Ethnic Cleansing of Palestine”, Oneworld Publications, England, 2006
cato27 is offline  
Vecchio 31-08-2007, 01.53.18   #2
cato27
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Riferimento: Alle radici della "legittimità " di Israele

Interviste: INTERVISTA CON UN MEMBRO DELLA RESISTENZA IRACHENA

DI DAHR JAMAIL
DahrJamailIraq.com

Domenica 15 aprile, a Damasco, Siria, ho intervistato un membro di alto grado del partito Ba’ath iracheno. Come molti membri anziani del partito egli vive in esilio in Siria e parla a condizione di rimanere anonimo, chiedendo che ci si riferisca a lui come ad Abu Mohammed. Quella che segue è un'intervista in esclusiva:

Dahr Jamail: Per favore mi parli un poco della sua posizione.

Abu Mohammed: Io sono un rappresentante del Partito Ba'ath e della Resistenza Nazionale Irachena.

DJ: I media aziendali occidentali ritraggono gran parte della violenza in Iraq come se gli iracheni si stessero uccidendo gli uni con gli altri con autobombe nei mercati, ecc. qual'è la sua opinione di iracheno sulla violenza in Iraq ?

AM: E’ un dato di fatto che, sin dall'inizio dell'occupazione, la resistenza irachena ha compiuto le sue operazioni solo contro le truppe americane e i loro alleati. Iracheni che si uccidono gli uni con gli altri e la morte dei civili sono solo colpa degli invasori perché ci sono troppi partiti e tutti questi partiti hanno formato delle milizie.

Postato da cdcnet il Domenica, 13 maggio @ 00:30:15 CEST (219 letture)
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Vecchio 31-08-2007, 03.18.10   #3
Horus_il_falco
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Messaggi: 148
Riferimento: Alle radici della "legittimità " di Israele

si, va bene le eroiche origine a cui fa riferimento israele non sono altro che il sionismo, lo chiamo per nome. Ma non si può dire che siano tute inventate, è un fatto stoico che i giudei furono scaciati dalla palestina in seguito alla diaspora che Tito (non il maresciallo di Croazia) distrusse il tempio di Gerusaleme e non potè portare trofei a roma perchè tutti gli ebrei rimasti nella fortezza di Masada si erano suicidati con un bicchiere di latte e una fetta di pane accanto dopo anni di embargo alla città.

Ora si deve riconoscere che fu vero che gli ebrei erano in quella terra che era la loro terra che dovevano custodire.

ora sono ritornati per la forza e nel 1948 non erano diversi dai terroristi palestinesi, fecero decine di attentati agli inglesi e li cacciarono via (agli inglesi che sono assai restii ad andarsene da un luogo) e proclamarono lo stato d'Israele in una terra che era dell'impero ottomano non di una fantomatica nazione palestinese che non ci fu mai, erano i proprietari ottomani che vendevano sin dall'inizio del secolo le terre a ricchi ebrei provenienti dall'Europa ecc... i palestinesi erano i contadini o i poveri del luogo, e il problema si ebbe perchè gli ebrei non sapevano dove confinarli...
Questo non toglie che oggi sia giusto riconoscerli uno stato sovrano ai palestinesi.
E' che gli stati islamici non soppotano Israele sin dall'inizio ma per questioni islamiche legate alla loro religione, in questo caso non si dovrebe avere rimorsi nel definire ideologico un tale atteggiamento e di fronte ad un attegiamento ideologico le guerre e le tensioni sono inevitabili. E vorrei soffermarmi un secondo sul termine ideologico che non finisce con il comunismo, anche Bush è ideologico quando parla degli stati canaglia o dei buoni contro i cattivi, una ideologia non la si riconosce dai contenuti, ma dal modo ideologico di proporli.
Horus_il_falco is offline  
Vecchio 31-08-2007, 04.20.12   #4
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Riferimento: Alle radici della "legittimità " di Israele

Uno storico inglese disse " la creazione
di uno stato da una civilizzazione fossilizzata
fu il piu grande errore della nostra epoca "
Ora tutti contastiamo che i problemi
causati da Israele toccano noi tutti.
La guerra all"Iraq fu concepita da Israele
e il Lobby ebraico influenza il governo USA
di attaccare questo paese.

Lo stesso Lobby oggi vuole che sia il turno
dell"Iran di essere attaccato.
Bush non puo rifiutare nulla al Lobby.
Aspettiamo il casus belli.
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Vecchio 31-08-2007, 17.11.28   #5
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Riferimento: Alle radici della "legittimità " di Israele

Documento originale Crocodile Tears
Traduzione di CV


18 Giugno 2007
Gush Shalom

Lacrime di coccodrillo
Che cosa ha causato l’attuale esplosione nella Striscia di Gaza?

Uri Avnery

Il nostro governo ha lavorato per anni per distruggere Fatah, per evitare di dover negoziare un accordo che porterebbe inevitabilmente al ritiro dai territori occupati e allo smantellamento delle colonie. Adesso che questo obiettivo sembra raggiunto, non hanno alcuna idea di come comportarsi con la vittoria di Hamas.


Che cosa accade quando un milione e mezzo di esseri umani imprigionati in un piccolo e arido territorio, tagliati fuori dai propri compatrioti e da ogni contatto con il mondo esterno, sono affamati da un blocco economico e non possono nutrire le loro famiglie?

Qualche mese fa ho descritto questa situazione creata da Israele, Stati Uniti ed Unione Europea come un banco di prova sociologico. La popolazione della Striscia di Gaza come cavie. Questa settimana si sono visti i risultati dell’esperimento. Questi dimostrano che gli esseri umani reagiscono esattamente come gli altri animali: quando sono troppo ammassati in un piccolo spazio in condizioni miserevoli, diventano aggressivi e persino portati ad uccidere. Gli organizzatori dell’esperimento a Gerusalemme, Washington, Berlino, Oslo, Ottawa ed altre capitali potrebbero stropicciarsi le mani per la soddisfazione. I soggetti dell’esperimento hanno reagito come previsto. Molti di loro sono anche morti nell’interesse della scienza.

Ma l’esperimento non è ancora finito. Gli scienziati vogliono sapere che cosa succede se il blocco diventa ancora più stretto.

Che cosa ha causato l’attuale esplosione nella Striscia di Gaza?

Il momento scelto da Hamas per prendere il controllo della Striscia con la forza non è stato casuale. Hamas aveva molte buone ragioni per evitarlo. L’organizzazione non è in grado di nutrire la popolazione. Non ha interesse a provocare il regime egiziano, che è impegnato a combattere la Fratellanza Islamica, l’organizzazione madre di Hamas. Oltretutto l’organizzazione non ha alcun interesse a fornire un pretesto ad Israele per stringere il blocco.

Ma i leaders di Hamas hanno deciso che non c’era un’altra alternativa alla distruzione delle organizzazioni armate legate a Fatah che prendono gli ordini dal Presidente Mahmoud Abbas.

Gli Stati Uniti hanno ordinato ad Israele di fornire una gran quantità di armi a queste organizzazioni perché possano combattere Hamas. Ai capi dell’esercito israeliano non piaceva questa idea, perché temevano che le armi potessero finire nelle mani di Hamas, (come di fatto sta accadendo adesso). Ma il nostro governo ha ubbidito agli americani, come al solito.

Lo scopo degli americani è chiaro. Il presidente Bush ha scelto un capo locale per ogni paese musulmano che governi il paese sotto la protezione americana e che esegua gli ordini degli americani. In Iraq, in Libano, in Afghanistan e anche in Palestina.

Hamas ritiene che l’uomo designato per questo lavoro a Gaza sia Mohammed Dahlan. Da anni sembra che sia stato preparato per questo ruolo. I media americani ed israeliani avevano tessuto le sue lodi, descrivendolo come un uomo forte, un leader determinato, “moderato” (cioè obbediente agli ordini degli americani) e “pragmatico” (cioè obbediente agli ordini degli israeliani). E più gli americani e gli israeliani lodavano Dahlan, più minavano la sua immagine fra i palestinesi. Soprattutto quando Dahlan è andato al Cairo, come se attendesse di ricevere le armi promesse per i suoi uomini.

Agli occhi di Hamas, l’attacco alla roccaforte di Fatah nella Striscia di Gaza è una guerra preventiva. Le organizzazioni di Abbas e di Dahlan si sono sciolte come la neve al sole palestinese. Hamas ha potuto facilmente prendere il controllo dell’intera Striscia di Gaza.

Come hanno potuto sbagliare i calcoli così grossolanamente i generali americani e quelli israeliani? Loro sono in grado solo di pensare in termini strettamente militari: tanti soldati, tante mitragliatrici. Ma nelle guerre civili in particolare, i calcoli quantitativi sono di secondaria importanza. Lo spirito dei combattenti e il sentimento del popolo sono molto più importanti. I membri delle organizzazioni di Fatah non sanno per che cosa stanno combattendo. Il popolo di Gaza sostiene Hamas perché ritiene che combatta contro l’occupazione israeliana. I loro avversari appaiono come collaboratori dell’occupazione. Le dichiarazioni degli americani a proposito delle loro intenzioni di fornir loro armi israeliane li hanno condannati del tutto.

Non si tratta di fondamentalismo islamico. Per questo riguardo tutte le nazioni sono uguali: odiano i collaborazionisti di una forza di occupazione straniera, sia che siano norvegesi (Quisling), francesi (Petain) o palestinesi.

A Washington e a Gerusalemme i politici deplorano la “debolezza di Mahmoud Abbas”.

Adesso si rendono conto che l’unica persona in grado di evitare l’anarchia nella Striscia di Gaza e nella West Bank era Yasser Arafat. Era dotato di naturale autorevolezza. Le masse lo adoravano. Anche i suoi avversari, come Hamas, lo rispettavano. Aveva creato vari apparati di sicurezza in competizione fra loro per evitare che un singolo apparato potesse fare un colpo di stato. Arafat era capace di negoziare, firmare un accordo di pace e farlo accettare al suo popolo.

Ma Arafat è stato condannato alla gogna da Israele come un mostro, imprigionato nella Mukata e alla fine ucciso. Il popolo palestinese ha eletto Mahmoud Abbas come suo successore, sperando che avrebbe ottenuto da americani ed israeliani quello che avevano rifiutato ad Arafat.

Se i leaders di Washington e di Gerusalemme avessero davvero voluto la pace, si sarebbero affrettati a firmare un accordo di pace con Abbas, che aveva dichiarato di essere pronto ad accettare gli stessi ampi compromessi di Arafat. Americani ed israeliani l’hanno ricoperto di tutte le lodi immaginabili ma hanno respinto ogni sua richiesta concreta.

Non hanno permesso ad Abbas di ottenere nemmeno il minimo e miserevole risultato. Ariel Sharon gli ha strappato tutte le piume e poi l’ha ridicolizzato definendolo “un pollo spennato”. Dopo aver aspettato invano una mossa da parte di Bush, il popolo palestinese ha votato Hamas, con la disperata speranza di ottenere con la forza quello che Abbas non era riuscito ad ottenere con la diplomazia.

I leaders israeliani, sia militari che politici, erano al settimo cielo. Volevano indebolire Abbas che godeva della fiducia di Bush, perché con la posizione che aveva assunto, diventava più difficile trovare una giustificazione al loro rifiuto di intraprendere negoziati reali. Hanno fatto di tutto per distruggere Fatah. Per essere certi di questo, hanno arrestato Marwan Barghouti, l’unica persona in grado di tenere unita Fatah.

La vittoria di Hamas ha soddisfatto completamente i loro obiettivi. Con Hamas non si può parlare, offrire un ritiro dai territori occupati e lo smantellamento delle colonie. Hamas è il mostro attuale, un’organizzazione “terrorista” e con i terroristi non si discute. Quindi come mai questa settimana c’erano degli scontenti a Gerusalemme ? E perché hanno deciso di “non interferire”?

In verità, i media e i politici che per anni hanno contribuito a spinger le organizzazioni palestinesi una contro l’altra, esprimevano la propria soddisfazione vantandosi di “averlo ben detto”. Guardate come gli arabi si uccidono fra loro. Ehud Barak aveva ragione, quando anni fa diceva che il nostro paese è una “città nella giungla”.

Ma dietro le quinte si possono sentire voci imbarazzate, persino ansiose. La trasformazione della Striscia di Gaza in Hamastan ha creato una situazione alla quale i nostri leaders non erano pronti. Che fare adesso? Isolare completamente Gaza lasciando morire di fame la gente? Stabilire contatti con Hamas? Rioccupare Gaza, adesso che è diventata una grande trappola per carri armati? Chiedere alle Nazioni Unite di stanziare truppe internazionali – e in tal caso, quanti paesi sarebbero tanto pazzi da rischiare i propri soldati in questo inferno?

Il nostro governo ha lavorato per anni per distruggere Fatah, per evitare di dover negoziare un accordo che porterebbe inevitabilmente al ritiro dai territori occupati e allo smantellamento delle colonie. Adesso che questo obiettivo sembra raggiunto, non hanno alcuna idea di come comportarsi con la vittoria di Hamas.

Si consolano con il pensiero che la stessa cosa non può accadere nella West Bank. Là regna Fatah. Là Hamas non ha supporto. Là il nostro esercito ha già arrestato gran parte dei leaders politici di Hamas. Là Abbas è ancora al potere.

E’ quel che dicono i generali, con la logica dei generali. Ma anche nella West Bank Hamas ha avuto la maggioranza nelle ultime elezioni. Anche là non è che una questione di tempo, prima o poi la popolazione perderà la pazienza. Vedono gli insediamenti in espansione, il Muro, le incursioni del nostro esercito, gli assassini mirati, gli arresti notturni. Esploderanno.

I vari governi israeliani hanno sistematicamente distrutto Fatah, minato la credibilità di Abbas e aperto la strada ad Hamas. Non possono fingere di essere sorpresi.

Che cosa fare? Continuare a boicottare Abbas o fornirgli le armi per farlo combattere per noi contro Hamas? Continuare a impedirgli di ottenere il minimo risultato politico o gettargli alla fine qualche briciola? E comunque, non è troppo tardi?
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Vecchio 10-09-2007, 23.35.24   #6
katerpillar
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Riferimento: Alle radici della "legittimità " di Israele

cato27
Citazione:
La vernice di “legittimità” che si è data Israele non può nascondere il marciume che danneggia il nucleo della sua esistenza - il suo peccato originale di spoliazione violenta e la sua attuale politica colonialistica di apartheid. E senza il riconoscimento di, e il risarcimento per, le atrocità commesse contro i palestinesi, i fantasmi di Deir Yassin e di altri posti in Palestina continueranno a profilarsi minacciosamente in ogni discorso di pace.
katerpillar
In tutta la tragedia che ha coinvolto il popolo Palestinese, miè saltato sempre all'occhio l'incapacità dei suoi dirigenti di vivere i tempi moderni, come invece sanno fare benissimo i dirigenti d'Israele.

Cosa voglio affermare con questo? Voglio dire che i Palestinesi non possono vincere la loro battaglia tenendo all'oscuro la comunità mondiale di tutto quello che accade di tragico, generato dal sanguinario esercito israeliano.

Se fossi stato io a capo dei palestinesi avrei rotto l'accerchiamento incaricando una di quelle agenzie pubblicitarie internazionali, per tenere informato, nel miglior modo possibile, tutto il mondo:minuto per minuto.

Dovevano e debbono far vivere la tragedia di questo popolo, in diretta, sulla pelle di tutta la gente del mondo, a cui arrivano, invece, solo le psudo verità di Israele che da molti anni ha compreso il problema e tratta i Palestinesi come terroristi, mentre il terrore lo stanno spargendo loro da sessanta anni.

Tra le altre cose da pubblicizzare, avrei messo un'insegna luminosissima, sulla facciata di un grattacielo di New York, con il numero dei morti ammazzati Palestinesi ed israeliani, e proprio da quella vergognosa differenza (1 a 10, come da memoria nazista), che il mondo avrebbe compreso e saputo, sapendo riconoscere e distinguere chi sono i veri terroristi che stanno in quella regione.

In ogni caso, l'opinione che mi sono fatto, è che Israele non farà mai la pace: né con i palestinesi né con nessun altro, perché il suo compito è quello di cane da guardia del medio oriente, giacché esso fa parte degli interessi americani.
Dico io: con la memoria tornate indietro nella storia delle trattative, e allora vedremo che ogni volta che si stava per raggiungere un accordo, Israele azionava il pulsante del Flopp, mandando tutto a monte.

Sono arrivati ad uccidere perfino il loro primo ministro Rabin, sparandogli alla schiena come si faceva con i delinquenti, e il soldato che ha bloccato

Continua../..
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Vecchio 10-09-2007, 23.38.00   #7
katerpillar
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Riferimento: Alle radici della "legittimità " di Israele

continua dalla precedente pagina.

l'assassino solo dopo il delitto, dall'immagini si vedeva che lo accarezzava, come un qualcosa di prezioso.

Inoltre, guardiamo tutte le risoluzioni dell'ONU che Israele non ha rispettato e dove nessuno ha avuto nulla da ridire, come nessuno ha nulla da ridire per il fatto che essa possiede decine di bombe atomiche.

Avete capito cari palestinesi? Dovete mettervi nelle mani di una agenzia pubblicitaria internazionale, rompendo l'accerchiamento di silenzio che vi è stato costruito, e far vedere al mondo cosa vi ha fatto e cosa vi sta facendo Israele: secondo per secondo, minuto per minuto, ora per ora, giorno per giorno da sessanta anni, con i vostri e i loro morti che scorrono ed aumentano...sulla grande insegna posta su di una facciata di un grattacielo di NewYork.

In bocca al Lupo, a questi due popoli, che hanno avuto la sfortuna di trovarsi in una zona piena di quel petrolio che serve allo Zio Sam, perché vuole continuare a fare una vita che non è vita. Ma cosa volete farci? Purtroppo conoscono solo quella.
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Vecchio 11-09-2007, 10.29.26   #8
Valerio2
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Riferimento: Alle radici della "legittimità " di Israele

A katerpillar

difesa molto emotiva, ma priva di dati reali. Suggerisco di documentare meglio le argomentazioni.

Per esempio: il petrolio. Non sapevo che Israele fosse uno dei grandi produttori di petrolio (evidentemente sottratto ai palestinesi).

Forse ci si confonde con i paesi che circondano Israele e che gli hanno mosso 6 guerre di aggressione (e non certo per dare una patria al popolo palestinese) in 60 anni di vita del piccolo stato ebraico?

Cosa ha reso così importante questo fazzoletto di deserto grande quanto il Lazio? Deserto in cui non c'era altra traccia di civiltà che i resti archeologici del Regno di Israele, di circa 3500 anni fa; o gli insediamenti dei coloni che hanno bonificato e coltivato il deserto per crearsi un angolo di terra in cui vivere al sicuro e far crescere i propri figli.

Cosa c'è attorno ad Israele e dentro i territori palestinesi?

Forse deserto, fame, disperazione, guerra? E' questo il modello che si vorrebbe per lo stato palestinese?

Bravi, fate pure il tifo per i terroristi: oggi 11 settembre 2007 è il vostro giorno!
Valerio2 is offline  
Vecchio 11-09-2007, 14.04.41   #9
katerpillar
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katerpillar
Citazione:
Cosa voglio affermare con questo? Voglio dire che i Palestinesi non possono vincere la loro battaglia tenendo all'oscuro la comunità mondiale di tutto quello che accade di tragico, generato dal sanguinario esercito israeliano.

Se fossi stato io a capo dei palestinesi avrei rotto l'accerchiamento incaricando una di quelle agenzie pubblicitarie internazionali, per tenere informato, nel miglior modo possibile, tutto il mondo:minuto per minuto.

Dovevano e debbono far vivere la tragedia di questo popolo, in diretta, sulla pelle di tutta la gente del mondo, a cui arrivano, invece, solo le psudo verità di Israele che da molti anni ha compreso il problema e tratta i Palestinesi come terroristi, mentre il terrore lo stanno spargendo loro da sessanta anni.

Tra le altre cose da pubblicizzare, avrei messo un'insegna luminosissima, sulla facciata di un grattacielo di New York, con il numero dei morti ammazzati Palestinesi ed israeliani, e proprio da quella vergognosa differenza (1 a 10, come da memoria nazista), che il mondo avrebbe compreso e saputo, sapendo riconoscere e distinguere chi sono i veri terroristi che stanno in quella regione.
Valerio2
Citazione:
difesa molto emotiva, ma priva di dati reali. Suggerisco di documentare meglio le argomentazioni.

Per esempio: il petrolio. Non sapevo che Israele fosse uno dei grandi produttori di petrolio (evidentemente sottratto ai palestinesi).
katerpillar

A dire la verità la mia emotività è famosa, ma non in questo caso, perchè, nello specifico, le argomentazioni che tu chiedi di documentare sono sessanta anni che le vediamo in diretta tutti i giorni, ma, grazie ai mezzi di comunicazione che Israele sa giostrare e pilotare molto bene, abbiamo un popolo a cui è stato sottratto il proprio stato che è diventato terrorista, e l'aggressore che fa la parte dell'Agnello.

Naturalmente in un forum non possiamo documentare tutte le prove di sassantanni di terrorismo fisico e psicologico di cui gli israeliani, come sappiamo, sono maestri, ma già la differenza dei morti ammazzati mi sembra eloquente su chi ammazza e chi subisce tra i due. Inoltre, io non ho affermato che il petrolio sta in quei fazzoletti di terra, ho parlato di cane da guardia dei terrotori, e per quello è sufficiente anche un fazzoletto di terra.

In ogni caso alcuni elementi li ho citati, potevi iniziare da loro se avevi l'intenzione di rispondere, laddove parlo delle risoluzioni dell'ONU non rispettate, o sullle bombe atomiche in possesso di Israele; come, daltronde potevi e puoi rispondere a cato27, che ha postato:

Citazione:
Israele ha giocato a lungo sulle sue eroiche origini per sollecitare il supporto alle sue meno eroiche imprese odierne. Il problema è che quelle eroiche origini sono sempre state una storia inventata. La nascita di Israele nel sangue e le sue azioni successive furono crimini contro l’umanità che continuano ancora oggi. La vernice di “legittimità” che si è data Israele non può nascondere il marciume che danneggia il nucleo della sua esistenza - il suo peccato originale di spoliazione violenta e la sua attuale politica colonialistica di apartheid. E senza il riconoscimento di, e il risarcimento per, le atrocità commesse contro i palestinesi, i fantasmi di Deir Yassin e di altri posti in Palestina continueranno a profilarsi minacciosamente in ogni discorso di pace.

Era il 9 aprile 1948 quando una banda di terroristi ebrei entrò nel quieto villaggio rurale di Deir Yassin alla periferia di Gerusalemme con il chiaro scopo di distruggerlo. Vivevano 750 persone in quel villaggio, per la maggior parte spaccapietre. Le loro case erano state costruite con materiale calcareo, con porte e finestre ad arco e quelle case stavano là da secoli. Gli abitanti sapevano che erano già state compiute altri stragi all’inizio di quell’anno in altri villaggi e quindi avevano aderito ad un patto di non aggressione con l’Hagana, un altro gruppo di terroristi.

Ma questo patto era privo di valore: Deir Yassin era già destinata ad essere distrutta e per evitare questa responsabilità l’Hagana chiamò in aiuto due gruppi terroristici, l’Irgun e la Stern Gang per eseguire il piano. I capi sionisti nel marzo di quell’anno avevano concepito una strategia militare che chiamarono Piano Dalet o Piano D, il cui esplicito scopo era di sgomberare dai palestinesi tutte le città e i villaggi per consentire la nascita di uno stato ebraico. La prima operazione nota come Nachshon era destinata ad evacuare i paesi rurali lungo la strada fra Gerusalemme e Tel Aviv, occupando, espellendo e/o uccidendone gli abitanti – e Deir Yassin si trovava all’interno di quel piano. Benché non sia stata la strage più grande compiuta in quell’anno, Dein Yassin rappresentò un punto di svolta per la pubblicità che gli fu data, intesa a diffondere un’atmosfera di terrore in tutto il paese, sollecitando la pulizia etnica che seguì. Prima di questo piano erano già stati distrutti circa 30 villaggi ma, una volta conclusa, l’Operazione Nachshon costituì la traccia per le successive campagne sioniste che finirono col distruggere 531 villaggi e 11 centri urbani circostanti. In quel solo anno il gruppo sionista (che fu poi comunemente noto come Esercito della Difesa Israeliana) commise 33 stragi documentate, con qualche storico che fa arrivare questa cifra a un centinaio. I palestinesi che non furono uccisi, fuggirono o furono espulsi con la forza. E chi avendone la possibilità non sarebbe fuggito, vedendo o sentendo le atrocità che erano state commesse? Donne violentate, uomini torturati, bambini costretti a guardare, senza rispetto per l’età o per il sesso, a nessuno fu risparmiata la morte, e i loro corpi mutilati riempirono i pozzi o restarono abbandonati in mucchi informi di corpi straziati.

Almeno un centinaio di abitanti di Deir Yassin subirono questa sorte, anche se il numero dato in un primo tempo era più alto – 254 morti – probabilmente gonfiato dai sionisti stessi per terrorizzare i palestinesi di ogni parte. Senza considerare quanti morirono, l’uccisione di uomini inermi, di donne e bambini erano ricorrenti, così non c’è da stupirsi che i palestinesi scappassero quando sentivano che bande di terroristi sionisti erano nelle vicinanze dei lori paesi e villaggi. Il cibo rimaneva ancora caldo sulle tavole, i vestiti appesi negli armadi, e i giocattoli, le fotografie e i documenti venivano abbandonati nella fretta della fuga. Ma i 750.000 profughi palestinesi che neanche chiusero la porta della loro casa dietro di sé, pensavano tutti di ritornare.

Oggi nell’ironia più amara e deplorevole, il museo israeliano che commemora l’olocausto ebraico, lo Yad Vashem si trova sulla cima di una collina che sovrasta il cimitero di Deir Yassin, mentre le costruzioni di pietra di quello che era il villaggio palestinese sono utilizzate da un istituto israeliano per le malattie mentali. C’è da stupirsi che i fantasmi di Deir Yassin perseguitino ancora la memoria collettiva dei palestinesi e di coloro che sanno che Deir Yassin è stato il catalizzatore del piano per la creazione di uno stato di Israele solo per gli ebrei?

Nel frattempo i milioni di espropriati nei campi di Gaza, nella West Bank, nella Giordania e nel Libano aspettano di ritornare e/o di ricevere un risarcimento per le loro incalcolabili perdite e nessuno ha l’autorità di barattare i loro diritti umani per accondiscendenza ad uno stato razzista nato dall’espropriazione e dalla disgrazia palestinese. Accettare qualcosa di meno senza il loro consenso significherebbe tradire i 60 anni di lotta palestinese per il riconoscimento e l’auto-determinazione in opposizione all’apartheid israeliana.
katerpillar

In ogni modo la tua richiesta di documentare, sarebbe stata più facile con una agenzia internazionale, che poteva farlo su ogni respiro di ogni morto, sia esso palestinese che israeliano. Speriamo che i palestinesi mi diano retta, perché con Israele si può pareggiare solo in quel modo: facendogli ricadere tutto il male che ha fatto a migliaia di donne, bambini e vecchi inermi, ammazzati con la stessa spietatezza di triste memoria.

In questo dialogo "sentito", debbo sottolineare che non ho nessun rancore umanitario nei confronti del popolo israeliano, poiché, a mio parere, non centra nulla sulle decisioni dei suoi politici, come non centravano nulla gli italiani sulle decisioni megalomani e, nello stesso tempo, provinciali del Duce, e di quell'imberbe del re.
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Vecchio 11-09-2007, 14.18.55   #10
katerpillar
Ogni tanto siate gentili.
 
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Riferimento: Alle radici della "legittimità " di Israele

Valerio2
Citazione:
Cosa ha reso così importante questo fazzoletto di deserto grande quanto il Lazio? Deserto in cui non c'era altra traccia di civiltà che i resti archeologici del Regno di Israele, di circa 3500 anni fa; o gli insediamenti dei coloni che hanno bonificato e coltivato il deserto per crearsi un angolo di terra in cui vivere al sicuro e far crescere i propri figli.

Cosa c'è attorno ad Israele e dentro i territori palestinesi?

Forse deserto, fame, disperazione, guerra? E' questo il modello che si vorrebbe per lo stato palestinese?

Bravi, fate pure il tifo per i terroristi: oggi 11 settembre 2007 è il vostro giorno!
katerpillar,

Anche Roma ha degli insediamenti nei suoi antichi territori, centomila volte più di quanti ne abbia Israele, però nessuno si sogna di andarseli a riprendere quei territori.

Inoltre, quello che ce in quei territori non doveva interessare gli israeliani, perché qualunque cosa ci fosse i palestinesi non hanno chiesto nulla a nessuno. I coloni,poi, sono il frutto di quella prepotenza che sembra innata nei politici di Israele.

Per qunto riguarda il deserto quello che ha hanno fatto i tecnici di Israele, con il tempo poteva essere fatto da tutti...anche dai palestinesi.

Inoltre l'11 Settembre, non è il giorno di nessuno, speriamo che non lo sia nemmeno di quei cittadini americani, di origine ebrea che, da quello che si afferma, quel giorno sono rimasti tutti a casa per malattia.
katerpillar is offline  

 



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